Parte 1: La sera dei costumi
Stasera il cielo è scuro come una coperta morbida. Le finestre brillano. E le zucche sorridono.
Tommaso ha quattro anni e un costume da zucca. Ha anche un cappello un po' storto. Sembra una zucca con le orecchie.
“Guarda, mamma! Sono una zucca che cammina!” dice Tommaso.
La mamma ride piano. “Una zucca molto seria.”
Tommaso fa una faccia serissima. Poi gli scappa una risata. “Serissima… gni gni!”
Nella mano tiene un sacchetto arancione. È pronto per Halloween. Però oggi vuole una cosa speciale: trovare una “piazza”. Non una piazza grande grande, ma una piazza tutta sua, dove stare bene. Una place. Un posto.
“Voglio trovare la mia piazza,” dice Tommaso. “Una piazza che mi dice: ciao!”
“Una piazza che saluta,” ripete la mamma. “Mi piace. Andiamo a cercarla.”
Fuori, l'aria profuma di foglie e di biscotti. Qualcuno ha acceso una candela. Qualcuno ha messo una luce viola. È un po' misterioso, ma anche caldo.
Tommaso cammina e guarda tutto. È curioso. Curioso come un gattino. Curioso come un cucchiaino che vuole sapere cosa c'è nella minestra.
Alla prima casa, un signore vestito da fantasma apre la porta. Però non fa paura. Ha gli occhiali a pois.
“Dolcetto o scherzetto?” chiede Tommaso.
“Dolcetto!” risponde il fantasma. “E uno scherzetto piccolissimo.” Fa “Buu!” ma gli esce “Biii!” perché starnutisce.
Tommaso ride. “Fantasma che fa ‘biii'!”
Il fantasma mette una caramella nel sacchetto. “Buona ricerca, piccola zucca.”
Tommaso annusa l'aria. “La mia piazza è qui?” domanda. Si guarda intorno. C'è un vialetto, un cespuglio, un nano da giardino con una sciarpa.
Il nano non dice “ciao”. Sta zitto come un nano.
“Non è qui,” decide Tommaso. “Andiamo.”
Parte 2: Il mistero dei saluti
Camminano verso la via con le luci. Ogni porta ha una sorpresa: una ragnatela finta, un pipistrello di carta, un gatto nero che in realtà è bianco ma porta un cappello nero.
“Guarda, un gatto travestito!” sussurra Tommaso.
Il gatto fa “miao” come per dire: “Sono elegantissimo.”
Tommaso fa un inchino. “Buonasera, signor Gatto.”
A un incrocio, c'è una piccola piazzetta. Ha una fontana e tre panchine. Sopra una panchina c'è un cartello: “PANCHINA STREGATA”. Le lettere sono storte, come se ballassero.
Tommaso stringe la mano della mamma. Non è spaventato, solo un po'… frizzante. Come quando le bollicine fanno solletico al naso.
“È stregata davvero?” chiede.
La mamma si avvicina e tocca la panchina. “Sembra una panchina normalissima.”
Tommaso si avvicina piano. Toc toc. La panchina scricchiola.
E poi… “Ciao!”
Tommaso si blocca. “Ha detto ‘ciao'!”
La panchina scricchiola ancora. “Ciao ciao.”
Tommaso spalanca gli occhi. “Mamma, questa è la mia piazza!”
La mamma guarda sotto la panchina. Sotto c'è un piccolo altoparlante. E dietro la fontana c'è una bambina travestita da strega. Ha quattro anni anche lei, e un cappello enorme che le cade sugli occhi.
La strega-bambina esce ridendo. “Sono io! Io dico ‘ciao'!”
Tommaso ride forte. “Non sei una panchina!”
“Ma la panchina è mia amica,” dice la bambina. “Io mi chiamo Nina. E tu?”
“Tommaso. Zucca seria,” risponde Tommaso, tornando serissimo per due secondi.
Nina batte le mani. “Allora, Zucca Seria, cerchi una piazza?”
