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Storia di carnevale 11/12 anni Lettura 17 min.

Il cartello che faceva dire grazie: viva il Carnevale!

Nel Quartiere del Girasole, il riccio Lino e la coniglietta Rina cercano di creare una grande pancarta per il Carnevale affrontando imprevisti e trovando aiuto dagli abitanti: durante il viaggio scoprono il valore della condivisione e della gratitudine.

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Lino, istrice vestito da cometa con viso rotondo, occhi brillanti, espressione gioiosa e concentrazione, spine morbide e un po' spettinate e coda di tessuto dorato ondeggiante, tiene il lato sinistro di una grande insegna; Rina, coniglietta con cilindro viola troppo grande, sorriso malizioso, occhi vivaci, gonna a pois ed orecchie che spuntano, sostiene il lato destro ridendo; Maestro Gus, tartaruga anziana in uniforme da direttore d'orchestra con sguardo benevolo e bacchetta alzata sullo sfondo a sinistra; ambientazione in una piazza lastricata del Quartiere del Girasole durante il carnevale con lanterne di carta appese, bancarella di coriandoli, fontana scintillante, balcone con maschere e bandierine e una folla di animali in costume sfocata; scena di parata dinamica, Lino e Rina in testa con l'insegna colorata recante la scritta VIVA IL CARNEVALE in rosso, giallo e blu, coriandoli volanti, maracas in movimento, luce calda della sera, colori saturi e tratto chiaro in stile fumetto con prospettiva leggermente dal basso. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La strada che suona

Nel Quartiere del Girasole, quando arrivava il Carnevale, perfino i tombini sembravano ridere. Le lanterne di carta pendevano come frutti luminosi tra un balcone e l'altro, e l'aria profumava di zucchero filato e limonata frizzante. Da ogni vicolo usciva una musica diversa: tamburi allegri, fischietti birichini, un clarinetto che faceva “pi-pi-pi” come un pulcino che racconta un segreto.

Lino, un giovane riccio dal cuore morbido e le spine sempre un po' in disordine, camminava in mezzo a quel mare di colori con gli occhi brillanti. Aveva indosso un costume da cometa: una coda di stoffa dorata gli ondeggiava dietro come una scia di luce.

«Che meraviglia…» sospirò, fermandosi a guardare una banda di lontre che suonava pentole lucidate a specchio.

Accanto a lui trotterellava Rina, una coniglietta con un cappello a cilindro viola troppo grande, che le scivolava sulle orecchie. «Lino, oggi devi ballare. È obbligatorio per legge carnascialesca!»

«Ballare sì, certo…» disse Lino, ma dentro gli girava un'idea più grande di un palloncino. Sentiva che il Quartiere del Girasole meritava una frase gigante, una promessa allegra, qualcosa che facesse venire voglia di sorridere anche al più timido dei tassi.

Si fermò davanti alla piazzetta principale, dove le bancarelle di coriandoli facevano l'occhiolino e una fontana spruzzava acqua che pareva glitter.

«Rina» disse piano, come se stesse confessando un incantesimo, «voglio fare una pancarte. Grande. Con scritto: “Viva il Carnevale”

Rina spalancò gli occhi. «Una pancarte? Tipo… una nuvola con le parole?»

«Sì!» Lino alzò le zampette. «Così tutti la vedono. Così si sentono… invitati.»

Rina gli diede una spintarella affettuosa. «Allora servono materiali. E un piano. E magari un po' di fortuna profumata di coriandoli.»

E mentre parlavano, un vento gentile fece danzare i nastri appesi alle finestre, come se il quartiere stesso stesse dicendo: vai, Lino. Fallo.

Capitolo 2: Caccia al cartone e alle parole

Per fare una pancarte che non si piegasse al primo starnuto di Carnevale, serviva cartone robusto. Lino e Rina si infilarono tra le vie, schivando maschere sorridenti: un gufo vestito da bibliotecario pirata, una famiglia di topolini in uniforme da orchestra, un cinghiale con una parrucca rosa che salutava tutti come se fosse il sindaco.

