Parte 1: La scatola delle uova e il segreto di Lina
Lina aveva sei anni e una faccia che sembrava dire sempre: “Scusa, posso passare piano piano?”. Non perché fosse triste. Era solo… riservata. Quando gli altri bambini gridavano “Guarda me!”, lei pensava “Guarda le foglie, che sono più tranquille”.
Era la mattina prima di Pasqua, e nella cucina profumava di vaniglia e cacao. Sul tavolo c'era una scatola piena di uova di cioccolato: alcune lucide come specchi, altre con carta colorata che frusciava come ali.
Mamma sistemava nastri e adesivi.
“Lina, oggi vengono Leo e Sara. Vi va di preparare la caccia alle uova?”
Lina annuì, stringendo le mani dietro la schiena.
“Sì… posso nasconderle io?”
“Certo!” disse mamma. “Sei bravissima a trovare posti furbi.”
Lina arrossì un po', come una fragola timida.
Poco dopo arrivarono gli amici. Leo, con i capelli tutti in su come un riccio che aveva visto un fulmine. Sara, con due trecce e un sorriso che sembrava una lampadina.
“Pasqua!” gridò Leo entrando.
“Pasqua!” rispose Sara. “Sento il profumo di cioccolato. È un profumo che mi chiama per nome.”
Lina ridacchiò.
“Il cioccolato chiama tutti per nome,” sussurrò.
Mamma consegnò loro un cestino vuoto e una manciata di uova finte di plastica, da riempire con bigliettini.
“Potete scrivere indizi. Così la caccia è più divertente.”
Sara prese un pennarello rosa.
“Io scrivo indizi in rima!”
Leo prese un pennarello blu.
“Io scrivo indizi… in super-eroese! Tipo: ‘Attenzione! Pericolo di bontà!'”
Lina prese un pennarello verde.
“Io… posso fare disegnini,” disse piano. “Così anche chi non legge bene capisce.”
“Geniale!” disse Sara, e le diede una gomitata gentile. “Sei un'artista segreta.”
Lina fece un sorriso piccolo, ma vero.
Scrissero e disegnarono: una freccia verso una sedia, un sole sopra un vaso, un coniglio con baffi lunghi lunghi. Poi arrivò il momento.
“Nascondiamo!” disse Leo, saltando come una molla.
Lina però sollevò un dito.
“Posso farlo io… da sola? Voi… potete aspettare in salotto. Così vi sorprendo.”
Leo e Sara si guardarono.
“Va bene,” disse Leo. “Ma sappi che io ho un naso da segugio… per il cioccolato.”
“Io ho occhi da gufo,” aggiunse Sara. “Per le cose luccicanti.”
Lina trattenne una risatina.
“Allora devo essere molto furba.”
Quando gli amici sparirono nel salotto, Lina rimase con la scatola delle uova. Le accarezzò con lo sguardo, come se fossero piccoli pianeti dolci.
“Ok,” mormorò. “Posti furbi… e un po' magici.”
E lì successe una cosa strana, piccola piccola.
Dal cestino vuoto spuntò… un coniglietto. Ma non un coniglietto normale: era grande quanto una tazza, con il pelo color panna e un fiocco giallo al collo.
“Ehm… ciao,” disse il coniglietto, stiracchiandosi come se si fosse svegliato da un sonnellino nel cotone.
Lina spalancò gli occhi.
“Tu… sei vero?”
“Certo che sono vero,” rispose lui, un po' offeso. “Mi chiamo Pof. Sono un assistente pasquale in prova. Non dire a nessuno che sono in prova, mi agito.”
Lina si avvicinò piano.
“Non lo dico. Io… so tenere i segreti.”
“Perfetto!” disse Pof. “Allora posso aiutarti. Le uova vogliono essere nascoste bene. Ma non troppo bene, altrimenti restano lì fino a Ferragosto.”
Lina scoppiò a ridere.
“Ferragosto è lontanissimo!”
Pof saltò sul tavolo e indicò la scatola.
“Tu scegli i posti. Io faccio… un soffio di magia. Piccolissimo. Tipo una briciola di magia.”
Lina prese un uovo con la carta rossa.
“Questo va… dietro il vaso delle margherite. Ma non dietro dietro. Solo un po'.”
Pof fece “Pfff!” con il naso.
L'uovo fece una giravolta minuscola e si sistemò da solo, come se avesse capito.
Lina sgranò gli occhi, incantata.
“Wow.”
“Non fare ‘wow' troppo forte,” sussurrò Pof. “La magia si vergogna.”
Lina annuì seria, come se stesse parlando con un dottore.
Continuarono: un uovo blu vicino alla libreria, uno giallo sotto la panca, uno verde dentro un cappello appeso. Lina inventava piccoli scenari: “Qui il coniglio ha fatto una pausa”, “Qui l'uovo si è nascosto perché rideva”.
