La sera delle zucche luminose
Il vento faceva “fiuuu” tra le foglie secche. Le foglie dicevano “cric croc” sotto i passi. Sulla finestra, due zucche ridevano con denti a zig zag. Dentro, luccicavano candele profumate di cannella. La casa sapeva di biscotti e di magia.
Nina aveva cinque anni. Gli occhi erano grandi, curiosi. Nelle mani stringeva un mantello viola con piccole stelle argentate. Il mantello frusciava come un segreto. “Oggi è Halloween!” disse Nina, saltellando. “Voglio essere una super strega coraggiosa!”
La mamma legò il fiocco del mantello. “Ecco fatto,” disse piano. “Ricorda, piccola strega, la magia più grande è la gentilezza.”
Nina annusò l'aria. Che buon profumo! Cannella, zucca, un po' di notte fresca. Si guardò allo specchio. Il mantello scintillava. “Sono pronta,” sussurrò, e fece una giravolta. Il mantello volò come un pipistrello morbido.
Alla porta, il gatto del vicino miagolò. Era nero, con baffi lunghissimi. “Miao!” sembrava dire. Nina gli fece l'occhiolino. “Non spaventarmi, signor Gatto,” ridacchiò. “Ho un cuore forte. Ma tu, non toccare i biscotti!”
Tic, tac. La sera stava arrivando. Il cielo era viola scuro. Le prime stelle sbirciavano. La mamma prese un cappello a punta e lo mise sulla testa di Nina. “Che eleganza!” disse il papà, apparendo con una ciotola di caramelle. “Pronte per il dolcetto o scherzetto?”
Nina saltò due volte. “Prontissima!” gridò. Si mise in spalla un sacchetto arancione. Aveva stampate delle piccole zucche. “Farò una raccolta di dolci,” disse. “Ma solo dopo aver detto per favore e grazie.”
Fuori c'erano bambini con cappelli, baffi finti, codini, ali di cartone. C'erano streghe, supereroi, pirati e folletti. Tutti ridevano. Qualcuno faceva “buuuu” pensando di essere spaventoso. Nina ridacchiava e salutava. Il suo mantello frusciava, lucente. Era il suo tesoro.
Il fantasma timido e il mantello da condividere
“Dolcetto o scherzetto?” cantò Nina alla prima porta. Una signora con un cappello pieno di foglie sorrise. “Che bella strega gentile,” disse, e versò gommosi colorati nel sacchetto arancione. “Grazie!” disse Nina, e il profumo di frutta le fece venire l'acquolina.
Camminò lungo il vialetto. Le ombre ballavano allegre ai muri. In alto, un pipistrello vero passò veloce, come un pensiero. Nina fece un piccolo inchino. “Ciao, amico del cielo!”
Dopo due case e un ponte di legno, Nina sentì un rumorino. “Pst… pst…” Sembrava venire da dietro una siepe. Si fermò. Il mantello fece “frush”. “Chi c'è?” chiese con voce ferma ma dolce.
Dal buio spuntò una piccola cosa bianca. Era un fantasma. Ma non faceva “buu”. Tremava piano. “Scusa…” disse il fantasma con voce sottile. “Io ho freddo. E… ho paura del vento che fischia.”
Nina inclinò la testa. Il fantasma sembrava un lenzuolino con due buchi. Aveva un nodino storto su un lato. “Chi sei?” chiese Nina, avvicinandosi piano.
“Mi chiamo Bibi,” disse il fantasma. “Sono timido. Ho perso il mio mantello caldo. È scivolato via come sapone. Senza, tremo tutto.” Fece uno starnuto. “Etciù!” La siepe tremò insieme a lui.
Il cuore di Nina fece un salto. Guardò il proprio mantello. Era caldo. Era morbido. Era il suo tesoro. Per un attimo strinse le labbra. Poi si ricordò le parole della mamma. La magia più grande è la gentilezza.
