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Storia divertente di fratelli 11/12 anni Lettura 30 min.

La grande ola del salotto

Un ragazzo di dodici anni scopre un piano segreto dei suoi fratelli per festeggiare il suo compleanno con una gigantesca ola nel parco, ma decide di migliorarlo con la sua creatività e l’immaginazione. Tra allenamenti e sorprese, la famiglia si unisce per creare un'esperienza indimenticabile.

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Un ragazzo di 12 anni, con i capelli castani e gli occhi vivaci, è al centro dell'immagine. Indossa una t-shirt blu con un dinosauro che fa skate e un grande sorriso illumina il suo viso. Accanto a lui, sua sorella di 14 anni, con capelli lunghi e biondi, è seduta su una panchina, ridendo e con le braccia alzate, pronta a partecipare alla festa. Suo fratello di 16 anni, con occhiali e capelli castani, è in piedi sullo sfondo, tenendo un cartone colorato con istruzioni di gioco, con un'espressione concentrata ma divertita. Il contesto è un parco verde, pieno di alberi, fiori e un grande albero al centro, dove i bambini giocano e ridono. In lontananza, palloni fluttuano nel cielo blu, aggiungendo un tocco festoso. La scena rappresenta il momento in cui il ragazzo lancia il conto alla rovescia per una ola gigante, circondato dai suoi amici, tutti pronti a lanciarsi in una coreografia gioiosa, mentre la videocamera della madre è pronta a immortalare questo momento memorabile. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 – La grande idea sul divano

Era un pomeriggio qualunque, di quelli che sembrano tutti uguali, con la tv accesa ma nessuno che la guardava davvero. Io ero stravaccato sul tappeto del salotto, con la faccia appoggiata al cuscino blu, quello che puzza un po' di patatine al formaggio. Sono il più piccolo di casa, dodici anni, e questo significa due cose: uno, tutti mi sottovalutano; due, è facilissimo sorprenderli.

Mia sorella Marta, quattordici anni, stava sul divano con le cuffie, a chattare con le sue amiche. Mio fratello Luca, sedici, faceva finta di studiare sul tavolo, ma ogni due secondi guardava il cellulare. Mamma era in cucina a preparare una torta di mele, papà non era ancora tornato.

Io fissavo il soffitto, contando le macchie di umidità che sembravano isole in un mare bianco.

Mi venne un'idea.

Una di quelle idee che ti entra in testa pian piano, come una formica curiosa, e poi non puoi più ignorarla.

«Ragazzi…» mormorai, tanto per iniziare.

Nessuno rispose.

«Ragazzi!» ripetei più forte.

Niente.

Allora strisciai fino al centro del tappeto, mi misi in ginocchio e urlai: «RAGA-A-A-ZZI!»

Marta si tolse un auricolare. «Che vuoi, Nano?»

Nano. Mi chiamano così da quando avevo cinque anni, anche se ormai sono quasi alto come Marta. Quasi.

«Ho avuto un'idea geniale» dissi, con il tono da supereroe.

Luca sollevò appena la testa dal libro. «Se è un'altra delle tue idee tipo ‘costruiamo un razzo con le bottiglie di plastica', io passo.»

«Non è un razzo» protestai. «È meglio. È una ola di salotto.»

Silenzio.

Si sentiva solo il “toc toc” del cucchiaio di mamma che mescolava in cucina.

«Una… cosa?» chiese Marta.

«Una ola. Come allo stadio, ma in salotto. La Ola Suprema. Con coreografia, urlo di guerra e tutto il resto.»

Marta alzò un sopracciglio. «Perché dovremmo?»

«Perché ci stiamo annoiando a morte» risposi. «E poi…» Mi avvicinai, abbassando la voce. «Potremmo fare una prova generale. Stasera viene la zia Rita a cena, no? Immaginatele la faccia se entriamo tutti in sala facendo una ola perfetta. BOOM!»

Marta cercò di non sorridere. Luca si aggiustò gli occhiali.

«La zia Rita si spaventa per qualsiasi cosa» commentò. «L'ultima volta ha urlato per un palloncino scoppiato.»

«Appunto» dissi io. «Sarà epico.»

