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Storia di sfida impossibile 7/8 anni Lettura 11 min. (1)

Il circuito delle linguacce e dei sorrisi

Leo costruisce un enorme circuito di biglie con oggetti ritrovati e affronta la "sfida impossibile" tra errori, invenzioni e tante risate, imparando che sbagliare fa parte del gioco.

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Un bambino di 8 anni, capelli castano chiaro spettinati, maglietta a righe rosse e bianche, jeans corti un po' sporchi, espressione gioiosa e concentrata mentre soffia in una cannucce-razzo per lanciare una grande biglia lucente, guance rosate e occhi vivaci; un "calzino-pouf" grigio con faccina disegnata è appoggiato vicino alla rampa, in primo piano a destra della biglia; una bambola di stoffa con piccolo cappello è seduta su una sedia di legno dietro il bambino, testa inclinata e mani giunte; un passerotto bruno chiaro è posato su una casetta per uccelli sullo sfondo osservando il lancio; ambientazione in un giardino di periferia al crepuscolo, prato con foglie e un grande circuito di biglie fatto in casa: rampe di cartone dipinte blu e giallo, tunnel in tubo plastico arancione, curve formate da cucchiai giganti argentati e scatole di biscotti impilate dipinte rosse e bianche; momento dinamico del lancio con la biglia che esce dalla cannucce-razzo, una scia di piccole scintille colorate e un palloncino sgonfio attaccato al meccanismo; atmosfera giocosa e di bricolage, inquadratura semi- ravvicinata, colori caldi e texture visibili (cartone, stoffa, legno, plastica). segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il circuito che faceva le linguacce

C'era un bambino che si chiamava Leo e aveva otto anni. Leo amava le sfide come chi ama il gelato alla fragola: ogni giorno ne voleva una nuova. Un pomeriggio, nel cortile dietro casa, scoprì qualcosa di incredibile: un circuito di biglie così grande che sembrava una città in miniatura. Le rampe erano fatte di cartone dipinto, i tunnel erano tubi di plastica arancione, e le curve erano state costruite con cucchiai giganti e scatole di biscotti vuote. Il circuito faceva le linguacce ai passanti: ogni curva era una sorpresa e ogni salita era un invito a ridere.

Leo si mise il cappello al contrario, prese la sua biglia più lucida e studiò il percorso come se fosse una mappa del tesoro. I cartellini appesi dicevano cose buffe: "Salto della Rana", "Grotta dei Biscotti", "Girotondo del Pancino". Ma su un cartellino più grande c'era scritto in lettere sbilenche: SFIDA IMPOSSIBILE. Leo sentì il cuore battere come un tamburo. "Una sfida impossibile è troppo difficile per restare sul tavolo", pensò. Decise che proprio quella avrebbe provato.

Prima di cominciare, prese una sedia rovesciata e si arrampicò per guardare il circuito dall'alto. Era spettacolare: le biglie più piccole erano come pianeti che aspettavano di essere lanciati. Leo ricordò la regola più importante che gli aveva insegnato la nonna: "È permesso sbagliare. Ogni errore è una chiave". Fece un sorriso birichino e decise che gli errori sarebbero stati parte del gioco.

Capitolo 2: Il primo lancio e un tonfo di risate

Leo posò la biglia nel punto di partenza. Tutto era pronto. Inspirò forte come chi sta per soffiare una candela enorme, poi spinse. La biglia corse veloce, scivolò giù per la rampa del "Girotondo del Pancino", sfiorò la parete del tunnel arancione e... si fermò. Proprio lì, in mezzo al "Salto della Rana", una piccola foglia faceva lo stesso gioco: bloccava il passaggio. La biglia tornò indietro come un treno che trova un giocattolo sui binari.

Leo scoppiò a ridere. Il suo primo errore non era un fallimento, era una scena comica. Raccolse la foglia con delicatezza, la sventolò come un campione e la posò sul cappello. "Avanti!" disse, come se parlasse a una squadra invisibile. Spinse di nuovo. Questa volta la biglia prese più velocità, ma proprio all'ultima curva il cucchiaio gigante, che era stato sistemato in modo instabile, si inclinò. La biglia fece una piccola acrobazia: salì in aria, fece quasi una piroetta e cadde in una tazza di plastica che serviva a raccogliere i rimbalzi. La tazza rimbalzò come una barchetta su onde fatte di moquette.