Dietro la pasticceria di Nonna Talpa, trovarono un mucchio ordinato di scatoloni.

Nonna Talpa, con il grembiule coperto di farina e una mascherina a forma di stella sul naso, li fissò con finta severità. «Cercate tesori o guai?»

«Tesori!» disse Lino subito. «Possiamo usare un pezzo di cartone? Per una pancarte: “Viva il Carnevale”

Nonna Talpa fece un “mmm” che sembrava una ciambella che pensa. «Se è per il Carnevale, il cartone è vostro. Ma in cambio voglio una cosa.»

Rina si irrigidì. «Una cosa… tipo… pagare in carote?»

Nonna Talpa scoppiò a ridere. «No, zuccherini! Voglio che, quando la pancarte sarà pronta, mi diciate grazie. Chiaro e forte. Mi piace sentire la gratitudine, mi scalda le guance più del forno.»

Lino annuì serio. «Promesso. Grazie già da adesso.»

Con il cartone sotto il braccio, corsero verso la bottega di Zeno, la volpe pittore, famoso per i colori così vivi che sembravano cantare.

La bottega era un'esplosione: barattoli di vernice come caramelle, pennelli in fila come soldatini, e un profumo di legno e limone.

Zeno li guardò di sbieco, con un sorriso furbo ma gentile. «Cosa mi portano due comete con le orecchie?»

«Ci servono colori» disse Lino. «Rosso, giallo, blu… e magari un po' di verde brillante. E…» deglutì, «qualcosa che faccia… festa.»

Zeno si grattò il mento. «La festa non sta solo nei colori. Sta nel modo in cui li usi. E nelle parole.»

«Le parole le abbiamo!» Rina saltellò. «Viva il Carnevale!»

Zeno batté le mani. «Allora vi do anche un pennello speciale.» Tirò fuori un pennello con il manico a spirale. «Quando scrivete, pensate a chi leggerà. Così le lettere sorrideranno.»

Lino strinse il pennello come fosse un microfono. «Grazie, Zeno.»

La volpe inclinò la testa. «Di niente. E ricordate: un grazie non consuma, anzi… fa spazio a più gioia.»

Capitolo 3: Un'ombra sopra i coriandoli

Tornarono nella piazzetta, dove un palco di legno stava per ospitare la sfilata. Lino appoggiò il cartone sul pavé e cominciò a tracciare le lettere con cura. La sua lingua spuntava un po' tra i denti, come quando un riccio è concentrato davvero.

V… I… V… A…

Rina, seduta accanto, passava i colori e ogni tanto commentava: «Quella A sembra pronta a saltare!» oppure «Attento, il blu sta scappando!»

Ma proprio mentre Lino iniziava la parola “Carnevale”, una raffica di vento dispettoso arrivò come un tamburo improvviso. Vruuum! Volarono coriandoli, cappelli, e anche… un angolo della pancarte.

«No!» gridò Lino, cercando di fermarla.

Un gruppo di gazze mascherate da maghi passò correndo, e una di loro—senza cattiveria, solo presa dalla confusione—inciampò sulla pancarte. CRACK.

Il cartone si spezzò in due, proprio sotto la scritta “Viva”.

Lino rimase fermo. Le spine gli sembrarono più pesanti. Il rumore del Carnevale, per un attimo, diventò lontano, come se qualcuno avesse abbassato il volume.

Rina si morse il labbro. «Lino… possiamo rifarla.»

«Non è solo il cartone» mormorò lui, guardando le due metà. «È che… volevo che fosse perfetta. Volevo che tutti la vedessero e… si sentissero felici.»

Una tartaruga vestita da direttore d'orchestra si avvicinò lentamente, con un fischietto al collo. Era Maestro Gus, quello che coordinava la musica della sfilata. «Ehi, cometa. Ho visto cosa è successo.»

Lino abbassò lo sguardo. «Ho rovinato tutto.»