Marta sospirò. «Va bene, ho cinque minuti. Poi devo rispondere a Chiara.»

Luca si alzò, trascinando la sedia. «Se mi fate perdere tempo, giuro che…»

«Che cosa?» lo sfidai.

«Che… finisco davvero i compiti» bofonchiò. «Muoviti, Nano, spiega il piano.»

Mi misi in mezzo al salotto, indicando i posti con la mano come un direttore di orchestra.

«Allora. Luca, tu sei il primo anello della ola. Ti alzi dal tavolo, alzi le braccia e fai “OOOH!”. Poi tocca a me, sul tappeto. Io salto in piedi e faccio “A-AAH!”. Poi Marta, dal divano, fa una piroetta—»

«Io non faccio nessuna piroetta» mi interruppe.

«Va bene, alzi le braccia con stile. Tipo regina del mondo. E fai “YEEE!”. Alla fine, entriamo tutti e tre in corridoio, ci giriamo verso la cucina e gridiamo: “FAMIGLIA IN OLA!”»

In quel momento, dalla cucina, si sentì la voce di mamma: «Che cosa state combinando?»

«Esperimenti scientifici!» urlai.

Marta sbuffò una risatina. Luca si passò una mano tra i capelli.

«Ok» decise. «Proviamo. Ma solo una volta.»

Non lo sapeva ancora, ma quella non sarebbe stata “solo una volta”.

Capitolo 2 – La Ola Suprema (quasi) perfetta

Mi misi in posizione. «Conto io. Tre, due, uno… VIA!»

«OOOH!» fece Luca, alzandosi dal tavolo con le braccia dritte.

Io scattai in piedi dal tappeto, un po' in ritardo. «A-AAH!»

Marta fece finta di non aver sentito.

Mi girai verso di lei. «Tocca a te!»

Lei posò il telefono sul cuscino, alzò le braccia e, con una lentezza esagerata, mormorò: «Yeee…»

Mi portai la mano alla fronte. «Marta, sembra che tu stia salutando un bradipo. Più energia!»

Ricomincammo.

«Tre, due, uno… VIA!»

«OOOH!»

«A-AAH!»

«YEEE!» gridò Marta, questa volta con entusiasmo.

Saltammo insieme verso il corridoio e, affacciandoci verso la cucina, urlammo in coro: «FAMIGLIA IN OLA!»

Un mestolo cadde rumorosamente per terra.

Mamma apparve sulla porta della cucina, con il grembiule infarinato e le guance rosse dal forno. «Ma siete impazziti?»

Io allargai le braccia. «Stiamo portando l'arte del tifo in casa nostra.»

Marta ridacchiò. Luca cercava di non farsi vedere mentre sorrideva.

«Beh, se proprio dovete fare casino, almeno fatelo lontano dal forno» disse mamma, ma stava sorridendo anche lei. «E non rompete il vaso della nonna!»

Ci guardammo tutti insieme il vaso della nonna, piazzato proprio vicino al corridoio come un ostacolo di un videogioco.

«Nuova regola» dichiarai. «Chi tocca il vaso è fuori dalla squadra.»

«Allora tu sei il primo a perdere» disse Luca, mettendomi una mano sulla testa e scompigliandomi i capelli.

«Ehi!» protestai, saltando indietro.

Passammo i successivi dieci minuti a perfezionare la ola. Ogni volta che riuscivamo a farla senza inciampare nel tappeto o urtare il tavolino, io urlavo: «VERSIONE 2.0!», «VERSIONE 3.0!», e così via.

Alla «VERSIONE 7.0», Marta propose: «Potremmo aggiungere un passo segreto. Tipo… dopo il “YEEE!” io faccio un battito di mani, Luca fa un giro su se stesso e tu fai… una capriola.»

«Una capriola?» deglutii. «Sul tappeto?»

«Hai paura, Nano?» mi punzecchiò lei.

Mi piazzai al centro, allungando le braccia. «Io? Paura? Guardate e impar… AAAH!»

Scivolai sul bordo del tappeto, finii seduto, con una botta sul sedere. Marta esplose a ridere, Luca anche.

«Sta bene?» chiese mamma dalla cucina.