Leo applaudì, si piegò in due e disse: "Che salto!" Poi si sedette e disse piano: "Okay, abbiamo bisogno di un piano B." Prese nastro adesivo, due matite e un pezzo di spago. Cominciò a sistemare il cucchiaio come se fosse un ponte tibetano. Aveva già provato e sbagliato due volte, eppure non si arrabbiò: rideva, inventava, aggiustava. Ogni errore diventava un pezzo del nuovo progetto.

Capitolo 3: Il labirinto delle idee

Il circuito si trasformò in un laboratorio di invenzioni. Leo costruì una rampa a spirale con una vecchia bobina di filo, mise specchietti per creare riflessi, e appese una bandierina fatta con una caramella rotolata su un bastoncino. Lo chiamò "il Labirinto delle Idee". Più sistemava, più sorprese apparivano: un piccolo trampolino che lanciava la biglia come un canguro, un tubo che faceva l'eco, e una pila di libri che faceva da collina finale.

Ogni volta che qualcosa andava storto, Leo non si scoraggiava. Anzi, faceva una faccia buffa, aggiungeva una parola come "Ops!" o "Ecco il piano sbagliato!" e riprovava. Una volta la biglia, invece di passare per la Grotta dei Biscotti, si infilò in un sacchetto di carta con disegnato un panda e uscì con un baffo di farina (i biscotti erano stati usati per creare polvere magica). La scena era così ridicola che Leo scoppiò ancora a ridere, con gli occhi che gli brillavano come due lampadine.

C'era un momento in cui il circuito sembrava davvero impossibile: la biglia doveva salire una rampa ripida, fare un giro a testa in giù su un cerchio appeso e poi atterrare su un'imboccatura larga come una fionda. Leo osservò la rampa. Sembrava una montagna per formiche. La sua fronte si corrugò, ma non per angoscia: era il segno che stava pensando.

Poi ebbe un'idea buffa. Prese una coppia di calzini spaiati, li trasformò in una sorta di "sacco a pelo per biglie", e li posizionò alla base della rampa per attutire gli errori. Disegnò una faccina sui calzini con un pennarello e la chiamò "Puff". Puff era lì per ricordare che sbagliare non è grave. Leo spiegò a Puff il piano come se fosse un compagno: "Se cadiamo, rimbalziamo." Poi costruì un piccolo razzo con una cannuccia e un palloncino per dare alla biglia una spinta extra in salita. Era una soluzione buffa e un po' strampalata, ma perfetta per il tono del gioco.

Capitolo 4: Il gran giorno del "quasi impossibile"

Arrivò il giorno del grande tentativo. Tutti i giocattoli del cortile sembravano spettatori: la bambola con il cappello osservava attenta, il trenino di legno faceva il tifo, e persino la vecchia scopa appoggiata al muro pareva sorridere. Leo si sentì come un artista prima dello spettacolo. Mise la biglia nel razzo-cannuccia, soffiò nel palloncino e... la biglia partì come un bolide. Corse su per la rampa, fece il giro a testa in giù nel cerchio sospeso e atterrò proprio sull'imboccatura della fionda. Tutto sembrava perfetto, ma poi...

La fionda, che era stata costruita con elastici e stoffa, fischiò come una tromba stonata e lanciò la biglia... direttamente nella casetta degli uccellini del giardino! La biglia rimase lì, come un ospite inaspettato, tra paglia e chiocciole immaginarie. Leo trattenne il respiro. Per un attimo pensò di aver perso la sfida. Poi vide un passero curioso che guardava la biglia come se fosse una ciliegia caduta. Leo scoppiò a ridere, si avvicinò piano e recuperò la biglia. Non c'era né polvere magica né biscotti rotti, solo un piccolo segno di avventura.

"Meglio del previsto," disse Leo. Non era un successo perfetto, ma era stato divertente, pieno di invenzioni e di correzioni fatte al volo. Capì che la vittoria non era solo arrivare alla fine del circuito: era stato costruire, sbagliare, aggiustare e ridere.