“Bibi,” disse piano, “possiamo condividerlo.” Aprì le braccia. Il mantello si allargò come una piccola notte stellata. “Vieni sotto con me. Faremo una strega-fantasma a due teste!” Nina ridacchiò. “Sarà buffo.”
Bibi esitò, poi si infilò piano sotto il mantello. Era tiepido. Profumava di biscotti. “Che bello,” sussurrò. “Mi sembra di stare nel cielo.” Il vento soffiò ancora. Ma sotto il mantello era un abbraccio.
Nina e Bibi provarono a camminare insieme. Uno, due. Uno, due. Facevano piccoli passi. Ogni tanto inciampavano e ridevano. “Siamo un pipistrello enorme!” disse Nina. “Con due teste e quattro piedini!”
“E con due cuori,” aggiunse Bibi, un po' più coraggioso. Fece un altro starnuto. “Etciù.” Nina gli porse un fazzolettino con disegni di stelle. “Salute,” disse. “Andiamo a prendere dolcetti? Insieme?”
Bussarono a una porta blu. “Dolcetto o scherzetto?” cantarono in coro. Un signore con un mantello rosso li guardò. Strizzò gli occhi. Poi scoppiò a ridere. “Che coppia!” disse. “Prendete due cioccolatini grandi. Uno per testa!” Li mise nel sacchetto arancione.
Per strada incontrarono un gruppo di bambini. “Guardate!” disse una bambina vestita da zucca. “Una strega-fantasma!” Un bambino da dinosauro fece un saltello. “Mi piace! Fa un po' paura e un po' ridere.” Nina fece un inchino goffo. Bibi sollevò una manina da sotto il mantello.
Mentre camminavano, le stelline del mantello parvero brillare di più. Nina le toccò con la punta delle dita. Erano tiepide, come lucciole gentili. “Sento… sento una musica,” sussurrò Bibi. “Anche io,” disse Nina. Era un tintinnio leggero, come campanellini lontani.
La musica li guidò fino alla piazzetta. Lì c'era una fontana rotonda. L'acqua faceva “plin plan”. Accanto alla fontana c'era una signora con un cappello enorme, pieno di fiocchi viola. Aveva il naso a patatina e occhi buoni. Nella mano teneva un bastone con una piccola zucca in cima. Sorrideva.
La magia della gentilezza
“Buonasera, piccoli,” disse la signora. La sua voce era dolce. “Io sono Mirtilla, la strega del quartiere. Ve l'ho suonato io, quel tintinnio. Era un richiamo per cuori gentili.”
Nina la guardò stupita. “Cuori gentili?” ripeté. La mano di Bibi strinse la sua. “Condividere un mantello è una magia grande,” disse Mirtilla, ammiccando. “Quando si condivide, le stelle ascoltano. E si allargano.”
Nina abbassò gli occhi. Il mantello era davvero più grande. Copriva bene tutti e due. “È vero,” mormorò. “Si è allungato per noi.”
Mirtilla fece un gesto. Dal suo cestino prese due biscotti a forma di luna. Sapevano di vaniglia e di serenità. “Per la vostra gentilezza,” disse. “Uno per Nina, uno per Bibi. Mangiate piano. La dolcezza dura di più se si assapora.”
Nina spezzò il suo biscotto in due. “Metà per te,” disse a Bibi. “E metà per me.” Bibi sorrise sotto il lenzuolino. Croc. Le briciole profumate danzarono nell'aria.
“Avete un'altra missione,” disse Mirtilla, indicando un cespuglio vicino alla fontana. “C'è qualcuno che ha perso la strada.” Dal cespuglio venne un miagolio piccolo. “Mrrr?” Era un gattino con un fiocco arancione.
Nina si avvicinò piano. “Ciao, stellina,” disse. Il gattino tremava. Bibi, con voce nuova, rassicurò: “Siamo una squadra. Non avere paura.” Nina sollevò il lembo del mantello, creando una piccola tenda. Il gattino ci si infilò. Le stelline brillarono ancora di più, come per proteggerlo.
