Parte 1: La neve e una piccola idea
Era quasi Natale. Fuori cadeva la neve, piano piano, come zucchero a velo. Dentro casa c'era caldo. La luce dell'albero faceva “tin tin”, verde, rossa, dorata.
La piccola Emma aveva tre anni. Portava calzini morbidi e un pigiama con le stelle. Stringeva un pupazzo a forma di renna.
Emma guardò il divano. Guardò la poltrona. Guardò anche il tappeto.
Poi disse: “Mamma, voglio fare un posto comodo.”
“Un posto comodo?” chiese la mamma, sorridendo.
“Sì. Un posto comodo per… per stare bene,” disse Emma. “E anche per dire grazie.”
La mamma le accarezzò i capelli. “Che bella idea. Facciamolo insieme.”
Emma corse piano piano verso la cesta delle coperte. Ce n'erano tante: una rossa, una blu, una a pois. Emma scelse la coperta rossa. Era calda e profumava di bucato.
“Questa!” disse.
Poi prese due cuscini grandi. “Uno per la testa. Uno per abbracciare.”
Il papà arrivò con una tazza di latte caldo. “Che succede qui?”
“Sto facendo un posto comodo!” disse Emma.
Il papà fece una voce buffa: “Allora serve anche un cuscino speciale, super soffice!”
Portò un cuscino piccolo, a forma di stella. Emma rise. “Stella! Stella!”
Emma sistemò tutto vicino all'albero. Coperta rossa sotto. Cuscini sopra. E il cuscino-stella in mezzo, proprio in mezzo.
“È un nido,” disse Emma piano.
Un nido caldo, con lucine che brillavano. E fuori, la neve faceva silenzio.
Emma guardò il suo nido e pensò forte forte. “Manca qualcosa…”
Parte 2: Piccoli gesti, piccole luci
Emma camminò fino alla cucina. Sul tavolo c'erano biscotti di Natale: a forma di cuore, di alberello, di campanella.
Emma allungò il naso. “Mmm…”
La nonna stava lì, con un grembiule rosso. Mescolava piano una ciotola. “Ciao, stellina.”
“Nonna, posso prendere un biscotto per il mio posto comodo?” chiese Emma.
“Certo,” disse la nonna. “Ma uno solo, eh.”
“Uno solo,” ripeté Emma, seria seria.
Scelse un biscotto a forma di cuore. Era dorato e un po' zuccherato. Lo mise su un piattino piccolo e tornò verso l'albero.
Poi pensò ancora: “E se qualcuno ha freddo?”
Andò nell'ingresso. C'era la sciarpa del papà, lunga lunga. C'era il cappello della mamma, morbido morbido. E c'era una sciarpina piccola di Emma, gialla come il sole.
Emma prese la sua sciarpina. “Questa scalda,” disse. La appoggiò nel nido, piegata bene.
Il papà la seguì. “Per chi è?”
Emma fece un sussurro: “Per chi arriva. Per chi vuole stare bene.”
La mamma mise una piccola campanella vicino al nido. “Così, se qualcuno vuole sedersi, può suonare: din din.”
Emma provò. “Din din!” Rise.
Poi arrivò il gatto, Poldo. Era rotondo e pigro, con i baffi lunghi. Annusò il nido. Girò su se stesso. Si sedette, contento.
“No, Poldo!” disse Emma, ma senza arrabbiarsi. “Questo è un posto comodo per condividere.”
Poldo fece “miao” come per dire: va bene. Si spostò di poco. Emma lo accarezzò. “Bravo.”
Emma guardò il nido. Coperta rossa. Cuscini. Stella. Biscotto a cuore. Sciarpina gialla. Campanella.
E allora Emma si ricordò una cosa importante. Una cosa che brillava più delle lucine.
Prese un foglio e dei pastelli. Non sapeva scrivere bene, ma sapeva fare segni e cuori. Disegnò un grande cuore rosso. Disegnò anche una stella gialla. E poi fece tante piccole linee, come pioggia di neve.
La mamma si chinò. “Che cos'è?”
