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Storia di sfida impossibile 7/8 anni Lettura 12 min.

La sfida impossibile del biscotto gigante sul lago delle zattere creative

Sofia e Lea affrontano un’avventura sul lago per recuperare il Biscotto Gigante dall’Isola del Silenzio, affrontando vento, regole di silenzio e zattere improvvisate. Con ingegno e una lista ben fatta, cercano di superare gli imprevisti senza farlo cadere in acqua.

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Ci sono due bambine: Sofia, 8 anni, capelli castani corti a caschetto, occhi vivaci, maglietta rossa e leggings blu, in piedi davanti alla zattera che rema energicamente leggermente chinata in avanti; Lea, 8 anni, capelli biondi medio-lunghi legati in coda, occhiali rotondi, maglione verde chiaro, accovacciata al centro della zattera a fare nodi precisi nelle corde attorno a una culla per il biscotto. Al centro della zattera c'è il Biscotto Gigante, enorme biscotto dorato con pezzi di cioccolato grandi, posato in una culla a forma di cesta e rete con una piccola crepa a sorriso; la zattera "Anatra Capitana" è fatta di pallet di legno con quattro camere d'aria nere visibili, una vela bianca spiegazzata con disegni di anatre gialle e un'etichetta dipinta "ANATRA CAPITANA" sul fianco destro. Siamo su un piccolo lago al crepuscolo, acqua dolce con riflessi arancioni e blu, rive erbose, un pontile di legno consumato a destra e un'isoletta sullo sfondo con un cartello "Isola del Silenzio" dipinto in rosso, alcune anatre osservano la scena. Le due ragazze remano in silenzio verso il pontile per posare il Biscotto Gigante; la zattera dondola leggermente, gocce scintillanti sul biscotto, tensione tenera e comica, atmosfera calma ma di sforzo concentrato. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il lago dei gommoni sbilenchi

Sofia e Lea avevano otto anni, due caschetti di capelli e la stessa idea brillante: “Oggi facciamo un'avventura impossibile!”

Il loro “campo base” era un lago piccolo e allegro, pieno di zattere bricolate: tavole legate con corde, camere d'aria, bottiglie di plastica, un vecchio ombrello usato come vela. Ogni zattera aveva un nome scritto con il pennarello. Ce n'era una che si chiamava “Zattera Spaghetti” perché le corde erano tutte intrecciate come pasta troppo cotta.

Sofia camminava avanti e indietro sul ponticello, tamburellando le dita. “Dai, muoviamoci! Ho l'impazienza che mi rimbalza nelle scarpe!”

Lea, più calma, stava seduta su una cassetta e sistemava un mazzo di carte stropicciate. “Prima organizziamo. Senza organizzazione, finiamo a remare con i cucchiai.”

“E sarebbe divertente!” rise Sofia.

“Divertente sì. E anche bagnato.”

In quel momento arrivò il signor Arturo, il custode del lago, con un cappello enorme e un fischietto che sembrava un uccellino arrabbiato. Appese alla bacheca un cartello nuovo nuovo, scritto in rosso:

“GRANDE SFIDA IMPOSSIBILE DEL LAGO

Portare il Biscotto Gigante dall'Isola del Silenzio fino al Molo, senza farlo cadere in acqua.

Premio: una scatola di limonata frizzante per la squadra vincente.”

Sofia spalancò gli occhi. “Un biscotto gigante? Io lo salvo! Subito!”

Lea lesse meglio. “Isola del Silenzio… però lì non si deve fare rumore. E noi… parliamo tanto.”

Sofia si tappò la bocca con due dita. “Mmm!” Poi sussurrò: “Facile. Basta parlare sott'acqua.”

Lea scoppiò a ridere. “Sofia, sott'acqua si parla in bolle.”

“Perfetto! Le bolle sono super discrete.”

Il signor Arturo aggiunse: “E attenti: è impossibile perché il biscotto è fragile, grande come un volante, e le zattere… be', sono… come dire… creative.”

Sofia saltò sulla “Zattera Spaghetti”. La zattera fece “gnic”.

Lea la afferrò per la maglietta. “Frena, razzo. Prima un piano.”

Sofia sospirò, ma annuì. “Ok. Un piano velocissimo.”

Capitolo 2: La lista che salva i pantaloni

Lea prese un gessetto e disegnò sul ponticello un quadrato enorme, come una lavagna a terra. Scrisse: “LISTA”. Sotto, numerò con cura.

“Uno: scegliere la zattera più stabile.”

Sofia indicò la più buffa: una zattera con quattro botti e sopra una sedia. “Quella! Ha una sedia. Se c'è una sedia, è seria.”

Lea controllò con un piede. La zattera ondeggiò come gelatina. “È seria… nel volerci buttare in acqua.”

“Due: controllare i remi.”

Sofia tirò fuori due pagaie diverse: una corta e una lunghissima. “Abbiamo remi: uno per quando sono piccola e uno per quando sarò alta.”