Per scaldare ancora di più l'atmosfera, decise di raccontare la storia del suo fallimento eroico. Prese un piccolo foglio, disegnò una sequenza di immagini: la biglia che salta, il cucchiaio che si inclina, Puff che rimbalza, il razzo-cannuccia e il passero con la biglia. Ogni disegno aveva una didascalia buffa. Poi appese il foglio al circuito con una molletta a forma di stella. I passanti che vedevano il foglio ridevano e lasciavano piccoli messaggi: "Bel tentativo!" o "Prova ancora!" Era come se la città avesse partecipato al gioco.

Capitolo 5: Un desiderio tra le lingue del circuito

Il sole cominciava a scendere e il circuito si colorò di arancione. Leo si sedette vicino alla rampa e guardò tutte le invenzioni attorno a sé. Rifletté su quanto fosse cambiato: prima pensava che la sfida impossibile fosse qualcosa da evitare, ora capiva che era un invito a giocare con le idee. Ripensò a ogni errore: la foglia fermò la biglia ma gli aveva dato il coraggio di riprovare; la tazza rimbalzante gli aveva fatto inventare Puff; il passero aveva aggiunto una nota di sorpresa. Ogni sbaglio era diventato una storia da raccontare.

Decise di fare un ultimo tentativo, ma questa volta con calma. Mise la biglia nella partenza, la guardò come si guarda un piccolo amico, poi sussurrò: "Facciamo una cosa: se sbagliamo, ridiamo." Spinse la biglia e la seguì con lo sguardo. La biglia corse, affrontò la rampa, fece il giro a testa in giù, saltò la fionda con un piccolo applauso e... atterrò esattamente nella ciotola finale, quella che aveva disegnato una faccina sorridente. Tutto il cortile sembrò battere le mani. Leo sorrise felice, non perché era arrivato alla fine, ma perché aveva goduto di ogni passo, anche degli errori.

Si rialzò e si avvicinò al posto dove aveva appeso il suo foglio con i disegni. Lesse i messaggi lasciati dai vicini e pensò a un desiderio. Non desiderò diventare il più forte o il più veloce. Pensò a qualcosa di semplice e dolce: desiderò che ogni bambino e ogni bambina potesse avere il permesso di sbagliare, di ridere e di provare ancora. Chiuse gli occhi, mise la mano sul cuore e fece il suo piccolo desiderio.

Poi aprì gli occhi e sentì una brezza leggera che faceva muovere la bandierina di caramella. Sembrava che anche il circuito stesse applaudendo. Leo guardò Puff, il calzino con la faccina, e disse: "Buonanotte, amico. Grazie per aver rimbalzato con me." Poi, con passo lieve, raccolse la sua biglia lucida, la mise nella tasca e andò verso casa con un sorriso dolce.

La notte portò stelle che sembravano biglie lucenti. Il circuito rimase acceso dal ricordo dei giochi e dei tentativi. E là, sotto il cielo, il desiderio di Leo restò sospeso come una parola gentile: che tutti possano sbagliare, imparare e ridere.

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Cortile
Spazio aperto vicino a casa dove i bambini possono giocare.
Rampe
Superfici inclinate per salire o scendere più facilmente con le biglie.
Tunnel
Passaggio chiuso e lungo dove una biglia può correre dentro.
Cartone
Materiale fatto di carta spessa usato per costruire o imballare.
SFIDA IMPOSSIBILE
Una prova molto difficile che sembra quasi non si possa fare.
Sedia rovesciata
Una sedia messa capovolta, con le gambe verso l'alto.
Nastro adesivo
Striscia appiccicosa usata per attaccare o riparare cose.
Spago
Corda sottile e resistente usata per legare o fissare oggetti.
Bobina di filo
Rullo su cui è avvolto del filo per non farlo ingarbugliare.
Specchietti
Piccole superfici lucide che riflettono la luce e le immagini.
Trampolino
Superficie elastica che fa rimbalzare le biglie o i bambini.
Imboccatura
Apertura o bocca di un contenitore dove qualcosa deve entrare.
Molletta
Piccolo oggetto che serve per attaccare carta o tenere insieme cose.
Passero
Piccolo uccellino comune nei giardini e nei cortili.

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