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Fantasy umoristico 9/10 anni Lettura 11 min.

La barca legata a una nuvola

Ginevra e Margherita decidono di legare una barca a una nuvola per vivere un'avventura magica nel cielo, affrontando imprevisti e scoperte lungo il percorso. Insieme, imparano che con entusiasmo e amicizia, nulla è impossibile.

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Una ragazza di 10 anni, Ginevra, con lunghi capelli castani in trecce disordinate, sorride con occhi scintillanti di eccitazione. Indossa un vestito blu a pois bianchi ed è in piedi in una vecchia tinozza di legno, con le braccia alzate verso il cielo, pronta a volare. Accanto a lei, la sua migliore amica Margherita, anch'essa di 10 anni, ha capelli biondi in due codini e un volto curioso, con le mani sui fianchi, osserva con un misto di meraviglia e incredulità. Il loro giardino è un luogo magico, pieno di fiori colorati, alberi verdi e una siepe di rose in fiore, sotto un cielo blu punteggiato di nuvole soffici e bianche. Ginevra cerca di legare la sua barca a una nuvola bassa e morbida, mentre gocce di pioggia scintillanti cadono intorno a loro, creando un'atmosfera gioiosa e giocosa. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La barca sbagliata

Sotto un cielo che sbadigliava nuvole paffute come zucchero filato, Ginevra saltellava avanti e indietro nel giardino. Aveva dieci anni, una treccia spettinata e l'energia di tre scoiattoli dopo la merenda. Sognava sempre in grande, ma quella mattina aveva avuto un'idea così enorme che quasi inciampò nel pensiero: “Oggi legherò la mia barca a un nuvola. Così potrò navigare dove voglio, sopra le teste di tutti!”

La sua barca era in realtà una vecchia tinozza di legno, dipinta di blu con qualche pesce rosso sbiadito. Papà la usava per bagnare le piante, ma per Ginevra era la nave più veloce del quartiere. La chiamava “La Freccia del Vento” e la trattava con la cura di un antico capitano dei sette mari (o almeno del laghetto del parco).

Mentre trascinava la barca verso il prato, la sua migliore amica Margherita la osservava con le braccia conserte e un sopracciglio alzato. “Ginevra, questa volta hai proprio esagerato. Le nuvole non si possono afferrare!”

Ginevra sorrise, mostrando i denti da latte superstiti. “Solo perché nessuno ci ha mai provato con abbastanza entusiasmo. Guarda!” Tirò fuori una corda lunghissima, trovata nel garage tra vecchi sci e una bicicletta rosa troppo piccola. “Con questa legherò la barca al nuvola più soffice. Vieni, aiutami!”

Margherita sospirò, ma la curiosità era troppo forte. Insieme, spinsero la tinozza sul prato, inciampando tra margherite e formiche indaffarate. Il sole faceva brillare le assi di legno e le nuvole sembravano sorridere, pronte per essere afferrate.

“Cosa succede se la nuvola si muove troppo veloce?” chiese Margherita, guardando in su.

“Allora vorrà dire che la barca diventerà una nave volante!” rispose Ginevra, come se fosse ovvio.

In quel preciso istante, il vicino, signor Boffi, sbucò dietro la siepe con una banana in mano. “State per caso progettando di sollevare una barca in aria? Perché mi pare una cosa poco pratica…”

“Non in aria, sulle nuvole!” spiegò Ginevra, seria come una regina.

Il signor Boffi scosse la testa e addentò la banana. “Bambini di oggi… Quando ero piccolo io, ci accontentavamo di legare la bici al cancello.”

Ma Ginevra non ascoltava più: la sua avventura stava per iniziare.

Capitolo 2: Magie da giardino

Prima di partire, bisognava trovare una nuvola adatta. Ginevra scrutava il cielo con la corda tra le mani. “Quella là!” gridò, indicando una nuvola grossa e bassa, che sembrava proprio un cuscino gigante.

“E come pensi di arrivarci?” domandò Margherita, seduta sulla tinozza. “Hai una scala lunga almeno quanto la Torre di Pisa?”

Ginevra ci pensò su. “No, ma ho questo!” Estrasse dalla tasca una fionda fatta di elastici e rametti. “Con questa lancerò la corda fino alla nuvola. Basta un po' di mira, un po' di fortuna e... un pizzico di magia!”

Margherita guardava scettica, ma la magia, in quel giardino, non era mai troppo lontana. Da dietro un cespuglio sbucò il gatto di casa, Sir Poldo, con un buffo cappello da mago (probabilmente rubato dalla scatola dei travestimenti). “Miao!” disse, come se volesse benedire la missione.

“Vedi?” sussurrò Ginevra. “Abbiamo il supporto felino. Non può andare male!”

Con la fionda ben puntata, Ginevra caricò la corda e tirò con tutte le sue forze. La corda volò in alto, sfarfallando tra le foglie. Ma invece di arrivare alla nuvola, si impigliò nel ramo di un ciliegio.

“Oh, accidenti!” esclamò Margherita, mentre una pioggia di ciliegie mature cadeva sulla barca. Sir Poldo ne approfittò per mangiarne una, ma si sporcò di rosso il muso e si offese moltissimo quando Ginevra scoppiò a ridere.

“Piccolo errore di calcolo,” disse Ginevra, “ma almeno abbiamo la merenda!”

Dopo un po' di ciliegie e tante risate, le due amiche provarono ancora. Questa volta la corda si avvolse attorno alla maniglia della vecchia bicicletta di papà, parcheggiata poco lontano. La bici, sentendosi improvvisamente chiamata in causa, cadde a terra con un tonfo.

“Se continui così, Ginevra, attaccherai la barca a tutto il quartiere tranne che alle nuvole!” rise Margherita.