“Sì. Una piazza che mi fa stare bene,” dice Tommaso. “E che saluta.”
“Questa saluta,” dice Nina. Fa un gesto magico con le dita. “Piazza, di' ciao!”
Dalla fontana si sente un gorgoglio. Sembra una risata d'acqua. “Ciao ciao!”
Tommaso fa un saltino. “Anche la fontana!”
La mamma sorride. “Che bella piazzetta.”
Nina sussurra: “C'è un altro mistero. Un mistero dolce.”
“Dolce?” chiede Tommaso, guardando il sacchetto.
Nina indica un lampione. Sotto il lampione c'è una piccola scatola arancione con un fiocco. Sopra c'è scritto: “PER CHI È CURIOSO”.
Tommaso si avvicina. “Io sono curioso!”
“Apri,” dice Nina.
Tommaso apre piano. Dentro ci sono… adesivi di zucche che fanno facce buffe. Una zucca che starnutisce. Una zucca che dorme. Una zucca che mangia spaghetti.
Tommaso ride così tanto che il cappello gli scivola. “Zucca con spaghetti! Ah ah!”
Nina ride anche lei. “Il mistero era solo per far ridere.”
“Il miglior mistero!” dice Tommaso.
Parte 3: La piazza tutta sua
Si siedono sulla panchina “stregata”. Nina fa partire il “ciao” ancora una volta, ma poi lo spegne.
“Adesso la piazza può stare tranquilla,” dice Nina. “Anche le piazze si stancano.”
Tommaso annuisce. “Anche le zucche si stancano.”
La mamma tira fuori una piccola torcia. Fa una luce calda, gialla. Illumina le foglie per terra. Sembrano stelle arancioni.
Nina mostra il suo sacchetto. “Quante caramelle hai?”
Tommaso lo scuote. Fa “fru fru”. “Un sacco! E una risata in più.”
Passano due bambini travestiti da scheletri. Ma sono scheletri gentili, con calzini a righe.
“Ciao!” dice Tommaso.
“Ciao!” rispondono gli scheletri, e fanno un balletto. Le ossa disegnate sulle tute sembrano ballare davvero.
Tommaso applaude. “Bravi, ossi!”
La mamma guarda l'orologio. “Ancora un giro e poi casa?”
Tommaso guarda la piazzetta. La fontana fa un suono di ninna nanna. La panchina è comoda. Il lampione fa luce come una luna piccola.
“Posso dire alla piazza che è mia?” chiede.
“Puoi,” dice la mamma. “Ma una piazza è felice quando tanti la amano.”
Tommaso pensa. Poi parla piano, come a un amico. “Ciao, piazza. Io ti ho trovata. Torno un'altra volta. Non ti perdo.”
Nina fa un altro gesto magico. “Piazza, rispondi.”
La fontana gorgoglia piano. Sembra dire: “Ciaoooo.” Ma senza spaventare. Solo un saluto d'acqua.
Tommaso sospira felice. “Ha capito.”
Camminano verso casa. Le luci si fanno più poche. Il sacchetto è pieno. Il cuore di Tommaso è pieno anche lui.
A casa, Tommaso mette gli adesivi sul suo quaderno. Una zucca che dorme va sulla prima pagina.
“Questa è la zucca che sono io adesso,” dice, strofinandosi gli occhi.
La mamma lo prende in braccio. “Hai trovato la tua piazza.”
“Sì,” mormora Tommaso. “E mi ha detto ciao. E io ho detto ciao. E domani… sono curioso di nuovo.”
Si infila nel letto. La coperta è calda come una zuppa buona. Fuori, una zucca di plastica sorride sul balcone.
Tommaso chiude gli occhi. Prima di addormentarsi, sussurra: “Ciao, piazza. Buonanotte.”
E nella sua testa, la fontana fa ancora un gorgoglio piccolo piccolo, come una risatina gentile. Buonanotte anche a lei.