C'era un folletto piccolo. Si chiamava Pippo. Viveva in una casa piccina. La casa era una tazza. Sì, una tazza grande come una stanza.
Pippo aveva magia. Era magia piccina. Faceva cose buffe. La scopa cantava. Il cucchiaio rideva. Il calzino camminava. Tutto era un gioco.
Una mattina Pippo sveglia la tazza. "Buongiorno", dice la tazza. Pippo risponde, "Buongiorno, tazza!" Mangia un pezzetto di pane. Il pane fa tic tac. Tic tac, come un orologio. Pippo ride.
Poi arriva il vento. Il vento porta una piuma. La piuma dice, "Giro, giro." Pippo prende la piuma e la mette nel cappello. Il cappello fa il cappello volo. Volteggia piano. Pippo ride e canta una canzone.
Al pranzo la minestra fa il solletico. Pippo ride forte. La minestra sbuffa e diventa una nuvola morbida. Pippo sale sulla nuvola. Viaggia basso. Passa vicino al giardino. Le piante parlano piano. "Ciao", dicono le rose. "Ciao", risponde Pippo. Tutto è calmo.
Un calzino si perde. Va via da solo. Pippo lo cerca. "Dove sei, calzino?" chiede. Il calzino sbuca da sotto il letto. "Mi piace ballare", dice il calzino. Pippo prende la mano del calzino. Ballano insieme. Tutto torna a posto.
Poi arriva un guanto che pensa di essere una barca. Fa "Splish splash" nella zuppa. Pippo aiuta il guanto. Lo tira fuori. Il guanto ride. Non è un problema. È un gioco.
La sera la tazza chiude gli occhi. La scopa canta una ninna nanna. Il cucchiaio fa ritmo con il tappo. Pippo si stende sul cuscino di pane. La piuma lo copre. Tutto è caldo. Tutto è calmo.
Pippo sussurra, "Buona notte." La tazza risponde, "Buona notte." E tutti dormono con un piccolo sorriso.
La gentilezza e il gioco risolvono ogni piccolo guaio.