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Storia di supereroi 3/4 anni Lettura 5 min.

Super-Riccio e la palla gigante di Bimbopoli

Super-Riccio, un eroe gentile con tuta azzurra e mantello rosso, cerca di fermare una gigantesca palla di carta che minaccia Bimbopoli coinvolgendo i bambini e i cittadini in un piano coraggioso.

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Un supereroe sorridente e sicuro in costume azzurro lucido con grande mantello rosso e stivali gialli con stelle, in posa fiera su una enorme palla di carta, espressione gioiosa e occhi brillanti; a sinistra Leo, bambino di circa 5 anni con maglietta a righe blu e capelli biondi, osserva ammirato e applaude in piedi sull'erba; a destra Madame Gina, donna dai capelli grigi raccolti in chignon e vestito a fiori, indica la palla sorridendo preoccupata vicino a una panchina; dietro il protagonista un fornaio di circa 40 anni con grembiule bianco e toque tiene un cesto di pane ridendo; in primo piano due cani piccoli, uno marrone e uno nero, tirano dolcemente una lunga corda tenuta dai bambini che ferma la palla; piazza cittadina colorata con sampietrini beige, lampioni rotondi, aiuole di fiori rossi, un carosello sullo sfondo e case pastello; scena allegra e sicura, palette vivace, contorni neri spessi, texture lisce ed espressioni esagerate. segnalare un problema con questa immagine

Super-Riccio si svegliò nella sua casa speciale. Era una casa piena di luci colorate e finestre grandi. Super-Riccio aveva una tuta azzurra, brillava come il cielo quando il sole è felice. Aveva anche un mantello rosso e scarpe con le stelline gialle. Super-Riccio era forte, veloce e sempre sorridente. Ma soprattutto, era molto gentile.

Un giorno, la città di Bimbopoli era molto rumorosa. I bambini ridevano, le mamme compravano il pane, i cani scodinzolavano. Ma qualcosa di strano successe: una grande palla di carta rotolava per strada, sempre più veloce, sempre più grande! Sembrava una montagna che correva. Tutti la guardavano: “Oh no! Chi può fermare quella palla?” disse la signora Gina. “Aiuto!” urlò il piccolo Leo.

Super-Riccio mise il suo cappellino da supereroe. Corse alla finestra e gridò: “Niente paura! Arrivo io!” Sfrecciò giù per le scale, saltò sopra un triciclo e atterrò con un gran flip davanti al panettiere. “Ciao, Super-Riccio!” disse il panettiere sorridendo. “Attento, arriva la palla gigante!” Super-Riccio rise: “Mi piacciono le palle… ma questa è troppo enorme!”

La palla correva, rotolava sopra i fiori, saltava sui marciapiedi, faceva volare i giornali. Super-Riccio si mise davanti, allargò le braccia e disse: “Mi fermerò qui, sono pronto!” La palla arrivava, sempre più vicina. Super-Riccio sentiva il cuore che batteva: tum-tum, tum-tum. Ma lui era coraggioso. Dentro di sé pensava: “Posso farcela!”

La palla lo colpì. Super-Riccio sentì i piedi scivolare, le gambe volare in aria. “Oh uh!” disse ridendo. “Sto cadendo!” Ma mentre cadeva, pensò al suo superpotere: il controllo delle cadute! Così, piegò le ginocchia, allargò le braccia come le ali di un gabbiano, fece un grande respiro e… atterrò piano, piano, su un prato morbido.

I bambini applaudivano: “Bravo Super-Riccio!” gridavano tutti. Il piccolo Leo lo abbracciò. “Non mi sono fatto male!” disse Super-Riccio. “Cosa si fa dopo una bella caduta? Si ride e si riparte!” Tutti risero con lui.

Ma la palla gigantesca era ancora lì, e rotolava verso il parco giochi. “Non possiamo lasciare che rovini l'altalena!” disse la signora Gina preoccupata. Super-Riccio sorrise furbo: “Serve un piano! Pronti?” Prese una corda lunga, chiamò i bambini e i cani. “Uno, due, tre… tirate!” Gridò Super-Riccio.

Tutti tirarono la corda, anche i cani scodinzolando, e la palla si fermò davanti all'altalena. “Ce l'abbiamo fatta!” urlò Super-Riccio contento. Tutti applaudirono. Poi, con una risata, Super-Riccio saltò in cima alla palla e fece finta di ballare. “Guardate! Il ballo della palla gigante!” Tutti risero ancora di più.

Il sindaco della città arrivò, con un grande gelato al cioccolato in mano. “Grazie, Super-Riccio! Sei il nostro eroe!” Super-Riccio fece un inchino buffo. “Proteggere la città è il mio mestiere… ma anche mangiare gelato!” Il sindaco gli diede il gelato più grande che avesse mai visto.

“Ehi, Super-Riccio?” chiese Leo. “Quando cadi, hai paura?” Super-Riccio sorrise. “Tutti hanno un po' di paura. Anche io! Ma so che posso rialzarmi. E se cado… mi aiuto da solo, oppure chiedo aiuto agli amici. Insieme è più facile!”

Leo sorrise felice. Poi Super-Riccio insegnò ai bambini come cadere piano, piegando le ginocchia e aprendo le braccia. Tutti si allenarono sull'erba. “Uno, due, tre… saltiamo! E atterriamo morbidi come piume!” gridava Super-Riccio. Le risate si sentivano fino alla pasticceria.

Quando il sole andava a dormire, Super-Riccio si sedette con i bambini e mangiò il suo gelato. Gli uccellini cantavano, le luci della città brillavano, e tutto era calmo. La palla gigante era diventata una nuova giostra per tutti. I bambini saltavano, i cani giocavano, Super-Riccio raccontava storie.

Prima di andare a nanna, Super-Riccio disse: “Oggi abbiamo salvato la città! Ma la cosa più importante è stare insieme. Cadere non fa paura, quando ci si rialza con un sorriso. E domani chissà, ci sarà una nuova avventura!”

Tutti salutarono con la mano. “Buonanotte, Super-Riccio!” disse la signora Gina. “Buonanotte a tutti!” rispose Super-Riccio allegro, con il suo grande mantello rosso che brillava sotto le stelle.

E così, la città di Bimbopoli si addormentò felice, protetta dal suo eroe gentile, sempre pronto a correre, saltare, e a ridere insieme agli amici.

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Tuta
Vestito speciale che si mette per correre e giocare veloce.
Mantello
Pezzetto di stoffa che va dietro alla schiena, come un vestito da eroe.
Scodinzolavano
Muovevano la coda felici, come fanno i cani quando sono contenti.
Rotolava
Si muoveva girando su se stesso, come una palla che corre giù.
Panettiere
Persona che fa il pane e i dolci per tutti in paese.
Il controllo delle cadute
Capacità di cadere piano e senza farsi male, usando il corpo giusto.
Inchino
Piccolo gesto di rispetto, piegare il busto e dire grazie o ciao.
Preoccupata
Sentire un po’ di ansia perché qualcosa può andare male.
Giostra
Gioco rotondo dove ci si siede e si gira, come al parco.
Atterrò
È arrivato a terra dopo un salto o una caduta, piano e sicuro.

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