«Sto benissimo!» risposi con una vocina un po' strozzata.

Mentre gli altri ancora ridevano, mi venne in mente che la nostra ola di salotto non doveva restare solo in salotto. No, meritava un pubblico.

E in quel momento, senza saperlo, accesi l'interruttore di tutta la nostra avventura.

Capitolo 3 – Il post-it misterioso

Dopo la dodicesima ola, Luca dichiarò una pausa. «Mi gira la testa. Vado in camera a riposare un attimo.»

«Io devo davvero rispondere a Chiara» aggiunse Marta, già con il telefono in mano. «Non sparire, Nano. Torno per la prossima prova.»

Rimasi da solo in salotto, con il cuore ancora che batteva veloce per tutto quel saltare. Mi buttai di nuovo sul tappeto, fissando il divano.

Sotto il divano si intravedeva qualcosa di giallo. Una punta di carta, come una linguetta che mi faceva ciao-ciao.

«Che cos'è quello?» mormorai.

Mi sdraiai a pancia in giù e infilai una mano sotto il divano. Le dita toccarono polvere, una costruzione di Lego, un calzino solitario… e poi la carta.

Tirai fuori un piccolo post-it giallo, piegato in due. Il cuore mi fece un “tump”.

Adoro i segreti. Soprattutto quelli che non sono ancora miei.

Lo aprii piano, sentendomi come un detective.

C'era scritto, con la calligrafia di Luca:

“Piano Mega Sorpresa – Domenica – Parco del quartiere – NON DIRLO A NESSUNO (specialmente a Nano)”

Mi gelai. Specialmente a Nano. Cioè me.

«Ma come, “specialmente a Nano”?!» sussurrai indignato.

Rilessi il foglietto almeno quattro volte. “Piano Mega Sorpresa”. Domenica. Parco del quartiere.

Quello stesso pomeriggio era domenica.

Sentii un misto di rabbia e curiosità ribollire nello stomaco. Loro avevano un piano segreto. Megagalattico. E io dovevo restarne fuori?

«Se lo sognano» dissi a voce bassa.

Mi misi seduto sul tappeto, stringendo il post-it tra le dita. Avevo due possibilità:

1) Far finta di nulla e continuare la ola come se niente fosse.

2) Entrare di nascosto nel Piano Mega Sorpresa.

La seconda possibilità brillava come un'insegna al neon nel mio cervello.

«Operazione Anti-Esclusione: attivata» sussurrai.

In quel momento, Marta tornò in salotto. «Allora, Nano, ripart… Aspetta, che cos'hai in mano?»

Mi infilai il post-it in tasca con un gesto fulmineo. «Niente.»

Lei strinse gli occhi. «Hai una faccia strana.»

«È la mia faccia normale.»

«Appunto» rispose, ridendo. «Allora? Ola?»

«Più tardi» dissi. «Ho… una missione.»

«Quale missione?»

«Segreta.»

Lei incrociò le braccia. «Segreta tipo ‘ho trovato i biscotti al cioccolato', o segreta tipo ‘farò qualcosa di grosso e poi tutti urleranno il mio nome'?»

La seconda. Sicuro.

«Ti avviserò al momento giusto» dissi, cercando di sembrare misterioso.

Marta mi guardò per qualche secondo, poi si limitò a dire: «Non rompere niente.»

Mentre lei tornava al suo telefono, io mi alzai, con un solo pensiero in testa: arrivare al parco prima di loro.

E scoprire, una volta per tutte, di che cosa si trattava quel Piano Mega Sorpresa.

Capitolo 4 – Operazione Parco

Il parco del quartiere era a cinque minuti da casa, dieci se camminavi piano. Io ci arrivai in tre, correndo come se mi stesse inseguendo un drago.

Il cielo era grigio ma non pioveva. Gli alberi facevano ombra sulle panchine, lo scivolo era occupato da due bimbi piccoli che litigavano per chi dovesse scendere per primo. Un cane annusava ogni singolo sasso.

Mi fermai vicino all'altalena, ansimando. «Ok… ok… ora si ragiona.»