Pof ascoltava e approvava.
“Creatività: promossa!” disse, come se avesse una pagella invisibile.
Quando tutte le uova furono nascoste, Lina guardò la casa. Sembrava la stessa… ma anche no. Come se ogni angolo avesse una scintilla.
“E ora?” chiese Lina.
Pof si mise una zampetta sulla fronte.
“Ora… mi sembra di aver dimenticato una cosa importantissima.”
“Cosa?”
“Il campanello della caccia!” disse Pof.
Prima che Lina potesse chiedere altro, Pof saltò giù e tirò fuori da chissà dove una campanellina d'argento, piccola e luminosa.
“Quando suoni questa,” spiegò, “le uova… fanno un ‘din din' anche loro. Ma solo se sono vicine. Così nessuno piange perché non trova l'ultima.”
Lina strinse la campanella, felice.
“È perfetto.”
Dal salotto arrivò la voce di Leo:
“Possiamo uscire? Il mio naso da cioccolato sta svenendo!”
Sara aggiunse:
“E i miei occhi da gufo stanno facendo le valigie!”
Lina respirò. Era il momento. E lei, che di solito parlava piano, sentì una forza gentile salire come una bolla di sapone.
“Sì!” chiamò. “Venite!”
Parte 2: La caccia comincia… e un uovo scappa!
Leo e Sara entrarono come due tornado educati: veloci, ma con “permesso” e “scusa” attaccati alle scarpe.
“Regole!” disse Lina, tenendo in mano la campanella. “Io do gli indizi. Voi cercate. Se… se vi bloccate, suono questa.”
Leo la guardò.
“Che cos'è?”
“Una campanella… speciale,” disse Lina, e Pof, nascosto dietro una tenda, fece un occhiolino.
Sara batté le mani.
“Indizio numero uno!”
Lina porse un bigliettino con un disegno: una sedia e sotto una stellina.
Leo lo interpretò subito.
“Sotto la sedia! Attacco in picchiata!”
Si buttò a terra e infilò la testa sotto la sedia. Ne uscì con un uovo arancione.
“Trovato! Io sono un campione!”
Sara lo guardò, finta severa.
“Sei un campione… che deve dividere.”
Leo strinse l'uovo al petto.
“Posso almeno abbracciarlo prima?”
Lina ridacchiò e porse un secondo indizio a Sara: un disegno di un vaso con un fiore.
Sara si avvicinò al vaso delle margherite e trovò l'uovo rosso.
“Evviva! Questo era facile. Lina, tu fai nascondigli gentili.”
Lina si strinse nelle spalle.
“Io… non voglio farvi faticare troppo.”
“Ma un po' sì!” disse Leo. “Sennò non è avventura!”
Proprio in quel momento, dal corridoio arrivò un suono piccino: “Plic!”
Lina si voltò. Un uovo incartato in carta viola… stava rotolando da solo. Piano piano, come se avesse delle rotelline.
Leo lo vide e spalancò la bocca.
“Un uovo… si muove!”
Sara sussurrò:
“Magia?”
Lina si bloccò, con la campanella stretta in mano. Pof, dietro la tenda, si irrigidì.
L'uovo viola rotolò fino al tappeto, poi fece una curva elegante e… sparì sotto il divano.
Leo si buttò in ginocchio.
“Vado!”
Sara lo fermò.
“Attento! Sotto il divano ci sono… i mostri della polvere.”
Leo fece una faccia coraggiosa.
“Li affronto!”
Infilò un braccio sotto il divano e frugò.
“Niente. Solo… un calzino che non è mio.”
Sara si chinò.
“Magari è del divano.”
Lina sentì il cuore battere un po' più forte. Non voleva che i suoi amici pensassero che fosse tutto strano. Però… era strano.
Pof uscì lentamente dalla tenda, come se fosse solo un peluche che aveva deciso di passeggiare.
“Oh,” disse Sara, sorpresa. “Un coniglio!”
Leo sorrise.
“È carinissimo! È tuo, Lina?”
Lina deglutì. Dire la verità o no? Il segreto le faceva compagnia, ma ora sembrava una scatola troppo piena.
Pof si schiarì la voce.
“Sono… un consulente per cacce alle uova,” dichiarò, mettendosi in posa importante.
Sara lo fissò.
“I conigli parlano?”
Pof fece una risatina.
“Solo a Pasqua. Negli altri giorni facciamo finta di essere normali. È stancante, sai.”
Leo spalancò gli occhi, poi rise forte.
“Questa è la cosa più buffa del mondo!”
Sara rise anche lei.
“Ok, consulente. Perché l'uovo viola scappa?”
Pof si grattò un orecchio.
