Prima parte: La stazione silenziosa
Ieri sera, Leo aveva sognato di costruire una nave spaziale con scatole e coperte nel salotto. Aveva appena cinque anni, ma la sua fantasia era più grande di una galassia. Quella mattina, mentre il sole entrava piano nella sua stanza, Leo si infilò le scarpe da ginnastica, prese il suo zainetto blu e uscì in giardino.
Vicino al vecchio campo di grano, c'era una piccola stazione di servizio abbandonata. Nessuno ci andava mai, perché era spenta e silenziosa. Leo però ci andava spesso, perché amava immaginare che fosse una base spaziale. Quel giorno, mentre si avvicinava in punta di piedi, qualcosa di strano lo fermò: una luce verde brillava dietro la pompa di benzina. Non era una luce normale. Sembrava ballare e cantare in silenzio.
Leo si abbassò, il cuore gli martellava forte come un tamburo. Dalla luce uscì una creatura buffa e colorata, con la testa rotonda e grandi occhi viola che sorridevano gentili. Aveva le antenne luminose e sei piccole mani che si muovevano come farfalle. Leo si sentì emozionato, ma anche un po' spaventato.
La creatura, però, fece un passo avanti e, con una delle sue mani, salutò Leo: alzò tutte le dita e le aprì come un ventaglio. Leo rise, sentendosi più coraggioso. Pensò che doveva rispondere in modo simpatico. Così, si inventò un nuovo saluto: incrociò le braccia sul petto, poi le aprì di scatto, come le ali di un uccello. L'alieno copiò subito il gesto, ridendo con una voce musicale.
“Mi chiamo Leo,” disse il bambino, anche se non era sicuro che l'alieno capisse.
La creatura rispose con un suono melodioso: “Limi-lum!”
Leo pensò che forse quello era il suo nome. “Ciao, Limi-lum!”
Seconda parte: Giochi spaziali e segreti
Nella stazione silenziosa, Leo e Limi-lum cominciarono a giocare. Limi-lum tirò fuori una scatolina trasparente da un sacchetto: dentro c'erano minuscole sfere che cambiavano colore se si toccavano. Ogni volta che una sfera diventava blu, Limi-lum rideva e faceva una capriola; se diventava rossa, faceva una smorfia buffissima.
Leo provò anche lui e, dopo pochi minuti, ridevano insieme. Poi Limi-lum prese dal suo zaino un piccolo apparecchio argento. Sembrava un telecomando, ma quando Limi-lum schiacciò un bottone, nell'aria apparve un ologramma che mostrava una mappa con tanti puntini luminosi.
Limi-lum indicò la mappa, poi la stazione: “Zii-zii,” disse.
“Vuoi andare da qualche parte?” chiese Leo, anche se sapeva che Limi-lum non capiva le sue parole. Allora provò a disegnare nell'aria con un dito, e Limi-lum, ridendo, fece lo stesso. Leo pensò che, anche se parlavano lingue diverse, il gioco era un modo per capirsi.
Passarono così ore a inventare altri saluti con le mani: uno si faceva toccando il naso e che poi si portava la mano sulla testa, un altro facendo una giravolta su sé stessi. Ogni volta che ne inventavano uno nuovo, lo ripetevano tre volte, come un segreto tra amici.
A un certo punto, Limi-lum sembrò agitato. Dalla sua borsa tirò fuori una piccola scatola, lucida e blu, con un lucchetto dorato. Si guardò intorno, come se avesse paura che qualcuno li vedesse. Poi la porse a Leo.
“Per me?” chiese Leo, indicando il suo petto.
Limi-lum fece sì con la testa, poi mormorò una parola che suonava come “Guru-pix”.
Leo toccò la scatola. Sentiva che era speciale, misteriosa, come se racchiudesse un segreto importante. Ma la scatola era chiusa e Leo capì che non doveva aprirla, almeno non ancora.
