Inizio: Nuvole a forma di uovo
Tommaso aveva cinque anni e un naso sempre all'insù. Quel mattino di Pasqua il cielo era azzurro come una caramella alla menta, e le nuvole sembravano… uova! Uova grandi, uova piccole, uova un po' storte come quelle disegnate dai bambini.
Tommaso era nel giardino della nonna, con le scarpe nuove che facevano “ciac” sull'erba bagnata. In mano teneva un cestino vuoto, perché a Pasqua un cestino vuoto è come una pizza senza mozzarella: triste.
La nonna stendeva una tovaglia a quadretti gialli e rideva. “Oggi si cerca, si corre e si ride. Ma prima si respira piano, così il cuore fa spazio alla sorpresa.”
Tommaso annuì con aria serissima, poi guardò di nuovo il cielo. Una nuvola-uovo aveva una piccola “coda”, come se fosse un pulcino con il cappello.
“Nonna, secondo te le nuvole fanno la caccia alle uova anche loro?”
La nonna fece finta di pensarci. “Secondo me sì. E secondo me… una nuvola ti sta facendo l'occhiolino.”
Tommaso strizzò gli occhi. E proprio in quel momento, una cosa bianca e morbida scese lenta lenta dal cielo. Non era neve, non era una piuma, non era un fazzoletto.
Era una minuscola nuvoletta, grande come una pallina da tennis.
Atterrò sul cespuglio di rosmarino, fece “puf” e rimase lì, come se fosse stanca.
Tommaso spalancò la bocca. “Ciao?”
La nuvoletta tremò e poi… starnutì. “Et-ciù!”
Dallo starnuto uscì una pioggerellina di brillantini che si posarono sulle foglie. Le foglie brillavano come caramelle.
Tommaso si mise a ridere piano, per non spaventare quella cosa così buffa.
Proprio allora arrivò Sara, la sua vicina e migliore amica. Aveva in testa un cerchietto con due orecchie da coniglio rosa che ballavano.
“Ho visto qualcosa cadere!” disse. “È un uccello? È un palloncino? È una… polpetta volante?”
Tommaso indicò il rosmarino. “È una nuvola piccola. E starnutisce brillantini.”
Sara si avvicinò a passi leggeri, come quando si entra in punta di piedi in una stanza piena di segreti. “Ciao, nuvolina.”
La nuvolina fece una vocina sottile. “Mi chiamo Panna. Sono una nuvola di primavera. Mi sono persa tra le uova del cielo.”
Tommaso e Sara si guardarono. Le uova del cielo! Tommaso sentì il cuore fare un saltino, come un coniglietto felice.
Mezzo: La caccia alle uova… e la nuvola smarrita
La nonna batté le mani. “Pronti per la caccia alle uova di cioccolato!”
“Aspetta!” disse Tommaso. “Abbiamo una nuvola. Si è persa.”
La nonna guardò Panna, che ormai si era appoggiata al cestino come una pallina di cotone. “Oh, cara. Allora oggi si farà una caccia doppia: alle uova e alla strada di casa per Panna.”
Sara saltò. “Una missione!”
Tommaso mise Panna nel cestino, con delicatezza. La nuvolina era fresca e profumava di pioggia d'estate.
Partirono nel giardino. Tra i tulipani rossi spuntava un uovo avvolto in carta dorata. Tommaso lo trovò e fece una danza piccola piccola, perché le danze troppo grandi fanno scappare la fortuna.
Ma appena lo prese… la carta fece “frus frus” e il coniglietto di cioccolato dentro scivolò fuori, rotolando giù per un sentierino.
“Oh no!” disse Tommaso.
Il coniglietto rotolò proprio verso una pozzetta. Una pozzetta cattiva, pronta a farlo “cioccolato-soufflé”.
Panna sporse una nuvoletta di braccio, se le nuvole avessero braccia. “Posso aiutare?”
“Come?” chiese Sara.
Panna fece un mezzo starnuto, piccolo piccolo: “Et-… ehm!” E uscì un filo di vento tiepido che spinse il coniglietto di lato, lontano dalla pozzetta. Il coniglietto si fermò contro un sasso, salvo.
Tommaso lo raccolse e lo abbracciò. “Grazie, Panna!”
Panna tremolò, contenta. “Mi piace essere utile.”