“Ehm… forse ho soffiato un pochino troppa briciola di magia. O forse… quell'uovo è particolarmente… vivace.”
Lina finalmente parlò.
“Non volevo che succedesse. Io… volevo solo che fosse speciale.”
Sara le prese la mano.
“È speciale! E anche divertente.”
Leo annuì.
“E poi abbiamo una missione: catturare l'uovo fuggitivo!”
Lina si sentì più leggera. Come se qualcuno avesse aperto una finestra nel petto.
“Va bene,” disse. “Ma niente panico. Lo troviamo insieme.”
Pof saltò vicino al divano e annusò.
“Uovo viola! Esci subito! Non si scappa dagli amici!”
Dal divano arrivò un “Plic plic” come risposta, e l'uovo rotolò più in profondità.
Leo si mise a pensare.
“Se io fossi un uovo… dove andrei?”
Sara alzò un dito.
“Verso il posto più comodo. O verso il posto più buio. O verso… le briciole.”
Lina guardò il salotto: il divano, la libreria, la tenda, il cuscino con i coniglietti disegnati. E poi le venne un'idea.
“Gli indizi!” disse. “Possiamo usarli al contrario. Se l'uovo scappa, forse segue un indizio.”
Mostrò un bigliettino con un coniglio disegnato e una freccia verso il corridoio.
“Questo doveva essere l'indizio per l'ultimo uovo… vicino allo specchio.”
Pof sbatté le palpebre.
“Un uovo che segue gli indizi… è un uovo che vuole giocare.”
Sara sorrise.
“Allora giochiamo anche noi.”
Lina sollevò la campanella.
“Pronti?”
Leo e Sara: “Prontissimi!”
Lina suonò: “Din!”
E dal corridoio, lontano, rispose un suono minuscolo: “Din… din!”
“È lì!” gridò Leo.
Corsero tutti e tre (più un coniglietto-consulente) verso il corridoio. Il suono li guidava come una stellina sonora.
Arrivarono allo specchio. Sotto, c'era un cestino con sciarpe e cappelli. E, tra una sciarpa a righe, spuntava la carta viola.
Sara sussurrò:
“Eccolo!”
Leo allungò la mano, piano, come se stesse prendendo una farfalla.
“Tranquillo, uovo. Non ti mangiamo subito… forse.”
Lina rise.
“Leo!”
Leo lo prese e lo alzò in aria come un trofeo.
“Catturato! Missione compiuta!”
Ma l'uovo fece un ultimo scherzo: scivolò dalle mani di Leo e rotolò verso la porta d'ingresso.
“Oh no!” disse Lina.
Pof saltò davanti all'uovo come un portiere minuscolo.
“Alt! Stop! Qui finisce la pista!”
L'uovo lo sfiorò e… si fermò. Come se avesse capito che era arrivato il momento di arrendersi.
Sara applaudì.
“Bravo, Pof!”
Pof fece un inchino.
“È il mio lavoro. In prova, ma lavoro.”
Leo prese l'uovo con due mani.
“Ok, ora lo metto… in un posto super sicuro.”
Lina indicò un luogo.
“Dentro il cappello appeso. Ma… senza magia extra.”
Pof fece finta di chiudersi la bocca con una zip.
“Zip. Niente briciole.”
Tornarono in salotto ridendo, e la caccia continuò con altri indizi e altri “oh!” e “ahah!”. Ogni uovo trovato sembrava una piccola festa.
E Lina, piano piano, non si nascondeva più dietro le parole. Le uscivano addosso come coriandoli.
Parte 3: Il regalo più strano e un finale che balla
Quando l'ultimo uovo fu trovato, si sedettero tutti e tre sul tappeto. Il cestino era pieno, e sembrava un arcobaleno di carta.
Mamma entrò con un vassoio di biscotti a forma di pulcino.
“Allora? Missione Pasqua riuscita?”
Leo si leccò le labbra.
“Riuscitissima. Abbiamo anche catturato un uovo che faceva jogging.”
Sara annuì.
“E abbiamo un coniglio consulente che parla.”
Mamma guardò Pof. Pof fece finta di essere un soprammobile. Poi starnutì.
“Etciù!”
Mamma inclinò la testa, come se quella cosa non fosse la più strana del mondo.
“Ah, bene,” disse tranquilla. “Allora… biscotti?”
Lina capì che, in quella casa, un pizzico di magia poteva anche sedersi a tavola senza chiedere permesso.
Mentre mangiavano, Sara prese un foglio e dei pennarelli.
“Facciamo una cosa creativa,” propose. “Disegniamo la ‘Mappa degli Uovi Fuggitivi'. Così l'anno prossimo siamo pronti.”
Leo si entusiasmò.
