Lina aveva quattro anni e due trecce morbide. Quel pomeriggio pioveva piano. In salotto c'era un orologio grande, con un tic tac gentile. Lina giocava con il suo coniglio di peluche.
Accanto alla libreria, tra due vasi, Lina vide una cosa nuova: una porticina rotonda, luminosa, grande come un piatto. Sembrava fatta di luce blu e stelline.
Lina sbatté le palpebre. La porticina fece “ping!” come una campanella.
“Ciao,” disse una vocina allegra. Era un robottino piccolo, lucido e rotondo, con due occhi verdi. “Io sono Plico. Questo è un passaggio nel tempo. Vuoi vedere?”
Lina strinse il coniglio. “E la mamma?”
“La mamma è in cucina,” disse Plico. “Tu torni subito. Regola numero uno: non cambiamo le cose importanti. Regola numero due: guardiamo, impariamo e diciamo grazie.”
“Grazie,” disse Lina, perché quella parola le piaceva.
Plico aprì la porticina. Dentro c'era un tunnel chiaro, come una bolla di sapone. Lina fece un passo. Il tunnel profumava di biscotti e aria fresca.
“Dove andiamo?” chiese Lina.
“Prima… ieri!” disse Plico.
Zzzip! E Lina era nella sua cameretta, ma tutto sembrava un po' diverso. Sul letto c'era il suo pigiamino piegato. Sulla sedia c'era un libro aperto. E sul pavimento… un calzino triste e solo.
Lina rise piano. “Quel calzino è mio!”
Plico sussurrò: “Piccolo paradosso malizioso. Se tu lo prendi adesso e lo porti via, ieri sera forse tu non lo trovi. E poi oggi ti manca.”
Lina si fermò. Guardò il calzino. Guardò Plico. “Allora lo lascio.”
“Brava,” disse Plico. “Hai rispettato il tempo.”
Lina accarezzò il calzino con un dito. “Ciao calzino. A dopo.” E fece un saluto serio, come fanno gli esploratori.
Zzzip! Il tunnel tornò. “Ora… domani,” disse Plico.
E Lina arrivò in un giardino con un cielo rosa chiaro. C'era un albero con frutti tondi, come palline. Una fontanella cantava “glu glu”. Su una panchina c'era… Lina! Ma un po' più grande, con una maglietta gialla.
La Lina grande stava dando briciole a un uccellino blu. “Ecco, piccolino,” diceva. “Piano piano.”
Lina piccola spalancò gli occhi. “Sono io?”
Plico annuì. “Sì. Ma ricordati: non facciamo confusione. Noi guardiamo soltanto.”
Lina piccola fece un passo e poi si fermò. Voleva dire “ciao” a se stessa. Ma Plico le fece un gesto dolce: una manina davanti alla bocca.
Allora Lina piccola sussurrò al coniglio: “Domani sarò gentile. Come lei.”
L'uccellino blu saltellò. Poi lasciò cadere una piumetta. Volò via.
La piumetta cadde vicino a Lina piccola. Lina la guardò. “Posso prenderla?”
Plico pensò un momento. “Questa non cambia niente. È un regalo leggero.”
Lina prese la piumetta. Era morbida come una nuvola. “Grazie, domani,” disse, e ridacchiò.
Zzzip! Di nuovo il tunnel.
“Ultima tappa,” disse Plico. “Molto, molto tempo fa.”
Lina arrivò in un posto pieno di sabbia dorata. C'era un mare calmo e un cielo pulito. Una barchetta di legno scivolava vicino alla riva. Un signore con un cappello grande misurava il vento con una bandierina.
“È un esploratore,” sussurrò Plico. “Anche lui fa domande al mondo.”
Lina guardò la bandierina. “Il vento spinge!”
“Già,” disse Plico. “La scienza è anche questo: osservare con calma.”
L'esploratore vide Lina e sorrise, come se vedesse una piccola stella. “Buona giornata, piccola,” disse. Non sembrava per niente sorpreso.
Lina fece un inchino buffo. “Buona giornata!”
Plico le ricordò: “Non tocchiamo la barca. Solo occhi curiosi.”
Lina mise le mani dietro la schiena. “Ok. Regole!”
Poi il tunnel tornò a chiamarla. Zzzip!
E Lina era di nuovo in salotto. L'orologio faceva tic tac. La pioggia faceva pic pic sul vetro. La mamma era ancora in cucina e cantava.
Plico si sedette accanto alla libreria. “Allora, che cosa hai imparato?”
Lina guardò la piumetta. Guardò il suo coniglio. Pensò al calzino, all'uccellino, alla barca.
“Ho imparato che il tempo è come un filo,” disse Lina piano. “Se tiro forte, si annoda. Se lo rispetto, resta bello.”
Plico fece “ping!” felice. “E la gratitudine?”
Lina corse dalla mamma. “Grazie per la casa. Grazie per i biscotti. Grazie per oggi.”
La mamma la abbracciò. “Che dolcezza.”
Lina tornò dall'orologio. Mise la piumetta in una scatolina. “Grazie anche a te, Plico.”
Il robottino strizzò gli occhi verdi. “Quando vuoi, possiamo osservare ancora. Ma sempre con calma.”
Lina annuì. Il tic tac era come una ninna nanna. E Lina si sentì al sicuro, felice, proprio nel suo presente.