Capitolo 1: Coriandoli sul lungomare
Marta aveva dodici anni e due qualità che litigavano spesso: era prudente, ma anche tosta. La prudenza le sussurrava: “Non correre, che inciampi.” La parte tosta rispondeva: “Va bene, ma fammi almeno inciampare con stile.”
Quel pomeriggio il lungomare sembrava un serpente di luci: file di lampadine colorate, bancarelle come piccole navi piene di dolci, e musica dappertutto. Un gruppo di tamburi faceva vibrare l'aria, e le trombette saltellavano come pesci d'argento.
Marta camminava accanto a sua mamma, tenendo in mano un sacchetto di coriandoli come se fosse una cosa preziosa. Indossava un cappellino con due antenne verdi (idea di sua nonna: “Così ti vedo anche nella folla”). Marta sospirò.
—Nonna, oggi voglio un tema…— disse, assaggiando la parola come fosse zucchero filato. —Un tema colorato, tutto mio.
—Un tema?— la nonna si avvicinò con gli occhi vispi. —Tipo “Ragazza che mangia tre frittelle senza sporcarsi”?
—Impossibile— rispose Marta, seria. Poi scoppiò a ridere. —No, un tema per il costume. Qualcosa che faccia dire: “Ehi, quello è… wow!”
Sul palco vicino al mare, un cantante con una maschera da gabbiano urlava: —Signore e signori! Carnevale sul lungomare! Ballate, ridete, e se perdete un calzino… beh, troverà una nuova vita!
Marta guardò la folla: pirati con piume rosa, sirene con scarpe da ginnastica, astronauti con mantelli luccicanti. Un bambino vestito da “tempesta” sparava bolle di sapone e faceva: “Buuum!” ogni tre passi.
La prudenza di Marta le disse: “Attenta a non finire nel mare.” La parte tosta rispose: “Tranquilla, non mi tuffo. Però… mi tuffo nelle idee.”
Capitolo 2: La bottega dei temi perduti
Tra due bancarelle—una di churros e una di maschere—Marta notò una porta stretta, quasi timida. Sopra c'era un'insegna dipinta a mano: “Bottega dei Temi Perduti”. Le lettere ballavano un po', come se stessero ascoltando la musica.
—Mamma, posso… dare un'occhiata?— chiese Marta.
—Con prudenza— rispose la mamma, che conosceva bene la sua doppia natura.
Marta entrò. Dentro profumava di stoffe, cannella e mare. Un vecchio ventilatore girava lentamente, spingendo in giro piume e nastri, come se fosse un vento gentile in miniatura.
Dietro il bancone c'era una signora con occhiali enormi e capelli raccolti in uno chignon che sembrava una brioche. Stava cucendo una tasca a una giacca di paillettes.
—Benvenuta— disse senza alzare lo sguardo. —Se cerchi un costume, sei nel posto giusto. Se cerchi un'idea, sei nel posto giustissimo.
Marta si schiarì la voce. —Vorrei… immaginare un tema colorato. Non solo scegliere. Inventare.
La signora finalmente la guardò. Aveva occhi che sembravano due bottoni di madreperla. —Ah. Una che vuole fare scintille con la testa, non solo con i glitter.
Marta arrossì, ma di un colore felice.
—Qui— continuò la signora— non vendo temi già pronti. Li aiuto a nascere. Però serve una cosa: coraggio e un pizzico di attenzione. Perché i temi, quando sono appena nati, scappano.
—Scappano?— Marta si raddrizzò. La parte tosta si leccò i baffi, anche se Marta non aveva baffi.
La signora aprì un cassetto e tirò fuori una piccola chiave a forma di nota musicale. —Questa apre la “Scatola del Carnevale”. Ma la scatola, oggi, è vuota. Dovrai riempirla con sorprese. E la sorpresa più difficile è… la tua fantasia.
Marta strinse la chiave. Era fredda e leggera, come una promessa.
—Qual è la regola?— chiese, prudente.
—Ascolta la musica e osserva i colori. E non rubare i nasi finti agli altri, anche se ti tentano.
Marta rise. —Promesso.
Capitolo 3: Caccia ai colori che suonano
Fuori, il carnevale sembrava ancora più grande. Marta infilò la chiave in tasca e partì in missione: trovare un tema che fosse colorato e suo. Un tema che non fosse solo “arcobaleno” (troppo facile) e neanche “unicorno” (troppo… già visto sulle magliette).
Il primo indizio arrivò dai tamburi. Un gruppo di ragazzi faceva un ritmo contagioso, e ogni colpo sembrava dipingere l'aria di rosso.
Marta chiuse gli occhi un momento. Sentì il rosso: era caldo, forte, come una risata che non si può trattenere.