“E io disegno il ‘Mostro della Polvere' sotto il divano! Con tre occhi e un calzino in testa!”
Lina prese un pennarello verde.
“Io disegno… i posti gentili. Quelli che fanno sorridere.”
Disegnarono insieme: il divano-caverna, il cappello-castello, la libreria-montagna, il vaso-giardino. Lina aggiunse piccole stelle e frecce. Sara aggiunse cuori e rime. Leo aggiunse fulmini e facce buffe.
Pof osservava tutto, con gli occhi lucidi.
“Ecco,” disse piano. “Questa è la vera magia di Pasqua: inventare insieme.”
Lina lo guardò.
“Posso… chiederti una cosa, Pof?”
“Chiedi pure.”
“Tu sei in prova… ma… sei bravo. Posso dirlo?”
Pof gonfiò il petto.
“Puoi dirlo. Ma senza farmi arrossire. Io sono già panna, non si nota.”
Lina rise.
“Allora lo dico piano: sei bravissimo.”
Pof fece una capriola minuscola.
“Promosso da Lina! È il diploma più importante.”
Il pomeriggio passò con risate e briciole di biscotti. Poi, quando il sole iniziò a diventare arancione, Sara si alzò in piedi.
“Secondo me manca una tradizione,” annunciò.
Leo si guardò intorno.
“Abbiamo fatto la caccia, il cioccolato, i pulcini… cosa manca?”
Sara sorrise.
“Il ballo di Pasqua.”
Leo spalancò gli occhi.
“Esiste?”
“Da questo momento sì,” disse Sara. “Perché lo inventiamo.”
Lina sentì un piccolo nodo: ballare davanti agli altri non era una cosa da Lina. Lei era più da angoli tranquilli.
Sara le prese le mani.
“Non deve essere perfetto. Deve essere nostro.”
Leo aggiunse:
“Facciamo un ballo facile. Tipo… il ‘Passo dell'Uovo'. Si fa così: un saltino, un giro, e poi si ride.”
Pof saltò sul tappeto.
“Io faccio il ‘Passo del Coniglio': due saltini e una faccia seria. La faccia seria è importantissima.”
Lina guardò i suoi amici. Guardò la mappa disegnata insieme, piena di colori. Sentì la casa piena di luce, di cioccolato e di coraggio piccolo.
“Ok,” disse. “Lo faccio anch'io. Ma… se sbaglio, voi ridete con me, non di me.”
“Promesso!” dissero Leo e Sara insieme.
Mamma mise una musica allegra dal telefono, una canzone che sembrava fatta di campanelli e tamburelli.
Sara iniziò: saltino, saltino, giro.
Leo la seguì: saltino, giro, finta scivolata buffa.
Pof fece due saltini e la faccia seria, così seria che sembrava una patata concentrata.
Lina li guardò, e scoppiò a ridere. Poi provò.
Un saltino.
Un altro saltino.
Un giro un po' storto.
E poi… un passo inventato da lei: il “Passo Gentile”. Era come mettere i piedi a forma di cuore sul pavimento.
“Che bello!” disse Sara. “È un passo che abbraccia!”
Leo provò a copiarlo e quasi inciampò.
“Il mio cuore è caduto!” gridò ridendo. “Raccoglietelo!”
Pof si buttò sul tappeto.
“Lo prendo io! Lo metto in una scatola di carote!”
Lina ballò ancora. Questa volta senza nodo. Senza nascondersi. Ogni passo sembrava dire: “Ci sono anch'io.”
Quando la musica finì, restarono fermi un secondo, col fiato corto e le guance calde.
Sara disse:
“Pasqua è più bella quando qualcuno inventa qualcosa.”
Leo annuì.
“E quando le uova non fanno jogging da sole… ma anche quello è stato forte.”
Pof aggiunse:
“E quando una bambina riservata diventa la regista della festa.”
Lina si sentì importante, ma in un modo morbido, come una coperta.
“Grazie,” disse. “Io… non pensavo di essere capace.”
Sara la abbracciò.
“Sei capace di un sacco di cose. Anche di far ridere un uovo.”
Leo alzò il cestino.
“E ora… un pezzetto di cioccolato per festeggiare il ‘Ballo di Pasqua'!”
Pof tossicchiò.
“Io… posso avere una briciola di biscotto? Sono in prova, ma ho fame.”
Lina prese un biscotto pulcino e lo spezzò in tre, poi in quattro.
“Ecco. Per tutti.”
E così, tra briciole dolci, mappe colorate e un ultimo saltino improvvisato, la Pasqua rimase lì, nella stanza: luminosa, buffa e piena di creatività. E Lina, mentre faceva il “Passo Gentile” un'ultima volta, capì che anche i segreti più timidi possono diventare una festa, se li condividi con le persone giuste.