Leo ha quattro anni. Ha una lente finta al collo e un taccuino piccolo. Dice sempre: “Sono il detective Leo!”
Quella mattina la cucina profuma di pane. Sul tavolo c'è una ciotola di biscotti a forma di stellina. La mamma sorride. “Ne avevo messi cinque.”
Leo conta con il ditino. “Uno, due, tre, quattro… Manca una stellina!”
Non è una cosa triste. È un mistero dolce. Leo si mette serio, ma con gli occhi che brillano. “Caso numero uno: la stellina sparita!”
La mamma gli dà un bacio sulla fronte. “Io resto qui. Tu indaga. Con calma.”
Leo prende il taccuino. Fa un disegno di una stellina. Poi scrive come può: “BIS”.
Vicino alla ciotola vede briciole. Piccole, piccole. “Indizio!” dice. “Le briciole sono come una strada.”
Vuoi aiutare Leo? Guarda bene: le briciole vanno verso il salotto.
Nel salotto c'è il tappeto blu, il divano morbido e una lampada alta. Però la lampada è spenta. Anche se fuori è nuvoloso.
Leo prova l'interruttore. Click. Niente luce. “Oh-oh. La lampada non aiuta il detective.”
Sotto la lampada ci sono altre briciole. E un calzino rosso. Solo uno. “Indizio numero due: calzino solo. Strano.”
Dal corridoio arriva la voce del papà: “Hai bisogno, detective?”
“Papà, la lampada è rotta. E manca un biscotto stellina!”
Il papà arriva piano. Non sembra preoccupato. “Facciamo con metodo. Prima la luce. Poi il biscotto.”
Leo annuisce. “Metodo. Uno alla volta.”
Papà si inginocchia vicino alla presa. “Prima regola: sicurezza. Io tocco io.” Leo tiene le mani dietro la schiena, come un vero aiutante.
Papà guarda il filo. “Mmm, è un po' staccato.” Lo spinge bene dentro. Poi controlla la lampadina. La svita piano e la guarda. “È ok. Rimettiamo.”
Leo osserva e fa una faccia importante. “Sto guardando attentissimo.”
Papà riaccende. Click. La lampada fa luce calda. “Ecco!”
Leo batte le mani. “Bravo, lampada! Ora posso investigare!”
Con la luce vede meglio: sul tappeto c'è una scia di briciole che fa una curva. Va verso la cameretta.
Leo cammina piano, come un gatto gentile. “Passo da detective,” sussurra. Tu puoi fare il passo da detective con lui: piano, piano.
In cameretta c'è la scatola dei giochi, l'orsetto, e una piccola tenda di stoffa. Sotto la tenda c'è qualcosa che si muove.
Leo non si spaventa. Sorride. “Chi c'è lì?”
Si sente un “miao” piccolino.
Esce Mimi, la gattina di casa. Ha una briciola sul baffo. E vicino alla zampetta c'è… una stellina di biscotto, tutta sgranocchiata.
Leo ride. “Mimi! Sei tu la ladra di stelline!”
Mimi fa “miao” come per dire: “Forse.”
La mamma arriva alla porta. “Ah, ecco la colpevole dolce.”
Leo guarda il suo taccuino. “Soluzione del caso: seguire le briciole. E accendere la lampada per vedere bene.”
Il papà aggiunge: “E fare le cose con calma. E in sicurezza.”
Leo prende una ciotolina piccola. Ci mette due croccantini per Mimi. “Scambio onesto,” dice. “Tu lasci i biscotti, io ti do la merenda da gatta.”
Mimi annusa e fa le fusa. La stellina rimasta la porta piano vicino alla ciotola, come se chiedesse scusa.
La mamma sistema i biscotti. “Ne restano quattro. Sono perfetti per noi.”
Leo si siede al tavolo. La lampada fa una luce bella. Il mistero è risolto. Leo morde una stellina e dice, con la bocca piena ma felice: “Caso chiuso. Metodo, indizi, e… briciole!”