«No» disse Maestro Gus. «Il Carnevale è fatto anche di imprevisti. La vera domanda è: cosa ci fai con questo imprevisto?»

Rina fece un cenno deciso. «Lo trasformiamo in una sorpresa.»

Il Maestro guardò i pezzi di cartone. «Due pezzi… due ali. Potete farne una pancarte doppia. Da tenere in due. Così non vola via.»

Lino lo fissò. L'idea gli accese qualcosa dentro, come una scintilla in un petardo innocuo. «In due…»

«In due» confermò Rina. «Io reggo un lato. Tu l'altro. E scriviamo meglio di prima.»

Lino respirò. Poi guardò Maestro Gus. «Grazie.»

La tartaruga fece un piccolo inchino. «Quando la musica suona, nessuno è solo. Adesso, via: prima che il vento cambi idea.»

Capitolo 4: La scritta che balla

Si spostarono sotto il portico della biblioteca—gestita da una civetta elegante con occhiali a mezzaluna—dove il vento non poteva fare il prepotente.

La civetta, Alma, li osservò mentre sistemavano i due pezzi di cartone come pagine aperte. «State creando un messaggio?»

«Sì» disse Lino, più deciso. «Un invito alla gioia.»

Alma posò una pila di vecchi giornali sul tavolo. «Potete usare questi per rinforzare dietro. La conoscenza regge bene le emozioni, se la incolli con cura.»

Rina sussurrò a Lino: «Ha parlato come un biscotto saggio.»

Lino trattenne una risata. «Grazie, Alma.»

Con la colla e i giornali, la pancarte diventò più forte. Poi arrivò il momento della scrittura. Lino impugnò il pennello speciale di Zeno e fece scorrere il rosso come una tromba. Rina aggiunse contorni gialli che sembravano raggi di sole.

Le lettere, davvero, parevano sorridere.

“VIVA IL CARNEVALE”

Sotto, Rina propose: «E se facessimo delle note musicali?»

Lino annuì. Disegnò note blu e verdi, e piccole stelle che sembravano scoppiettare senza far male.

Mentre lavoravano, passavano animali curiosi: un cane bassotto vestito da salsiccia (che rideva da solo), un lama con mantello argentato (che sembrava una nuvola elegante), due rane in abito da detective (che annusavano i coriandoli come fossero indizi).

«Che bello!» disse una delle rane. «Posso portare una striscia di nastro per attaccarla al bastone?»

«Sì, grazie!» rispose Lino. E poi aggiunse, ricordandosi la promessa: «E grazie anche per l'idea.»

Il nastro era a pois. Perfetto.

Quando finirono, la pancarte sembrava una festa fatta oggetto: colori accesi, lettere vive, note che quasi saltavano fuori.

Rina si asciugò la fronte. «Ora manca solo… il momento grande.»

Lino guardò la piazza oltre il portico. La musica aumentava. Era come se il quartiere stesse contando: tre, due, uno…

Capitolo 5: La parata delle sorprese

La sfilata partì con un BOOM gentile di tamburi. Maestro Gus alzò la bacchetta, e le lontre alle pentole scintillanti entrarono in scena, seguite da un coro di canarini con campanelli alle caviglie.

Lino e Rina si misero in testa al gruppo dei “Messaggeri di Allegria”, come li chiamò subito una capra vestita da astronauta.

«Pronti?» chiese Rina, afferrando il suo lato della pancarte.

«Prontissimo» disse Lino. E alzarono insieme il cartone, dritto e fiero.

Appena comparve la scritta, la folla di animali fece una specie di “Oooh!” lungo come una sciarpa. Qualcuno iniziò a battere le mani a tempo. Un procione con maschera da re gridò: «Viva davvero!»

La pancarte ondeggiava, ma non per il vento: ondeggiava perché Lino e Rina camminavano a ritmo, e le lettere sembravano ballare insieme a loro.

