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Storia di carnevale 11/12 anni Lettura 14 min.

La volpe del Carnevale e il suono che non si sente

Durante il Carnevale, Nina, una ragazza timida che sogna di mimare una volpe, trova una coda misteriosa e segue un indizio che la conduce sotto il monumento, dove affronta la Prova del "suono che non si sente" per imparare a muoversi come una volpe.

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Nina, 12 anni, gioiosa e concentrata, volto luminoso, occhi vivaci e sorriso timido; indossa una tuta grigia a macchie bianche con cappuccio con orecchie e una coda di volpe arancione e bianca legata in vita e cammina con passi leggeri e maliziosi tra la folla. Leo, circa 12 anni, divertito e birichino, con un grembiule argentato da "gelataio spaziale" e una paletta-antenna, è disteso teatralmente dietro di lei fingendo un gelato che si scioglie. Un bambino astronauta di circa 7 anni la guarda sorpreso e sorride, come se fosse stato guidato fuori da un ostacolo. In una piazza di carnevale lastricata con un monumento centrale, bandierine, coriandoli multicolori, lanterne e musicisti in costumi variopinti, Nina attraversa la sfilata muovendosi come una piccola volpe — passi furtivi, testa inclinata, coda ondeggiante — la folla si apre ridendo, la statua fa un gesto solenne e una piccola maschera di volpe in legno cade tra i coriandoli. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Trombe, coriandoli e un desiderio segreto

La piazza tremava di musica: tamburi che facevano vibrare le panchine, trombette che entravano nelle orecchie come bolle frizzanti. Ai piedi del monumento—una statua enorme con lo sguardo serio e i piccioni sempre in riunione—il Carnevale aveva steso un tappeto di coriandoli così fitto che sembrava neve colorata.

Nina, dodici anni e un talento speciale per passare inosservata anche in mezzo a un corteo, stringeva tra le dita un nastrino verde. Aveva un costume semplice: una tuta grigia con macchie bianche cucite da sua nonna e un cappuccio con due orecchie morbide. Non era il costume più brillante della piazza, dove sfilavano regine-lampadario e pirati con piume grandi come cucchiaiate di spaghetti.

Nina non voleva soltanto travestirsi. Voleva mimare un animale di Carnevale. Uno vero, con movimenti perfetti, così che la gente dicesse: “Ma guarda! È proprio lui!” E non aggiungesse: “È carina,” come si dice ai bambini quando non si sa cos'altro dire.

“Che animale sei?” le chiese Leo, il suo amico, vestito da gelataio spaziale: grembiule argentato e una paletta che sembrava un'antenna.

Nina fece spallucce, piccola come un punto in una frase lunga. “Non lo so ancora.”

In realtà lo sapeva. Solo che il pensiero le dava un nodo allegro e spaventato insieme: voleva essere una volpe. Furba e leggera, con una coda immaginaria che scodinzola tra la folla.

La banda suonò un pezzo ancora più veloce. Le maschere girarono in tondo. Il monumento, per un secondo, sembrò quasi sorridere. O forse era un coriandolo che gli si era appiccicato sul labbro.

Capitolo 2: La coda rubata e il biglietto che fruscia

Nina stava provando un passo da volpe—punte dei piedi, ginocchia morbide—quando sentì un “PLOP!” dietro di sé. Qualcosa le sfiorò la gamba e rotolò.

Una coda. Una coda finta, arancione, soffice, con la punta bianca. Perfetta.

“Ehi!” gridò una ragazza vestita da pavone, con piume blu che ondeggiavano come onde. “La mia coda!”

Ma proprio in quell'istante un colpo di vento la sollevò, come se fosse leggera quanto una risata, e la fece volare verso il monumento. Passò tra due gambe di clown, rimbalzò contro un tamburo e… sparì dietro il basamento della statua.

Nina fissò quel punto come se fosse la bocca di una grotta. Leo le diede una gomitata. “Quella coda ti ha scelto.”