Continuarono. Trovarono un uovo blu dietro l'annaffiatoio, uno verde dentro una scarpa di gomma, e uno rosa sotto la panchina. Ogni volta Tommaso e Sara si alternavano: uno cercava, l'altra teneva il cestino, così Panna non si sentiva sola.
Poi arrivò un mini-rebus: l'ultimo uovo non si trovava.
Sara si grattò il mento come una detective. “Forse l'uovo si è nascosto meglio di noi.”
Tommaso guardò le nuvole in alto. Una grande nuvola-uovo passava lenta. Sembrava chiamare Panna, come una mamma che dice: “È ora di tornare.”
Panna sospirò. “Io devo risalire. Ma mi manca… il mio sentiero di vento. Senza, non so dove andare.”
Tommaso si sentì un po' triste. Non voleva che Panna restasse persa. Però non voleva nemmeno perderla subito.
Sara ebbe un'idea. “Se le nuvole sono uova, magari hanno un nido. Un posto morbido nel cielo. Dobbiamo solo fare un segnale.”
“Un segnale?” chiese Tommaso.
Sara indicò la girandola colorata vicino al pozzo. “Quella gira con il vento. Se la facciamo girare fortissimo, forse il cielo capisce.”
Tommaso corse alla girandola, ma… era ferma. Non c'era vento. La girandola sembrava annoiata.
La nonna arrivò con una ciotola di ovetti. “Che succede, pulcini?”
Tommaso spiegò tutto di fiato. La nonna ascoltò, poi sorrise come quando si trova una cosa sotto al cuscino. “Per fare vento, serve collaborazione.”
Sara e Tommaso si misero ai lati della girandola e iniziarono a soffiare. Soffiarono piano, poi forte, poi fortissimo. “Fffffff!”
Panna, nel cestino, fece il suo starnuto più gentile: “Et-ciù!” Un soffio di aria profumata di pioggia si unì al loro.
La girandola cominciò a girare. Prima “tic tic”, poi “trrr”, poi “vvv” come una piccola elica felice. I nastri colorati volarono e fecero una danza nel sole.
E dal cielo, una grande nuvola-uovo scese un poco, come per guardare meglio.
Fine: Un uovo trovato e una canzone fischiettata
All'improvviso, sotto la girandola, qualcosa brillò. Un uovo avvolto in carta argentata era incastrato tra due pietre, proprio lì, nascosto dall'ombra.
Tommaso lo prese e lo mostrò a Sara. “Ecco l'ultimo!”
Sara batté le mani. “Lo sapevo! L'uovo stava aspettando un applauso.”
Panna fece una risatina di nuvola. “Allora anche io posso tornare.”
Tommaso la tirò fuori dal cestino. La nuvolina era un po' più luminosa, come se la gentilezza l'avesse gonfiata di coraggio.
“Mi mancherai,” disse Tommaso.
“Anche tu,” disse Panna. “Ma le nuvole non vanno via davvero. Si spostano e basta. Ogni volta che guardi in su, potrei essere lì… travestita.”
Sara fece una faccia seria. “Travestita da cosa?”
“Da uovo,” rispose Panna. “O da pecora. O da drago con il pancione.”
Tommaso rise così forte che quasi gli uscì il cioccolato dalle tasche.
La nonna alzò lo sguardo. “È il momento del saluto.”
Tommaso e Sara soffiarono ancora una volta verso l'alto, come se mandassero un bacio di vento. Panna si sollevò, leggera, e salì a spirale. Prima sopra il rosmarino, poi sopra i tulipani, poi sopra la casa. Si unì alla grande nuvola-uovo, che sembrò abbracciarla.
Il cielo, per un attimo, parve fare l'occhiolino davvero.
Tommaso si strinse vicino a Sara. “Siamo stati una squadra.”
“Sì,” disse Sara. “Io ho le orecchie da coniglio. Tu hai gli occhi da nuvola. Insieme troviamo tutto.”
La nonna distribuì gli ovetti. Il cioccolato si sciolse in bocca come una promessa dolce.
Tommaso tornò a guardare le nuvole. Una era proprio a forma di uovo con una piccola coda. “Ciao, Panna,” sussurrò.
E per finire la giornata, mentre il sole faceva l'ultima pennellata d'oro sul giardino, Tommaso iniziò a fischiettare una canzone semplice, tutta di Pasqua: una melodia leggera che faceva venire voglia di sorridere e di cercare ancora, insieme. Sara lo seguì fischiando anche lei, e perfino la nonna, piano piano, si unì al loro fischio, come un vento buono che porta a casa.