Terza parte: Il guasto e il coraggio
All'improvviso, brillò una luce accecante nella stazione. Una nave spaziale atterrò piano, senza fare rumore. Era tutta verde e argento, piena di finestrelle e con una porta che si aprì lentamente. Due creature simili a Limi-lum, ma più grandi, uscirono dalla nave.
Limi-lum si nascose dietro Leo, stringendo la scatola blu. Gli alieni guardarono il bambino e fecero un saluto con tre mani: due in alto, una sul cuore. Sembravano preoccupati. Parlavano tra loro con suoni dolci e tante espressioni.
Leo pensò che fosse il momento giusto per usare i saluti che aveva inventato. Così, fece l'incrocio delle braccia sul petto, poi le ali, poi il tocco del naso. Gli alieni lo guardarono incuriositi, poi sorrisero e ripeterono ogni gesto. Leo si sentì coraggioso come un capitano spaziale.
Limi-lum si fece avanti e mostrò la scatola agli altri alieni. Loro parlarono a lungo, poi uno di loro si avvicinò a Leo. “Coraggio,” disse con voce bassa ma amichevole. Leo rimase stupito: quella parola la conosceva!
“Allora la posso tenere?” chiese Leo.
L'alieno sorrise e, con le sue mani, fece il gesto delle ali, come per dire “sì”.
Improvvisamente, dalla nave arrivò un suono strano: un bip-bip-bip come di un allarme. Gli alieni si guardarono preoccupati. Sembrava che la nave spaziale fosse in difficoltà. Limi-lum indicò la stazione di servizio: “Zii-zii,” disse ancora.
Leo capì: forse dovevano aiutarli! La stazione era vecchia, ma nel garage c'erano ancora tanti attrezzi. Leo corse dentro e trovò una scatola di chiavi inglesi, un tubo di gomma e una bottiglia di olio.
Tornò dagli alieni che, sorridendo, presero gli attrezzi e iniziarono a lavorare insieme a Leo. Limi-lum infilò il tubo in un piccolo sportello sotto la nave, mentre Leo reggeva la bottiglia di olio come un vero meccanico spaziale. Dopo qualche minuto, la nave brillò di nuovo e l'allarme smise di suonare.
Gli alieni batterono le mani e Limi-lum fece una giravolta di gioia. Leo si sentì fiero, più grande di cinque anni.
Quarta parte: L'addio e la scatola dei segreti
Era quasi sera. La nave spaziale pulsava di luci colorate. Gli alieni si prepararono a ripartire. Limi-lum si avvicinò per ultimo. Guardò Leo, poi la scatola blu che lui teneva ancora tra le mani.
Limi-lum fece un ultimo saluto, quello con le mani ad ali di uccello. Leo lo ricambiò, e aggiunse un abbraccio, perché sentiva che quell'amico particolare gli sarebbe mancato.
Limi-lum sorrise, poi, con voce dolce, disse: “Coraggio, Leo.” E, saltellando, salì sulla nave che si sollevò silenziosa verso il cielo, lasciando una scia di luce verde.
Leo rimase solo, con la scatola blu in mano. Sentiva il cuore grande di emozione. Sapeva che la scatola era un segreto, forse importante per Limi-lum e la sua famiglia di stelle. Tornò a casa piano, guardando il tramonto.
Quel giorno aveva imparato che anche le cose sconosciute possono essere belle, se ci metti gentilezza e coraggio. E che si può essere amici anche con chi arriva da molto lontano.
Arrivato nella sua stanza, Leo posò la scatola blu dentro una scatola più grande, quella dove teneva i suoi tesori. La chiuse con cura, come aveva visto fare a Limi-lum, e sussurrò: “Segreto spaziale. Un giorno, forse, lo riaprirò.”
Poi si infilò sotto le coperte, il sorriso ancora sulle labbra. E nel silenzio della notte, pensò che l'universo era un po' meno spaventoso. Forse, domani, avrebbe inventato un saluto nuovo per ogni stella del cielo.