Nel grande castello di Pietrachiara viveva una giovane cavaliera. Si chiamava Livia. Era piccola, ma il suo cuore era grande. Aveva un elmo lucido, uno scudo rotondo e un mantello rosso che danzava piano nel vento.
Un mattino il re disse: «Cavaliera Livia, serve una grande impresa».
Livia rispose: «Sì, re. Io vado!»
Nel cortile c'era la sua pony, Bianca. Bianca aveva una criniera morbida. Livia salì e partì al trotto. Le bandiere alte facevano “fru fru”. Le campane facevano “din don”. Sembrava una festa di coraggio.
Livia doveva portare una piccola coppa d'oro al villaggio vicino, per la grande cena. La coppa era in una borsa ben chiusa. Livia la toccò con la mano. «Sei qui. Bene», disse.
La strada era lunga ma dolce. C'erano campi verdi e un ponte di legno. Sul ponte, però, c'era una pozzanghera grande. Bianca si fermò.
Livia scese piano. Guardò bene. «Io penso», disse. Prese un rametto e toccò l'acqua. Era poca, ma larga. Livia vide anche pietre piatte vicino al ponte.
«Bianca, insieme», disse. Livia mise tre pietre in fila, una dopo l'altra. Poi prese una foglia grande e la posò sopra una parte bagnata. Fece un passo. Poi un altro. Bianca la seguì, piano piano. Clip clap, clip clap. Il ponte restò fermo, la coppa restò asciutta.
Dall'altra parte, un piccolo vento spinse via il cappuccio di Livia. Lei rise e lo legò bene. «Una cavaliera è pronta», disse.
Arrivò al villaggio. La gente applaudì. «Evviva Livia!»
Livia alzò lo scudo. «Evviva tutti!» rispose.
Il cuoco prese la coppa d'oro. «Brava, cavaliera», disse. Livia bevve un sorso d'acqua fresca, accarezzò Bianca e tornò al castello con passo fiero e calmo.
Morale: Con calma, testa sveglia e cuore coraggioso, ogni piccola impresa diventa una grande vittoria.