Parte 1: Una luce sopra la duna
Lia aveva sei anni e un sorriso da birichina. Le piaceva fare scherzi piccoli, quelli che fanno ridere e non fanno male. Quella mattina correva vicino a una duna bionda, alta e morbida come una torta di sabbia. Il vento disegnava righe sottili, e il sole faceva brillare ogni granello.
Dietro di lei c'era lo zainetto verde. Dentro, Lia teneva sempre tre cose: una bottiglietta d'acqua, un quaderno con adesivi e una pinza per raccogliere rifiuti. Perché Lia era anche una “cacciatrice di cartacce”.
Si fermò in cima alla duna e guardò lontano. Il mare era una striscia azzurra, e il cielo sembrava enorme.
All'improvviso: FFFUUU!
Una luce rotonda scese piano, come una bolla luminosa. Non faceva paura. Sembrava un lampione volante che aveva perso la strada. Si posò dietro la duna, senza rumore. Solo un piccolo “plop”.
Lia scivolò giù, con la sabbia che le entrava nei sandali.
Dietro la duna c'era una navicella. Piccola, liscia, color argento. Aveva un portello a forma di sorriso.
Dal portello uscì una creatura… e poi un'altra.
Erano alti come Lia, forse un po' più bassi. Avevano la pelle verde menta, occhi grandi come biglie e tre ciuffi di capelli blu elettrico.
Il primo disse, con una voce che sembrava una trombetta: «Salve. Noi… ehm… turistare.»
Il secondo annusò l'aria e sussurrò: «Questo pianeta profuma di… patatine.»
Lia spalancò gli occhi. Poi, invece di scappare, fece un mezzo inchino come aveva visto fare nei cartoni. «Ciao! Io sono Lia. Voi chi siete?»
Il primo si mise una mano sul petto. «Io sono Zok. Lui è Pim. Noi venire da… molto lontano. Cercare… cose utili.»
Pim indicò la duna. «Questa montagna di… zucchero?»
Lia rise. «Non è zucchero, è sabbia. E non si mangia. Anche se sembra buonissima.»
Zok fece una faccia seria. «Noi pensare: Terra = posto per prendere. Prendere e portare via. Come souvenir.»
Lia arricciò il naso. «Prendere senza chiedere non è bello. Però posso farvi vedere una cosa ancora più utile: come riciclare!»
Zok e Pim si guardarono, confusi. «Ri…ci…cla-re?» disse Pim, come se fosse una parola elastica.
«Sì!» Lia aprì lo zainetto e tirò fuori la pinza. «Seguitemi. Ma prima…» Fece una pausa, con gli occhi furbi. «Vi va uno scherzetto gentile?»
«Scher-zet-to?» chiese Zok.
Lia indicò il portello della navicella. «Io dico “uno, due, tre” e voi fate finta di essere statue. Io vi guardo, poi mi giro, e voi… vi muovete di un passo. Vediamo chi arriva prima alla duna. Ma senza barare!»
Pim tremò dall'emozione. «Noi bravissimi statue.»
Zok annuì solenne. «Missione Statua: accettata.»
Parte 2: La lezione delle tre scatole
Dopo tre risate e due “statue” che si muovevano anche quando Lia li guardava (e lei li beccò subito), arrivarono vicino a un sentiero con dei cestini colorati.
Lia indicò tre bidoni: uno blu, uno giallo, uno marrone. «Ecco. Questo è un posto speciale. Qui si separano le cose. Così si possono usare di nuovo.»
Pim si avvicinò al bidone giallo e lo toccò con un dito. «Questo è… un robot che mangia?»
«Quasi!» disse Lia. «Mangia rifiuti, ma quelli giusti. Guarda.»
Con la pinza raccolse una bottiglia di plastica che il vento aveva mezzo nascosto tra i cespugli. «Plastica nel giallo. Carta nel blu. Avanzi di cibo nel marrone.»
Zok si mise a frugare nella sua tasca e tirò fuori un oggetto strano, un piccolo cubo trasparente pieno di lucine. «Noi avere “aspira-tutto”. Mettere dentro e sparire.»
Lia aggrottò le sopracciglia. «Sparire dove?»
