Parte 1
Nella grande Città Nuvola del futuro, le case erano alte e lisce come torri di gelato. I tram scivolavano senza rumore su strisce di luce. I semafori cantavano piano: “Verde, verde, via!”
Quattro bambini camminavano insieme, piccoli piccoli, quasi tutti di tre anni. C'era Lila, con due codini e una risata chiara. C'era Teo, che portava un cappellino blu. C'era Nuri, che amava dire “Wow!” ogni due passi. E c'era Piero, seduto sulla sua sedia con ruote lucide che facevano “rrr-rrr” sul pavimento liscio.
Quel giorno avevano una missione gentile: registrare il canto della città.
Lila teneva in mano una Scatola-Ascolto, grande come un panino. Aveva un pulsante rotondo e una piccola luce verde.
“Pronti?” chiese Lila.
“Pronti!” disse Teo.
“Pronti-pronti!” disse Nuri.
Piero fece “Sì,” e la sua sedia fece un “rrr” contento.
Lila premette il pulsante. La luce verde lampeggiò, e la Scatola-Ascolto fece un suono morbido: “Pip!”
Subito la città iniziò a entrare nella scatola, come se fosse un gioco.
Entrò il “ding-dong” delle porte automatiche.
Entrò il “shhh” delle fontane che pulivano l'aria.
Entrò il “bip-bip” delle biciclette volanti, che passavano alte alte.
“Che bella musica!” disse Teo.
“È una canzone gigante!” disse Nuri.
Piero guardò in alto, dove un ponte di vetro univa due torri. Sotto il ponte c'erano luci che cambiavano colore: verde, giallo, rosa.
“Anche le luci cantano,” disse Piero piano.
Camminarono fino alla Piazza delle Idee, dove ogni giorno qualcuno inventava una soluzione semplice. In mezzo alla piazza c'era un albero metallico. Sui rami, invece di foglie, c'erano piccole pale che giravano con il vento.
“L'albero fa energia,” spiegò Lila, come se lo sapesse da sempre. “E la energia fa le luci.”
La Scatola-Ascolto registrò anche quel suono: “vuu-vuu” del vento sulle pale.
A un angolo della piazza c'era un robot custode con un grembiule arancione. Spazzava con una scopa che aspirava polvere e la trasformava in mattoncini puliti.
Il robot disse: “Buongiorno, piccoli inventori.”
“Buongiorno!” risposero tutti.
“Stiamo registrando il canto della città,” disse Teo fiero.
“Bene,” disse il robot. “La città è felice quando qualcuno la ascolta.”
Parte 2
Proprio mentre la Scatola-Ascolto faceva “pip… pip…”, successe una piccola cosa strana: vicino al Mercato delle Nuvole, un grande schermo luminoso smise di cantare. Di solito diceva: “Acqua fresca qui! Frutta dolce lì!”
Ma ora era zitto. Zitto-zitto.
“Dov'è la sua voce?” chiese Nuri, e le sue sopracciglia fecero un ponte.
“Non fa paura,” disse Lila subito, con voce calma. “Forse è solo… stanco.”
Piero annuì. “Come quando io sbadiglio.”
Teo guardò la Scatola-Ascolto. “Se lo schermo è zitto, la nostra canzone avrà un buco.”
“Un buco piccolo,” disse Lila. “Lo riempiamo.”
Si avvicinarono allo schermo. Sotto c'era una scatolina con un simbolo: una piccola nota musicale.
Piero indicò. “Forse è qui.”
Teo si chinò e vide un cavo morbido che era uscito un pochino.
“È solo scivolato,” disse Teo. “Come un calzino.”
“Possiamo rimetterlo?” chiese Nuri.
“Con delicatezza,” disse Lila.
Lila chiamò il robot custode: “Puoi venire?”
Il robot arrivò con passi gentili: “Toc-toc.”
“Lo schermo ha perso la voce,” disse Lila.
Il robot guardò e disse: “Oh! Il cavo-voce è uscito. Soluzione semplice: spingere piano finché fa ‘click'.”
Teo tenne fermo il cavo. Piero avvicinò la sua sedia un pochino, “rrr-rrr”, e guardò bene.
“Piano, piano,” disse Piero, come un piccolo capo.
Nuri contò: “Uno… due… tre…”
E tutti insieme, con dita piccole e attente, spinsero piano.
“Click!”
Lo schermo si accese con un sorriso di luce e disse subito: “Acqua fresca qui! Frutta dolce lì!”
“Evviva!” gridò Nuri.
“Non era spaventoso,” disse Lila. “Era solo un cavo timido.”
Il robot custode fece un piccolo inchino. “Bravi. Avete inventato una soluzione: mani gentili e occhi attenti.”
Lila premette di nuovo il pulsante della Scatola-Ascolto.
“Pip!”
La voce dello schermo entrò nella registrazione, insieme alle risate dei bambini.
Poi decisero di cercare i suoni più morbidi. Andarono verso il Giardino dei Tetti, dove crescevano fiori che brillavano la sera come lampadine tranquille.
Un drone annaffiatoio passava piano e faceva: “plin-plin.”
“Questo è un suono da nanna,” disse Piero.
“Sì,” disse Teo. “Una nanna per la città.”
Parte 3
Quando il cielo diventò color pesca, la città cambiò musica. I tram di luce fecero “mmmm” come gatti. Le porte automatiche fecero “whoosh” più lentamente. Le fontane cantarono piano.
I quattro bambini tornarono alla Piazza delle Idee, dove c'era una panchina calda che scaldava senza bruciare.
Si sedettero vicini. Piero mise la sua sedia accanto a loro, così era tutto un cerchio.
Lila guardò la Scatola-Ascolto. “Adesso ascoltiamo?”
“Adesso!” disse Nuri.
Lila premette un altro pulsante. La Scatola-Ascolto fece “taa-daa” e iniziò a suonare.
Si sentì:
“Ding-dong” delle porte.
“Shhh” delle fontane.
“Vuu-vuu” dell'albero-energia.
“Acqua fresca qui!” dello schermo tornato felice.
E in mezzo, le loro voci: “Pronti!” “Evviva!” “Piano, piano!”
Teo chiuse gli occhi. “Sembra una storia,” disse.
“È la storia di oggi,” disse Lila.
“Domani la città canterà diversa,” disse Piero. “E noi possiamo ascoltare ancora.”
Nuri abbracciò l'aria, come per abbracciare tutta la Città Nuvola. “Città, sei bella!”
Il robot custode passò e disse: “Buonanotte, piccoli ascoltatori.”
“Buonanotte!” risposero loro.
Le luci sui ponti di vetro fecero un ultimo cambio: blu, azzurro, verde. Il vento girò le pale dell'albero metallico con un “vuu” dolce. La panchina restò tiepida.
Lila mise la Scatola-Ascolto nello zainetto.
“Il canto è al sicuro,” disse.
“E anche noi,” disse Teo.
“Sempre,” disse Piero, tranquillo.
E, mano nella mano, andarono verso casa, mentre la città del futuro continuava a cantare piano, piano, come una grande ninna nanna luminosa.