Capitolo 1: Il drago con le ciabatte
Nel villaggio di Pietra-Calda abitava un piccolo drago chiamato Fiammetta. Non soffiava fiamme per arrosti né rubava galline. Indossava ciabatte troppo grandi e collezionava tazze da tè rotte. Aveva occhi gentili e un naso che si arricciava quando leggeva poesie.
Quella mattina Fiammetta aveva un compito serio: doveva cullare un vecchio sort. No, non era un bambino, né una lanterna. Era un incantesimo stanco, nascosto sotto una pietra liscia vicino al fiume. Si diceva che quel sort, se svegliato male, avrebbe scambiato le piante con i cappelli e fatto ridere le mucche come galline. Per prudenza il villaggio aveva messo il sort a dormire e bisognava solo scaldarlo con una ninnananna gentile.
Fiammetta raccolse il suo fagottino: una coperta a pois, una cucchiaino di miele e un libro di melodie improbabili. "Andiamo," disse al suo riflesso nella tazza preferita. Il riflesso rispose con un cenno buffo, come fanno i riflessi quando hanno sonno.
Capitolo 2: L'incontro con la signora Brocca
Sulla via incontrò la signora Brocca, una vecchia lavandaia che parlava sempre in rime. Portava in equilibrio una pila di panni che parevano avere storie proprie. "Dove vai, piccola fiamma?" cantò la signora Brocca.
"Devo cullare un sort," spiegò Fiammetta, che non era abituata a dire cose così grandi. "È un sort molto anziano. Non deve svegliarsi arrabbiato."
La signora Brocca lo guardò con occhi dolci. "Ah, il sort sotto la pietra. Lo so! Posso aiutare. Ho una canzone che fa addormentare le scarpe."
"Grazie!" esclamò Fiammetta, e il cuore gli fece un saltello così grande che quasi perse una ciabatta. Insieme cantavano una melodia stonata e perfetta. La signora Brocca batté le mani come se stesse schioccando il bucato e il ritmo sembrava lavare l'aria.
Mentre andavano, una farfalla di carta — perché anche le farfalle, a Pietra-Calda, avevano gusti particolari — si unì al coro. "La musica è meglio a tre voci," disse con voce frusciante. Fiammetta ringraziò la farfalla e la invitò a sedersi sulla sua spalla.
Capitolo 3: Il gufo scettico e la pozza parlante
Vicino al fiume, il gufo-scettico, Guardino, li osservava dall'alto di un lampione. "Un sort? Davvero? Non fare errori, piccolo drago. Gli incantesimi sono capricciosi." La sua voce era piena di punti interrogativi.
"Faremo attenzione," rispose Fiammetta con serietà, ma con un sorrisetto. Aveva imparato che il ridere ammorbidisce le cose ostinate.
Si avvicinarono alla pietra liscia. La pozza accanto, che amava commentare tutto, disse: "Attenzione alle rime. Gli incantesimi preferiscono parole dolci." E sputò un piccolo zampillo di acqua fredda, che profumava di limone.
Fiammetta mise la coperta a pois sopra la pietra, si sedette, aprì il libro delle melodie e cominciò a cantare. La signora Brocca intonava la sua canzone, la farfalla batteva le ali come un piccolo metronomo e persino il gufo, che non lo avrebbe confessato mai, canticchiò un miagolio di sottovoce.
Ma il sort era vecchio e burlone. Al primo verso, tossicchiò. "Ahem," fece, non con la voce di un sort ma con quella di un vecchio mollettino da bucato. Le prime note fecero sbuffare nuvolette colorate e un calabrone passeggiò sulle punte dei piedi.
Capitolo 4: Il quiproquo delle piante-cappello
Proprio quando la melodia sembrava funzionare, un vento malizioso soffiò tra gli alberi. Le note si mischiarono con i fischi del vento e, ahimè, una rima saltò fuori di posto. Improvvisamente, dal terreno sbucarono cappelli con foglie al posto delle piume. Le margherite fecero il processo alle intenzioni e si misero a raccontare barzellette sulle radici.
"Oddio!" gridò la signora Brocca, mentre la farfalla di carta si arricciava dal ridere. Il gufo batté le ali e per poco non cadde dal lampione. Fiammetta rimase calma: sapeva che gli incantesimi confusi non erano pericolosi, solo... imbarazzanti.
"È colpa mia," disse ad alta voce, con voce piccola ma sincera. "Forse ho cantato la rima del 'salice-ombrello' al posto di quella del 'salice-cuscino'." Si sentì rossa come una mela cotta. Ma la signora Brocca lo guardò e disse: "Perché sentirsi colpevoli quando puoi chiedere aiuto?"
Così iniziarono a sistemare: i cappelli tornarono timidamente a terra e le piante, dopo aver fatto una risata collettiva, si scusarono per la confusione. Anche i bambini del villaggio, attiratti dalla musica, aiutarono a riporre i cappelli sulle teste sbagliate e a liberare le margherite dalle loro cariche comiche.
Fiammetta imparò che chiedere scusa e chiedere aiuto è una magia potente quanto qualsiasi incantesimo.
Capitolo 5: La ninna nanna che fece brillare una stella
Quando tornò il silenzio, Fiammetta riprese a cantare. Stavolta cantò con la voce più dolce che aveva, aggiungendo un piccolo ringraziamento per ogni aiutante: "Grazie, Brocca, grazie, Guardino, grazie a te che voli di carta..." Le parole si posarono sulla pietra come zucchero su una torta.
Il sort, stanco ma ascoltato, si lasciò cullare. Le note, morbide come coperte, si fusero con il fiume e con i sospiri della sera. E proprio mentre l'ultimo verso si scioglieva nell'aria, una stella cadente — non arrabbiata, solo curiosa — si fermò sopra il villaggio e si mise a brillare fermamente, come fosse d'accordo con tutto quel dolce trambusto.
"Guarda!" disse la farfalla. "Ci guarda una stella!"
"Ci veglia," sussurrò la signora Brocca, come se raccontasse un segreto. Anche il gufo, che era sempre così scettico, fece un piccolo sorriso che sembrava un applauso.
Fiammetta sentì una felicità calda nel petto. Aveva cullato il sort, aveva imparato a chiedere aiuto e a ringraziare. Aveva ricevuto canzoni, risate e mani amiche. Ora una stella sorvegliava il villaggio, come una lanterna speciale che non si spegne mai.
Prima di tornare a casa, Fiammetta disse: "Grazie a tutti. Ogni aiuto è una magia." E la stella scintillò, come per dire: "E io veglierò."
Nel silenzio che seguì, si udirono ancora, per un momento, le ultime note della ninna nanna. Il fiume sospirò, la farfalla si rannicchiò sulla tazza preferita di Fiammetta e la notte, piena di piccole risate trattenute, andò a dormire con un sorriso.