Nel Bosco dei Biscotti viveva Piro, un draghetto tondo come una pera e lucido come una padella pulita. Aveva due cornetti piccoli, ali a pois e un naso che starnutiva scintille… ma solo quando rideva.
Una mattina, Piro trovò un cartello appeso a un ramo di liquirizia: “SFIDA IMPOSSIBILE! Portare la Gelatina Gigante fino alla Collina delle Carezze. Vietato farla tremare. Vietato farla ‘plop'!”. Sotto c'era un disegno: una gelatina enorme, tutta viola, che saltellava come una pancia felice.
Piro batté le zampette. “Io ci riesco!” disse. Poi aggiunse: “Con calma. Piano piano. Patienza, piro-piro!”
La Gelatina Gigante stava in una ciotola grande come una barca. Tremava già solo a guardarla. Piro provò a prenderla con le ali. SQUASH! La gelatina gli scivolò addosso e fece “plop” nel fango di zucchero.
Piro non si arrabbiò. Tirò fuori un quaderno a quadretti e scrisse: “Errore numero 1: Ala appiccicosa. TROFEO!”. E disegnò una coppa con sopra una goccia viola.
Allora provò con una foglia di cavolo-caramella, come un vassoio. Sollevò… e la gelatina ballò la samba. PLIP! PLAP! PLUP!
Finì dritta su una montagnola di panna.
Piro rise così tanto che fece tre starnuti di scintille: “PSS! PSS! PSS!” Poi scrisse: “Errore numero 2: Vassoio ballerino. TROFEO!”. E un'altra coppa.
“Serve pazienza,” si disse. “E una idea buffa.”
Guardò intorno. Vide una lumaca con un guscio a spirale, pulito e liscio. La lumaca, molto calma, masticava una fogliolina. Piro le chiese: “Posso prendere in prestito la tua scia lucida? Solo un pochino!”
La lumaca annuì. “Con calma,” disse. “La calma fa scivolare bene.”
Piro ebbe un'idea: fece una pista! Con la scia lucida della lumaca disegnò sul sentiero una lunga riga brillante, come una strada di sapone. Poi mise ai lati dei biscotti rotondi, come birilli. “Così la gelatina non scappa.”
“E come la muovi?” chiese un passerotto di marzapane, saltellando.
Piro prese una piuma gigante di zucchero filato e la usò come ventaglio. “Niente prese, niente strappi. Solo aria gentile.”
Contò piano: “Uno… due… tre…” E fece un soffio piccolo piccolo. La gelatina tremò, ma restò intera. Scivolò sulla pista: ssshhh… ssshhh…
A metà strada, un sassolino di cioccolato bloccò la pista. La gelatina si fermò e fece una faccia preoccupata, proprio da gelatina: tutta ondine.
Piro fece un inchino. “Tranquilla! Non è un problema, è un gioco.” Tolse il sassolino con una bacchetta di lecca-lecca, lentamente, come se stesse mettendo a dormire una farfalla. Poi scrisse: “Quasi-errore numero 3: Sassolino birichino. TROFEO!” e disegnò una coppa con un sassolino che ride.
Ripartirono. Piro soffiava piano piano. La gelatina avanzava piano piano. “Patienza,” cantilenava Piro. “Patienza, patienza!”
Arrivarono alla Collina delle Carezze, dove l'erba era morbida come una coperta. Piro guidò la gelatina dentro una grande ciotola di foglie, proprio al centro. Nessun “plop”. Nessun disastro. Solo un tremolio felice.
La lumaca applaudì lentamente. Il passerotto di marzapane fece un saltino. Piro aprì il quaderno e lo abbracciò. “I miei trofei!” disse. “Gli errori mi hanno insegnato la strada.”
Poi si sdraiò vicino alla Gelatina Gigante, che tremava piano come una ninna nanna. Il bosco profumava di biscotto caldo. Piro chiuse gli occhi, contento e tranquillo, e sussurrò: “Con calma, si può fare anche l'impossibile.”