Poi arrivò la prima sorpresa: da un balcone, una squadra di scoiattoli lanciò una pioggia di coriandoli profumati alla menta. Lino starnutì. «Ecciù!»

Rina scoppiò a ridere. «È la tua cometa che fa fuochi d'artificio dal naso!»

Seconda sorpresa: un gruppo di pinguini, vestiti da mariachi, tirò fuori strumenti minuscoli. Tra questi c'erano… maracas dipinte come uova di Pasqua impazzite. Shak-shak-shak! Il suono era frizzante, come una bibita appena aperta.

Un pinguino con baffi finti si avvicinò a Lino. «Vuoi provarle?»

Lino esitò, poi prese le maracas. Erano leggere e allegre. Appena le scosse, il suo cuore fece lo stesso. Shak-shak!

«Bravo!» urlò qualcuno.

Lino, senza pensarci troppo, porse una maraca anche a Rina. «In due è più bello.»

E mentre continuavano a sfilare, Lino notò qualcosa: ogni volta che diceva “grazie”—a chi gli passava un nastro, a chi gli lasciava spazio, a chi gli lanciava un sorriso—la giornata sembrava diventare più luminosa, come se la gratitudine fosse una vernice invisibile.

Arrivarono davanti alla pasticceria di Nonna Talpa. Lino alzò la pancarte ancora più in alto e gridò, con voce chiara: «Nonna Talpa! Grazie per il cartone!»

Nonna Talpa, dalla porta, si mise una zampa sul petto. «Ah! Ecco il mio premio preferito!» Poi lanciò due biscotti a forma di maschera. «Per voi, comete.»

Lino li prese al volo. «Grazie!» disse, e questa volta il grazie sapeva di cioccolato.

Capitolo 6: La magia del “grazie”

Quando la sfilata arrivò al centro della piazza, la musica fece un giro più veloce, come se stesse rincorrendo la propria coda. Maestro Gus fischiò e tutti si fermarono in cerchio.

«Momento speciale!» annunciò, con voce che pareva una grancassa gentile. «Chi ha portato il messaggio di oggi?»

Gli sguardi si posarono su Lino e Rina e sulla pancarte che brillava sotto le lanterne.

Rina sussurrò: «Vai tu.»

Lino sentì un tremolio, ma non era paura: era emozione, come quando stai per aprire un regalo e speri che dentro ci sia qualcosa che ti capisce.

Fece un passo avanti, tenendo ancora una maraca in zampa. «Ho scritto “Viva il Carnevale” perché…» guardò la folla: c'erano maschere buffe, costumi cuciti con pazienza, strumenti suonati con allegria. «Perché il Carnevale non è solo travestirsi. È ricordarsi che possiamo farci felici a vicenda. Anche con poco: un cartone, un pennello, un nastro… e un grazie.»

Ci fu un silenzio breve, come una pausa musicale perfetta.

Poi, una piccola voce di un topolino in prima fila: «Grazie anche a te!»

E come se quella frase avesse aperto una scatola segreta, tanti altri iniziarono:

«Grazie per la musica!»

«Grazie per i coriandoli!»

«Grazie per il posto!»

«Grazie per avermi invitato a ballare!»

Le parole volavano leggere sopra le teste, più leggere dei coriandoli, eppure più potenti. Lino sentì gli occhi pizzicare, ma sorrise.

Maestro Gus batté la bacchetta sul palco: tac-tac. «E adesso… si balla!»

La piazza esplose in movimento. Le lontre suonarono, i pinguini con le maracas fecero shak-shak-shak, e Rina trascinò Lino in un girotondo così veloce che la sua coda da cometa sembrava un anello d'oro.

A un certo punto, un vecchio tasso con maschera da clown inciampò leggermente. Lino lo afferrò al volo.

«Oh!» fece il tasso. «Mi hai salvato le ginocchia!»

«Figurati» disse Lino.

«No, no» insistette il tasso, solenne come una torta a più piani. «Grazie. E… scusa se prima ho occupato mezzo marciapiede con la mia pancia da clown.»

