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Storia di carnevale 11/12 anni Lettura 19 min.

La haie d’onore dei coriandoli e la stella della gentilezza

Viola organizza una haie d’onore al Carnevale del quartiere per fare sentire tutti benvenuti, mentre cerca di risolvere il mistero del tamburello scomparso. Con l’aiuto di un timido pinguino e amici travestiti, affronta piccoli imprevisti e scopre il potere della gentilezza.

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Viola, 12 anni, viso rotondo, trecce castane, sguardo sereno e deciso, occhi vivaci, tiene nastri colorati e cammina lungo una passerella formata da una schiera d'onore; Leo, circa 8 anni, il "pinguino", piccolo con costume bianco e nero e becco di gommapiuma, timido poi gioioso, dà il cinque ai bambini al centro del corridoio; Martina, adolescente di circa 16 anni, robot fatto di cartone argentato, capelli corti, apre la sfilata con passi comici e un tamburello luccicante davanti a Viola; Samir, circa 10 anni, il mago, cappello troppo grande, tiene una scatola di stelle di carta dorata vicino al podio pronto a distribuirle; la signora Ada, circa 45 anni, capelli grigi raccolti, con una maschera di civetta in testa, sorride e applaude dal fondo del palco; scena: grande sala di carnevale interna con ghirlande di carta, striscioni "CARNEVALE", pavimento coperto di coriandoli colorati e lanterne che diffondono luce calda; situazione principale: schiera d'onore animata che agita nastri e applaude mentre bambini in costume attraversano il corridoio sotto una pioggia di coriandoli in un'atmosfera gioiosa e colorata. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — La missione di Viola

Nella Casa di Quartiere “Il Girasole”, il Carnevale arrivava sempre prima ancora delle persone: entrava dalle finestre con coriandoli dispettosi, si infilava nelle tasche delle giacche e faceva ballare persino le sedie.

Viola, undici anni e una calma che sembrava una coperta morbida, osservava il caos colorato dal bordo della sala grande. Aveva i capelli raccolti in due trecce e un'espressione da “ok, respiriamo”. Attorno a lei, un'orchestrina improvvisata provava una tarantella con strumenti strani: una fisarmonica sorridente, un tamburello che suonava come una pioggia allegra e… una pentola. Sì, una pentola. Il signor Lino la percuoteva con un cucchiaio di legno come se fosse la cosa più normale del mondo.

“Bim bum! È arte contemporanea!” — proclamò, facendo un inchino.

La signora Ada, coordinatrice e regina dei post-it, si avvicinò a Viola con passo rapido. Indossava una maschera da civetta e un mantello che frusciava come carta regalo.

“Viola, ho una missione speciale per te. Una missione da… Comandante della Gentilezza!”

“Io?” — Viola sollevò un sopracciglio. — “Spero non implichi arrampicarsi su qualcosa.”

“No, no. Molto meglio.” — La signora Ada le porse un cartellino con scritto a pennarello: “HAIE D'ONORE”. — “Tra poco arriva la sfilata dei bambini del quartiere. Voglio che entrino attraversando un corridoio di benvenuto. Una haie d'onore! Applausi, sorrisi, braccia in alto… e soprattutto: nessuno deve sentirsi escluso.”

Viola guardò il cartellino come se fosse una mappa del tesoro.

“Quindi devo… organizzare persone?”

“Esatto. Tu sei creativa e posata. Il mix perfetto per domare… questa giungla.” — Ada indicò la sala: un pirata che rincorreva un unicorno, due astronauti che litigavano per un pacchetto di caramelle, e un vampiro che chiedeva con timidezza: — “Scusate, qualcuno ha visto il mio mantello? Senza mi sento… un po' freddino.”

Viola fece un sorriso piccolo ma deciso.

“Va bene. Una haie d'onore. Con stile.”

La musica ripartì: la pentola fece “TONG!” come un gong che annunciava l'avventura. Viola inspirò l'odore di arancia candita e cartone dipinto. Poi partì, come una regista con una scena da costruire e un pubblico pronto a ridere.