Il Piano Mega Sorpresa diceva solo “Parco del quartiere”. Non specificava dove. Guardai attorno: la fontanella, il campo da basket, il prato con i cespugli, il gazebo con i tavoli da picnic.

«Se fossi Luca… dove preparerei un piano segreto?» pensai ad alta voce.

Immaginai mio fratello con la sua faccia da genio del male, tipo film. Forse al gazebo, dove ci si può sedere e complottare. O dietro il grosso albero vicino allo scivolo.

Decisi di fare un giro di ricognizione.

Camminavo lentamente, fingendo di essere lì per caso. Ogni tanto facevo un fischiettio sospetto, che suonava più o meno come «Fiii… fiii… fiu…», ma vabbè.

Nessuna traccia di Luca. Né di Marta.

Mi fermai dietro il grande albero, quello che chiamiamo “Il Guardiano del Parco”. Toccai la corteccia ruvida e mi appoggiai per pensare.

Fu allora che sentii una voce alle mie spalle.

«Nano? Sei tu?»

Mi voltai di scatto. Era Luca, con lo zaino in spalla e un'espressione sorpresa.

Dietro di lui comparve Marta, tenendo in mano una busta di carta colorata.

«Che ci fai qui?» chiesero quasi in coro.

Cercai di sembrare molto tranquillo. «Passeggio. Non posso passeggiare, adesso?»

«Da solo?» Marta mi guardò meglio. «Senza pallone, senza bici, senza niente?»

«Sono un artista libero» risposi, spalancando le braccia.

Luca strinse le labbra. «Hai letto qualcosa che non dovevi leggere?»

Il mio cuore fece “GULP”. «Chi, io? No. Cioè. Forse. Dipende.»

Lui sospirò. «Il post-it sotto il divano.»

«È stato lui a venire da me!» mi difesi. «Spuntava fuori, non potevo ignorarlo!»

Marta si mise una mano sulla fronte. «Luca, te l'avevo detto di non lasciarlo in giro.»

«Scusa, ma quando mamma mi ha chiamato ho dovuto nasconderlo in fretta» borbottò lui.

Li guardai, uno e l'altra. «Quindi è vero. State preparando una mega sorpresa. Senza di me.»

«Non proprio senza di te» disse Marta, più dolce. «Cioè… è complicato.»

«Ecco, appunto!» scattai. «Perché non potete dirmela? Ho dodici anni, non sono un peluche!»

Luca guardò il cielo come se stesse chiedendo aiuto alle nuvole. Poi si sedette sulla panchina, facendomi cenno di avvicinarmi.

Mi sedetti di fronte a loro, sullo schienale alto, con i piedi sul sedile. Sentivo il cuore che batteva fortissimo, tipo tamburo.

«Allora?» chiesi.

Marta si girò verso Luca. «Glielo dici tu o glielo dico io?»

«Diglielo tu» rispose lui. «Tu sei più… diplomatica.»

Lei annuì, poi si voltò verso di me. «Nano… Il Piano Mega Sorpresa… è per te.»

Rimasi a bocca aperta. «Per… me?»

«Sì» disse Luca, tirando fuori dalla busta un mazzo di fogli colorati. «Stavamo organizzando una cosa al parco per il tuo compleanno di domani. Una specie di… spettacolo. Con coreografia. Con la tua ola. Ma gigante. Con i tuoi amici, e un cartellone, e—»

«Doveva essere una sorpresa» concluse Marta. «E tu, ovviamente, non dovevi saperlo. Specialmente tu.»

Il vento mi scompigliò i capelli. Per qualche secondo non riuscii a dire nulla.

Poi, finalmente: «State organizzando… una ola gigante? Per me?»

Luca annuì. «Ti abbiamo visto così gasato con la ola di salotto che ci è venuta l'idea di fare “La Ola del Parco”. Con tutti. Volevamo venire qui a provare il percorso e… nascondere qualche post-it con gli indizi, per domani.»

Guardai il post-it in tasca, che sembrava pesare venti chili. Mi sentii un po' stupido e un po' felice insieme.

«E io che pensavo voleste escludermi» mormorai.

Marta mi diede una leggera gomitata sul braccio. «Sei il protagonista, scemo.»

