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Fantasy umoristico 9/10 anni Lettura 15 min.

Un cuscino sotto il tuono testardo

Nico scopre un tuono che si lamenta quando cade e, con l’aiuto di un cuscino parlante, Sara e il signor Arturo, organizza una strana e tenera operazione per farlo atterrare morbido.

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Un ragazzo di 10 anni, Nico, lentigginoso, capelli castani arruffati, occhi grandi e curiosi, espressione meravigliata e orgogliosa, tiene contro il petto un grande cuscino écru; una bambina di circa 10 anni, Sara, capelli neri in codini, sorriso complice e ginocchia cosparse di briciole, spinge dolcemente un altro cuscino verso Nico vicino alla finestra; il signor Arturo, uomo di circa 60 anni, magro, baffi grigi e ciabatte spaiate, dietro i bambini suona una campanella sorridendo; la mamma, sui 35 anni, con la mano sulla spalla di Nico osserva la scena con tenerezza; un tuono antropomorfo, bolla d'aria scura e scintillante con piccole scintille blu sul bordo, posa timidamente sdraiato sulla pila di cuscini, viso sorpreso e sollevato; interno: salotto caldo con molte pile di cuscini e coperte a formare una fortezza, lampada in ottone, finestra aperta su un cielo piovoso con fulmini lievi, pavimento in parquet; atmosfera calma e giocosa, momento tenero e magico di vittoria mentre i bambini aiutano, colori pastello e luci morbide. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Un tuono troppo rumoroso

Nico aveva nove anni, un naso pieno di lentiggini e un talento speciale: sapeva ascoltare le cose che gli adulti non ascoltavano mai. Il frigo che sospirava quando era stanco. Il tappeto che borbottava perché qualcuno gli pestava sempre il bordo. E, da qualche giorno, il tuono che si lamentava sopra il quartiere.

Non era un tuono normale. Questo tuono faceva “BRRROOOM!” come tutti, sì, ma subito dopo aggiungeva un “Ahi!” piccolissimo, come se si fosse fatto male.

Nico lo sentì una sera, mentre la mamma chiudeva le finestre.

“Stasera piove forte,” disse lei.

“Non è solo la pioggia,” mormorò Nico, inclinando la testa. “È il tuono. Sta… cadendo male.”

La mamma lo guardò con la faccia di chi pensa: mio figlio ha letto troppi libri. Però sorrise.

“E come lo aiuti, un tuono?”

“Con un cuscino,” rispose Nico, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

Il giorno dopo, a scuola, Nico lo raccontò a Sara, la compagna di banco che sapeva ridere senza prendere in giro.

“Un cuscino sotto un tuono?” chiese lei, stringendo le labbra per non scoppiare.

“Esatto. Così quando atterra… non si fa male.”

“Ma i tuoni non atterrano.”

“Questo sì,” disse Nico serio. “E si lamenta.”

Al ritorno, Nico salì in soffitta. Lì c'erano scatole, vecchie coperte e un profumo di polvere che sembrava far starnutire anche i ricordi.

In fondo, appoggiato a una sedia, trovò un cuscino grande, morbido, con un'orecchia di stoffa scucita.

Appena lo toccò, il cuscino fece un “Puff!” come se avesse trattenuto il fiato per anni.

“Ah,” disse una voce sottile. “Finalmente. Mi stavano venendo le pieghe dell'anima.”

Nico si bloccò.

“Chi ha parlato?”

“Io,” disse il cuscino, con grande dignità. “E prima che tu chieda: sì, so parlare. Sono un Cuscino di Cortesia. Metto gentilezza dove c'è botta.”

Nico lo abbracciò.

“Allora mi servi. Devo mettere un cuscino sotto un tuono.”

Il cuscino si afflosciò un pochino, come se sospirasse.

“Che giornata intensa. Va bene. Ma i tuoni sono… ehm… vivaci.”

“Anch'io,” disse Nico. “Un po'.”

Capitolo 2: Il manuale del mago del pianerottolo

Per sistemare un cuscino sotto un tuono, serviva un piano. E un piano, secondo Nico, era una lista scritta con la matita e piena di frecce che non portavano da nessuna parte.

Prima freccia: Dove atterra il tuono?