Zok fece spallucce. «Sparire e basta. Più pulito così.»
Lia scosse la testa. «Non proprio. Se sparisce, poi non sappiamo dove va. Magari finisce nel mare. O in pancia a un pesce. A me piace sapere dove vanno le cose.»
Pim spalancò gli occhi. «Pesce con lucine nella pancia?»
«No, povero pesce!» disse Lia, e poi aggiunse più dolce: «Però possiamo evitare che succeda. Se ricicliamo, la plastica diventa un'altra cosa. Una panchina, una maglietta, un gioco.»
Zok guardò la bottiglia come se fosse un tesoro. «Bottiglia diventare… gioco?»
«Certo!» Lia prese il quaderno e disegnò in fretta una panchina e un altalena. «Vedi? Cambia forma. È come quando tu metti un cappello e fai finta di essere un capitano.»
Pim si illuminò. «Io capitano!»
Zok indicò la duna. «Noi venuti per prendere sabbia bionda. Sul nostro pianeta sabbia è viola e triste. Questa è allegra. Noi voleva portare sacchi.»
Lia guardò la duna, poi i loro occhi grandi. «Capisco. È bellissima. Però se la portate via tutta, qui resta un buco. E gli animali e le piante si rattristano.»
Pim abbassò le spalle. «Noi non voleva rattristare. Noi voleva… decorare.»
Lia pensò un attimo e le venne un'idea. Un'idea da birichina buona. «Possiamo fare un patto. Non portate via la duna. Però potete portare via una cosa diversa: una foto! E anche un po' di conoscenza.»
Zok si grattò il mento. «Foto… è come imprigionare immagine senza rubare sabbia?»
«Esatto!» Lia prese il suo piccolo giocattolo preferito: un vecchio telefono senza SIM, che usava come fotocamera. «Guardate. Click.»
Scattò una foto della duna, con la navicella sullo sfondo. La sabbia sembrò ancora più dorata sullo schermo.
Pim fece “ooooh”. «Duna entra nel vetro!»
Lia rise. «Non entra davvero. È solo un ricordo. Ma molto bello.»
Poi Lia guardò intorno. Vide cartacce, una lattina, un sacchetto leggero che si impigliava in un rametto. «Adesso facciamo squadra. Io raccolgo, voi dividete. Pronti?»
Zok alzò tre dita. «Squadra pronta. Io blu!»
Pim saltò. «Io giallo!»
Lia indicò il marrone. «E io marrone, se troviamo bucce o cose di cibo. Anche se oggi siamo in spiaggia e… di bucce ce ne sono poche.»
Lavorarono insieme. Lia con la pinza, Zok e Pim con attenzione. A volte sbagliavano, ma chiedevano.
«Questa è carta?» chiese Pim, tenendo una cosa lucida.
Lia guardò. «È un pezzetto di alluminio. Va nel giallo, con la plastica e i metalli.»
Zok annusò una scatolina. «Questo profuma di… biscotto.»
«È un contenitore sporco,» spiegò Lia. «Prima lo svuotiamo. Se è troppo sporco, a volte va nell'indifferenziato. Ma oggi facciamo il meglio possibile.»
Zok fece una faccia concentrata. «Noi fare meglio possibile. È missione importante.»
Parte 3: Il grande malinteso
Quando ebbero riempito un sacchetto, la duna sembrava più felice. Anche il vento, che prima sibilava tra i rifiuti, adesso cantava più pulito.
Pim aprì il cubo “aspira-tutto” e lo puntò verso il sacchetto. «Ora io sparire tutto. Così veloce.»
Lia si mise davanti al sacchetto. «Aspetta! No, no. Quello non serve. Abbiamo già diviso tutto. Adesso si porta ai bidoni, così viene riciclato.»
Pim si fermò di colpo, come se avesse visto un fantasma. «Ma se noi non sparire, rifiuti restano sul pianeta! Noi lasciare sporco!»
«No!» disse Lia, con voce calma. «Li mettiamo nei bidoni. È come mettere i libri in biblioteca. Non li butti a caso, li sistemi. E poi qualcuno li usa di nuovo.»
Zok aggrottò la fronte. «Noi capito male. Pensavamo riciclare = sparire. Tu invece dire riciclare = trasformare.»