Sentii le orecchie diventare caldissime. «Quindi… non siete arrabbiati perché ho letto il post-it?»

Luca mi squadrò. «Un po' sì. Ma tanto tu non potevi resistere. Ti conosco.»

Mi venne da ridere. «È più forte di me.»

«Lo sappiamo» rispose Marta, sorridendo.

Per un attimo restammo tutti e tre in silenzio, seduti nel nostro angolo di parco. Poi io dissi:

«Ok. Se ormai so del Piano Mega Sorpresa… perché non lo miglioriamo insieme?»

Capitolo 5 – La Ola del Parco

«Migliorarlo?» ripeté Luca. «In che senso?»

Mi alzai in piedi sulla panchina, indicando con il braccio il prato di fronte.

«Allora, pensateci: non una semplice ola. Una ola-gioco. Un percorso di ola. Gli amici si mettono sparsi nel parco, ognuno con un gesto diverso. Tipo… là vicino alla fontanella, uno fa la ola con la bottiglietta che spruzza acqua in aria—»

«Spruzza dove? Sulla gente?» mi fermò Marta.

«Dettagli» dissi. «Poi, vicino allo scivolo, due fanno una doppia ola incrociata: uno salta giù, l'altro lo segue, braccia in alto, “OOOH!”. E sotto il grande albero…»

Indicai il Guardiano del Parco.

«Sotto il grande albero ci siamo noi tre. Ola finale. Tripla. Con urlo. E mamma che ci filma.»

Marta si guardò intorno, gli occhi che le brillavano. «In effetti… sarebbe fighissimo.»

«Potremmo fare anche delle carte con disegnate le posizioni della ola» aggiunse Luca, tirando fuori un pennarello. «Tipo “Carta Salto”, “Carta Giro”, “Carta Urlo”. Così nessuno si confonde.»

Io battei le mani. «Sì! E le chiamiamo… “Carte dell'Immaginazione in Movimento”

Luca alzò un sopracciglio. «Nome lungo, ma ci sta.»

Passammo la mezz'ora successiva a girare per il parco, decidendo i punti migliori per la nostra gigantesca ola. Io correvo avanti e indietro, provando i salti e le braccia in aria.

«Qui ci sta il “Triplo Gesto” gridai, vicino alla panchina.

«Che sarebbe?» chiese Marta.

«Salto, battito di mani sopra la testa, giro su se stessi. Guarda!»

Provai. «E uno, e due, e— AAAAAH!»

Misi un piede in fallo, e per poco non caddi sulla ghiaia. Mi ripresi all'ultimo, facendo finta fosse voluto.

«È… un po' rischioso» commentò Luca, ridendo. «Magari il Triplo Gesto lo facciamo fare solo a noi tre.»

«Ok, ci sto» risposi, massaggiandomi il ginocchio.

Alla fine, posizionammo mentalmente tutte le “stazioni della ola” come se fosse un videogioco a livelli.

«Domani mattina veniamo presto e attacchiamo dei post-it colorati con i numeri delle posizioni» disse Marta. «Così i tuoi amici sanno dove mettersi quando arriveranno.»

«E come li convincete?» chiesi.

Luca sorrise in modo misterioso. «Ci stiamo lavorando. Ho già scritto alla tua migliore amica, Giada. Lei sta arruolando il resto dell'armata.»

«Un'armata di ola» sussurrai, emozionato.

Improvvisamente, ricordai qualcosa. «E la ola di salotto? Dobbiamo continuare ad allenarci! Se qui facciamo la versione gigante, a casa dobbiamo essere… i maestri della ola.»

«Vero» annuì Marta. «Stasera, dopo cena, allenamento ufficiale.»

Luca controllò l'ora sul telefono. «E adesso torniamo. Se mamma scopre che ci siamo tutti e tre volatilizzati insieme, sospetta sicuro.»

Ci incamminammo verso l'uscita del parco, uno accanto all'altro. Io, in mezzo, non riuscivo a smettere di sorridere.

Me l'ero immaginato come un complotto contro di me, e invece era il contrario. Non ero fuori dal gioco. Ero il motivo del gioco.

E questo cambiava tutto.