Lino rise. «Accettato. E grazie per avermi fatto ridere.»

Il tasso rimase un attimo confuso, poi scoppiò a ridere anche lui, e il suo riso sembrò un tamburo felice.

Quando la musica rallentò, la pancarte fu appoggiata vicino alla fontana, e tutti, passando, le diedero una piccola occhiata come si fa con una stella amica.

Capitolo 7: Silenzio dolce e maracas in ordine

La sera arrivò piano, con una coperta blu scuro piena di puntini luminosi. Le lanterne si accesero una dopo l'altra, e il Quartiere del Girasole sembrò una collana di luce.

La sfilata finì con un ultimo accordo. I coriandoli, stanchi, si adagiarono a terra come petali. Gli strumenti furono salutati con carezze e pacche sulle spalle.

Lino e Rina, ancora con il costume addosso, si sedettero sul gradino della fontana. Avevano le guance calde e i piedi che ancora volevano ballare da soli.

Rina addentò l'ultimo pezzo del biscotto di Nonna Talpa. «Sai che la tua pancarte ha fatto una cosa strana?»

Lino inclinò la testa. «Che cosa?»

«Ha fatto dire “grazie” a un sacco di gente. E non perché qualcuno li obbligava. Era… naturale.»

Lino guardò la piazza, ora più quieta. «Forse perché il Carnevale è un amplificatore. Se ci metti gioia, la fa diventare più grande. Se ci metti gratitudine… la fa rimbalzare ovunque.»

Rina lo urtò con la spalla. «Parli come Alma la civetta-biscotto.»

Lino rise. «Allora grazie per avermi contagiato.»

Un pinguino mariachi arrivò con un sacchettino di stoffa. «Ehi, comete! Queste sono vostre per oggi. Ma adesso è tardi. Le maracas vanno a dormire.»

Lino prese le maracas con delicatezza, come se fossero due cuori colorati. «Grazie. Le abbiamo suonate bene?»

«Benissimo» disse il pinguino. «Sembravano ridere.»

Lino e Rina andarono nella piccola sala comunitaria della piazza, dove si conservavano gli strumenti del quartiere. Dentro c'era odore di legno e festa finita, quel profumo che ti dice: domani ricorderai tutto.

Lino aprì un armadietto e sistemò le maracas sul ripiano, una accanto all'altra, perfettamente allineate.

Rina chiuse piano lo sportello. «Buonanotte, maracas.»

Lino appoggiò la zampa sul legno e sussurrò: «Grazie, Carnevale.»

E fuori, nel Quartiere del Girasole, le lanterne continuarono a brillare per un po', come se anche la notte stesse sorridendo.

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Tombini
Aperture sul suolo per far scorrere l'acqua, di solito in strada.
Lanterne
Lampade leggere fatte di carta o stoffa, appese per illuminare e decorare.
Coriandoli
Pezzetti di carta colorata lanciati alle feste per fare allegria.
Grembiule
Indumento che si mette sopra i vestiti per non sporcarli mentre si cucina.
Mascherina
Copertura che si mette sul viso; qui è decorativa per il Carnevale.
Pentole
Recipinti di metallo usati in cucina per cuocere cibo.
Cartone
Materiale spesso fatto di carta, usato per scatole e lavori creativi.
Pennello
Strumento con setole usato per stendere vernice o pittura.
Raffica
Colpo di vento breve e molto più forte del vento normale.
Incantesimo
Parola o gesto che, nelle storie, fa succedere qualcosa di magico.
Sfilata
Percorso pubblicò con persone o gruppi che mostrano costumi e musica.
Bacchetta
Bastone piccolo usato da un direttore d'orchestra o da un mago.
Imprevisti
Eventi che succedono senza essere stati previsti o pianificati.
Scintilla
Piccola fiammella o idea che accende un sentimento o un pensiero.
Rinforzare
Rendere qualcosa più forte o più stabile, ad esempio con colla o carta.

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