C'era una volta, nel Regno di Frizzaluna, un posto così incantato che perfino le pietre del castello facevano “ehm-ehm” quando passava qualcuno, come per chiedere attenzione.
Parte 1: La principessa che parlava anche alle nuvole
La principessa si chiamava Lilla, e parlava tantissimo. Parlava ai fiori (“Bravi, ottimo profumo!”), alle armature (“Non fate i duri, lo so che siete vuote”), e perfino alle nuvole (“Voi due, smettetela di fare la forma di un broccolo!”).
Lilla non sognava medaglie o statue. Lei voleva amici. “La gloria è come una torta troppo grande,” diceva. “Ti viene mal di pancia. L'amicizia invece è una fetta giusta giusta.”
Un mattino, mentre passeggiava nel corridoio degli Specchi Sghignazzanti (specchi che ridevano se facevi una faccia buffa), arrivò un messaggio svolazzante: una lettera con ali di farfalla, che faceva “flap flap” e starnutiva brillantini.
La lettera si posò sulla mano di Lilla e disse, con voce minuscola: “Attenzione! Il Quadrato dei Sorrisi sta per perdere… le risate!”
“Perdere le risate?” Lilla spalancò gli occhi. “Ma senza risate, come farà il regno a far ridere persino le patate?”
La lettera starnutì un altro po' di brillantini. “Una magia dispettosa ha chiuso le risate dentro un Barattolo di Silenzio. È nascosto nel grande square, dietro la fontana che fa le bolle.”
Lilla si lisciò il vestito, che quel giorno era giallo come un limone felice. “Allora vado subito! E non vado da sola.”
Chiamò i suoi amici: Piumino, un coniglio magico con orecchie lunghissime che ascoltavano i pensieri (ma solo quelli gentili), e Sir Sbadiglio, un piccolo drago che sputava… sbadigli. Quando sbadigliava, faceva uscire nuvolette a forma di cuscino.
“Avventura!” gridò Lilla.
“Avventura…” ripeté Sir Sbadiglio, e fece “Oooohhh” con un cuscinetto in aria.
Piumino annuì. “Io ascolto tutto. Anche il silenzio.”
Parte 2: Lo square delle bolle e dei cartelli dispettosi
Lo square del regno era un posto pieno di panchine di zucchero d'orzo, alberi con foglie a pois, e un'altalena che cantava “la-la-la” quando qualcuno si dondolava. Al centro c'era la fontana delle bolle: invece dell'acqua, faceva bolle profumate di sapone e vaniglia.
Appena arrivarono, successe una cosa strana: i cartelli del parco si misero a cambiare scritta.
“USCITA” diventò “USCITA? NO, SALUTI!”
“NON CALPESTARE L'ERBA” diventò “CALPESTALA, È SOLLETICOSA!”
E “SILENZIO” diventò “SILENZIO… PER FAVORE… (ma solo per finta)”.
Lilla scoppiò a ridere. Poi si tappò la bocca. “Aspettate. Se le risate stanno sparendo, perché io rido?”
Una bolla le si posò sul naso e fece “pop” con un suono minuscolo, come un bacio. Lilla capì: restavano ancora poche risate in giro, come briciole di biscotto. Bisognava salvarle in fretta.
Dietro la fontana trovarono una siepe che sembrava normale. Ma quando Lilla disse “Buongiorno, siepe!”, la siepe rispose: “Buongiorno. Hai un po' di marmellata?”
“Ecco,” sussurrò Piumino. “Questa è magia dispettosa.”
Sir Sbadiglio sbadigliò così forte che una nuvola-cuscino si appoggiò sulla siepe. La siepe, sorpresa, si mise a ridacchiare e si aprì come una porta verde.
Dentro, nascosto tra radici e lucciole, c'era il Barattolo di Silenzio: un barattolo grande, trasparente, con un tappo a spirale e un'etichetta: “NON APRIRE. RISATE IN CONSERVA.”
Lilla fece un passo avanti, ma il barattolo disse con voce seria: “Chi apre deve superare la Prova del Silenzio Totale!”
“Silenzio totale?” Lilla sgranò gli occhi. “Io? Ma io parlo anche con le sedie!”
Piumino le diede una zampetta sulla mano. “Courage tranquillo,” sussurrò. “Non serve essere rumorosi per essere coraggiosi.”
Lilla inspirò. Una volta. Due volte. Fece un sorriso piccolo, come una luna sottile. “Va bene. Ci provo.”
Parte 3: La prova buffa e il vento leggero
La prova iniziò subito. Un anello di magia frizzante circondò Lilla, e una scritta comparve nell'aria: “PER APRIRE IL BARATTOLO: NON DIRE NIENTE PER DIECI PASSI.”
Dieci passi. Sembravano pochi. Ma per Lilla erano come dieci montagne di parole.
Fece il primo passo. Le venne voglia di dire: “Che bel barattolo!” Ma strinse le labbra.
Secondo passo. Voleva dire: “Guarda, Piumino, una lucciola con i baffi!” Ma resistette.
Terzo passo. Il suo naso fece “Etciù!” e lei quasi disse “Scusa!”… quasi.
Sir Sbadiglio, per aiutarla, sbadigliò pianissimo, come un soffio. Piumino fece una faccia buffa senza emettere suono: una faccia di carota sorpresa.
Quarto, quinto, sesto passo. La magia provò a distrarla: una panchina iniziò a fare le pernacchie. Un albero cantò “Paaaarlaaa!” come una sirena.
Lilla tremò un pochino. Non di paura grande: di paura piccola, quella che ti pizzica la pancia. Allora pensò ai suoi amici, e al regno senza risate. Pensò: “Posso essere forte anche in silenzio.”
Settimo passo. Ottavo passo. Nono passo. Lei guardò il barattolo e lo salutò solo con gli occhi.
Decimo passo.
La scritta nell'aria diventò un cuore e fece “ding!” Il tappo si svitò da solo. Dal barattolo uscì un fiume di risate: risatine, risatone, risate a singhiozzo, risate che facevano “hihihi” e “ahahah” come campanellini.
Le risate entrarono nello square e si attaccarono alle cose: l'altalena cantò più forte, i cartelli tornarono normali (ma uno rimase scritto “GRAZIE” per gentilezza), e la fontana fece bolle gigantesche che riflettevano il cielo come uno specchio blu.
Lilla finalmente parlò, ma con voce dolce: “Ce l'abbiamo fatta.”
Piumino saltò. “Lo hai fatto tu. Con coraggio tranquillo.”
Sir Sbadiglio, commosso, sbadigliò una nuvola-cuscino a forma di corona. “Principessa Lilla, regina del… non-parlare-per-dieci-passi!”
Lilla rise. Una risata calda, come una coperta. Poi abbracciò i suoi amici. “La gloria può aspettare. L'amicizia no.”
E mentre il sole scendeva piano, un vento leggero passò nello square. Sollevò una bolla, fece danzare una foglia a pois, e sussurrò tra i capelli di Lilla come una carezza: “Brava.”