Lea scrisse: “Remo corto + remo lungo = remo medio?” e poi ci disegnò un punto interrogativo.

“Tre: come trasportare il biscotto senza farlo cadere.”

Sofia si grattò la testa. “Lo mettiamo in testa. Io ho un'ottima testa.”

Lea fece una faccia seria-seria. “La tua testa è bravissima, ma salta quando vede le libellule.”

Sofia: “Le libellule sono irresistibili!”

Lea guardò le corde, le scatole, una rete da pesca e un vecchio cestino da picnic. “Facciamo una culla per il biscotto. Con la rete e il cestino. Così, anche se la zattera balla, lui sta comodo.”

Sofia applaudì piano. “Organizzazione con stile!”

Insieme montarono la “Culla-Biscotto”: cestino al centro, rete sotto come amaca, corde annodate ai quattro angoli della zattera. Lea faceva nodi stretti e contava: “Uno, due, tre… controllo.”

Sofia, intanto, cercava di aiutare “velocemente”: annodò una corda… al suo polsino.

“Lea… sono ufficialmente legata al progetto.”

Lea rise e la liberò. “Vedi? È per questo che serve la lista. Altrimenti finisci legata al biscotto e poi dobbiamo portare anche te.”

“Beh, io sono leggera!”

Scelsero infine la zattera più stabile: due pallet larghi, quattro camere d'aria e una vela fatta con un lenzuolo con stampate le anatre. Sul lato c'era scritto: “ANATRA CAPITANA”.

Sofia saltò su. “Prontissima! Andiamo!”

Lea aggiunse l'ultimo punto alla lista: “Quattro: ricordarsi di respirare.”

“Ah sì!” disse Sofia, facendo un respiro enorme come un aspirapolvere.

Capitolo 3: L'Isola del Silenzio e i rumori che scappano

Remarono verso l'Isola del Silenzio. L'acqua brillava e ogni tanto una zattera passava lenta come una mucca che passeggia. Alcuni bambini facevano gare di equilibrio. Tutti guardavano Sofia e Lea, perché la “Culla-Biscotto” sembrava una carrozzina per un re.

Arrivate vicino all'isola, Lea sussurrò: “Qui niente rumore. Il cartello dice che se fai chiasso, le anatre si offendono e… ti guardano male.”

Sofia sussurrò ancora più forte: “Io non ho paura delle anatre!”

Una anatra, come se avesse sentito, fece “QUACK” con un tono proprio giudicante.

Sofia deglutì. “Ok… un pochino di rispetto.”

Sull'isola c'era un tavolo con sopra il Biscotto Gigante. Era enorme, dorato, con gocce di cioccolato grandi come bottoni. Accanto, un biglietto: “Fragile. Non starnutire.”

Sofia si mise una mano sul naso. “Mi prudono già le narici.”

Lea tirò fuori dalla tasca due mollette da bucato. “Soluzione organizzata.”

“Mollette al naso?”

“Temporanee. E molto eleganti.”

Sofia se le mise. “Parlo come una tromba.”

Lea, con una molletta anche lei, mormorò: “Meglio trombe che starnuti.”

Piano piano, sollevarono il biscotto e lo posero nella Culla-Biscotto. La rete lo abbracciò come un'amaca. Lea controllò i nodi con la precisione di una gatta che controlla il letto.

Sofia fece un pollice in su e, senza volerlo, il suo braccialetto tintinnò.

Lea sgranò gli occhi: “Ssssh!”

Sofia provò a fermare il braccialetto… e il braccialetto scivolò giù, rimbalzò sulla zattera e fece “cling-clong-clang!”

Le anatre girarono tutte la testa insieme, come un coro.

Una fece: “Quack?”

Sofia, presa dal panico comico, cercò di scusarsi… ma si ricordò del silenzio. Così mimò una grande scusa, con le braccia, come se stesse abbracciando l'aria.

Lea, per non ridere, si morse la guancia e indicò il lago: “Via. Adesso. Silenzio… e remo.”

Remarono via. Sofia, concentratissima, remava così forte che la zattera faceva piccoli spruzzi. Uno spruzzo finì sul biscotto.

Sofia si bloccò. “Oh no! L'acqua! È finita!”

Lea guardò. Era solo una goccia sul bordo. “Tranquilla. Una goccia non affonda un biscotto. E poi abbiamo la rete: se si spezza, i pezzi restano con noi.”

Sofia sospirò. “Mi piace quando hai frasi che calmano.”

Capitolo 4: La tempesta di risate e la soluzione semplicissima

A metà lago, un vento birichino gonfiò la vela con le anatre. La zattera accelerò e cominciò a ondeggiare.

Sofia gridò: “Wooo!” Poi si ricordò. “Ops.”

Lea, sempre con la lista in testa, disse: “Problema: onde. Soluzione: rallentare.”