“Io non rubo code,” disse Nina, scandalizzata anche solo dall'idea.

“Non è un furto se la coda scappa,” rispose Leo con logica da gelataio spaziale.

Dal basamento arrivò un fruscio. Nina si chinò e vide un pezzetto di carta incastrato tra una fessura della pietra. Lo tirò fuori con delicatezza. C'era scritto, con una calligrafia inclinata:

“Se vuoi la coda, segui il suono che non si sente.”

“Il suono che non si sente?” Leo arricciò il naso. “Tipo… il silenzio?”

Nina ascoltò. Intorno c'era un mare di rumori: risate, musica, un venditore che urlava “Chiacchiere calde!” come fosse un incantesimo. Eppure, sotto, quasi sotto i piedi, sembrò esserci un ritmo più sottile, come un battito timido.

Tok. Tok. Tok.

“Viene dal monumento,” sussurrò Nina.

E per la prima volta quel desiderio segreto le parve meno un sogno e più una porta socchiusa.

Capitolo 3: Sotto la statua, una festa nascosta

Nina e Leo girarono intorno al monumento facendo finta di cercare una moneta caduta, perché gli adulti hanno una strana allergia ai bambini che esplorano “senza motivo”. Trovarono una piccola grata dietro un cespuglio di alloro. Da lì usciva un filo d'aria fresca con odore di zucchero filato.

“E se ci vivono i topi?” bisbigliò Leo.

“Peggio: se ci vivono i piccioni,” ribatté Nina, e lui rabbrividì.

La grata si aprì con un clic, come se aspettasse proprio loro. Dentro c'era una scala di pietra che scendeva. La musica della piazza si trasformò piano piano in un'eco, e al suo posto arrivò quel ritmo sottile: una specie di tamburo fatto di cuore.

In fondo, una sala. Non enorme, ma piena di luce calda, come se qualcuno avesse appeso lampadine di luna. C'erano maschere appese alle pareti: lupi con baffi, gatti con monocolo, rane con stivali. E al centro, su un piedistallo, stava la coda arancione.

“Benvenuti,” disse una voce.

Nina si voltò di scatto. Davanti a loro c'era un uomo basso con un cappello a cilindro troppo grande e un mantello pieno di tasche. Aveva un sorriso che sembrava sapere già tutte le barzellette del mondo.

“Chi sei?” chiese Leo, stringendo la sua paletta-antenna come fosse una spada.

“Il Custode dei Moti,” rispose l'uomo, facendo un piccolo inchino. “Qui sotto conserviamo i movimenti del Carnevale. Non i costumi: quelli sono stoffa. I movimenti sono magia.”

Nina deglutì. “Io… voglio mimare una volpe.”

Il Custode la guardò come si guarda un fuoco appena acceso. “Discreta ma coraggiosa. Ottima combinazione. Però la volpe non si impara con gli occhi. Si impara con le orecchie. Con le ginocchia. Con la pancia che ride.”

Leo alzò la mano. “E io posso imparare a mimare… un gelato?”

Il Custode sospirò. “Il gelato non è un animale.”

“Dipende dal caldo,” replicò Leo.

Il Custode indicò la coda. “Prendila solo se superi la Prova del Suono che non si sente.”

Nina fece un passo avanti. Il piedistallo tremò leggermente, come se stesse ridendo anche lui.

Capitolo 4: La Prova del Suono che non si sente

Il Custode batté due dita sul pavimento. Tok. Tok. Tok. Le lampadine di luna si abbassarono, e nella sala comparvero tre archi fatti di nastri colorati: rosso, blu e giallo. Sotto ogni arco c'era un cartello.

Sotto il rosso: “PASSO PESANTE.”

Sotto il blu: “PASSO FURBO.”

Sotto il giallo: “PASSO FELICE.”