Capitolo 2 — Braccia, nastri e un pinguino timido

Il corridoio di benvenuto doveva attraversare la sala fino al palco, dove brillava una scritta di cartapesta: “CARNEVALE DEL GIRASOLE”. Viola camminò misurando lo spazio con gli occhi, immaginando file di persone come due ali.

“Serve ordine… ma non troppo, sennò sembra l'ufficio postale.” — mormorò.

Si rivolse al primo gruppo utile: tre ragazzi più grandi vestiti da chef, con cappelli alti e guance infarinate.

“Ehi, chef! Mi servono braccia per fare una haie d'onore.”

Uno di loro, Riccardo, alzò la frusta da cucina come fosse una spada.

“Agli ordini, Capitano Mestolo!”

“Capitano… cosa?”

“Hai detto braccia. Noi abbiamo anche mestoli.”

Viola ridacchiò. — “Perfetto. Vi mettete qui, in fila, e fate… applausi morbidi. Niente fruste volanti.”

Poi intercettò due gemelle vestite da semaforo: una con luce rossa, l'altra con luce verde.

“Voi potete essere le guardiane del passaggio. Quando è il momento, alzate le braccia e fate ‘via!'.”

“E se qualcuno passa col rosso?” — chiese la gemella rossa, serissima.

“Al massimo lo abbracciamo e lo rimettiamo in carreggiata.” — rispose Viola. — “È Carnevale, qui si risolve con affetto.”

Si aggiunse un gruppo di nonne con maschere glitterate, armate di ventagli rumorosi.

“Signore, vi va di fare il tifo elegante?”

“Tifo elegante? Tesoro, noi siamo state eleganti anche mentre partorivamo.” — disse una nonna, e tutte risero come campanelli.

Viola distribuì nastri colorati: blu mare, giallo limone, rosa confetto. Li legarono ai polsi, così quando avrebbero mosso le braccia sembrava che il corridoio fosse fatto di onde.

Ma proprio mentre Viola pensava “ok, ci siamo”, vide un pinguino.

Un pinguino vero? No. Un bambino in costume da pinguino, con un becco morbido e due occhi grandi dietro gli occhiali. Stava in un angolo, vicino al tavolo delle bibite, e fingeva di essere molto interessato alle cannucce.

Viola si avvicinò senza fare rumore, come se il pinguino fosse una creatura rara.

“Ciao. Ti va di entrare nella haie d'onore?”

Il pinguino si strinse nelle spalle.

“Io… sono Leo. Non conosco quasi nessuno.”

“Perfetto.” — disse Viola. — “Allora oggi conosciamo qualcuno insieme. Tu puoi fare una cosa importantissima: distribuire ‘cinque' ai bambini che passano. Un cinque gentile.”

Leo sbatté le palpebre.

“E se sbaglio il cinque? Tipo… troppo lento?”

“Se è lento, è un cinque meditato.” — rispose Viola. — “E se è storto, è un cinque creativo. Qui non si sbaglia.”

Il pinguino sorrise, piccolo piccolo. E già quello sembrò una magia.

Capitolo 3 — La prova generale e il mistero del tamburello sparito

Viola radunò tutti. Chef, semafori, nonne glitterate, due fate con ali di cartone, un supereroe con mantello a pois e Leo il pinguino. La sala era un arcobaleno che aveva deciso di fare ginnastica.

“Ok!” — disse Viola battendo le mani una volta sola, come una direttrice d'orchestra. — “Prova generale. Io faccio la sfilata. Voi fate il corridoio. Ricordate: applausi, sorrisi, spazio per passare, e se qualcuno inciampa… lo applaudiamo ancora di più.”

“E se inciampa uno chef?” — chiese Riccardo.

“Allora gridiamo ‘che salto flambé!'.”

Risate. La pentola fece “TONG!” come se approvasse.

La musica partì: fisarmonica, pentola, e… dov'era il tamburello? Il signor Lino si fermò, cucchiaio sospeso.

“Aspettate. Io sento un vuoto nella mia anima musicale.”

La fisarmonicista, una ragazza con cappello da giullare, guardò sotto la sedia.