Seconda freccia: Come lo faccio scendere senza che mi schiacci le sopracciglia?

Terza freccia: Merenda.

Nico scese e trovò il signor Arturo, il vicino del terzo piano, che spazzava il pianerottolo con aria misteriosa. Il signor Arturo era famoso per due cose: aveva sempre le ciabatte al contrario e chiamava la posta “messaggeri del destino”.

“Signor Arturo,” disse Nico, “lei se ne intende di… di cose strane?”

Arturo smise di spazzare, come se quella frase fosse la parola segreta.

“Ragazzo,” sussurrò, “io me ne intendo di cose quotidiane che fanno finta di essere normali. Che succede?”

Nico gli spiegò del tuono che diceva “Ahi!” e del cuscino parlante.

Il signor Arturo annuì con serietà da ministro delle nuvole.

“Ah. Classico caso di Tuono Sensibile. Senti, piccolo mago del pianerottolo: la magia migliore è quella che usa le cose di tutti i giorni. Una sciarpa può diventare un ponte. Un ombrello, una barca. E un cuscino…”

“Un paracadute per tuoni,” completò Nico.

“Esatto!” Arturo alzò la scopa come fosse uno scettro. “Ma ti serve una Trappola Gentile. Nulla che faccia male. La gentilezza, quando funziona, fa un rumore piccolo ma potente.”

Il cuscino, appoggiato sotto il braccio di Nico, tossicchiò.

“Per favore, niente colla. Mi dà un'aria appiccicosa.”

Arturo strizzò gli occhi.

“Il cuscino ha opinioni. Bene. Allora useremo una rete di lenzuola e un segnale.”

“Un segnale per un tuono?” chiese Nico.

Arturo fece una smorfia.

“Certo. I tuoni amano le entrate in scena. Fagli credere che è uno spettacolo.”

Nico tornò a casa e trascinò in giardino un vecchio lenzuolo, due mollette giganti e una carrucola che suo papà aveva comprato “per un progetto” e poi aveva dimenticato cos'era il progetto.

Il progetto, pensò Nico, era arrivato adesso.

Sara, nel pomeriggio, venne a studiare.

“Non stiamo studiando,” disse lei vedendo il giardino.

“Stiamo facendo geografia del cielo,” rispose Nico.

Sara guardò la rete di lenzuola.

“E questa?”

“È una trappola gentile per un tuono.”

Sara fece un sorriso enorme.

“Ok. Ma la merenda prima.”

Capitolo 3: Prova generale con un temporale distratto

Quando il cielo diventò grigio, Nico sentì il tuono schiarirsi la voce lontano, come un cantante nervoso dietro le quinte.

“BRR…”

“È lui,” sussurrò Nico, emozionato.

Il cuscino tremò.

“Non vorrei finire come un tamburo.”

Sara sistemò le mollette.

“Se va male, facciamo finta che è arte moderna.”

Il piano era semplice:

1) Aspettare il tuono.

2) Alzare la rete di lenzuola.

3) Mettere il cuscino sotto, pronto a fare “Puff!” al momento giusto.

4) Non urlare. O almeno urlare con educazione.

Nico aveva anche preparato il segnale: una torcia puntata verso il cielo, con un foglio di carta davanti su cui aveva scritto “QUI SI ATERRA MORBIDO”.

“Pensi che lo legga?” chiese Sara.

“Se sa dire ‘Ahi', sa leggere ‘morbido',” rispose Nico.

Il tuono arrivò con un “BRRROOOM!” e poi, proprio come previsto, un piccolo “Ahi!”

Nico alzò la torcia. Sara sollevò la rete.

Il vento, però, aveva un senso dell'umorismo tutto suo. Soffiò di lato e la rete si gonfiò come una vela impazzita, avvolgendo Nico dalla testa ai piedi.

“Mi hanno catturato!” disse Nico, la voce ovattata.

“Tranquillo,” rise Sara, tirando un lembo. “È la trappola gentile… su di te.”

Il cuscino, libero, rotolò e finì in una pozzanghera.

“Sto facendo il bagno senza consenso!” protestò.

Un lampo illuminò il giardino e il tuono scese più vicino, quasi come se stesse cercando un posto dove appoggiarsi.

