1. L'uovo che suonava
Era quasi Pasqua e l'aria profumava di bucato steso e di cioccolato. Nel cortile del palazzo, quattro amiche giocavano vicino alle aiuole: Maia, Lina, Sara e Ginevra. Avevano cinque anni e un mucchio di domande in tasca.
Maia era la più “con i piedi per terra”. Guardava bene dove metteva i piedi, contava i gradini e diceva spesso: “Prima vediamo, poi crediamo”.
Quel pomeriggio, mentre cercavano sassolini lucidi, Lina indicò un cespuglio.
“Guardate lì! Brilla!”
Tra le foglie c'era un uovo. Non di cioccolato: era colorato di azzurro con puntini dorati, come un pezzetto di cielo caduto a terra.
Sara lo prese piano, con due mani.
“È freddo… come una biglia.”
Maia avvicinò l'orecchio. E… DIN-DIN! L'uovo fece una piccola musica, come un campanello gentile.
“Ha suonato!” gridò Ginevra, saltando.
L'uovo suonò di nuovo, ma diverso: PLI-PLIN, PLI-PLIN. Sembrava chiedere qualcosa.
“Magari è rotto,” disse Maia, seria.
“Oppure è magico,” sussurrò Lina, con gli occhi grandi.
In quel momento, dietro il bidone della carta, spuntò un coniglio. Non un coniglio qualsiasi: aveva un papillon verde e una borsetta a tracolla piena di nastri.
“Buon pomeriggio, piccole esploratrici,” disse, facendo un inchino. “Io sono il Coniglio di Pasqua.”
Sara strinse l'uovo al petto. “Perché questo uovo suona?”
Il coniglio sorrise. “È un Uovo Musicale. Ha una nota dentro, ma da solo non può fare la melodia. Per completarla servono altri suoni, nascosti qui intorno. Se li trovate, la musica farà succedere una cosa bella.”
Maia arricciò il naso. “E se non li troviamo?”
“Li troverete,” rispose il coniglio. “La speranza è come una lanterna: basta accenderla e illumina i passi.”
Poi fece un salto e… sparì dietro una siepe, come se fosse diventato un soffio d'aria.
Le quattro amiche si guardarono. L'uovo fece PLI-PLIN, come un “andiamo”.
“Ok,” disse Maia, prendendo fiato. “Cerchiamo i suoni. Ma con calma e senza correre troppo.”
2. Caccia ai suoni di Pasqua
Andarono prima vicino alla fontanella del cortile. L'acqua scendeva in un filo sottile.
“Questo è un suono!” disse Ginevra. “Fa… glugluglu.”
Sara avvicinò l'uovo al getto. L'uovo rispose con una nota che sembrava ridere: GLI-GLI!
“Ha registrato l'acqua?” chiese Lina.
“Non registrare,” disse Maia. “È come se… si fosse ricordato.”
Poi sentirono un fruscio: il vento faceva ballare le bandierine di carta appese tra due alberi, preparate per la festa del quartiere.
“Shhh… shhh…” fece Lina, muovendo le mani come ali.
Appena l'uovo passò sotto le bandierine, suonò: SHA-SHA! una nota leggera, come un passo sulla sabbia.
“Due suoni!” contò Sara. “Ne mancano altri.”
Camminarono fino al portone dove la signora Rosa stava decorando un cestino con fiocchi gialli.
“Buona Pasqua in anticipo, bambine,” disse lei. “Volete un nastrino?”
Ginevra tirò un nastrino e questo fece un piccolo schiocco: TAC!
L'uovo rispose: TIN! come una stellina.
Maia si fermò. “Però non capisco. Che cosa succede quando la melodia è completa?”
“Magari esce un pulcino che canta,” propose Lina.
“O spunta una pioggia di caramelle!” disse Sara.
Maia scosse la testa, ma sorrise un pochino. “Io spero solo che non faccia un gran rumore.”
Arrivarono all'aiuola più grande. Era un po' triste: terra secca, due piantine piegate e qualche foglia marrone.
“Qui non c'è niente da ascoltare,” disse Maia.