Sofia indicò la vela. “Io posso… sgonfiarla a parole?”

Lea scosse la testa. “No. Sgonfiamo con le mani.”

Ma la vela era alta e Sofia, impaziente, iniziò ad arrampicarsi sul palo. La zattera fece un movimento strano e Sofia rimase appesa come un calzino steso.

Lea la afferrò: “Sofia! Piano! Il biscotto è qui!”

Sofia, a testa in giù, disse: “Vedo il mondo capovolto. Sembra più organizzato!”

Lea rise. “Non incoraggiare il mondo a fare capriole.”

Il vento aumentò un altro pochino e la Culla-Biscotto oscillò. Il biscotto fece un piccolo “cric” sul bordo.

Sofia sbiancò. “L'ho sentito! Ha fatto ‘cric'! È la fine del Biscotto Gigante!”

Lea guardò il segnetto: una crepina minuscola. “Non è la fine. È… un sorriso laterale.”

Sofia si mise dritta. “Allora dobbiamo fare una cosa geniale!”

Lea pensò un secondo, poi disse: “Facciamola… ancora più semplice.”

Sofia rimase a bocca aperta. “Più semplice di così?”

Lea prese la vela e la arrotolò attorno al palo, legandola con una corda. Il vento smise di spingere. Poi mise entrambe le pagaie dalla stessa parte, come se fossero due braccia che abbracciano l'acqua.

“Remiamo insieme, piano, uno-due. E niente acrobazie.”

Sofia annuì. “Uno-due. Organizzazione!”

Remarono a tempo. Uno-due, uno-due. La zattera si stabilizzò. Il biscotto, nella sua amaca, smise di dondolare.

Sofia, per non annoiarsi, fece facce buffe a Lea.

Lea cercò di restare seria, ma le uscì un risolino. “Non farmi ridere, che poi mi viene da… starnutire.”

Sofia si toccò le mollette al naso. “Tranquilla. Siamo due statue.”

Lea: “Due statue che remano.”

Sofia: “Statue super muscolose.”

Quando arrivarono vicino al molo, un gruppo di bambini applaudì piano, come se fossero a teatro. Il signor Arturo fischiò… ma con dolcezza.

“Ecco le campionesse dell'impossibile!”

Lea disse: “Attenzione alla discesa. Piano.”

Sofia, emozionata, fece per saltare giù… poi si fermò da sola. “Aspetta. Piano. Lo facciamo bene.”

Lea la guardò sorpresa. “Hai appena… aspettato?”

Sofia sorrise. “Ho imparato la magia della lista. E anche della molletta.”

Posarono il Biscotto Gigante sul tavolo del molo. Tutti trattennero il fiato. Il biscotto era quasi perfetto, con quel piccolo “sorriso laterale”.

Il signor Arturo annuì soddisfatto. “Sfida riuscita! E senza drammi… più o meno.”

Sofia indicò la crepina. “È solo un effetto speciale.”

Lea aggiunse: “Organizzato.”

Poi Arturo portò la scatola di limonata frizzante. Il tappo fece “PSSS!” e tutti risero.

Sofia alzò il bicchiere. “Brindiamo all'impossibile che diventa gioco!”

Lea alzò il suo. “E alla lista che salva i pantaloni asciutti.”

Più tardi, il vento si calmò davvero. Le zattere tornarono lente e tranquille. Sofia e Lea si sedettero sulla “Anatra Capitana”, con i piedi penzoloni sull'acqua.

Sofia disse piano: “Sai una cosa? Mi piace quando le cose finiscono calme.”

Lea sorrise. “Anch'io. E domani…”

Sofia scattò: “Un'altra sfida impossibile?”

Lea: “Sì. Ma prima… scriviamo la lista.”

Sofia fece un respiro enorme. “Ok. Però la lista può avere disegnate anche delle anatre.”

“Affare fatto,” disse Lea.

Il lago luccicava. Le anatre, finalmente, non le guardavano male. E il Biscotto Gigante, sul tavolo, sembrava quasi fare l'occhiolino.

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Campo base
Il posto dove i bambini si riuniscono per pianificare le avventure.
Zattere bricolate
Zattere fatte in modo improvvisato con cose trovate o riciclate.
Culla-Biscotto
Una piccola culla costruita per tenere al sicuro il biscotto gigante.
Pagaie
Strumenti simili a remi, usati per spingere e guidare la zattera sull'acqua.
Mollette da bucato
Piccole pinze di legno o plastica usate per tenere i panni sullo stendino.
Amaca
Un tessuto teso che sostiene qualcosa o qualcuno come un lettino sospeso.
Custode
La persona che si prende cura del luogo e controlla che tutto vada bene.
Bacheca
Tavola dove si appendono avvisi, notizie o messaggi per tutti.
Organizzazione
Mettere le cose in ordine e seguire un piano per fare meglio.
Fragile.
Parola che avverte che qualcosa si può rompere facilmente, attentione.

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