“Una volpe,” disse il Custode, “sa essere leggera, attenta e gioiosa. Ma la gioia non è saltare a caso: è ascoltare e scegliere.”

Nina guardò gli archi. Il rosso sembrava il più facile: bastava marciare. Il blu faceva venire voglia di strisciare come nei film di spie. Il giallo… il giallo sembrava ballare da solo.

“Il suono che non si sente,” mormorò Nina. Chiuse gli occhi.

Sentì il proprio respiro. Sentì il cuore. Sentì anche la risata lontana della piazza, come se fosse un mare sopra di loro. E poi lo capì: il suono che non si sente era quello degli sguardi, dei pensieri, dei piccoli segnali.

Aprì gli occhi. Guardò i nastri. Il rosso tremava: sembrava impaziente. Il blu era teso, come una corda. Il giallo ondeggiava morbido, come una coda.

“Il passo della volpe non è pesante,” disse Nina. “È furbo e felice. Prima blu, poi giallo.”

Leo fece un fischio silenzioso. “Esiste?”

“Sì,” disse il Custode, serio come un direttore d'orchestra. “Si fa così.” E fece finta di fischiare, senza suono, ma con le guance gonfie. Leo quasi cadde dalla sorpresa.

Nina passò sotto l'arco blu. Camminò con passi piccoli, senza far scricchiolare la pietra. Poi sotto l'arco giallo: lasciò che le braccia diventassero zampe leggere, che il busto diventasse una freccia morbida. Non era un ballo per farsi vedere. Era un gioco per sentirsi viva.

Tok. Tok. Tok.

Il piedistallo si aprì come un fiore di legno. La coda arancione saltò fuori e le si avvolse alla vita.

Leo applaudì piano, come se avesse paura di svegliare una stella.

Il Custode annuì. “Ora manca l'ultima cosa: portare la volpe là sopra, tra la gente. La magia del Carnevale serve a condividere la gioia, non a nasconderla in cantina.”

Nina sentì un brivido. Non era freddo. Era coraggio che faceva stretching.

Capitolo 5: La sfilata e la volpe tra i tamburi

Risalirono. Quando la grata si richiuse alle loro spalle, la piazza li investì come un'onda di colori. Una fisarmonica iniziò a suonare una melodia che sembrava fatta di caramelle. Qualcuno lanciò una manciata di coriandoli e uno finì dritto sul naso del monumento, che ora sembrava davvero ridere.

“Vai,” disse Leo. “Volpe Nina, è il tuo momento.”

Nina avrebbe voluto diventare piccola come un coriandolo e nascondersi in una tasca. Invece fece il contrario: inspirò e lasciò che la coda immaginaria—e quella vera—le ricordassero chi voleva essere.

Entrò nella sfilata.

All'inizio nessuno notò nulla. C'era un drago gonfiabile che occupava mezzo viale e un gruppo di suore-zombie che ballavano il cha-cha-cha. Ma Nina non si scoraggiò. Si mosse tra le persone con passi leggeri. Si fermava, inclinava la testa, “annusava” l'aria con un sorriso. Poi scattava di lato, rapida, evitando un bambino vestito da astronauta che stava per inciampare.

“Attento!” disse Nina, e lo guidò con un gesto gentile, come una volpe che accompagna un cucciolo fuori da un cespuglio.

L'astronauta la fissò. “Sei… una volpe?”

Nina fece un piccolo inchino, senza parlare. Solo occhi brillanti e coda che ondeggiava.

La voce passò di bocca in bocca, veloce come una canzone:

“C'è una volpe!”

“Dov'è?”

“Lì! Guarda come si muove!”

Un gruppo di musicisti la vide e cambiò ritmo, come se la melodia le facesse spazio. I tamburi diventarono più soffici, la fisarmonica più frizzante. Nina si sentì dentro un film, ma senza telecamera: tutto vero, tutto adesso.

