1) L'uovo con la direzione
Stamattina l'aria profumava di pane dolce e di primavera. Luca, che aveva sei anni e due fossette sulle guance quando sorrideva, saltò giù dal letto prima ancora che la sveglia facesse “drin”.
In cucina c'era un cestino di vimini pieno di erba finta verde, nastri gialli e piccoli ovetti colorati. La mamma stava mettendo sul tavolo una colomba soffice.
“Buona Pasqua!” disse Luca, con gli occhi grandi come due caramelle.
“Buona Pasqua, esploratore,” rispose la mamma. “Oggi c'è la caccia alle uova in giardino.”
Il papà gli porse una bussola giocattolo, quella di plastica con la freccia rossa che tremava sempre un po'. “Per le grandi missioni,” disse.
Luca la prese come se fosse un tesoro. La bussola aveva un cinturino blu, e quando lui la girava, la freccia faceva una piccola danza.
Sul cestino, tra gli ovetti, ce n'era uno più grande, dipinto di azzurro chiaro con puntini bianchi. Sembrava un pezzetto di cielo. Luca lo scelse.
Lo scartò piano. Non c'era cioccolato, ma un bigliettino arrotolato, legato con un filo d'oro. Luca lo aprì e lesse, sillabando un po':
“Segui… il… Nord. Tre passi. Poi cerca il… giallo.”
“Che vuol dire?” chiese, con il cuore che faceva tum-tum di gioia.
“Lo scoprirai,” disse la mamma, e gli fece l'occhiolino.
Luca strinse la bussola, inspirò forte, e uscì in giardino. L'erba era bagnata di rugiada e luccicava come se qualcuno avesse sparso brillantini. I tulipani erano rossi come pennarelli nuovi, e le margherite sembravano stelline cadute.
“Nord… nord…” mormorò Luca. Mise la bussola davanti a sé. La freccia rossa si fermò, puntando verso la siepe.
Fece tre passi, contando ad alta voce: “Uno, due, tre!” Poi si guardò intorno.
“Cerca il giallo,” ripeté. Vide un vaso giallo, una farfalla gialla, e perfino un calzino giallo steso su una sedia. Ma nessuna cosa sembrava “giusta”.
Allora notò un nastrino giallo appeso a un ramo del melo. Sventolava piano, come se lo chiamasse.
Luca lo seguì. Sotto il ramo c'era un altro ovetto, questa volta verde. Luca lo prese e lo avvicinò all'orecchio. Gli sembrò di sentire un piccolo “tic”, come un segreto che batte.
Lo aprì: un altro biglietto.
“Vai a Est. Fino al luogo dove ridono le pietre.”
Luca fece una faccia buffa. “Le pietre ridono?”
Il vento, tra le foglie, fece un suono come un sussurro: “Forse sì.”
Luca si raddrizzò. “Va bene. Io ci provo.”
2) Dove ridono le pietre
La bussola indicò Est, verso il vialetto di ghiaia. Luca camminò, e la ghiaia sotto le scarpe faceva “cric cric”, come se raccontasse barzellette.
“Ecco! Le pietre ridono!” gridò Luca, contento di aver capito.
Sul vialetto c'era una carriola rovesciata. Sotto, spuntava un pezzo di carta color pesca. Luca si chinò e tirò fuori un ovetto arancione, caldo come il sole.
Appena lo prese, successe una cosa strana: le righe dell'ovetto sembrarono muoversi, come se fossero onde. Luca sbatté le palpebre.
“Ho sognato?” disse.
Una coccinella, posata sul suo pollice, aprì le ali e sembrò dire: “No.”
Luca aprì l'ovetto. Dentro c'era un piccolo adesivo a forma di campanellino e un biglietto:
“Bravo, Luca. Ora Sud. Porta con te un grazie.”
Luca lo lesse due volte. “Un grazie… lo posso fare.” Si fermò un attimo, guardò il giardino e pensò.
“Grazie, sole,” disse. “Grazie, vento. Grazie, mamma e papà. Grazie anche alle pietre che ridono.”
La bussola tremò e poi la freccia rossa si sistemò più dritta del solito, come se avesse ascoltato.
Luca andò verso Sud, cioè verso il grande cespuglio di rosmarino. Profumava di cucina e di abbracci. Tra i rami c'era una luce piccola, come una lucciola, anche se era giorno.
Luca allungò la mano con delicatezza. La luce scivolò via e andò a posarsi su una pietra piatta vicino al cespuglio. Sulla pietra c'era un ovetto viola, lucido.
