La sera delle foglie dorate
Luca aveva cinque anni. Portava un cappello a punta troppo grande e una mantellina nera. Era Halloween. Le strade erano piene di zucche arancioni, lucine tremolanti e foglie che frusciavano come sussurri.
La mamma gli diede un sacchetto di caramelle. "Fai attenzione, Luca", disse dolce. "E cerca di fare sorridere qualcuno stasera."
Luca annuì con occhi grandi. Voleva tanto vedere un sorriso. A scuola avevano parlato di sorrisi: sono come piccole luci. Luca pensò che quella notte le luci fossero tante. Ma non sempre le persone sorridevano. Alcune case avevano porte chiuse. Alcuni giardini erano bui.
Camminò per la via. Il vento portava odore di mele cotte. Una bambina con una maschera di gatto corse verso di lui. "Dolcetto o scherzetto!" gridò. Luca rise. "Dolcetto!" rispose e le porse una caramella. Lei fece un sorriso veloce. Luca sentì il cuore calore. Ma voleva un sorriso grande. Un sorriso che facesse luce.
Improvviso, una voce sottile chiamò dal vicolo. "Aiuto..." Era un piccolo lamento, quasi come un miagolio. Luca si avvicinò. Nel buio del vicolo vide qualcosa che brillava: una piccola luce arancione. Una lanterna di zucca tremolava, senza persona accanto. Accanto alla lanterna c'era un velo grigio. Sembrava una nuvola, ma aveva due occhi tristi.
"Chi sei?" chiese Luca, con la voce che tremava un poco.
"Sono... un piccolo fantasma," sussurrò. "Mi chiamo Lino. Ho perso il mio doudou."
Luca sentì un nodo allo stomaco. Un fantasma che perde il doudou! Era una cosa seria. Il doudou era probabilmente morbido e profumato. Era sicuramente importante.
"Non ti preoccupare. Ti aiuto a cercare," disse Luca, orgoglioso. "Voglio vedere il tuo sorriso."
Lino fece un piccolo suono come un soffio. "Sorridere... non lo faccio spesso. La gente ha paura."
Luca sorrise senza vergogna. "Ma io no. Ho una mantellina e un cappello buffo. Facciamo insieme una festa di sorrisi."
Il sentiero delle risate nascoste
Luca e Lino misero le mani—o meglio, Luca prese la mano eterea del fantasma che era fredda come la brina. Camminarono lungo il sentiero dove le foglie brillavano al chiaro di luna. Sentivano gli scricchiolii e qualche pipistrello faceva l'occhiolino.
"Secondo me il doudou ha una scia di zucchero," disse Luca, immaginando. "Oppure profuma di vaniglia." Lino ridacchiò: era un suono lieve come il vento tra i rami.
Cercarono vicino alle tombe giocattolo del cortile di una casa. Trovarono un cappello da strega rovesciato. "Non è il doudou," disse Luca, e lo rimisero al suo posto.
Poi andarono dal vecchio giardiniere che viveva in una casetta con tante lucine. Lui stava sistemando piccole zucche. "Buona sera," salutò. "Avete perso qualcosa?"
"Un doudou," disse Lino con voce tremula.
Il giardiniere si chinò, guardò sotto una cassetta e tirò fuori una sciarpa verde. "Questa no," rise, "ma posso offrire una caramella." Luca prese la caramella e la divise con Lino. Condividere era caldo come una coperta.
Proseguirono. Una piccola strega suonò una campanella. "Ho sentito un pianto di stoffa," disse. "Ma qui ho soltanto capelli di ragnatela!" Fece una smorfia buffa e Luca rise. Il suo riso faceva brillare le stelle.
Poi accadde qualcosa: un colpetto di vento sollevò un foglio. Il foglio cadde ai piedi di Luca. Era una nota scritta con una matita. "Doudou cercato" c'era disegnato un cuore. La nota indicava verso il parco. Luca strinse la mano di Lino. "Andiamo!"
Nel parco, la luna faceva ombre lunghe come dita. C'era un piccolo palco con luci spente. Sulle panche, gatti neri dormivano abbracciati a sacchi di riso. Luca e Lino frugarono sotto le panchine. Niente. Vicino al laghetto una rana faceva "cri-cri" come un tamburo. Sospirarono. Poi una risatina sommessa li raggiunse.