Leo, intanto, provava a mimare un gelato che si scioglie. Si accasciò lentamente sul pavimento e disse: “Aiuto, mi sto trasformando in frappè!”

Una signora vestita da regina-lampadario gli lanciò un tovagliolino. “Copriti, povero dessert!”

Nina rise, e quella risata le sciolse il nodo che aveva nel petto. La volpe non era perfetta. Era viva. E la gioia si appiccicava agli altri come zucchero filato.

Capitolo 6: La sorpresa del monumento e il ritorno

Quando la sfilata arrivò proprio ai piedi del monumento, la musica fece una pausa teatrale. Per un attimo si sentì solo il vento e il fruscio dei nastri.

Poi successe qualcosa di impossibile e… molto educato.

La statua schiarì la voce. Un “ehm” di pietra, ma chiarissimo.

Tutti si bloccarono. Anche i piccioni, che di solito non rispettano nessuno.

La statua abbassò lo sguardo—o almeno sembrò farlo—verso Nina. Dal basamento cadde piano un oggetto: una piccola maschera di volpe, di legno liscio, con intagli sottili. Atterrò in mezzo ai coriandoli senza fare rumore, come un regalo che non vuole disturbare.

Nina la raccolse. Sul retro c'era inciso: “La gioia è un passo condiviso.”

“Il monumento ti ha fatto un regalo!” urlò Leo. “Siamo ufficialmente amici di una statua!”

Nina si mise la maschera sul viso. Non la nascondeva: la rivelava. Fece un ultimo giro, un inchino, e poi indicò Leo, invitandolo a ballare.

Leo si rialzò dal suo “frappè” e fece un passo esagerato. “Signore e signori, e piccioni, il gelato spaziale presenta… la Volpe Nina!”

La piazza esplose in applausi. Qualcuno iniziò una danza a catena. Persino la ragazza-pavone, quella della coda, arrivò ridendo: “La coda era mia, ma oggi sta meglio a te. Però domani la rivoglio, eh!”

Nina fece il gesto della volpe che promette: due dita sul cuore, poi un salto leggero. Accordo fatto.

Quando il sole iniziò a scendere, la musica rallentò come un giro di giostra che sta per fermarsi. Nina e Leo si incamminarono verso casa, con le tasche piene di coriandoli e la testa piena di ritmi.

“Ti sei sentita invisibile?” chiese Leo.

Nina scosse la testa. “Mi sono sentita… giusta.”

Davanti al portone, Nina guardò il cielo che sembrava dipinto con pennellate rosa. Toccò la maschera di volpe nello zaino, come per assicurarsi che fosse reale.

“Domani sarai ancora una volpe?” chiese Leo.

“Domani sarò Nina,” rispose lei. “E ogni tanto farò un passo da volpe, quando serve: leggero, furbo e felice.”

Leo annuì, molto serio. “Io invece farò un passo da gelato. Lentissimo.”

Si salutarono ridendo, e le loro risate salirono come palloncini tra i balconi.

Sotto, sul marciapiede, un ultimo coriandolo brillò e sembrò scrivere, per chi sapeva leggere le cose semplici: “Ben rientrés.”

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Basamento
La parte bassa e solida su cui poggia una statua o un monumento.
Piedistallo
Una base elevata su cui si mette qualcosa di importante, come una statua.
Grata
Una copertura di ferro con spazi tra le barre che permette di passare aria o luce.
Cespuglio
Una pianta bassa e folta con molti rami e foglie.
Alloro
Un tipo di pianta con foglie lucide, spesso usata per decorare o fare corone.
Fessura
Una piccola apertura stretta tra due superfici o oggetti.
Fruscio
Un rumore leggero e sottile, come quello di carta o foglie che si muovono.
Inchino
Un gesto di rispetto dove si piega un po' il corpo in avanti.
Mantello
Un indumento lungo che si porta sulle spalle, come un grande soprabito.
Sfilata
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