“Il tamburello non c'è.”

La signora Ada apparve come una civetta in allarme. — “Senza tamburello, la tarantella sembra… una tarantella con un raffreddore!”

Tutti si guardarono. Un oggetto così rumoroso non poteva sparire in silenzio… eppure.

Viola si mise una mano sul mento. Quando il caos cresceva, lei diventava più calma, come se avesse un interruttore interno: “modalità soluzione”.

“Ok. Niente panico. Facciamo due cose: la haie d'onore deve essere pronta comunque. E intanto cerchiamo il tamburello. Chi l'ha visto l'ultima volta?”

Una fata alzò la mano. — “Io l'ho sentito vicino al corridoio… faceva ‘trrr trrr' come se rideva.”

“Tranquillo, tamburello. Ti troveremo.” — sussurrò Leo, come si parla a un animaletto spaventato.

Viola divise i compiti.

“Chef, controllate vicino al buffet. Non rovesciate le pizzette, vi prego.”

“Semafori, fate un giro intorno al palco. E se vedete qualcuno sospetto… abbracciatelo.”

“Nonne, voi avete occhi da aquile glitterate. Cercate tra i cappotti.”

Lei e Leo andarono verso il corridoio che avevano preparato. I nastri svolazzavano, e per un attimo Viola immaginò il tamburello nascosto lì sotto, come un granchio.

Poi vide qualcosa: una scia di brillantini, come una pista di cometa, che finiva dietro una tenda.

“Hai visto?” — disse a Leo.

“Quella è la mia specialità!” — Leo indicò i brillantini. — “Ne ho addosso ovunque. Ma quelli… sono proprio tanti.”

Dietro la tenda, però, non c'era il tamburello. C'era un cartone pieno di stelle di carta, alcune già piegate, altre a metà, come piccoli origami indecisi.

Viola toccò una stella dorata. Era leggera, perfetta.

“Chi le ha fatte?”

Una vocina rispose dal basso. Un bambino vestito da mago, con un cappello enorme che gli copriva quasi tutto il viso, spuntò come un funghetto.

“Io… ma non ho preso il tamburello!” — disse subito, come se l'accusa fosse già nell'aria.

Viola alzò le mani. — “Nessuno ti accusa. Come ti chiami?”

“Samir.”

“Samir, le tue stelle sono bellissime. Ma ci serve anche il tamburello. Hai visto qualcuno passare di qui?”

Samir indicò una porta laterale. — “Ho visto un… robot. Faceva bip e trascinava qualcosa che suonava.”

Leo sgranò gli occhi. — “Un robot ladro di tamburelli?”

“Forse è solo un robot che ama la musica.” — disse Viola. — “Andiamo.”

Capitolo 4 — Inseguimento tra coriandoli e il robot “Bip-Bop”

La porta laterale conduceva a un corridoio più stretto, pieno di scatoloni e decorazioni appese: maschere di leone, ghirlande di carta, un serpente di stoffa lungo tre metri che sembrava dormire.

Da lontano arrivava un suono: “trrr… trrr… BIP!”

“Eccolo!” — sussurrò Leo.

Viola camminò piano. Girato l'angolo, videro il robot: in realtà era Martina, una ragazza del laboratorio di teatro, con una scatola di cartone addosso e braccia a tubo argentato. Sul petto aveva scritto “BIP-BOP: UNITÀ DI ALLEGRIA”.

Martina stava provando una coreografia con il tamburello.

“TRR! BIP! TRR! BOP!” — e faceva una giravolta così convinta che il cartone scricchiolava.

Viola tossì leggermente, per non spaventarla.

“Ehm. Bip-Bop?”

Martina si fermò di colpo, come se avesse ricevuto un comando segreto. Poi, con voce metallica molto poco metallica, disse:

“CHI MI INTERROGA NEL MEZZO DELLA MIA MISSIONE DI DANZA?”

Leo fece un passo avanti. — “Noi siamo… l'Unità di Recupero Tamburello.”

Viola annuì. — “In sala ci serve. La sfilata sta per iniziare.”