Capitolo 6 – La prova generale e il caos controllato

La sera, dopo cena, il salotto si trasformò ufficialmente nel nostro campo d'addestramento.

«Bene» annunciò Luca, battendo le mani. «Da adesso siamo la Squadra Ola. Obiettivo: perfezionare la tecnica per domani.»

«Mamma, papà» aggiunse Marta, «voi siete… pubblico e giudici.»

Papà, che era tornato da poco, si sedette sul divano con un sorriso divertito. «Mi sento onorato.»

Mamma portò la torta di mele già tagliata sul tavolino. «Io sono il pubblico affamato.»

Il profumo zuccherato riempì tutta la stanza. Lo stomaco mi fece “GURGL”.

«Prima la ola, poi la torta» stabilì papà. «O finisce che Nano vomita per l'emozione.»

«Non vomito!» protestai. «Al massimo… rido troppo.»

Ci posizionammo: Luca vicino al tavolo, io sul tappeto, Marta sul divano.

«Versione Famiglia» spiegai. «Alla fine, però, ci unite anche voi due.»

Papà si guardò con mamma. «Vediamo se siamo all'altezza» disse lui.

«Tre, due, uno… VIA!» contò Marta.

«OOOH!» fece Luca, alzandosi.

«A-AAH!» saltai io, cercando di restare in equilibrio.

«YEEE!» gridò Marta, alzando le braccia come una popstar.

Ci spostammo verso il corridoio, e insieme urlammo: «FAMIGLIA IN OLA!»

Mamma e papà dovevano solo alzare le braccia a loro volta e fare «EEEEEH!». Ma qualcosa andò storto.

Papà, alzandosi dal divano, urtò con il piede il tappetino vicino alla porta. Il tappetino scivolò. Papà barcollò. Mamma cercò di prenderlo per un braccio. Io, per istinto, cercai di salvare il vaso della nonna.

«ATTENZIONE!» urlai.

In un secondo ci trovammo tutti aggrovigliati: io abbracciato al vaso, Marta piegata in due dal ridere, Luca che cercava di tirare su papà, mamma che cercava di non finire seduta per terra.

«Sto bene, sto bene!» rideva papà. «Il tappetino ha provato ad assassinarmi, ma ho vinto io.»

Mamma si mise una mano sul cuore. «Mi state facendo invecchiare a vista d'occhio.»

Io guardai il vaso, stretto tra le mie braccia. «Missione compiuta.»

«Sei un eroe» disse Marta, dandosi un colpo di mano sulla coscia per quanto stava ridendo.

«Ok, nuovo regolamento» intervenne Luca, rimettendosi gli occhiali. «Nessuno tocca il tappetino vicino alla porta. È l'arma segreta del salotto.»

Riprovammo la ola altre cinque volte. Ogni volta usciva meglio. Papà iniziò ad aggiungere dei «WOOO!» e dei «YAH!». Mamma batteva le mani a ritmo.

A un certo punto, il vicino di sotto bussò con la scopa al soffitto. «Tutto bene lì?» gridò.

Papà rispose: «Stiamo solo allenando una ola!»

«Allora va bene!» urlò il vicino. «Ma voglio il video!»

Scoppiammo a ridere tutti insieme. Mi sentivo come dentro una sitcom.

Alla fine, sudati e felici, ci sedemmo in cerchio sul tappeto, con i piatti di torta di mele in mano.

Mamma ci guardò uno per uno. «Sapete una cosa? Quando eravamo piccoli io e vostra zia Rita, ci inventavamo spettacoli e coreografie nel corridoio di casa. Usavamo le coperte come mantelli e facevamo finta che il divano fosse un palco.»

«Io facevo sempre l'albero» aggiunse papà, infilzando un pezzetto di mela con la forchetta. «Mi appoggiavo al muro e stavo fermo. Ero bravissimo.»

«Perché l'albero?» chiesi, con la bocca piena.

«Perché era il ruolo più facile» rispose lui. «Ma nella mia testa ero un albero magico con superpoteri.»

Mi fermai un attimo a pensare. Tutto, proprio tutto, partiva dall'immaginazione. Una ola di salotto poteva diventare una ola gigante in un parco. Un tappeto era una trappola mortale. Un vaso era un tesoro da proteggere. Un papà immobile era un albero magico.