«Sì!» Lia sorrise. «Trasformare, insieme. E anche rispettare il posto dove sei.»
Pim si sedette sulla sabbia, un po' abbattuto. «Noi venuti con idea sbagliata. Noi non bravi turisti.»
Lia si accucciò vicino a lui. «Ehi. Siete bravi perché avete ascoltato. E perché avete aiutato. Non serve essere perfetti. Serve provare.»
Zok guardò la navicella. «Però noi già preso una cosa.» Tirò fuori dalla tasca un sacchetto pieno di sabbia bionda. «Noi pensato souvenir. Se è sbagliato…»
Lia lo fissò. Quello era il mini-rebondissement: la sabbia c'era davvero. Ma non si arrabbiò. Fece un respiro e parlò piano. «Grazie per dirmelo. Guardate: quella sabbia è solo un po', ma se tutti fanno così, la duna si consuma. Però possiamo risolvere.»
«Come?» chiese Pim, con gli occhi lucidi.
Lia indicò un piccolo barattolo vuoto vicino al cestino, abbandonato. «Useremo quel barattolo. Mettiamo dentro un pizzico di sabbia, proprio un pizzico, e poi lo richiudiamo. Lo chiamiamo “campione”, come fanno gli scienziati. Il resto lo rimettiamo dove l'avete preso.»
Zok si raddrizzò. «Campione scientifico! Non furto. È… rispettoso.»
«Esatto,» disse Lia. «E insieme facciamo una cosa ancora più bella: lasciamo un segno buono. Non una buca, ma un aiuto.»
Andarono alla duna. Zok versò la sabbia piano, come se restituisse una cosa preziosa. Pim la livellò con le mani, lisciando la superficie.
Poi Lia prese il barattolo, ci mise dentro un pizzico minuscolo e lo chiuse. «Ecco. Così ricorderete la duna senza rovinarla.»
Pim sorrise di nuovo. «Duna salva. Pim felice.»
Parte 4: Un regalo che non pesa
Tornarono ai bidoni e buttarono ogni cosa al posto giusto. Zok fece un gesto teatrale e disse: «Blu! Missione carta completata!»
Pim rispose: «Giallo! Missione plastica completata!»
Lia alzò le braccia: «Squadra riciclo completata!»
In quel momento, dalla navicella uscì un piccolo suono: DIN-DON. Come una campanella gentile.
Zok guardò un pannellino con luci. «È ora di tornare. Ma noi vogliamo dire grazie.»
Pim aprì una scatoletta e ne tirò fuori tre adesivi lucenti a forma di stella. «Questi sono “stelle-calda”. Si attaccano e fanno luce morbida di notte.»
Lia li prese con cura. «Sono bellissimi. Li metterò sopra il mio letto. Così mi ricorderò che anche gli alieni possono essere amici.»
Zok fece un piccolo inchino. «Noi portare sul nostro pianeta: foto duna, campione sabbia, e… idea riciclare. Noi insegnare a altri. Così anche noi non buttare e non sparire a caso.»
Lia rise. «Bravi. E se volete uno scherzo finale…»
«Sì!» dissero insieme Zok e Pim.
Lia indicò la navicella. «Giochiamo a “statue spaziali”. Quando il portello si chiude, voi restate immobili. Io conto fino a tre e poi… faccio finta di non vedervi. Ma vi vedo lo stesso!»
Pim provò a stare serio, ma gli scappò una risata.
Il portello si chiuse con un “clac” morbido. La navicella si sollevò piano, facendo solo un soffio tiepido sulla sabbia.
Lia salutò con la mano. «Ciao! Tornate quando volete. Ma ricordate: sulla Terra si prende solo quello che non fa male. E si lascia meglio di come si trova.»
Una luce rotonda attraversò il cielo e sparì tra le nuvole.
Lia rimase un momento sulla duna bionda, con gli adesivi in tasca e il cuore leggero. Poi guardò il sentiero pulito e disse a voce alta, come se parlasse al vento: «Oggi abbiamo fatto una cosa grande. In tre. Io, Zok e Pim.»
E il vento, tra le onde e la sabbia, sembrò rispondere con un sussurro allegro: «Insieme.»