Parte 1: La zucca che ride
Tommaso aveva quattro anni e un sorriso piccolo piccolo, come una luna nuova. Era sera di Halloween. In casa c'era una luce calda, e fuori le foglie facevano “fru fru” sul marciapiede.
La mamma gli aiutò a mettere il costume. Tommaso era una zucca: una zucca arancione, tonda e morbida. Sul cappuccio c'era una foglia verde che ballava quando lui camminava.
“Sei una zucca buffa,” disse la mamma.
Tommaso fece una faccia seria… ma gli scappò una risatina. “Sono una zucca che fa ‘buonasera'!”
“Ecco il tuo compito,” disse la mamma, chinandosi. “Stasera, per Halloween, voglio che tu dica ‘buonasera' sorridendo.”
Tommaso annuì forte. “Buonasera… sorriso!” provò.
Davanti allo specchio, però, il sorriso diventava timido. Tommaso lo vedeva: il sorriso faceva “nascondino” dietro le guance.
“Non ti preoccupare,” disse papà, mettendosi un cappello da strega un po' storto. “Anche le streghe sorridono piano piano.”
La sorellina, Lina, aveva un mantello da pipistrello. Apriva le braccia e faceva “flap flap”. “Io faccio il pipistrello gentile!”
Tommaso prese il suo secchiello a forma di fantasma. Il fantasma aveva due occhi grandi e un sorriso disegnato. “Lui sorride sempre,” pensò Tommaso. “Che bravo fantasma.”
Prima di uscire, la mamma mise in tasca a Tommaso tre caramelle speciali. “Queste sono per regalare,” spiegò. “A volte qualcuno non ne ha. Noi possiamo essere generosi.”
Tommaso toccò le caramelle. Erano lisce e un po' fresche. “Regalare,” ripeté. “Come dire buonasera, ma con le mani.”
Fuori, il cielo era blu scuro e tranquillo. Le finestre avevano decorazioni: ragni di carta, stelle dorate, zucche con facce allegre. C'era un profumo di biscotti e di aria fresca.
“Pronti?” chiese papà.
“Pronti!” disse Lina.
Tommaso fece un respiro. “Pronti!” disse anche lui, con una vocina rotonda da zucca.
Camminarono. Ogni tanto una foglia saltava sotto i piedi: “cric crac”. Sembrava uno scherzo.
“Sono foglie che ridono,” disse Lina.
“No, sono foglie che fanno paura… un pochino!” disse papà, e poi fece una faccia buffa. Tommaso rise. Un frizzicore dolce gli salì nella pancia.
Arrivarono alla prima casa. Una lanterna a zucca stava sul gradino. Sembrava dire: “Oooo, chi arriva?”
Tommaso alzò il secchiello. Il cuore faceva “tum tum” ma non forte forte, solo un po'.
Papà sussurrò: “Ricorda: buonasera e sorriso.”
Tommaso aprì la bocca. “Bu…” Il sorriso scappò via.
La porta si aprì. Una signora con un cappello da gatto disse: “Oh! Che bella zucca!”
Tommaso sentì caldo sulle guance. Guardò la signora, guardò la zucca-lanterna, guardò il suo secchiello-fantasma che sorrideva sempre.
E allora fece una cosa piccola e importante: sollevò gli angoli della bocca, piano piano. “Buonasera,” disse.
“Buonasera!” rispose la signora, felice. “Che sorriso gentile!”
La signora mise due caramelle nel secchiello. “E una per la tua sorellina.”
“Grazie,” disse Tommaso, e il sorriso restò un attimo in più.
Camminarono verso la seconda casa. Tommaso si sentiva più leggero. “Il sorriso è tornato,” pensò. “Forse vuole giocare con me.”
Parte 2: Il mistero del campanello che fa “din-don”
La strada era piena di bambini in costume: un leone, una fata, un dinosauro con la coda lunga. Tutti dicevano “dolcetto o scherzetto” e ridevano. Tommaso ascoltava e imparava.
A un angolo, c'era una casa con un campanello strano. Non faceva “din-don” normale. Faceva “din… don… din!” come se cantasse.
“Che mistero,” sussurrò Lina, aprendo il mantello. “Forse è un campanello magico.”
Tommaso strinse il secchiello. Il mistero gli faceva il solletico, ma non lo spaventava. Era come un gioco.
Papà indicò la porta. “Vuoi suonare tu?”
Tommaso annuì. Mise il dito sul bottone. “Pip!” fece il dito. E il campanello cantò: “Din… don… din!”
La porta non si aprì subito. Tommaso guardò la mamma. La mamma gli sorrise: un sorriso grande, come una luna piena.
“Allora,” disse Tommaso a bassa voce, “io dico buonasera e sorrido. Anche se la porta è lenta.”
La porta si aprì piano piano. Dentro c'era un signore vestito da mago, con una barba finta che gli scivolava un po' di lato. La barba sembrava voler scappare.
“Ops!” disse il mago, sistemando la barba. “La mia barba fa i capricci!”