Guidati dal tintinnio leggero, Nina e Bibi attraversarono la piazzetta. Le ombre non facevano più paura. Erano come disegni sul pavimento. Arrivarono fino a una bottega con una insegna di legno: La Zucca Allegra. Dentro si vedeva una signora che impastava. “Il tuo gattino!” disse Nina entrando. La signora alzò la testa. “Mirtillo! Dove eri finito?” Corse a prendere il gattino e lo abbracciò. Le lacrime nei suoi occhi erano lucenti. “Grazie, piccoli! Dolcetto per voi!”
Nina e Bibi ricevettero caramelle al miele e una fetta di torta. “Per favore,” disse Nina. “Grazie!” aggiunse Bibi con voce un po' più ferma. La signora accarezzò il lenzuolino. “Che fantasma cortese,” disse. Tutti risero.
Uscendo, Nina si accorse che la notte era meno scura. Forse erano le stelle. Forse era il cuore. Il vento adesso faceva “shhh” come una ninna nanna. Bibi camminava sicuro. Ogni tanto faceva ancora “etciù”, ma sorrideva.
“Devo dirti una cosa,” sussurrò Bibi. “Io non sono un vero fantasma. Sono un bambino sotto un lenzuolo. Mi chiamo Amir. Mi vergognavo. Il mio costume si è rotto. E avevo paura di chiedere aiuto.”
Nina non si stupì. Gli strinse la mano. “Io sono Nina,” disse. “Quando si condivide, la paura diventa piccola.” Amir annuì. “Grazie per il tuo mantello.”
“Il nostro mantello,” corresse Nina. “Finché serve, è di entrambi.”
Fecero ancora due strade. Bussarono a tre porte. Raccolsero dolcetti. Raccontarono dell'avventura del gattino. Ogni casa donava una risata e un applauso. Alla fine, tornarono alla piazzetta. Mirtilla era ancora lì. Fece un piccolo inchino con il cappello. “Missione compiuta,” disse. “Avete acceso la vostra magia.”
Nina restò un momento in silenzio. Poi slacciò piano il nodo del mantello. Lo posò sulle spalle di Amir. “Portalo a casa stanotte,” disse. “Domani me lo ridai.” Amir rimase a bocca aperta. “Posso davvero?” Gli occhi brillarono come due stelle.
“Certo,” disse Nina. “Così non avrai più freddo. E se il vento urla, il mantello canta.”
Amir si guardò allo specchio della fontana. Sotto il lenzuolo, il mantello viola spuntava come un arcobaleno di notte. “Sono bellissimo,” disse piano. Poi aggiunse: “Cioè… siamo bellissimi.” Nina rise. “Sì, siamo.”
Si salutarono con una stretta. “A domani,” disse Nina. “A domani,” rispose Amir, felice. Il gattino Mirtillo fece “mrrr” come un arrivederci. La signora della bottega agitò la mano dal negozio. La piazza profumava di torta e di stelle.
Nina tornò a casa con la mamma. Il sacchetto arancione era pieno. Ma il cuore era più pieno ancora. Il papà aprì la porta. “Com'è andata, streghetta?” chiese. Nina raccontò tutto. Ogni “etciù”, ogni risata, ogni “fiuuu” del vento. Il papà ascoltò con gli occhi lucenti. Poi le porse una tazza di latte caldo. “Per una strega coraggiosa,” disse.
La mamma coprì Nina con una coperta morbida. Il gatto nero saltò ai piedi del letto. La casa era quieta. Fuori, la luna faceva luce gentile sul davanzale. Nina sbadigliò. Pensò al mantello che stanotte scaldava Amir. Pensò alle stelline che brillavano più forte quando si condivideva. Pensò al tintinnio di Mirtilla e al gattino salvo.
“Che bella Halloween,” mormorò. Chiuse gli occhi. Il vento disse “shhh”. La zucca sorrise dal tavolo. E Nina regalò al buio un ultimo sorriso