Sofia ha quattro anni. È primavera. Fuori c'è aria tiepida. La finestra fa “toc-toc” piano.
Sofia prende la mano della mamma. “Andiamo fuori?” dice Sofia. “Sì, piano piano,” risponde la mamma.
Nel cortile l'erba è verde. Sofia la guarda. La tocca con le dita: “fru fru”. “È morbida,” dice. Sofia sente un profumo dolce. “Che odore!” dice. La mamma annusa. “Sono i fiori.”
Vicino al muro ci sono fiori piccoli. Gialli. Rosa. Bianchi. Sofia li guarda da vicino. “Ciao fiore,” dice. Una ape fa “bzz bzz” e passa. Sofia sorride. “Bzz!” dice anche lei. La mamma dice: “L'ape cerca il dolce nei fiori.”
Sofia vede una pozzetta. L'acqua brilla. “Plin plin,” fa una goccia. Sofia mette lo stivaletto vicino. “Posso?” dice. “Sì, piano,” dice la mamma. Sofia fa un passo: “plouf!” Un piccolo spruzzo. Sofia ride. “Plouf plouf!” La mamma ride con lei. Poi la mamma asciuga lo stivaletto con un panno. “Così stai comoda,” dice.
Passa un vento leggero: “fff”. Le foglie fanno “frus frus”. Sofia alza il viso. Sente il sole sulla guancia. Caldo. Buono. “Mi piace,” dice. La mamma dice: “Anche al sole piace la primavera.”
Sofia trova un seme in un vasetto. La mamma porta una paletta. “Hop,” fa la terra quando cade. Sofia mette il seme. “Ciao semino,” dice. Copre con terra: “tap tap”. La mamma versa un po' d'acqua. “Glug glug.” Sofia guarda. “Cresci?” chiede. “Sì, con acqua e sole,” risponde la mamma.
Tornano dentro. Sofia beve latte tiepido. Si stende. “Buonanotte, primavera,” sussurra.
Morale: Con occhi gentili e passi lenti, ogni giorno di primavera insegna qualcosa di bello.