Nel bosco era arrivata la notte di Halloween. L'aria profumava di foglie bagnate e di zucca dolce. La nebbia camminava piano, come una coperta morbida. Le stelle facevano occhiolini. I rami dicevano “tic tic” nel vento leggero.
La piccola volpe Filo aveva una sciarpa arancione e una lanterna rotonda. La lanterna brillava come una mela di luce. Filo amava le lucine, le risatine e i passi morbidi sul sentiero. Aveva il cuore curioso e gentile.
In mezzo al bosco c'era la Grande Zucca-Luce. Ogni Halloween sorrideva con denti luminosi. Faceva da guida per tutti gli amici del bosco. Quella sera, la Zucca fece “flick… flick… puff!”. La luce si spense. La radura diventò più scura, ma non cattiva. Le stelle restarono lì, buone e pazienti.
Filo si fermò. Appoggiò le zampette sulla terra soffice. Sentì un brividino nella coda, un brividino che faceva ridere e stringere la sciarpa. “Riaccenderò la luce,” disse piano. “Così tutti vedranno il sentiero. Così nessuno avrà il cuore agitato.”
Un frullo morbido passò nella nebbia. “Ciao, Filo!” disse il pipistrello Pim. Aveva le ali come due mantelli piccoli. “Ho visto la Grande Zucca spegnersi. Posso aiutare.”
“Grazie, Pim,” disse Filo. “Andiamo insieme.”
Dal ramo alto, la civetta Onda fece “uh-uh” gentile. “Vi guido io,” disse. “Conosco l'aria. Conosco il vento.”
Dal cespuglio uscì Mina, la gattina nera. Aveva i baffi dritti e gli occhi tondi, tondi. “Mi piacciono le luci e mi piacciono le coccole,” disse. “Vengo anch'io.”
Dal tappeto di foglie rotolò il riccio Rì. Rotolò come una pallina e poi si aprì, tutto spine e sorriso. “Ho trovato rametti asciutti!” disse, fiero. “Possono servire?”
“Servono eccome,” disse Filo. “Andiamo piano. Insieme.”
Camminarono sul sentiero che scricchiolava “cric croc”. La nebbia guardava, morbida e curiosa. Qualche ombra faceva “bu!” e poi si nascondeva. Pim faceva una piccola capriola in aria per ridere. Mina faceva “mrrr” e batteva la coda come un metronomo del coraggio. Onda apriva le ali come un tetto. Filo sentiva il cuore calmo.
Arrivarono alla radura. La Grande Zucca-Luce era lì, grande e arancione, con un sorriso di semi. Ma gli occhi erano spenti. Filo appoggiò la zampa sulla scorza. Era fredda. “Ciao, Zucca,” disse. “Siamo qui per aiutarti.”
Dal buco della Zucca uscì un profumino di dolce. Ma niente luce. La miccia era umida. “Serve una nuova fiamma,” disse Onda. “Serve un riparo dal vento.”
“Possiamo provare con la mia lanterna,” disse Filo. “Condivido la mia luce.” Il suo muso fece un sorrisino timido, ma felice. Era bello dare un pezzetto di luce.
Allora prepararono tutto. Mina sollevò con delicatezza il coperchio della Zucca. Pim entrò piano, tutto attento, con le ali ripiegate. Rì sistemò i rametti, sottili e asciutti, come un lettino per una scintilla. Onda aprì le ali per fermare il vento dispettoso.
“Pronti?” chiese Filo. “Pronti!” dissero tutti.
Filo avvicinò la sua lanterna alla miccia. La fiamma tremò, poi leccò il filo. Fece “tic”. Fece “fss”. Fece “niente”. Un soffio di vento arrivò come uno sbadiglio e spense il primo tentativo.
“Va bene,” disse Filo con dolcezza. “Respiriamo piano. Ci riproviamo.”
“Posso chiamare le lucciole,” disse Pim. “Con loro c'è più coraggio.” Volò su, fece tre giri, e tornò con un piccolo coro di lucciole. Erano tante, come semi dorati. “Siamo qui!” cantarono piano.
Le lucciole si posarono vicino alla miccia. Non bastava da sola, ma faceva una luce amica. Onda fece uno scudo con le ali. Mina teneva fermo il coperchio, senza farlo cadere. Rì soffiava piano, come per fare le bolle.
Filo ci provò di nuovo. La fiamma toccò la miccia. Fece “tic”. Fece “fss”. Fece “fiù… fiù… fiuù!” E all'improvviso, la luce prese. Una fiammella piccola, timida. Poi un bagliore più grande, allegro. La Grande Zucca sorrise con luce calda. La radura si riempì di arancione gentile. Le ombre ballarono lente, senza fare paura.
“Evviva!” disse Mina e fece una giravolta. Pim batté le ali e fece una capriola. Rì fece “iih!” e rotolò per la gioia. Onda disse “uh-uh” come un abbraccio. Filo guardò la sua lanterna: la fiamma era più piccola. Ma il suo cuore era più grande. Aveva condiviso, e la luce era tornata. Era bello dare.
La luce chiamò piccoli amici nascosti. Un topolino sporse il naso da un buco. “Posso venire anche io?” chiese piano. “Certo,” disse Filo. “Qui la luce è di tutti.”
Appesero ghirlande di foglie lucide. Le lucciole fecero collane d'oro nell'aria. La nebbia dondolava a ritmo, come una musica lenta. Qualcosa fece “bu!” dietro un tronco. Era una zucca piccola con occhi buffi, dipinti dal muschio. Nessuno si spaventò. Tutti risero.
Condivisero dolcetti di miele e semi di zucca. Filo spezzò i biscotti. Diede il pezzo più grande al topolino. Offrì anche una fetta profumata a Pim, a Mina, a Rì, a Onda, alle lucciole. “Grazie,” dissero tutti. “La luce è più buona quando si divide.”
La Grande Zucca-Luce brillava come la luna scesa nel prato. Il sentiero era chiaro. Le stelle, contente, facevano “blink blink”. Il vento, ora gentile, faceva solo “shh”, come per dire: bene, bene, riposa.
“Dobbiamo dirlo agli altri,” disse Filo. “Dobbiamo mandare un messaggio.” Prese una foglia grande e liscia. Con un bastoncino scrisse piano: “La luce è accesa. Venite. C'è dolcezza e amicizia.”
“Lo porto io,” disse Pim il pipistrello. Legò la foglia a un filo di erba e volò alto. Le lucciole lo seguirono, formando nel cielo le parole con i loro puntini d'oro. Onda cantò un “uh-uh” che sapeva di casa. Mina fece “mrrr” come una canzone. Rì tamburellò con le zampette sulla terra, come un piccolo tamburo.
Filo guardò la radura chiara. Sentì il bosco tranquillo e contento. La sua sciarpa profumava di zucca e di notte buona. Alzò il muso verso la luna. “Grazie, luce,” sussurrò. “Ti condivideremo sempre.”
E mentre la Grande Zucca sorrideva e il sentiero brillava, il messaggio volò tra rami e stelle, leggero e luminoso: “La luce è accesa. Venite a giocare.” Poi il bosco fece un respiro lungo e dolce, e tutto diventò caldo e sereno.