Martina abbassò il tamburello. — “Oh. Io… l'ho preso perché senza tamburello il mio robot sembra un frigorifero triste. Ma non volevo rubarlo.”

“Capito.” — disse Viola. — “Facciamo così: lo riportiamo in sala. E tu vieni con noi. Il tuo robot può guidare la sfilata. Immagina: un robot dell'allegria che apre la strada.”

Martina si illuminò sotto la scatola, si percepì proprio.

“BIP… ACCETTATO.”

Tornarono nella sala grande quasi correndo. Quando entrarono, la fisarmonica fece una nota lunga come un sospiro di sollievo.

“Eccolo!” — gridò il signor Lino, e diede un colpo di pentola così forte che un coriandolo gli atterrò sul naso, come un francobollo.

La signora Ada si mise le mani sul cuore. — “Tamburello mio, ti avevo perso!”

Martina si avvicinò e porse lo strumento. — “Scusate. Il robot… aveva bisogno di ritmo.”

“Qui il ritmo lo trovi eccome.” — disse Ada, e le strizzò l'occhio. — “Ma la prossima volta, chiedi. La gentilezza è come il tamburello: se la scuoti, fa rumore buono.”

Viola guardò la haie d'onore già pronta. Tutti erano al loro posto. Leo faceva stretching alle dita per i “cinque gentili”. Samir il mago portava una scatola di stelle di carta vicino al palco.

La musica riprese, completa: fisarmonica, tamburello, pentola. Questa volta sembrava che anche le pareti volessero ballare.

Capitolo 5 — La haie d'onore e la sfilata delle meraviglie

La porta d'ingresso si aprì. Un'ondata di bambini mascherati entrò come una marea felice: c'erano una Cleopatra con eyeliner brillante, un cavaliere con spada di gommapiuma, due “nuvole temporalesche” che spruzzavano acqua con un nebulizzatore (molto moderatamente, per fortuna), e un drago con la coda che continuava a inciampare su se stessa.

Viola alzò un braccio, segnale.

Le gemelle semaforo entrarono in azione. La verde gridò:

“VIAAA!”

E la rossa aggiunse:

“MA CON STILE!”

La haie d'onore prese vita. Braccia in alto, nastri che ondeggiavano come bandiere. Le nonne facevano “ohhh!” e “braviii!” con ventagli scoppiettanti. Gli chef applaudivano con i mestoli, ma in modo controllato, come promesso.

Leo, al centro, distribuiva cinque gentili. Ogni volta che una mano lo sfiorava, lui faceva un mezzo inchino da pinguino educato.

“Cinque meditato!” — diceva a uno.

“Cinque spaziale!” — a un astronauta.

“Cinque… con piume!” — a una gallina elegante.

Viola camminava di lato, controllando che tutti passassero, che nessuno restasse indietro. Vide una bambina vestita da ombra, tutta in grigio, che sembrava indecisa se entrare o sparire dietro la porta.

Viola le si avvicinò.

“Ehi, ombra. Vuoi passare con noi?”

La bambina sussurrò: — “Il mio costume non è colorato come gli altri.”

Viola indicò i nastri che volavano.

“Allora sei perfetta. Perché senza ombra, i colori non si vedono bene. Vieni.”

La bambina sorrise e attraversò la haie d'onore. Le nonne la applaudirono come se fosse una star del cinema. Leo le diede un cinque così delicato che sembrava una carezza.

Sul finale della sfilata, Martina-robot aprì la strada con una marcia buffa: “BIP-BOP, BIP-BOP”, facendo ridere tutti. Il drago, finalmente, non inciampò. O meglio: inciampò, ma trasformò l'inciampo in un giro di danza, e la sala esplose in applausi.

La signora Ada guardò Viola da lontano e fece il gesto del pollice in su, ma con la maschera da civetta sembrava un rapace soddisfatto.

La haie d'onore aveva funzionato. E non solo: aveva fatto sentire ogni bambino come se fosse atteso, importante, parte di una cosa grande e brillante.

Viola, però, notò Samir vicino al palco, che stringeva la scatola di stelle come se fosse un segreto.

