Il piccolo poema per le stelle
C'era una volta una bambina di cinque anni che si chiamava Nina. Nina aveva i capelli biondi come il sole e due occhi grandi azzurri, sempre pieni di curiosità. Amava le stelle più di ogni altra cosa. Ogni sera, quando il cielo diventava blu scuro e le luci della città si spegnevano, Nina si sedeva vicino alla finestra della sua camera e contava le stelle, una dopo l'altra.
Un giorno, mentre giocava in giardino, Nina decise di scrivere un piccolo poema per le stelle. Voleva fargli sapere quanto le trovasse belle e misteriose. Prese un foglietto e una matita colorata e scrisse con lettere grandi: “Care stelle, brillate sempre, siete magiche e gentili. Vi voglio bene, Nina.”
Quando arrivò la notte, Nina pensò che voleva leggere il suo poema alle stelle, ma dalla sua finestra non riusciva a vedere bene il cielo. Così si mise le sue scarpe rosse, prese il foglietto con il poema e uscì di nascosto, camminando piano piano per non svegliare la mamma e il papà.
Il marigot misterioso
Fuori, la notte era silenziosa e un po' profumata di erba. Nina camminò lungo il vialetto della casa, superò il cancello e si avventurò verso il vecchio marigot dietro il giardino. Il marigot era un piccolo stagno dove le rane cantavano tutte le sere. Di giorno sembrava un posto normale, ma di notte diventava un luogo misterioso, con l'acqua scura che rifletteva la luna e le ombre degli alberi che si muovevano leggere.
Nina non aveva paura del marigot. Sapeva che lì vivevano le lucciole, e pensava che forse avrebbero potuto portare il suo poema fino alle stelle. Si avvicinò all'acqua e sussurrò: “Lucciole, volete aiutarmi?”
Ma quella notte non comparvero soltanto le lucciole. Dall'altra parte del marigot si accese una luce blu, sottile e tremolante. Nina rimase a bocca aperta. Una piccola navicella argentata scese dal cielo, silenziosa, e atterrò dolcemente vicino al marigot, facendo appena muovere le foglie.
Dalla navicella uscì una creatura strana, con la pelle verde chiaro e due occhi tondi e gentili. Indossava una tuta argento che brillava come le stelle. Nina sentì un piccolo battito nel cuore: era emozionata, ma non spaventata.
L'alieno si avvicinò e con voce morbida disse: “Ciao, sono Plim. Vengo da una stella lontana. Ho sentito il tuo poema, Nina.”
Nina sorrise e salutò con la mano: “Ciao Plim! Che bello incontrarti! Ti piacciono le poesie?”
Plim fece un buffo verso che sembrava una risatina. “Sul mio pianeta amiamo le poesie delle stelle. Ma qui sulla Terra sono più belle, perché sono scritte dai bambini curiosi.”
Un viaggio tra le luci
La curiosità di Nina era più grande della luna. “Plim, vuoi ascoltare il mio poema?” chiese timidamente.
Plim fece un cenno con la testa. Nina lesse il foglietto ad alta voce, piano piano, per non sbagliare le parole. Quando finì, Plim applaudì con le sue mani verdi e sottili.
“Allora,” disse Plim, “vieni con me. Voglio farti vedere come brillano le stelle viste da vicino.”
Nina era felice e un po' sorpresa. “Ma io non ho mai volato in una navicella!”
Plim la rassicurò: “Non preoccuparti, la mia navicella è morbida come un cuscino e sicura come un abbraccio.”
Così, Nina salì sulla navicella con Plim. Dentro, la cabina era piena di luci colorate e pulsanti che facevano suoni divertenti. C'era anche un piccolo peluche a forma di stella seduto su un sedile speciale.
La navicella partì, sollevandosi piano sopra il marigot. Nina guardò fuori dal finestrino e vide la sua casa diventare piccola piccola, mentre il marigot brillava come una pozza magica.
Plim le fece vedere come si guidava la navicella: bastava toccare i pulsanti con i disegni delle comete e delle lune. Nina premette un pulsante a forma di stella e dalla navicella uscì una musica dolce che sembrava fatta di risate.
Quando arrivarono tra le stelle, Nina vide che erano ancora più belle da vicino: alcune grandi, alcune piccole, alcune luminose come lampadine, altre colorate come caramelle. Plim le spiegò che ogni stella aveva un nome e un carattere diverso. “Quella laggiù è molto timida, ma brilla forte quando qualcuno le parla con gentilezza,” raccontò Plim.
Nina era piena di meraviglia. “Mi piacerebbe scrivere una poesia per ogni stella!” esclamò.
Plim rise ancora. “Sul mio pianeta, i bambini raccontano storie alle stelle ogni sera. Così le stelle non si sentono mai sole.”
Nina chiuse gli occhi e immaginò tutte le stelle del cielo che ascoltavano storie e poesie da bambini di tutto l'universo.
Il ritorno e la casa addormentata
Dopo un po', Nina sentì un po' di stanchezza. Plim la guardò con dolcezza. “È ora di tornare, Nina. La tua casa ti sta aspettando.”
La navicella scese piano piano verso la Terra. Dal finestrino, Nina vide il marigot diventare sempre più grande, con le lucciole che danzavano tra le canne. Atterrarono dolcemente nello stesso punto dove erano partiti.
Nina scese dalla navicella e salutò Plim con un abbraccio. “Grazie, Plim. Non dimenticherò mai questa notte.”
Plim sorrise e le diede una piccola pietra blu, luminosa come una stellina. “Quando vorrai raccontare ancora una poesia alle stelle, tieni questa pietra. Ti aiuterà a ricordare la nostra amicizia.”
Nina corse verso casa, stringendo forte la pietra e il foglietto del suo poema. Entrò in punta di piedi, senza fare rumore. La casa era silenziosa e tutti dormivano. Anche il gatto era raggomitolato sul tappeto, con la coda che si muoveva piano.
Nina salì in camera sua e si mise sotto le coperte. Guardò la finestra: il cielo era pieno di stelle, che sembravano sorriderle.
Prima di chiudere gli occhi, Nina mise la pietra blu sotto il cuscino e sussurrò: “Buonanotte, stelle. Buonanotte, Plim. Grazie per questa bellissima avventura.”
E nella casa addormentata, con il cuore pieno di curiosità e gioia, Nina sognò ancora una volta di volare tra le stelle, portando le sue poesie e la sua gentilezza in tutto l'universo.