Presi un altro morso di torta, dolce e tiepida. «Domani… sarà bellissimo» mormorai.

«Domani sarà un casino organizzato» corresse Luca. «Come piace a te.»

Capitolo 7 – La sorpresa, la ola e la dolcezza finale

La mattina dopo mi svegliai prima ancora della sveglia. Il mio compleanno. Dodici anni ufficiali, anche se io me ne sentivo almeno dodici e mezzo.

Scesi in cucina e trovai un biglietto sul tavolo:

“Buon compleanno, Nano. Colazione rapida, poi vestiti comodo. Oggi si salta. —Mamma, Papà, L & M”

Sorrisi così forte che mi facevano male le guance.

Dopo aver inghiottito latte e cereali a velocità record, mi vestii con la mia maglietta preferita (quella con il dinosauro che fa skate) e le scarpe da ginnastica. Ero pronto.

«Si va?» chiesi, apparendo in salotto.

Luca e Marta mi aspettavano alla porta, con le scarpe già allacciate. Mamma teneva in mano una scatola misteriosa, papà una borsa frigo.

«Destinazione: parco del quartiere» annunciò papà. «Guida, partenza!»

Il parco era diverso dal solito. O forse ero io a vederlo diverso. C'erano più bambini, più rumore, più colori. E, soprattutto, c'erano i miei amici.

Appena passammo il cancello, sentii una voce gridare: «ECCOLOOOO!»

Dal gazebo sbucarono Giada e gli altri: Samir, Chiara, Lorenzo, perfino la timidissima Elisa. Tutti con in mano un cartoncino colorato.

«Buon compleanno!» urlarono in coro.

Mi fermai, paralizzato, mentre un'ondata di felicità mi travolgeva. «Ma… ma…»

Giada sventolò un cartoncino con su scritto “Posizione 3 – Salto & Urlo”. «Benvenuto nel tuo percorso di ola, signor Comandante.»

«Comandante?» ridacchiai.

«Sì» disse Luca, poggiandomi una mano sulla spalla. «Sei tu che dai il via a tutto. Pronto a guidare l'esercito della ola?»

Mi guardai intorno. Vidi post-it colorati attaccati agli alberi, frecce disegnate per terra col gesso, cartelli numerati.

Era davvero successo. Il Piano Mega Sorpresa era realtà.

«Prontissimo» dissi, sentendo il cuore accelerare.

«Allora ascolta le regole» intervenne Marta. «Parti dal cancello. Quando dici “Via!”, ti muovi verso il primo punto. Ogni amico che incontri si aggiunge alla ola con il gesto indicato dalla sua carta. Alla fine arrivate tutti insieme al grande albero, dove ci siamo noi. Ola finale. Mamma filma tutto. Domande?»

Alzai la mano. «Posso fare anche un urlo stupido alla fine?»

«È obbligatorio» rispose Marta, seria. «Regolamento ufficiale della Squadra Ola.»

Tutti risero.

Mi misi al punto di partenza. Mamma alzò il telefono, pronta a registrare. Papà fece la voce da telecronista sportivo: «Signore e signori, sta per iniziare la prima edizione mondiale della Ola del Parco, categoria Fratelli Rumorosi.»

Contai a voce alta. «Tre… due… uno… VIAAAA!»

Iniziai a correre piano, con le braccia che oscillavano. Al primo punto, vicino alla fontanella, c'era Samir.

«Posizione 1 – Braccio a mulinello!» gridò, ruotando un braccio in aria.

Alzai le braccia, feci il suo gesto. Lui si unì a me, e insieme andammo verso il secondo punto.

C'era Chiara sullo scivolo, che scendeva in ginocchio, urlando: «OOOH!»

«Posizione 2 – Scivolo urlante!» lesse papà da lontano, ridendo.

La ola cresceva. Uno alla volta, i miei amici si aggiungevano, con gesti sempre più assurdi: salto in diagonale, giro su se stessi, battito di mani sopra la testa, urlo prolungato tipo «AAAAAAAH!».

