C'era una volta una principessa che rideva come le campanelle quando il vento le pizzica. Si chiamava Lilla, perché i suoi vestiti erano sempre un po' lilla e i suoi pensieri un po' brillanti. Lilla abitava in un regno dove gli alberi bisbigliavano barzellette e le nuvole facevano il solletico al sole.
Il cortile delle piccole sorprese
Un mattino, Lilla uscì nel cortile del castello, che pareva un prato cantastorie: fiori che facevano la riverenza e pietre che raccontavano storielle di gnomi pigri. Nel centro del cortile c'era un portico dipinto di colori come caramelle, con colonne che sembravano cannucce giganti. Sotto il portico, sul banco di legno, stava un forziere. Non era grande, ma brillava come una mela lucida.
"Chi ha messo qui il forziere?" chiese Lilla, curiosa come un gattino.
"Lo ha portato la brezza mattutina," rispose una foglia che si agitò come una mano. "Ma la serratura ride e non vuole aprirsi."
Lilla si chinò. La serratura era buffa: aveva occhi piccolini e una bocca che faceva "tic-tac" come uno scherzo. Ogni volta che Lilla avvicinava la chiave, la bocca della serratura faceva una faccia diversa e cantilenava un indovinello.
"Per aprirmi, devi trovare il sorriso che ho perso," disse la serratura con voce di campanellino.
"Ma io so sorridere!" disse Lilla, e sorrise tanto forte che quasi le scappò una risata che suonò come un ruscello.
La caccia al sorriso
Lilla cominciò a cercare. Cercò dietro i vasi, sotto i cuscini della panchina e persino dentro la scarpa del pavone reale, che stava chiacchierando con una rana vanitosa. Ogni incontro era una piccola scena divertente.
"Buongiorno, Signora Rana, ha visto un sorriso?" domandò Lilla.
"Un sorriso? Io ho il ronzio del giorno, non il sorriso," disse la rana applicando uno specchietto.
Poi incontrò il Gatto Ombra, che amava nascondersi tra i raggi di sole. Il Gatto faceva le fusa come un piccolo tamburo.
"Prova a cantare," suggerì il Gatto, con occhi che luccicavano come coriandoli.
Lilla cantò una filastrocca, dolce e saltellante. Le sue parole fecero rimbalzare le foglie e lì, tra una foglia e l'altra, comparve un piccolo luccichio. Era il primo pezzo del sorriso: un puntino brillante, come una stellina scivolata tra i petali.
"Un altro pezzo è nascosto dove il tempo si prende una pausa," disse la serratura dal forziere, che ora faceva l'occhiolino.
Lilla capì: dove si prende una pausa il tempo? Il portico del cortile, naturalmente! Era il posto dove i giochi si fermavano per riposare e le sciarpe facevano una siesta.
La serratura ridicola
Sotto il portico, Lilla trovò una fila di seggiole che raccontavano barzellette. Ogni seggiola possedeva una parola del sorriso: "ecco", "qui", "ridere". Lilla raccolse le parole come perle e le mise tutte insieme in una mano invisibile. Le parole si trasformarono in una risata leggera che salì come bolle d'acqua.
La serratura, vedendo la risata, si mise a tremolare di piacere.
"Ancora un pezzettino," mormorò. "Un pezzettino che è un grazie."
"Un grazie?" ripeté Lilla, sorpresa. Poi guardò intorno: il pavone aveva sistemato le sue piume, il Gatto Ombra faceva un inchino, e la rana, con una vocina stentata, disse: "Grazie per averci ascoltato mentre raccontavamo le nostre storie."
Lilla sentì il cuore diventare morbido come una nuvola di zucchero. Sapeva dire grazie. Prese la parola "grazie" e la porse alla serratura come un fiore.
La serratura aprì la bocca in un grande sorriso; non era più solo una serratura, era un piccolo amico con dentini di luce. "Grazie a te, principessa gentile," disse.
Lilla inserì la chiave, che aveva trovato nel cesto degli omaggi. La chiave girò con un giro buffo, come a fare un piccolo balletto. Il forziere si aprì con un suono simile a una risata di caramella.
Dentro c'erano cose sorprendenti: carta da disegni che disegnava da sola arcobaleni, una sciarpa che raccontava barzellette, e un paio di calzini che facevano il solletico. Ma il dono più grande era una piccola porta in miniatura: era un passaggio sicuro che conduceva oltre il cortile, verso i prati dorati del regno.
Il passaggio sicuro
Lilla prese la porta-miniatura, la posò sul portico e, come per magia, la porta crebbe abbastanza per farci passare con grazia. Davanti alla porta, tutte le creature si misero in cerchio e cantarono: "Grazie, grazie, grazie!"
"Perché siete così felici?" chiese Lilla.
"Perché impariamo a dire grazie insieme a te," rispose il Gatto Ombra. "E ora il regno ha un passaggio sicuro per chi ha bisogno di riposare."
La porta conduceva a un sentiero luminoso che profumava di biscotti appena sfornati. Lilla prese la mano della rana, il Gatto le saltellò accanto e il pavone scodinzolò come una bandiera colorata. Camminarono insieme, con passi attenti e cuori leggeri, fino a un prato dove poterono sedersi e guardare il tramonto che faceva l'occhiolino.
Prima di tornare al castello, Lilla disse ancora una volta, con voce che brillava: "Grazie."
"Grazie a te," risposero gli amici. "Per il tuo sorriso, per il tuo grazie, per la tua gentilezza."
E così, nel regno dove la magia faceva ridere e le sorprese finivano bene, la principessa Lilla capì che la gratitudine apre serrature più velocemente di qualsiasi chiave. E il portico continuò a raccontare barzellette, mentre il passaggio rimaneva sempre sicuro per chi avesse bisogno di un riposo e di un grazie.