Proprio allora, un uccellino si posò sul bordo di pietra e fece: CIP-CIP!
L'uovo rispose con una nota chiara: PIP-PIN!
“Ecco!” gridò Sara. “È il quarto suono!”
Ma l'uovo tremò tra le mani. Fece DIN, PLI, GLI, SHA, TIN, PIP… tutti insieme, ma in disordine, come calzini spaiati.
“Oh no,” disse Ginevra. “Si è confuso!”
Maia sospirò. “Dobbiamo aiutarlo a mettere i suoni in fila.”
Il coniglio di Pasqua riapparve seduto sul muretto, come se fosse stato lì da sempre.
“Un piccolo colpo di scena,” disse allegro. “La melodia non si trova solo cercando. Si costruisce insieme. Serve ascoltare… e anche fare un gesto gentile.”
“Un gesto gentile?” ripeté Lina.
Il coniglio indicò l'aiuola secca. “Le cose belle crescono quando qualcuno se ne prende cura.”
Maia guardò la terra. Poi guardò le amiche. “Allora… annaffiamo.”
3. La melodia dell'acqua e dei fiori
Corsero a prendere quello che potevano: una bottiglietta, un bicchiere di plastica, una piccola annaffiatoia giocattolo, perfino un secchiello da sabbia.
“Piano, piano,” disse Maia. “Non allaghiamo tutto.”
Sara versò per prima. L'acqua fece “plop… plop…” e la terra cominciò a scurirsi.
Lina aggiunse un filo di acqua dal bicchiere. Ginevra fece goccioline piccole piccole, come una pioggia gentile.
E l'uovo musicale, in mezzo a loro, iniziò a suonare. Questa volta i suoni erano in ordine, come una filastrocca:
DIN-DIN (il campanello del cortile),
GLI-GLI (l'acqua della fontanella),
SHA-SHA (le bandierine nel vento),
TIN! (il nastrino che schiocca),
PIP-PIN! (il canto dell'uccellino),
e infine PLI-PLIN (la nota dell'uovo, tutta sua).
La melodia si alzò nell'aria luminosa. Non era forte: era dolce, come una carezza sulle guance.
La terra nell'aiuola fece una cosa strana: si mosse un pochino, come quando qualcuno stiracchia le gambe dopo un sonnellino. Poi spuntarono puntini verdi. Uno, due, dieci! Piccoli germogli, freschi e coraggiosi.
“Stanno nascendo!” sussurrò Ginevra.
E all'improvviso, tra i germogli, comparvero fiori colorati: gialli come il sole, rosa come caramelle, viola come le matite nuove. Profumavano di primavera e di promesse.
Maia rimase a bocca aperta. Poi disse, piano: “Ok. Credo.”
Il coniglio di Pasqua applaudì con le zampette. “Ecco il regalo della melodia: speranza. Non quella che aspetta ferma… ma quella che annaffia.”
Sara guardò il suo bicchiere vuoto. “Quindi la speranza è come dare acqua a qualcosa?”
“Esatto,” disse il coniglio. “Anche quando sembra secco.”
Lina rise. “Allora possiamo sperare tantissimo! Basta un po' d'acqua e un po' di ascolto.”
Il coniglio aprì la borsetta e tirò fuori quattro ovetti di cioccolato, uno per ciascuna.
“Per la vostra squadra di musiciste-giardiniere.”
Le bambine si sedettero vicino all'aiuola, fianco a fianco. L'uccellino cantava, le bandierine frusciavano, e l'uovo musicale, ora tranquillo, faceva un ultimo PLI-PLIN, come un “brave”.
Maia guardò i fiori appena nati e disse: “Domani torniamo a dare ancora un po' d'acqua.”
“E dopodomani,” aggiunse Sara.
“E sempre,” disse Ginevra.
Lina annuì: “Perché le cose belle… vogliono compagnia.”
Il cortile sembrava più luminoso, come se Pasqua avesse acceso tutte le sue lampadine. E le quattro amiche, con le mani un po' bagnate e il cuore pieno, capirono una cosa semplice: anche un piccolo gesto può far suonare il mondo.