La gente nel parco si fermava a guardarci. Alcuni sorridevano, altri ci filmavano, un cane iniziò ad abbaiare a ritmo.

Sentivo il fiato corto, ma non volevo fermarmi. Era troppo bello. Era come se la mia piccola ola di salotto fosse esplosa in mille pezzi divertenti.

Arrivammo sotto il grande albero. Lì c'erano Luca e Marta, in piedi, pronti.

«Posizione Finale – Triplo Gesto Fraterno!» annunciò Luca.

Ci mettemmo in cerchio: io in mezzo, i miei fratelli ai lati, tutti i miei amici intorno a noi, come un cerchio umano colorato.

«Pronti?» chiese Marta.

«Sì!» rispose il coro.

Contai ancora una volta. «Tre… due… uno… OOOOLAAAA!»

Saltammo, battemmo le mani, girammo su noi stessi, alzammo le braccia. Un boato di «YEEE!» esplose insieme agli «OOOH!» e agli «AAAAH!». Era un caos totale, ma era il nostro caos.

Caddi all'indietro sull'erba, ridendo come un matto. Alcuni amici si buttarono vicino a me. Anche Luca e Marta si lasciarono cadere a terra.

Rotolammo sull'erba, ancora in preda al ridere.

Mamma abbassò il telefono, con gli occhi lucidi ma felici. Papà si avvicinò, tenendo in mano la borsa frigo.

«E adesso» annunciò, «il momento più importante di ogni grande impresa: la merenda.»

Tirò fuori dei piccoli vasetti trasparenti. Dentro, strati di crema e biscotti sbriciolati, con sopra dei pezzetti di frutta colorata.

«Che cos'è?» chiese Giada, leccandosi già le labbra.

«Dolce speciale della Ola» disse mamma. «Crema di vaniglia, biscotti, fragole. L'abbiamo chiamato… “Strati di Felicità”

Ognuno prese un vasetto e un cucchiaino. Io guardai il mio, con il cuore ancora che mi saltellava nel petto.

Marta mi diede una piccola spinta con la spalla. «Allora, Nano? Com'è andare da “specialmente non dirlo a Nano” a “tutto questo è per Nano”

Sorrisi. «Direi… abbastanza bello.»

Luca sollevò il suo vasetto come un brindisi. «All'Immaginazione, che trasforma un salotto in uno stadio e un parco in un palco.»

Alzammo tutti i cucchiaini in aria.

«All'Immaginazione!» ripetemmo in coro.

Misi in bocca il primo cucchiaino di dolce. La crema era morbida, i biscotti croccanti, le fragole fresche. Era come avere una festa in miniatura direttamente sulla lingua.

Mi leccai le labbra. «Ok, ufficialmente: questo è il compleanno più bello di sempre.»

Giada rise. «Aspetta di vedere il video.»

Mamma agitò il telefono. «L'ho già chiamata la “Ola Leggendaria del Parco”

«Possiamo fare una ola anche per il dolce?» proposi, mezzo serio, mezzo scherzando.

Marta sbottò. «Nano, se fai una ola anche mentre mangi, te lo rovesci per forza addosso.»

«Sfida accettata» dissi, facendo finta di alzare le braccia.

Il cucchiaino traballò. Un po' di crema cadde sul mio naso.

«TA-DAA!» esclamai, incrociando gli occhi per guardarmi la punta del naso.

Tutti scoppiarono a ridere. Anche io.

Seduto sull'erba, con la crema sul naso, i fratelli ai lati, gli amici tutto intorno e quel dolce buonissimo in mano, pensai che forse, a volte, le piccole guerre di fratelli servono solo a inventare modi nuovi per ridere insieme.

E che una ola di salotto, con un pizzico di immaginazione, può davvero cambiare un'intera giornata. E riempirla fino all'orlo di dolcezza.

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Stravaccato
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Epico
Qualcosa di grandioso o straordinario.
Coreografia
La disposizione dei movimenti e delle danze in una performance.
Diplomatico
Una persona che sa gestire situazioni delicate con tatto e abilità.
Indizi
Informazioni o segnali che aiutano a capire o scoprire qualcosa.
Azzardato
Qualcosa di rischioso o poco sicuro.

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