Nel bosco vicino al paese, la neve faceva “puff, puff” sotto le zampette. Era quasi Natale, e le casette avevano ghirlande verdi e palline rosse alle finestre.
Il piccolo protagonista era una volpe di nome Rino. Rino aveva il pelo arancione come una zucca e una coda morbida, lunga lunga. Quella sera era curioso: in casa della signora Lina c'era un albero di Natale tutto luci, e Rino poteva vederlo dalla finestra.
“Che bello!” sussurrò Rino. “Le lucine fanno danza e fanno sogni.”
Ma proprio in quel momento, sotto al tavolo, fece “tic tac!” una risatina piccola. Era il Folletto Birichino di Natale. Aveva un cappellino rosso, scarpe a punta e occhi brillanti come stelle.
“Pssst, Rino,” disse il folletto. “Vuoi vedere una magia… un po' pasticciona?”
Rino inclinò la testa. “Una magia buona?”
“Buonissima! Solo un pochino di caos, come una risata,” rispose il folletto, e fece un salto. “Io nascondo… la tele-coman-da!”
“Che cos'è?” chiese Rino.
“La bacchetta che accende e spegne le luci dell'albero!” il folletto fece “fiuu” e, con un guizzo, prese il telecomando delle lucine dal divano. Poi lo infilò dentro una calza appesa al camino. “E adesso… buio e sorpresa!”
Le luci dell'albero si spensero. La stanza diventò calma, tutta blu. La signora Lina guardò intorno, un po' confusa ma non spaventata. “Oh, oh… le lucine non rispondono. Dove sei, telecomando?”
Rino sentì un piccolo “oh” nel cuore. Lui amava le risate, sì, ma voleva anche che tutti stessero bene e felici.
Il folletto sussurrò: “È uno scherzetto! Vedrai che ridono!”
Rino respirò piano. “Folletto, io voglio aiutare. Possiamo fare uno scherzo che finisce subito, così la signora Lina ride e le luci tornano a ballare.”
Il folletto batté le mani. “Coraggiosa volpe! Mi piace quando qualcuno dice: facciamo bene. Andiamo a cercare!”
Rino entrò in casa dal gattaiolo della cucina, perché la signora Lina lo conosceva e ogni tanto gli lasciava una mela. La casa profumava di biscotti. Sul tavolo c'era latte caldo, e Rino sentì la pancia fare “brum”.
“Telecomando, telecomando,” bisbigliò Rino. “Dove ti sei nascosto?”
Il folletto rideva piano: “Io so dove è… ma voglio vedere il tuo coraggio.”
Rino guardò sotto la poltrona: niente. Guardò nella scatola delle palline: solo palline. Guardò nel cesto della lana: solo gomitoli. Poi vide le calze al camino. Una calza era un po' più gonfia.
Rino si avvicinò. “Eccoti!” disse con voce gentile. Mise il muso nella calza e tirò fuori il telecomando. “Trovato!”
La signora Lina si voltò e vide Rino con il telecomando in bocca. “Oh! Sei stato tu, piccolo detective!” rise. “Grazie, Rino.”
Il folletto fece un inchino invisibile e sussurrò: “Adesso la parte più bella: la luce!”
La signora Lina premette un bottone. “Click!” E le lucine si accesero: rosse, verdi, dorate. L'albero sembrò cantare.
Rino scodinzolò. Il folletto saltò sulla punta di una scarpa e fece “din don”, come una campanella.
“Folletto,” disse Rino, “possiamo fare scherzi che fanno ridere senza far perdere le cose?”
“Promesso!” disse il folletto. “Domani nascondo… una caramella, ma poi la regalo!”
La signora Lina mise due biscotti su un piattino. “Uno per te, Rino. E uno… per chiunque sia il tuo amico birichino,” disse, strizzando l'occhio.
Rino mangiò piano. Fuori la neve continuava a cadere, dolce dolce. Dentro, le luci facevano danza, e il cuore di Rino era caldo, coraggioso e felice, come una piccola stella di Natale.