Nico, dentro il lenzuolo, vide un'ombra rotonda che non era un pallone né una nuvola: sembrava un grosso tamburo di aria, con un carattere permaloso.

“Ehi!” gridò Nico, finalmente liberando la testa. “Tuono! Qui! Abbiamo un atterraggio morbido!”

Il tuono fece “BRR?” come una domanda.

Sara agitò la torcia. Il foglio svolazzò e mostrò solo “QUI SI ATTE…” poi “...R...O...”

“Sta dicendo ‘quattro siat…'” commentò Sara. “Non aiuta.”

Nico afferrò il foglio e lo tenne fermo con tutte e due le mani. Il tuono sembrò concentrarsi, come uno che legge lentamente.

“Mor…bi…do,” fece, e poi “Ahi!” come se avesse già previsto il dolore.

“Non ancora!” disse Nico. “Prima atterra!”

Il tuono, inaspettatamente, scese. Non proprio nel punto segnato. Scesa comica. Una specie di scivolata nell'aria.

La rete di lenzuola lo sfiorò, ma non lo prese. Il tuono rimbalzò contro il ramo più basso dell'albero e fece un “BONG” indignato.

“Ahi!” urlò, stavolta forte.

Nico spalancò gli occhi.

“Ha bisogno di più morbido,” disse Nico.

“Più morbido di un cuscino?” chiese Sara.

Il cuscino, gocciolante, fece: “Ehi.”

Nico si morse il labbro. Poi guardò la casa, la soffitta, la mamma che amava le coperte.

“Serve una montagna di morbido.”

Capitolo 4: La Fortezza dei Cuscini e il Tuono Testardo

Nico convinse la mamma con una frase molto potente:

“È per un progetto di scienze.”

La mamma, che conosceva quella frase, la guardò come si guarda una nuvola sospetta.

“Scienze del…?”

“Del cielo,” aggiunse Nico subito. “E della gentilezza.”

La parola gentilezza funzionò. Funzionava spesso, se detta sul serio.

Così, in salotto, nacque la Fortezza dei Cuscini. Cuscini del divano, cuscini delle sedie, persino il cuscino decorativo con scritto “Benvenuti” che nessuno aveva mai letto davvero.

Nico e Sara costruirono una rampa morbida vicino alla finestra aperta, come un invito per qualcosa che non doveva spaccare nulla.

Il signor Arturo arrivò con il suo contributo: una campanella da bicicletta.

“Perché?” chiese Sara.

“Per richiamare il tuono,” disse Arturo. “I tuoni rispettano le cerimonie. E le campanelle sono cerimonie tascabili.”

Il cuscino di cortesia si schiarì la stoffa.

“Per favore, niente freccette. Ho visto maghi improvvisati fare disastri.”

Fuori, il temporale riprese, come se avesse fatto pausa solo per prendere fiato.

“BRRROOOM!”

“Ahi!” subito dopo.

Nico suonò la campanella: drin drin drin.

“Tuono!” chiamò. “Qui c'è un atterraggio comodo! E nessuno ride di te!”

Sara aggiunse: “Al massimo ridiamo con te.”

Arturo fece un cenno solenne: “E con rispetto del regolamento condominiale.”

Il tuono apparve alla finestra come una palla d'aria scura con scintille ai bordi. Aveva un'aria offesa.

“BRR… voi… avete… chiamato?”

“Sì,” disse Nico. Parlava piano, come si parla a un cane spaventato o a un adulto che ha sbagliato strada. “Ti fai male quando scendi. Volevo mettere un cuscino sotto di te.”

Il tuono fece un rumore che sembrava un brontolio timido.

“Nessuno… mette… niente… sotto… di me. Io… sono… un tuono.”

“Ok,” disse Nico. “Allora mettiamo il cuscino sotto il punto dove vuoi atterrare. Così non è sotto di te. È sotto… il pavimento. Tecnicamente.”

Sara sussurrò: “Geniale. È come dire ‘non sto mangiando biscotti, sto assaggiando la felicità'.”

Arturo annuì. “Diplomazia.”

Il tuono esitò. Poi fece un “Ahi” piccolo, quasi vergognoso.

Nico alzò il cuscino di cortesia.

“Questo cuscino è bravo. È gentile. E… parla.”

