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Storia di città futuristica 3/4 anni Lettura 5 min.

Timo, il capitano della sedia in equilibrio a Città-Luce

Il piccolo Timo visita la futuristica Città-Luce e prova al Centro Gentile una sedia a ruote auto-equilibrata che lo accompagna in una nuova avventura.

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Un bambino di 4 anni dagli occhi grandi e curiosi, capelli castano chiaro tagliati a caschetto, volto sorridente e un po’ meravigliato, seduto su una piccola sedia a rotelle auto‑bilanciante lucida con la mano sul cuscino morbido, guarda avanti; la madre (30–35 anni) con capelli castani raccolti in coda di cavallo, espressione dolce e rassicurante, è in piedi dietro tenendogli la mano; un uomo di circa 50 anni (Lio) con gilet arancione e occhiali tondi sorride premendo un pulsante a forma di stella su un pannello luminoso; una bambina di 6 anni con cappello a pois e trecce nere ride soffiando bolle giganti seduta su un prato a destra; ambientazione su un ponte tra moduli colorati di una città futuristica, pavimento liscio con linee luminose blu, vaschette verdi e pannelli trasparenti, edifici modulari pastello sullo sfondo; la sedia sale dolcemente la rampa, luce anteriore azzurra, scena di movimento calmo, sicurezza e gioia, atmosfera luminosa e accogliente; stile pittura acrilica, colori vivaci, tratti morbidi e texture di pennellata, composizione centrata sul bambino e sulla sedia. segnalare un problema con questa immagine

Nel grande Città-Luce, nel futuro, le case non stavano ferme. Si potevano spostare piano, come grandi scatole colorate. I quartieri erano moduli: uno per giocare, uno per leggere, uno per cucinare insieme. Quando serviva, i moduli si avvicinavano. Quando c'era bisogno di spazio, si allontanavano. Tutti si aiutavano.

Timo aveva quattro anni e occhi curiosi. Quel mattino teneva la mano della mamma e guardava in alto i ponti trasparenti, le strade morbide come tappeti, e i piccoli droni che portavano pacchi leggeri come piume.

“Dove andiamo?” chiese Timo.

“Al Centro Gentile,” disse la mamma. “Oggi provi una cosa nuova.”

Al Centro Gentile le porte si aprirono con un soffio. Dentro c'era un profumo di sapone e di arance. Le pareti cambiavano colore, piano piano: azzurro, verde, giallo. Un signore con un gilet arancione sorrise.

“Ciao, Timo,” disse. “Io sono Lio. Oggi provi la sedia a ruote auto-equilibrata.

“La sedia… si equilibra da sola?” chiese Timo, piano.

“Proprio così,” disse Lio. “Come un cucciolo che sta sempre in piedi.”

La sedia era piccola, lucida, con due ruote grandi e una luce tonda davanti. Aveva un cuscino morbido e una cintura gentile.

“Vuoi salire?” chiese la mamma.

Timo annuì. Si sedette. La cintura fece “clic”, ma un clic buono. La sedia vibrò un pochino, come se facesse le fusa. Le luci ai lati si accesero: una verde, una blu.

“Se ti senti strano, dimmelo,” disse la mamma.

“Mi sento… leggero,” disse Timo.

“Bene,” disse Lio. “Guarda: se sposti un po' il corpo, lei capisce.”

Timo si piegò appena in avanti. La sedia andò avanti, lenta lenta. Timo rise.

“Va! Va!” disse.

“Bravissimo,” disse la mamma. “Piano, come una passeggiata.”

Uscirono in un corridoio largo. Il pavimento aveva linee luminose che indicavano la strada. C'erano piante alte in vasi rotondi e una fontana che cantava piano.

Timo provò a girare. La sedia si girò senza scatti. Era come danzare su ruote.

Poi, davanti a loro, il percorso diventò un piccolo ponte che collegava due moduli del quartiere. Il ponte aveva una rampa dolce. Timo la guardò e strinse le labbra.

“E se… cado?” chiese.

La mamma si chinò vicino a lui. “Non cadi. Io sono qui. E la sedia sa tenerti dritto.”

Lio toccò un pulsante a forma di stellina. “Modalità calma,” disse. “Più lenta e più sicura.”

La luce davanti alla sedia diventò azzurra. Timo respirò. “Azzurro è tranquillo,” disse.

“Esatto,” rispose Lio.

Timo salì la rampa. La sedia rimase stabile, come se avesse piedi invisibili. In cima c'era un piccolo scossone, solo un bacio di strada. La sedia lo sentì e si aggiustò subito.

“Ha fatto da sola!” disse Timo, stupito.

“Sì,” disse la mamma. “Tu sei il capitano. Lei è la nave.”

Dall'altra parte c'era il Modulo Parco. I pannelli del tetto si aprirono e entrò il sole. Un robot giardiniere annaffiava fiori rossi. Un gruppo di bambini faceva bolle giganti.

Una bambina con un cappello a pois guardò Timo. “Vuoi giocare con noi?” chiese.

“Sì!” disse Timo. Fece andare la sedia vicino a loro, piano piano. La sedia evitò una palla che rotolava, senza spaventarsi. La palla passò e Timo rimase dritto.

“Che brava sedia,” disse la bambina.

“È auto-equilibrata,” disse Timo, orgoglioso. “Mi aiuta.”

Le bolle salivano e riflettevano la città: i moduli colorati, i ponti chiari, le persone che salutavano. Un nonno seduto su una panchina alzò la mano. Un ragazzo portò una bottiglia d'acqua a una signora. In Città-Luce, quando qualcuno aveva bisogno, gli altri erano vicini.

Quando fu quasi ora di tornare, la mamma disse: “Com'è andata, capitano?”

Timo guardò la sua sedia, la luce azzurra, il cuscino morbido. “È come un amico,” disse. “Mi porta dove voglio, e mi tiene su.”

Lio sorrise. “Domani possiamo provare anche la modalità gioco. Ma sempre con calma.”

Timo annuì. Tornarono sul ponte. Le linee luminose li guidarono come stelle a terra. La sedia scivolava dolce, senza fretta. Timo sentiva la mano della mamma vicino alla sua, e il futuro sembrava una cosa semplice: una strada chiara, un quartiere che si avvicina, e tanta gentilezza intorno.

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Moduli
Parti della città che si possono staccare e spostare per cambiare posto.
Droni
Piccoli veicoli volanti che portano cose leggere in aria.
Auto-equilibrata
Che resta dritta da sola, senza cadere, anche su ruote.
Modalità calma,
Una scelta che rende una macchina più lenta e sicura.
Pulsante
Un piccolo tasto che premi per far partire o cambiare una cosa.
Rampa
Una strada inclinata che aiuta a salire o scendere piano.
Si equilibra
Si mette dritto da sola per non cadere.
Giardiniere
Persona o robot che cura i fiori e le piante.
Pannelli
Piastre piatte che coprono o proteggono il tetto o le pareti.

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