“Ti ho visto!” disse Luca, ridendo. “Non scappi!”
Aprì l'ovetto viola. Dentro trovò un biglietto piegato a forma di triangolo:
“Ultima prova: Ovest. Segui l'ombra del coniglio.”
Luca guardò intorno. “L'ombra del coniglio… ma dov'è il coniglio?”
Proprio in quel momento, una nuvola passò davanti al sole. Sul prato comparve un'ombra lunga, che sembrava davvero un coniglio con le orecchie alte.
“Ma dai!” sussurrò Luca, stupito e felice. “È magico!”
L'ombra si mosse piano, come se saltellasse. Luca la seguì, tenendo la bussola stretta e il cuore leggero.
Ogni tanto l'ombra cambiava forma: coniglio, poi un cucciolo, poi di nuovo coniglio. Luca non si spaventò. Si sentiva accompagnato, come in un gioco segreto.
L'ombra lo portò vicino alla vecchia casetta degli attrezzi. Sotto la finestra c'era una cassetta di legno con dentro terra scura. E in mezzo alla terra, come un pianeta appena nato, brillava un uovo grandissimo, dorato.
Luca trattenne il respiro.
“È… per me?” chiese, anche se non c'era nessuno.
La finestra fece “toc toc” da sola, come se qualcuno bussasse dall'interno.
Luca appoggiò le dita sull'uovo dorato. Era liscio e tiepido. Poi lo sollevò con due mani, piano piano.
Era pesante, ma Luca era testardo in modo gentile. “Ce la faccio,” disse. “Sono un esploratore.”
3) La sorpresa di Pasqua e il saluto ai fiori
Con l'uovo dorato tra le braccia, Luca tornò verso casa. La nuvola si spostò, l'ombra sparì, e il prato tornò normale. Ma Luca sentiva ancora un fruscio di magia nelle orecchie, come quando una pagina si gira da sola.
In cucina la mamma e il papà lo aspettavano. Sul tavolo c'erano tazze di latte e un piatto di biscotti a forma di pulcino.
Luca posò l'uovo dorato al centro del tavolo. “Ho seguito le direzioni,” disse, fiero. “Nord, Est, Sud e Ovest. E ho portato con me un grazie.”
Il papà gli fece un applauso piccolo, come un tamburo: “Bravo!”
La mamma sorrise: “Allora sei pronto.”
Luca guardò l'uovo. “Lo apro?”
“Solo se lo fai con calma,” disse la mamma. “E con gratitudine.”
Luca annuì. “Grazie,” disse di nuovo, piano. Poi aprì l'uovo dorato.
Dentro non c'era solo cioccolato. C'era anche una letterina, e un sacchettino di semi. Semi minuscoli, come briciole di stelle.
Luca lesse la letterina. Le parole erano semplici, ma sembravano brillare:
“Caro Luca, la Pasqua è un tempo di colori e di nuovi inizi. Pianta questi semi e ricorda: dire grazie fa crescere le cose belle. Firma: Il Coniglio di Primavera.”
Luca spalancò la bocca. “Il coniglio… era vero!”
Il papà fece spallucce, fingendo di non sapere. “Forse era il vento. O forse… Pasqua ha i suoi segreti.”
La mamma prese una piccola paletta. “Andiamo a piantare?”
Luca corse fuori con il sacchettino di semi. Nel giardino scelsero un angolo vicino ai tulipani. La terra era morbida. Luca fece un buchetto, ci mise i semi, e li coprì con attenzione.
“Adesso serve acqua,” disse Luca.
Il papà portò un annaffiatoio verde. L'acqua scese come una pioggia gentile. Luca guardò la terra come se potesse vedere già i germogli.
Poi si fermò, e guardò tutto intorno: il melo con i nastri, il rosmarino profumato, la ghiaia che rideva, le margherite con le facce bianche.
Sentì una felicità tranquilla, come una coperta leggera.
Luca si avvicinò ai fiori, uno per uno, e parlò con voce chiara, come se fossero amici.
“Ciao, tulipani rossi.” Chinò la testa. “Ciao, margherite. Ciao, violette. Ciao, rosmarino.”
Fece un respiro profondo e aggiunse: “Grazie di essere qui. Buona Pasqua, fiori!”
E per un attimo, proprio un attimo, sembrò che i petali si muovessero tutti insieme, come in un piccolo saluto. Luca sorrise, e la bussola giocattolo, al suo polso, smise di tremare, come se anche lei fosse contenta di aver trovato la strada giusta.