"Che succede?" chiese Luca.
Una voce più piccola disse: "È là." Davanti a loro, nascosta tra le foglie, una piccola figura tremava: era una bambina-fantasma vestita di pizzi. Aveva gli occhi grandi e le mani fredde. "Ho perso il mio doudou," disse piangendo.
Lino sbiancò. "È il mio doudou?" balbettò.
La bambina annuì. "Mi chiamo Mila. L'ho perso quando ho fatto il mio giro di luci."
Luca guardò Mila. Le sue lacrime erano come gocce di rugiada. Luca si tolse il cappello a punta e lo posò sul prato come un cuscino. "Non ti preoccupare," disse. "Ti ridiamo il doudou."
Lino e Mila si abbracciarono. Il piccolo fantasma mostrò un sorriso timido. Era il primo segno di calore nella sua espressione.
Ma il doudou non c'era ancora.
La festa dei cuori coraggiosi
Luca pensò a una cosa. "Facciamo una festa dei sorrisi," propose. "Tutti nel parco, cantiamo e cerchiamo insieme."
Chiamò gli amici: la strega, il giardiniere, la bambina gatto, anche la rana. Tutti vennero. La musica cominciò: un suono allegro, fatto di campanelle e passi che battevano. Le luci si accesero come se il parco respirasse.
Gli ospiti cominciarono a cercare con occhi attenti. Sott'acqua, la rana trovò una lucina che brillava. Sotto una foglia gialla, la strega scoprì un bottone a forma di luna. E il giardiniere trovò un guanto di lana. Ogni piccolo ritrovamento fece ridacchiare Mila. Il suo sorriso si apriva piano piano.
Poi Luca si abbassò. Guardò sotto un cespuglio di bacche rosse. Sentì qualcosa di morbido. Era una piccola copertina, scura ma con una stellina cucita. Luca la tirò fuori piano. "Il doudou!" esclamò.
Mila piombò su di esso e lo abbracciò. Il doudou profumava di mamma. Aveva due occhietti ricamati e una nascosta taschina. Mila lo strinse al petto e scoppiò a ridere. Era un suono dolce come miele.
Lino guardò Mila. Il suo sorriso si allargò, diventò una piccola luna. "Grazie," sussurrò. "Grazie Luca."
Luca sentì il cuore grande. Aveva trovato il doudou e aveva reso felice qualcuno. La mamma aveva ragione: un sorriso è una luce. Quella luce ora illuminava tutto il parco.
La festa continuò. Tutti mangiarono caramelle e cantarono canzoni buffe che facevano muovere anche le foglie. La strega insegnò a fare bolle di sapone con la luna dentro. Il giardiniere raccontò barzellette sulle zucche che non sapevano ballare. Si rideva, si condivideva, si passavano le caramelle a chi era più timido.
Quando la serata si avvicinò alla fine, Mila porse il doudou a Luca. "Per te," disse con gli occhi brillanti. "Hai condiviso il tuo calore. Te lo meriti."
Luca esitò. Poi ricordò come aveva diviso la sua caramella con Lino. Sentì che dare faceva più caldo che ricevere. "No," rispose piano. "Il doudou è tuo. Ma puoi prestarlo quando vuoi."
Mila sorrise grande e lo posò vicino a Luca come un amico. Era come se il doudou avesse trovato una piccola famiglia nuova. Tutti applaudirono.
La mamma di Luca lo chiamò da lontano. Era ora di tornare. Lui salutò i nuovi amici. "A presto!" gridò. La notte era ancora piena di magia, ma meno solitaria.
Mentre camminava verso casa, Luca tenne stretta la manina di Lino. Il piccolo fantasma era felice e non faceva più paura. Aveva un sorriso che sembrava una stellina.
E sulla panchina del parco, proprio dove erano stati, giaceva una cosa: una piccola copertina con una stellina cucita. Nessuno sapeva come fosse arrivata lì. Luca la guardò, sorpreso. Era morbida come una nuvola. Provò il profumo e capì che era proprio un doudou nuovo. Lo raccolse e lo infilò nella sua mantellina, vicino al cuore.
Tornò a casa con il cuore pieno. Aveva reso qualcuno felice. Aveva trovato un doudou. E sapeva che, quando qualcuno avesse perso il sorriso, lui sarebbe stato pronto a cercarlo.