Poi una fisarmonica iniziò a cantare una melodia dolce. Marta pensò al blu: il blu del mare, che quel giorno sembrava portare una maschera lucida.
Camminando, vide un signore travestito da semaforo: tre cerchi luminosi—rosso, giallo, verde—e una faccia stanchissima.
—Scusi— disse Marta— com'è la vita da semaforo?
—Tutti mi guardano solo quando vogliono attraversare— sospirò il semaforo. —Ma nessuno mi chiede come sto.
—E come sta?
—Alterno— rispose lui, serio. Poi aggiunse: —E tu, ragazzina con antenne da alieno, che cerchi?
—Un tema colorato— disse Marta.
Il semaforo le indicò la folla. —Allora non guardare solo i colori. Guarda cosa fanno. Un colore senza gesto è come una tromba senza fiato.
Marta annuì. Un consiglio strano, ma buono.
Più avanti, una ballerina vestita da medusa distribuiva nastri luccicanti che si muovevano come tentacoli gentili. Un bambino in costume da “gelato gigante” offriva cucchiaini immaginari: —Assaggia il gusto “risata al pistacchio”!
Marta raccolse un nastro giallo che le cadde vicino ai piedi. Il giallo le sembrò un suono di campanelli. Lo infilò nello zaino. “Uno per la scatola,” pensò.
Poi trovò una piuma viola incastrata tra le assi di una panchina. Viola, come un segreto divertente. La prese, guardandosi intorno per non rubare nulla a nessuno. Prudente e tosta, in equilibrio come su una corda di coriandoli.
Una banda passò suonando, e il vento del mare portò l'odore di frittelle calde. Marta si fermò, inspirò, e capì che anche i profumi erano colori. Il profumo di zucchero era rosa. Quello del mare era turchese. Quello di popcorn era dorato.
—Ok— mormorò. —Il mio tema… deve suonare, profumare e muoversi. Deve essere un colore che fa cose.
Capitolo 4: Il guaio della maschera capricciosa
Quando Marta tornò verso la Bottega dei Temi Perduti, la folla era diventata un mare umano. E come in ogni mare, c'erano onde impreviste.
Una maschera enorme, appesa a un pallone, si staccò dalla mano di qualcuno e iniziò a volare basso, spinta dal vento. Era una maschera da leone dorato, con baffi di carta e occhi giganteschi.
—Ehi!— gridò una voce. —Il mio leone!
La maschera sfrecciò verso Marta come se l'avesse scelta. Le antenne verdi della nonna tremarono.
La prudenza urlò: “Fermati!” La parte tosta disse: “Prendila!”
Marta fece entrambe le cose: si fermò un attimo, poi saltò di lato e afferrò il nastro del pallone. Il leone la guardò con aria offesa, come se lei fosse una domatrice improvvisata.
—Calma, maestà— sussurrò Marta. —Non ti rapisco, ti salvo.
Ma il leone era capriccioso. Si girò, le baffette le solleticarono il naso, e Marta starnutì.
—Etciù!
Il pallone tirò, Marta scivolò e per un secondo vide la sua vita passare davanti: compiti di matematica, video di gatti, e una frittella mai finita.
Un ragazzo travestito da “onda” (tutto blu e con strisce argentate) la afferrò per il gomito.
—Occhio!— disse. —Il lungomare è bellissimo, ma non serve abbracciarlo con la faccia.
Marta riuscì a piantare i piedi. Il leone si calmò, come se avesse avuto il suo momento di gloria.
Arrivò di corsa una bambina più piccola, con un costume da giraffa e un cappello troppo grande. —Il mio leone! Grazie!
—Prego— disse Marta, porgendole il nastro. —Il tuo leone ha un caratterino.
—È perché è dorato— rispose la giraffa con serietà. —L'oro fa venire voglia di comandare.
Marta scoppiò a ridere. E poi le venne un'idea: il suo tema non doveva essere solo “colorato”, doveva anche avere personalità. Un colore che, come quel leone, faceva i capricci e poi ti faceva ridere.
—Come ti chiami?— chiese alla giraffa.
—Lina.
—Io Marta. Lina, secondo te un tema può essere… una festa che cambia colore con la musica?
Lina spalancò gli occhi. —Tipo una discoteca… ma magica?
—Sì!— Marta sentì il cuore battere a tempo. —Una “tempesta di colori” che balla.
—Allora ti serve qualcosa che brilli e qualcosa che faccia rumore— decretò Lina, come una scienziata del carnevale. —E magari… un po' di coraggio.
Marta si mise una mano sul petto, dove la chiave riposava. —Quello ce l'ho. Con cautela, però.
Capitolo 5: La parata delle sorprese
La sera arrivò con una luce arancione che sembrava spremuta di mandarino. Le onde facevano “shhh” come un pubblico educato, e il lungomare si preparava alla grande parata.
