Il principe che amava le scarpe sporche
Nel Regno di Campanelli e Biscotti, il principe Nino camminava spesso con le scarpe con un po' di fango e il cuore pieno di risate. Gli piaceva aggiustare cose, ma gli piaceva ancora di più sistemare musi lunghi. Era gentile in modo birichino: se vedeva una faccia triste, le faceva una smorfia buffa finché spuntava un sorriso.
Quel mattino, il regno frullava come una torta nel forno. Era il Giorno delle Sorprese Sorridenti, e tutto doveva andare alla grande. Ma il mago di corte, Maestro Fuliggino, aveva starnutito nel mezzo di un incantesimo e… puff! Qualcosa era andato per aria.
La regina sospirò e pizzicò l'aria come se fosse un panno da stendere.
— Nino, caro, il gallo del regno è sparito dalla vista! Le mucche rimbalzano in rima, i maiali fanno bolle e nel granaio la paglia ride. Puoi dare un'occhiata?
Nino si aggiustò il mantello corto, prese un panino al miele e disse la sua frase preferita:
— Tutto si sistema, poco per volta e con una risata.
Fuori, i castelli sembravano torte con glassa di sole. Le bandiere facevano ciao ciao. Nino, con passo svelto e sorriso furbetto, andò verso il granaio reale, che spuntava dietro il frutteto come un grosso cappello rosso con finestrelle.
Il granaio che faceva il solletico
Appena aprì la porta, la paglia sussurrò: “Ah!-Ah!-Ah!”, come se qualcuno le facesse il solletico con una piuma invisibile. Una mucca marrone declamava:
— Muu di qua, muu di là, oggi rimo in allegria!
La capretta masticava un nastro e diceva “Gnac-gnac, gnam!” con l'aria di chi assaggia i coriandoli. Un maialino rosa soffiava bolle che profumavano di marmellata d'albicocca, e le bolle salivano piano piano, piano piano, come nuvolette pigre.
Nino guardò tutto con occhi pieni di scintille.
— Calma, calma: piume, paglia e pazienza.
Un ciuffo di piume grigie svolazzò davanti al suo naso e poi svanì, come se dicesse “Ciao!” e subito “Non mi vedi!”. Il gallo invisibile! Nino posò il panino su una balla di fieno e batté le mani tre volte. Clap, clap, clap. Rispose un “Chicchirii?!” da qualche parte, e poi uno starnuto di paglia.
— Gedeone, vecchio amico, — disse piano — nessuno qui vuole spaventarti. Vieni fuori dalla tua invisibilità per favore?
Un tintinnio arrivò dall'alto del granaio. Tra le travi pendeva una bacchetta minuscola, tutta piena di brillantini bluastri. Sotto, comparve, come un'ombra di zucchero, una fatina con i capelli a ricciolo. Aveva uno sguardo un po' colpevole e molto allegro.
— Ehm… io sono Piumetta, — disse, facendosi piccola — ho fatto un incantesimino di prova per far cantare Gedeone con un ritornello divertente durante la festa. Ma il mago ha starnutito, la bacchetta mi è scappata lassù, e puff! Invisibilità, rime e bolle dappertutto. È un pasticcio gentile… ma pur sempre un pasticcio.
Nino non si arrabbiò. Strizzò l'occhio.
— Pasticcio gentile si aggiusta con mano gentile. Tu sei gentile. E io ho due mani.
Per prima cosa, prese un sacchetto di farina. Lo agitò come neve leggera sopra il pavimento. La farina scese morbida, si posò in silenzio. Poi, plin plin plin, comparvero impronte che si muovevano piano, come passi di danza timida.
— Ti ho visto! — disse Nino ridendo.
Le impronte si fermarono. Una zampetta fece “tap”. E poi, “tap tap”, come se il gallo stessi dicendo: “Va bene, va bene, sono qui.”
Piumetta si guardò la bacchetta in alto e mormorò:
— Quella bacchetta perde incanto come un secchio bucato. Finché resta lassù, la paglia riderà e Gedeone resterà invisibile ogni tanto.
Nino alzò il naso alle travi. Erano alte come una scala di nuvole. Il fieno profumava di pane caldo e sole. Il principe lanciò un'occhiata al maialino, che fece una bolla enorme, lucida come uno specchio tondo.
— Idea! — disse Nino. — Però… serve un pizzico di coraggio frizzante.
Costruì una piccola torre con tre balle di fieno, solide come panini sovrapposti. Poi posò una scala di legno e la legò con una corda grossa come un serpente gentile. La mucca in rima si offrì:
— Ti do una spinta e una rima distinta!
