Leo ha tre anni. Oggi gioca in salotto. I suoi cubi fanno “toc toc” sul tappeto.
Vicino alla libreria vede una cosa nuova. Una porta piccola, tonda, lucida. Ha una maniglia a forma di stella. La porta non era lì ieri.
Leo la guarda con gli occhi grandi. “Ciao porta.”
La porta fa un suono gentile: “Tin!”
Sul pavimento c'è un cartello con disegni. Un dito che indica: uno, due, tre. E un cuore. Leo capisce: bisogna essere calmi e attenti.
Leo dice: “Mamma?”
La mamma è in cucina e sorride. “Sono qui, amore. Se è un gioco, guardiamo bene.”
Leo tocca la maniglia. È tiepida, come il sole. La porta si apre piano. Dietro non c'è buio. C'è luce azzurra, come una bolla.
Leo entra con la mamma vicina alla porta. “Non mi allontano,” dice lei.
Dall'altra parte c'è il giardino… ma diverso. L'erba è più alta. Un albero è piccolo, come un ombrello verde.
Un uccellino blu salta e canta: “Pip pip! Benvenuti nel Prima.”
Leo ride. “Prima!”
L'uccellino mostra un sasso con un segno: una freccia. “Regola uno,” dice. “Guardare. Regola due: non spostare cose importanti.”
Leo annuisce serio. “Io guardo.”
Leo vede un secchiello rosso vicino al vialetto. Sembra proprio il suo secchiello. Ma è nuovo nuovo.
“È mio?” chiede Leo.
L'uccellino scuote la testa. “È di Leo-di-prima. Se lo prendi, nel Dopo potresti cercarlo e… non trovarlo.”
Leo fa una faccia buffa. “Oh-oh.”
La mamma sussurra: “Facciamo gli scienziati. Usiamo la testa.”
Leo guarda meglio. Sul secchiello c'è un puntino giallo. Il suo secchiello, a casa, ha una striscia blu. Non è lo stesso. Leo sorride. “Non è uguale!”
“Bravissimo,” dice la mamma. “Hai controllato.”
L'uccellino porta Leo vicino all'albero piccolo. “Vuoi lasciare un segno gentile?” chiede.
Leo prende un filo d'erba e lo mette a forma di cerchio ai piedi dell'albero. “Cresci, albero.”
La bolla azzurra fa “Tin tin!” e mostra un'altra scena. Ora è il Dopo. Lo stesso giardino, ma l'albero è grande e forte. Ai piedi c'è un cerchietto secco, come un piccolo abbraccio.
Leo batte le mani. “È il mio cerchio!”
L'uccellino ride. “Piccole cose, grandi sorprese. Ma sempre con le regole.”
Leo guarda la porta del tempo. È ancora lì, calma e rotonda. “Torniamo.”
“Torniamo,” dice la mamma.
Passano nella luce azzurra. In salotto i cubi sono ancora sul tappeto. Tutto è al suo posto. La porta fa un ultimo “Tin” e diventa solo una ombra sulla parete, come un ricordo.
Leo abbraccia la mamma. “Io ho guardato bene.”
“E hai pensato bene,” dice lei.
Leo torna ai suoi cubi. Fa “toc toc”. E sorride, perché il presente è qui, caldo e tranquillo.