In cortile, tre amici quasi di quattro anni guardavano un cartello appeso alla rete: “SFIDA IMPOSSIBILE: portare la palla rossa dall'altra parte senza toccare il pavimento. Vietato volare. Vietato essere un canguro”.
Tito spalancò gli occhi. “Io non sono un canguro!”
Milo rise. “Nemmeno io. Però posso saltare come un budino.”
Pippo, con i capelli tutti in su, disse serio: “Io ho un'idea geniale. Forse.”
Davanti a loro c'era il “Fiume di Mattoni”: una striscia di pavimento grigio tra due tappeti. Sembrava lunghissima. La palla rossa li guardava, ferma, come se dicesse: “Prendetemi se ci riuscite!”
Tito provò subito. Mise un piede sul bordo del tappeto e fece un saltino… “Ops!” Il calzino toccò il pavimento.
Una maestra, da lontano, sorrise: “Niente paura, riprovate.”
Milo fece un salto da budino: “Boing… boing…” e finì seduto. “Io sono un budino caduto.”
Pippo si mise una mano sotto il mento. “Se il pavimento è un fiume, ci vuole una barca.”
“Una barca?” disse Tito. “Ma noi non abbiamo una barca!”
Pippo indicò tre scatoloni di cartone vicino al magazzino. “E quelle cosa sono? Coccodrilli?”
Milo scosse la testa. “Sono scatole. E io ci posso entrare!”
Trascinarono gli scatoloni. “Uno, due, tre… spingi!” ansimò Tito.
Fecero una fila: scatola, scatola, scatola. Pippo disse: “Passo sulla prima. Poi sposto l'ultima davanti. Così la strada cammina!”
Milo batté le mani. “Una strada che cammina! Che ridere!”
Funzionava… quasi. La palla rossa era dall'altra parte, lontana un pezzetto. Tito allungò il braccio. “Non ci arrivo!”
Pippo sussurrò: “Serve una ruse innocente.”
“Una ruse?” chiese Milo.
“Una furbizia gentile,” spiegò Pippo.
Pippo tirò fuori dalla tasca un cucchiaio di plastica. “Facciamo il ‘cucchiaio-pesca-palla'!”
Milo si mise a ridere: “La palla è una minestra!”
Tito fece la voce da palla: “Aiuto, sono pomodoro!”
Pippo, in equilibrio sulla scatola, usò il cucchiaio come una piccola pala. Piano piano spinse la palla verso di loro. Rotolò… rotolò… e arrivò sul tappeto, proprio vicino alle loro dita.
“Presaaaa!” gridarono tutti e tre.
La maestra applaudì piano. “Sfida impossibile… riuscita.”
Tito abbracciò la palla. “Non abbiamo volato!”
Milo fece un inchino. “E non siamo canguri.”
Pippo sorrise, fiero. “Abbiamo usato la testa. E un cucchiaio.”
Poi misero via le scatole, si sedettero sul tappeto e passarono la palla lentamente, uno a uno. Il cortile sembrava più piccolo, il sole più morbido. E la prossima “sfida impossibile” faceva già il solletico alla loro fantasia.