“È un ‘grazie',” disse Emma. “Un grazie con il disegno.”
La mamma le diede un bacio sulla fronte. “È il grazie più bello.”
La nonna arrivò con un vassoietto. “Posso mettere anche una mandarino? Profuma di Natale.”
Emma annusò. “Sì! Profuma buono.”
Il mandarino finì nel nido, accanto al biscotto.
La casa sembrava cantare piano. Il forno faceva “fuf”, l'albero faceva “tin tin”, e fuori la neve faceva “shhh”.
A un certo punto si sentì un piccolo suono alla porta.
Toc toc.
Emma aprì gli occhi grandi. “Chi è?”
Il papà guardò. “È il vicino, il signor Carlo. Porta una busta.”
Il signor Carlo entrò. Aveva le guance rosse e un sorriso gentile. “Buona sera. Ho una cartolina per voi.”
Emma lo guardò. Poi guardò il suo nido. E il cuore le fece “tum tum”.
“Signor Carlo,” disse Emma, “vuoi un posto comodo?”
Il signor Carlo si fermò. “Oh… che bella cosa.”
Emma suonò la campanella. “Din din! Vieni.”
Il signor Carlo si sedette piano nel nido, facendo attenzione. La coperta lo avvolse. Il cuscino-stella gli toccò il braccio. Sorrise ancora di più.
“È caldo,” disse. “È proprio caldo.”
Emma gli porse il piattino. “Un biscotto cuore.”
“Grazie,” disse il signor Carlo.
Emma mise una mano sul petto, come faceva la nonna. “Prego.”
Poi gli mostrò il disegno. “Questo è il mio grazie.”
Il signor Carlo guardò il cuore e la stella. “Che meraviglia. Grazie a te, Emma.”
Emma si sentì leggera. Leggera come la neve.
Parte 3: Un Natale che abbraccia
La sera continuò dolce. Il signor Carlo raccontò una cosa semplice: “Quando ero piccolo, facevo un nido anche io. Con una coperta e due cuscini. Mi ricordavi quel tempo.”
Emma ascoltò con gli occhi lucidi, ma felici. “Allora il nido è una cosa di Natale,” disse.
“È una cosa di cuore,” disse la nonna.
La mamma aggiunse: “E ci insegna a dire grazie. Grazie per il caldo. Grazie per la casa. Grazie per le persone.”
Il papà fece una piccola risata. “E grazie anche al gatto, che ha lasciato il posto.”
Poldo fece “miao” e si accucciò vicino, come una palla di lana.
Il signor Carlo finì il biscotto. Sbucciò il mandarino e ne offrì uno spicchio a Emma. “Vuoi?”
Emma prese uno spicchio. “Grazie.”
“Prego,” disse lui.
Emma ripeté piano, come una canzoncina: “Grazie. Prego. Grazie. Prego.”
Le lucine dell'albero brillavano come stelline vere. Sembrava che l'inverno, fuori, fosse solo un grande cappotto bianco che proteggeva tutto.
Più tardi il signor Carlo si alzò. “Devo andare. Ma porto con me questo calore.”
Emma gli fece ciao con la mano. “Torna quando vuoi. Il posto comodo ti aspetta.”
“Lo so,” disse lui. “E io dico grazie.”
La porta si chiuse piano. Nessuno era triste. La casa restava piena di luce.
Emma tornò nel suo nido. Si sedette. La coperta era ancora calda. Il cuscino-stella era ancora morbido. Il disegno con il cuore era lì, come un piccolo sole.
La mamma spense una luce, poi un'altra, lasciando solo l'albero acceso. “È tardi, stellina.”
Emma sbadigliò. “Mamma… il posto comodo è felice.”
“Perché l'hai fatto con amore,” disse la mamma.
Emma strinse Poldo, che faceva fusa. “Buonanotte, Natale,” sussurrò.
Fuori la neve continuava a cadere piano piano. Dentro, il nido vicino all'albero sembrava una promessa: un posto caldo, un posto gentile, un posto per dire grazie.
E Emma, con il cuore pieno e tranquillo, si addormentò sorridendo.