Ma Ginevra non si arrendeva. “La magia richiede pazienza,” sentenziò, imitando la voce del suo cartone animato preferito.

Capitolo 3: Il temporale gentile

Mentre le ragazze cercavano di non farsi scoraggiare dai primi fallimenti, il cielo cominciò a cambiare colore. Una nuvola scura, ma dall'aria simpatica, si avvicinò pigra sopra il giardino. Portava con sé un odore di pioggia e un leggero brivido.

“Attente!” gridò il signor Boffi, ora armato di ombrello e impermeabile giallo. “Sta arrivando il temporale!”

Ma la nuvola sembrava più curiosa che minacciosa. Scese ancora un po', come se volesse vedere meglio cosa stava succedendo sulla terra. Ginevra la fissò e, con voce solenne, disse: “Signora Nuvola, vorremmo gentilmente legare la nostra barca a lei, per un piccolo viaggio tra le stelle. È d'accordo?”

La nuvola, come risposta, lasciò cadere una minuscola pioggia di goccioline fresche che profumavano di limonata. Margherita allungò la mano e una goccia le bagnò il naso. “Secondo me ha detto di sì!”

Sir Poldo, che non amava bagnarsi, si rifugiò sotto la tinozza e miagolò in disappunto. Ma le ragazze, entusiaste, presero la corda e con un lancio perfetto riuscirono finalmente a farla volare su, su, fino a che la nuvola la afferrò con una specie di dito vaporoso.

La corda si tese e la barca tremò tutta. “Sta succedendo!” urlò Ginevra, saltando dentro la tinozza. Margherita non volle essere da meno e la seguì, stringendo forte la mano dell'amica.

La barca si sollevò piano, come una piuma stregata. Il prato si allontanava, il signor Boffi diventava piccolo come una formica e Sir Poldo agitava la zampa in segno di protesta.

Le due amiche si guardarono, stupite e felici. “Ce l'abbiamo fatta davvero?” chiese Margherita, con gli occhi sgranati.

“Te l'avevo detto! Basta entusiasmo e un pizzico di magia!” rispose Ginevra, mentre la barca oscillava dolcemente sotto la pancia morbida della nuvola gentile.

Capitolo 4: Viaggio sopra il mondo

La nuvola, soddisfatta del suo nuovo accessorio, decise di fare un giro panoramico sopra il paese. La barca ondeggiava come una culla e le due ragazze ridevano a crepapelle, lanciando grida di gioia che solo i passeri riuscivano a sentire.

“Guarda laggiù!” gridò Margherita. “C'è la scuola! E il campanile! E il panettiere che rincorre il suo cappello!”

Dall'alto, tutto sembrava più piccolo e buffo. Gli alberi parevano broccoli giganti, le case scatole di fiammiferi, il signor Boffi una banana ambulante con l'ombrello. La barca passò sopra il laghetto del parco, dove le anatre la guardarono con stupore, chiedendosi se si era persa una regata importante.

“Vorrei restare qui per sempre,” sospirò Ginevra, “navigare tra le nuvole, salutare i corvi e fare ciao agli aeroplani.”

Margherita, però, notò qualcosa: la corda si stava allentando. “Ginevra, la nuvola si sta sciogliendo! E se cadiamo?”

Ma la nuvola, che aveva sentito, si strinse tutta, diventando ancora più morbida e compatta. Poi, con una voce che solo le bambine fantasiose potevano sentire, sussurrò: “Non temete, finché siete unite, niente potrà andar male.”

Ginevra e Margherita si guardarono negli occhi. “Qualsiasi cosa succeda, saremo insieme!” dissero in coro, stringendosi la mano.

La barca cominciò a scendere piano piano, come su uno scivolo invisibile. Tutto il paese sembrava salutarle, le foglie si agitavano, i fiori ridevano e persino Sir Poldo, ormai rassicurato, si arrampicava su un ramo per vederle atterrare.

Capitolo 5: Confusione (e confetti)

La barca atterrò in mezzo al giardino con un colpo leggero, proprio accanto alla siepe di rose. Un applauso di coccinelle e formiche accolse le due esploratrici, che saltarono fuori dalla tinozza ancora stordite dall'avventura.

Il signor Boffi, che aveva seguito tutto con il binocolo, corse verso di loro. “Incredibile! Mai visto niente di simile! Avete davvero legato una barca a una nuvola?”

Ginevra sorrise, fiera e spettinata. “Con l'aiuto di Margherita, e un po' di magia!”

Margherita rise: “E con parecchia fortuna, direi!”

Sir Poldo fece le fusa e si strusciò contro la tinozza, reclamando la sua parte di gloria (e magari qualche crocchetta).

Il cielo, ora limpido, sembrava felice anche lui. Una brezza leggera portò con sé una manciata di petali di rosa, che danzarono intorno alle bambine come una pioggia di confetti.

“Abbiamo volato davvero?” chiese Margherita, ancora incredula.

“Abbiamo volato insieme. Questo è quello che conta!” rispose Ginevra, abbracciando l'amica.

La barca restò lì, ancorata a un pezzetto di corda e a un grande sogno. Ogni tanto, una nuvola passava bassa e si fermava a salutare. E nel giardino, tra una ciliegia e una risata, si diceva che, con un buon amico, anche la magia più pazza poteva diventare realtà.

E quando il sole iniziò a tramontare, Ginevra prese una manciata di confetti colorati dalla tasca – li aveva tenuti da parte per un momento speciale – e li lanciò in aria. I confetti volteggiarono sopra le teste di tutti, cadendo come una promessa: domani, chissà quale nuova avventura avrebbe portato la magia del quotidiano.

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è un gesto che si fa quando si è stanchi, aprendo la bocca e respirando profondamente.
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