“Puff,” disse il cuscino, che era il suo modo di salutare.

Il tuono tremolò.

“Parla… anche… il mio eco,” ammise. “Ma è sempre in ritardo.”

Nico indicò la rampa di cuscini.

“Puoi scendere qui. Piano. Come uno scivolo.”

“Un tuono… non scivola,” protestò il tuono.

“Questo sì,” disse Nico con un sorriso. “Perché è un tuono intelligente.”

Il tuono sembrò gradire. Fece un piccolo “BRR” che suonava quasi come una risata, e iniziò a scendere. Lentamente. Con una dignità un po' storta.

Ma proprio a metà, uno spiffero entrò dalla finestra e gli solleticò il bordo.

Il tuono starnutì. Sì: starnutì.

“BRR-AH-CHUUUM!”

E cadde.

Capitolo 5: Un cuscino sotto un tuono e una mano posata

Il tempo si rallentò, come quando un bicchiere sta per cadere e tutti pensano “no no no no” nello stesso momento.

Nico si lanciò avanti con il cuscino di cortesia.

Sara afferrò due cuscini e li spinse sotto come fosse una squadra di salvataggio imbottita.

Il signor Arturo, preso dall'emozione, suonò la campanella così forte che quasi chiamò anche l'autobus.

Il tuono cadde… e atterrò.

Non con un botto, ma con un enorme “PUFF!” musicale, come una risata dentro una coperta.

Poi, silenzio.

Un silenzio morbido, che sapeva di polvere di divano e di impresa riuscita.

“Non… fa male,” disse il tuono, stupito. La sua voce era diventata più chiara, meno arrabbiata.

“Visto?” disse Nico, il cuore che correva più veloce della pioggia. “Bastava un cuscino sotto di te.”

“Tecnicamente,” intervenne Sara, “sotto il punto dove sei atterrato.”

Il tuono fece un “BRR” che questa volta era decisamente una risata.

Il cuscino di cortesia, schiacciato ma felice, disse: “Mi sento… utile. È una sensazione soffice.”

Il tuono si sollevò un pochino, come un palloncino che non vuole più scappare via.

“Posso… restare… un attimo?” chiese. “Qui è… caldo. E nessuno mi urla contro.”

“Puoi restare finché vuoi,” disse Nico. “Ma senza spaventare il gatto.”

Da sotto il tavolo, il gatto fece “Miao” come per dire: io mi spavento solo delle cose importanti, grazie.

Fuori, la pioggia diventò più leggera. Il temporale, come un bambino dopo aver pianto, stava finendo.

La mamma entrò nel salotto e rimase a bocca aperta davanti alla Fortezza dei Cuscini, al tuono appoggiato come una nuvola stanca e al figlio con i capelli arruffati da eroe domestico.

Nico aprì la bocca per dire “Progetto di scienze”, ma la mamma parlò prima.

Non sgridò. Non rise forte. Fece solo un passo avanti e posò una mano sulla spalla di Nico, ferma e calda.

“Sei proprio un bambino gentile,” disse piano.

Nico guardò il tuono, che ora faceva un ronzio soddisfatto.

Sara sorrise.

Il signor Arturo si sistemò le ciabatte, che naturalmente erano ancora al contrario.

E il cuscino di cortesia, con un ultimo “Puff” orgoglioso, sembrò gonfiarsi un po', come se anche lui avesse ricevuto una carezza invisibile.

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Lentiggini
Puntini chiari sulla pelle, specialmente sul naso o sulle guance.
Borbottava
Parlare piano e scontento, come chi si lamenta sottovoce.
Afflosciò
Perdere forma e diventare più molle o meno gonfio.
Trappola Gentile
Un piano fatto con cura per prendere qualcosa senza fargli del male.
Carrucola
Ruota con una corda che aiuta a sollevare o tirare pesi più facilmente.
Voce ovattata
Voce sorda e attutita, come sentita attraverso un cuscino.
Permaloso
Che si offende facilmente e prende le cose come un'offesa.
Indignato
Che mostra rabbia o offesa perché qualcosa sembra ingiusto.
Scucita
Parte di stoffa che si è staccata dai punti e non è più attaccata.
Brontolio
Suono basso e continuo, come un mormorio arrabbiato o stanco.
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