C'era una volta
Capitolo 1: La principessa che conta fino a tre
C'era una volta una principessa che si chiamava Lalla. Lalla era piccola ma con un grande sorriso come un sole tondo. In testa portava sempre una coroncina di foglie verdi e un fiocco di nuvola. Lalla aveva un gioco segreto: ogni volta che doveva fare qualcosa di nuovo, contava fino a tre.
"Uno... due... tre!" diceva piano, con la voce come un campanellino, e poi provava. Contava per salire sul muretto, per salutare un gatto di velluto, per raccogliere un bacio dal vento. Contare fino a tre la rendeva coraggiosa e felice, come se la magia le facesse il tifo.
Il regno era tutto un prato fiorito con colline di zucchero e alberi che ridacchiavano. Gli abitanti erano buffi: topolini con occhiali, farfalle con cappelli, e vecchi gnometti che dipingevano arcobaleni. Tutti volevano bene a Lalla perché rideva spesso e faceva ridere gli altri.
Un mattino, mentre Lalla giocava a rincorrere le nuvole, una piuma dorata le cadde sulla spalla. La piuma brillava e sussurrava: "Vieni al castello! I corridoi vogliono parlare con te." Lalla guardò la piuma e contò: "Uno... due... tre!" Poi saltò su una pietra e corse verso il castello con il cuore che faceva tintinnìo.
Capitolo 2: I corridoi chiacchieroni
Il castello era un posto curioso. Le torri avevano cappelli, le finestre cantavano barzellette, e i corridoi... i corridoi erano vivaci come un corteo di caramelle. Quando Lalla mise piede nella grande porta, i corridoi iniziarono a parlare tutti insieme.
"Buongiorno!" disse uno. "Fai attenzione alla staccionata che ride!" disse un altro. "Non pestare la macchia di marmellata arancione!" consigliò il terzo. Le parole venivano dai muri che avevano orecchie di stoffa e bocche di carta, e ogni volta che parlavano facevano tintinnii simpatici.
Lalla si fermò e ascoltò. Era divertente, ma anche un po' strano. Un corridoio si chinò come un vecchio albero e propose un gioco: chi trovava la stanza del Sussurro avrebbe ottenuto un segreto buffo. Lalla mise le mani in tasca, contò: "Uno... due... tre!" e seguì il corridoio che profumava di cioccolato.
I corridoi saltellavano, cambiavano direzione e facevano scherzi. A un tratto, una parete aprì una finestra e soffiò un venticello che fece volare i capelli di Lalla come bandierine. Lalla rise, e la risata faceva battere i battenti delle porte come mani che applaudono.
Alla fine del labirinto parlante, c'era una porta piccina con una maniglia a forma di zucchero filato. Lalla bussò piano. "Chi è?" sussurrò una voce sottile. "Sono Lalla", disse la principessa, e contò: "Uno... due... tre!" La porta si spalancò e dentro la stanza tutto era morbido come una nuvola di panna.
Capitolo 3: Il segreto buffo e la prova
Nella stanza del Sussurro c'era un librone con gli occhi chiusi. Il librone aprì le pagine e disse: "Per ottenere il segreto devi fare tre prove, ma tutte sono facili e fanno ridere." Lalla era pronta. Il suo cuore batteva come un tamburello felice.
Prima prova: attraversare il corridoio di scale che cantano. Le scale intonavano melodie scoppiettanti. Lalla contò: "Uno... due... tre!" e saltò un gradino, poi due, poi tre. Ogni salto faceva una nota diversa, e presto la stanza tutta danzò al ritmo di Lalla che rideva.
Seconda prova: sfamare un drago piccino che aveva il raffreddore e soffiava bolle di sapone. Lalla trovò un fazzoletto di marzapane e gli starnutì vicino una filastrocca. "Uno... due... tre!" e il drago starnutì una nuvola di balene rosa che cantarono un piccolo motivetto. Il drago ringraziò con un soffio che profumava di mele.
Terza prova: risolvere l'indovinello della luna di cioccolato. La luna si nascondeva dietro una tenda e faceva l'occhietto. Lalla ascoltò l'indovinello che era buffo come una filastrocca: "Sono rotonda, dolce e brillo, mi trovi nel ciel... ma anche nel frigo." Lalla pensò, batté le mani, contò: "Uno... due... tre!" e rispose: "La luna di cioccolato!" Tutti scoppiarono a ridere e la luna si sciolse in piccole stelline di zucchero.
Il librone sorrise e aprì il segreto: "Il segreto è che il castello ama chi osa con gentilezza e conta fino a tre." Lalla capì che la magia non era solo nelle piume o nelle porte parlanti, ma nel suo coraggio che veniva dal contare e dal provare.
Capitolo 4: Il passo di danza
Per festeggiare, i corridoi si trasformarono in un grande salone di setole colorate. Tutti gli amici del regno arrivarono: i topolini suonatori, le farfalle con le sciarpe, il piccolo drago con il naso di mela. Lalla prese la mano di un gnomo timido e disse: "Uno... due... tre!" e iniziò a ballare.
Il passo era semplice: tre piccoli salti, un giro come una foglia, e un inchino come un fiore che si sveglia al mattino. Tutti lo impararono subito. La danza faceva brillare le lampade, e le risate erano come coriandoli che cadevano dal cielo.
La musica rallentò piano, piano, come un sogno che si stende sul cuscino. Lalla fece l'ultimo giro, guardò il castello che ora sorrideva sereno, e sentì il petto ricolmo di luce. Tutti applaudirono con mani morbide come biscotti.
Prima di tornare nel giardino fiorito, Lalla sussurrò alla piuma dorata: "Grazie." Contò ancora, per abitudine e per gioia: "Uno... due... tre!" Poi fece un passo di danza finale, piccolo e perfetto, e il regno rispose con una nota dolce.
E vissero allegri, a ridere, a contare e a danzare, perché nel regno incantato la magia era semplice: bastava osare con un sorriso.