Tommaso rise. Era una risata dolce, come una caramella.
“Buonasera,” disse Tommaso, e sorrise. Questa volta il sorriso uscì subito, come un coniglietto curioso.
“Buonasera, Zucca Gentile!” disse il mago. “Che bel sorriso luminoso!”
Il mago mise caramelle nel secchiello e aggiunse una cosa strana: una piccola stellina di carta. “Questa è una stellina coraggiosa,” spiegò. “Quando la guardi, ti ricordi che puoi essere gentile.”
Tommaso prese la stellina. “Grazie,” disse. “Io… posso regalare anche io?”
“Certo,” rispose il mago. “Regalare fa brillare la notte.”
Più avanti, vicino a un albero, Tommaso vide un bimbo più piccolo, forse di tre anni. Aveva un cappello da fantasma troppo grande. Il cappello gli scendeva sugli occhi.
Il bimbo teneva un secchiello quasi vuoto. Guardava gli altri e faceva una bocca a “o”.
La mamma di Tommaso sussurrò: “Forse è arrivato tardi.”
Tommaso toccò le tre caramelle speciali in tasca. Le sentì ancora lì, pronte.
Si avvicinò piano. Il bimbo alzò la testa. Non sembrava triste, solo un po' confuso.
Tommaso fece il suo sorriso migliore. “Buonasera,” disse.
“Buonasera,” rispose il bimbo, con una vocina piccola.
Tommaso tirò fuori una caramella speciale. “Questa è per te,” disse. Poi ne tirò fuori un'altra. “Anche questa.” E la terza. “E questa. Così il tuo secchiello fa ‘toc toc' come il mio.”
Gli occhi del bimbo brillaronissimo. “Grazie!” disse. E poi aggiunse, serio serio: “Il mio fantasma adesso è felice.”
Lina batté le mani piano. “Bravo, Tommaso!”
Papà fece finta di inchinarsi. “Signore e signori, la Zucca Generosa!”
Tommaso rise ancora. Il mistero della notte non era più un mistero difficile. Era un mistero dolce: quando sorridi e dici buonasera, la gente sorride e risponde.
Parte 3: Buonasera, notte gentile
Fecero ancora due case. A una porta c'era una ciotola piena di mandarini con facce disegnate. Sembravano mini-zucche.
Una signora disse: “Prendine uno. È una caramella che si può sbucciare!”
Tommaso prese un mandarino e annusò. “Profuma di sole,” disse.
“Il sole si è nascosto,” disse Lina, “ma noi lo troviamo nel mandarino!”
Alla casa dopo, un cagnolino era vestito da hot dog. Aveva una salsiccia di stoffa sulla schiena. Il cagnolino scodinzolava e faceva “bau” come se dicesse “buonasera” anche lui.
Tommaso si chinò. “Buonasera, cagnolino hot dog,” sussurrò. Il cagnolino leccò il suo guanto da zucca. Tommaso rise così tanto che la foglia verde sul cappuccio ballò come una bandiera.
Quando il secchiello era pieno e le gambe erano un po' stanche, la mamma disse: “Torniamo a casa. La notte è contenta. E anche tu.”
Camminarono piano. Le luci delle case sembravano piccole stelle basse. La strada era calma. Niente di spaventoso, solo un “ooo” divertente qua e là.
A casa, la mamma preparò una tisana tiepida e due biscotti a forma di pipistrello. “Pipistrelli buoni,” disse Lina, mordendo.
Tommaso si sedette sul tappeto e svuotò il secchiello un pochino. Le caramelle facevano un mucchietto colorato: rosso, giallo, verde, blu. Il mandarino-sole stava in cima.
Papà guardò la stellina di carta. “Allora, Zucca Gentile, hai fatto il tuo compito?”
Tommaso pensò alle porte, al campanello che cantava, alla barba del mago che scivolava, al bimbo col cappello sugli occhi. Pensò alle tre caramelle regalate. Sentì il cuore caldo.
“Sì,” disse Tommaso. “Ho detto ‘buonasera' sorridendo. Tante volte.”
“E hai regalato,” aggiunse la mamma, accarezzandogli i capelli.
Tommaso sbadigliò. “Regalare fa… brillo,” disse piano, confondendo la parola e ridendo.
“Fa brillare,” lo aiutò papà.
“Fa brillare,” ripeté Tommaso, chiudendo un occhio. “Buonasera… anche al cuscino.”
La mamma lo portò a letto. La stanza era morbida e quieta. La finestra mostrava un pezzetto di cielo scuro, gentile.
Tommaso strinse la stellina di carta e la mise sul comodino. “Così mi guarda,” disse.
La mamma gli diede un bacio. “Buonasera, Tommaso.”
Tommaso aprì gli occhi un attimo e fece il suo sorriso più tranquillo, quello da nanna. “Buonasera,” sussurrò.
E la notte di Halloween, misteriosa ma buona, sembrò sorridere con lui. Poi tutto diventò silenzio caldo, e Tommaso dormì felice.