— Una spinta sì, la rima dopo, grazie, — rispose Nino.
Salì piano. La scala cigolò “cri-cri”, il fieno sussurrò “hi-hi”, il cuore di Nino faceva “tum tum” ma sorrideva. A metà cammino, una bolla del maialino gli passò vicino e gli fece il solletico a un orecchio. Lui trattenne una risata. In cima, allungò il braccio. La bacchetta brillava come una lucciola impaziente.
— Quasi… quasi… — mormorò.
Il gallo invisibile fece un piccolo “chic” preoccupato. Nino gli parlò con voce calda:
— Ehi, amico, quando ho paura, io conto fino a tre e dico: “Si può fare”. Vuoi contare con me?
Dal pavimento, le impronte di farina si mossero: “tap”. Poi “tap tap”.
— Uno… due… tre. Si può fare! — dissero Nino e, forse, il gallo.
Nino si sporse un pochino oltre il sicuro. Una scintilla di audacia gli pizzicò le dita. Zac! Afferrò la bacchetta.
La risata che illumina
Appena scese, Piumetta batté le mani e la bacchetta fece trilli di campanellini. La paglia smise di ridere troppo e cominciò a ridere giusto, come quando fai una carezza al gatto e lui fa “prrr”.
— Adesso, — disse Piumetta — dobbiamo sciogliere l'invisibilità di Gedeone. Serve una risata vera.
— Una risata? Allora ci penso io, — disse Nino, con gli occhi che brillavano. Si mise accanto alle impronte, si impiastricciò il naso con un punto di farina, e fece tre facce buffe: faccia di rana pensierosa, faccia di lampione addormentato, faccia di zucchina sorpresa. Poi camminò al contrario come un gambero elegante.
La capretta smise di masticare e fece “Beeh!” divertito. Il maialino scoppiò in bolle a forma di cuore. La mucca applaudì con la coda. Dalla farina si sentì un “Chicchirichì-hihi!” e di colpo, puff, apparve Gedeone: piume spettinate, petto pronto, occhietti lucidi. Era visibile! E rideva come una pentola che borbotta.
Piumetta agitò la bacchetta in aria e pronunciò:
— Che la magia si sieda bene, come un cappello a merenda!
Le rime della mucca rimasero, ma più dolci. Le bolle del maialino divennero piccole luci colorate, perfette per la festa. Gedeone provò il suo ritornello speciale: “Chicchirichì-ri-chì!”, una nota lunga e comica che faceva vibrare le finestre senza romperle.
Nino si asciugò le mani sui pantaloni. Poi guardò la porta del granaio, che adesso sembrava un sipario. La festa era là fuori, il sole spillava oro sui tetti, e i bambini aspettavano sorprese.
— Andiamo? — disse alla fatina.
— Andiamo! — rispose Piumetta, saltando sul suo cappello come se fosse un trampolino.
Uscirono tutti insieme: il principe con il passo leggero, la fatina con un inarcarsi di scintille, Gedeone orgoglioso, la mucca in rima, la capretta chic, il maialino luci-luci. Nel cortile, la banda cominciò a suonare, e la gente rise, batté le mani, fece “oh!” e poi “ah!” davanti alle bolle luminose che salivano piano, piano.
Nino guidò un piccolo ballo circolare. Fece tre giri a sinistra, due a destra, uno a saltello. Ogni salto era un invito: guardate che le cose si sistemano, se ci crediamo insieme. Gedeone cantò il suo “Chicchirichì-ri-chì!” proprio al momento giusto e tutti scoppiarono a ridere.
La regina, con gli occhi lucidi di orgoglio, sussurrò:
— Bravo, Nino. Hai fatto salire la magia sulla scala giusta.
Il principe si grattò la testa e sorrise.
— Un passetto alla volta, mamma. E un pochino di coraggio scintillante.
Quando le ombre si allungarono come gatti pigri, la musica rallentò piano piano, piano piano. Le lucine del maialino tremolarono come stelle basse. Piumetta fece un ultimo giro con la bacchetta, sigillando il granaio con un soffio di quiete.
Nino guardò il cielo. Era un cappello blu pieno di spilli d'argento. Sentì il cuore caldo e leggero, come un palloncino ben tenuto da un filo sicuro.
— Domani, — disse piano — sistemerò la ruota del carro e inventerò una torta che ride. Oggi invece basta così.
E con quel pensiero semplice e luminoso, sorrise. Perché nel Regno di Campanelli e Biscotti c'era sempre un modo allegro per mettere le cose a posto: una risata da condividere, una mano da tendere, e, quando serve, una piccola, audace scintilla.