“A cosa servono?” — gli chiese, avvicinandosi tra una nota e l'altra.

Samir si aggiustò il cappello da mago. — “Sono… per quando qualcuno fa una cosa gentile senza farsi notare. Le stelle si danno alla fine.”

Viola rimase zitta un secondo. Le sembrò una regola bellissima.

“Allora oggi ne serviranno molte.” — disse.

Samir annuì con aria solenne. — “Il Carnevale le fa nascere più in fretta.”

Capitolo 6 — L'ultima sorpresa: una stella di carta

Quando la musica rallentò e la sfilata diventò un grande cerchio di danza, la sala aveva l'aria di una pentola di zuppa felice: piena, calda, profumata di risate. Qualcuno distribuiva aranciata, qualcun altro insegnava passi di ballo, e persino il signor Lino smise di colpire la pentola per mangiare una frittella senza suonarla (un'impresa eroica).

Viola si sedette un momento sul gradino del palco, stanca nel modo bello, quello che ti fa dire: “ho fatto qualcosa di giusto”.

Leo le si sedette accanto.

“Secondo te ho fatto bene i cinque?”

“Hai fatto i cinque più gentili del quartiere.” — rispose Viola. — “E sai una cosa? Si vedeva che all'inizio eri timido, ma poi…”

“Poi mi sono sentito come… un pinguino con il superpotere dell'amicizia.”

“Esiste, quel superpotere.” — disse Viola. — “L'hai appena inventato.”

La signora Ada arrivò con passo morbido, come se non volesse disturbare la calma dopo la festa. Si tolse la maschera da civetta e aveva gli occhi lucidi di contentezza.

“Viola, hai guidato la haie d'onore come una vera maestra di allegria. Hai visto l'ombra? Hai visto Leo? Hai visto come hanno sorriso?”

Viola arrossì appena. — “È merito di tutti. Io ho solo… messo insieme i pezzi.”

Samir spuntò dietro Ada, con la scatola di stelle. La aprì e la luce delle lampadine sembrò rimbalzare sulla carta dorata.

“È il momento.” — disse Samir.

Prese una stella e la porse a Viola. Era piegata con precisione, ma non rigida: sembrava pronta a volare.

“Perché…?” — chiese Viola.

Samir alzò le spalle. — “Perché hai fatto spazio. E quando fai spazio, la gente entra. Non solo con i piedi. Entra anche col cuore.”

Viola sentì la stella leggera nel palmo, come se pesasse quanto una promessa.

Leo guardò la stella e sussurrò:

“Posso dire ‘wow' o è troppo poco elegante?”

“È perfetto.” — disse Viola, ridendo.

La musica ripartì più dolce, come un ultimo giro. Viola si alzò, infilò la stella nella tasca del costume (era vestita da pittrice, con macchie colorate ovunque), e guardò la sala: coriandoli sul pavimento come neve allegra, nastri che ondeggiavano, occhi che brillavano.

“Andiamo a ballare?” — chiese Leo.

“Andiamo.” — rispose Viola. — “E se qualcuno resta in un angolo…”

“Gli facciamo un cinque meditato.” — completò Leo.

Viola strinse la stella di carta nella tasca e scese in mezzo alla festa. Nel caos felice del Carnevale, tra pentole che suonavano e tamburelli ritrovati, la gentilezza aveva fatto la cosa più magica di tutte: aveva creato un posto per tutti.

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Coriandoli
Pezzetti colorati di carta che si lanciano alle feste e cadono ovunque.
Dispettosi
Che fanno piccoli scherzi o danno fastidio in modo giocoso.
Fisarmonica
Strumento musicale a soffietto che si apre e chiude per fare suoni.
Tamburello
Strumento rotondo con pelle tesa che si batte con la mano.
Haie d’onore
Fila di persone che accolgono chi passa facendo applausi e sorrisi.
Cartapesta
Materiale fatto con carta incollata e modellata per creare forme leggere.
Tarantella
Ballo veloce tradizionale, con passi allegri e musica ritmata.
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