Marta tornò nella bottega. La signora dagli occhiali enormi la aspettava come se sapesse già tutto.
—Hai portato sorprese?— chiese.
Marta rovesciò sul bancone il nastro giallo, la piuma viola e un piccolo sacchetto di coriandoli blu che aveva comprato con i suoi risparmi.
—Bene— disse la signora. —Ora dimmi il tuo tema, non con parole perfette. Con parole vive.
Marta inspirò. —Voglio… un tema che cambia con la musica. Colori che non stanno fermi. Un costume che sembra una festa in movimento. Un po' mare, un po' tamburi, un po' campanelli. Una tempesta allegra.
La signora sorrise. —Allora non ti serve un costume. Ti serve un'idea che si possa indossare.
Aprì una scatola di stoffe e tirò fuori un mantello nero. Marta rimase delusa: nero? Davvero?
La signora, però, picchiettò il mantello con la chiave a forma di nota. E il nero si trasformò: comparvero punti di luce come stelle, poi linee colorate che scorrevano come se qualcuno le stesse suonando.
—È un mantello “ascoltatore”— spiegò la signora. —Cambia colore quando sente la musica. Ma funziona solo se chi lo indossa ci mette qualcosa di suo.
Marta lo toccò. Era morbido e leggero.
—E cosa ci metto?— chiese.
—La tua scelta— rispose la signora. —Vuoi solo seguire la parata o vuoi anche crearla?
Marta guardò fuori: la parata iniziava, con un carro pieno di strumenti e persone mascherate da pianeti. Un uomo vestito da Saturno cercava di far passare gli anelli in una porta troppo stretta. Era impossibile non ridere.
Marta si infilò il mantello. —Voglio crearla. Ma senza far male a nessuno. E senza finire nel mare.
—Ottimo. Creatività con cintura di sicurezza— disse la signora, soddisfatta.
Marta uscì e si unì alla parata. Quando i tamburi colpirono, il suo mantello diventò rosso e arancione. Quando la fisarmonica sospirò, si tinse di blu e verde. Quando i campanelli suonarono, esplose in giallo.
La gente si girava. Qualcuno indicava. Qualcuno applaudiva.
—Ehi, guarda!— disse un ragazzo. —Sembra una canzone che cammina!
Marta sentì una felicità che faceva solletico.
Poi arrivò la sorpresa più grande: Lina, la giraffa, corse verso di lei agitando una piccola maracas.
—Per te!— gridò. —Così il tuo mantello avrà più musica!
Marta la prese e la scosse piano. Il mantello rispose con una scia viola che sembrava una risata.
—Funziona!— esclamò Marta.
E così, tra carri, coriandoli e profumi rosa di zucchero, Marta capì che il suo tema era proprio quello: “Colori che ascoltano”. Un tema vivo, inventato con gli occhi e con le orecchie.
Capitolo 6: La Scatola del Carnevale sullo scaffale
Quando la parata finì, il lungomare restò pieno di luci e passi stanchi. La musica, lentamente, si mise a sussurrare invece di gridare. Il mare continuava a fare “shhh”, come se raccontasse la storia a qualcuno.
Marta tornò a casa con la mamma e la nonna. In cucina, la nonna le tolse con delicatezza il cappellino con le antenne.
—Allora?— chiese. —Hai trovato il tuo “wow”?
Marta appoggiò sul tavolo una piccola scatola di cartone che la signora le aveva regalato prima di chiudere la bottega. Sopra c'era scritto, con una calligrafia danzante: “Scatola del Carnevale”.
Dentro, Marta mise il nastro giallo, la piuma viola, un pizzico di coriandoli blu e la chiave a forma di nota. Poi aggiunse una cosa che non si poteva comprare: un foglietto con disegnato il suo mantello che cambiava colore e una frase: “I colori ascoltano, se tu li fai ballare”.
—Questa è la mia creatività— disse piano. —Così non finisce quando il carnevale finisce.
La mamma le accarezzò i capelli. —È una bella idea. Una di quelle che si possono riaprire.
La nonna annuì. —E soprattutto… è colorata. Anche senza sporcarsi di frittelle.
Marta rise, poi prese la scatola e la mise sullo scaffale della sua camera, tra i libri e una conchiglia trovata l'estate prima. La scatola sembrava normale, ma Marta giurò di sentire, per un secondo, un “tin tin” leggerissimo, come un campanello lontano.
La prudenza sussurrò: “Domani scuola.”
La parte tosta rispose: “Sì, ma con un tema in tasca.”
Marta si infilò nel letto. Fuori, il mare continuava a cantare piano. E nello scaffale, la sua scatola “carnevale” aspettava paziente, piena di colori pronti a svegliarsi al primo ritmo.