C'era una volta un inventore che si chiamava Nonno Beppe. Era un uomo grande e leggero. Aveva capelli bianchi come cotone e occhi azzurri come il cielo. Amava costruire cose. Amava disegnare idee su fogli lucidi. Amava il rumore degli attrezzi. Ma amava soprattutto far ridere i bambini.
Un giorno Beppe ebbe un'idea speciale. "Farò la Macchina dei Sorrisi", disse. "Una macchina che regala sorrisi a tutti." Scrisse l'idea sul suo quaderno. Disegnò una scatola rotonda, due manopole e una poltrona morbida. Prese bulloni, fili colorati, una campanella e una vecchia sveglia. Mise anche una grande piuma blu per il tocco finale.
Beppe lavorò tutto il giorno. Lavorò la mattina. Lavorò il pomeriggio. Lavorò anche un po' la sera con la luna che sbirciava dalla finestra. Fece una porta che si apriva con un clic. Fece una luce che splendeva come caramelle. Fece una musica che suonava "tra la-la e li-li". Poi la macchina fu pronta. Beppe sorrise. "Proviamo?", chiese.
Prima venne il signor Gino, il vicino. Si sedette sulla poltrona. Beppe girò la prima manopola. "Uno sorriso semplice", spiegò. La macchina fece pof. La campanella squillò. Un fiore sul tavolo si mise a ridere! Il fiore aprì i petali e disse "Ahah!" con una voce piccola. Il signor Gino rimase sorpreso e poi rispose con un sorriso vero. "Che magia buffa!", disse.
Poi arrivò la piccola Lalla. Lei voleva il sorriso più grande del mondo. Beppe girò la seconda manopola. "Sorriso gigante!", disse. La macchina fece un suono come un trombone. Puf! Il gatto del giardino, che dormiva sul tetto, si svegliò e aprì gli occhi a forma di luna. Anche il cappello di Beppe si mise a ridere e rimbalzò per aria come una pallina. Lalla rise tanto che quasi cadde dalla poltrona. "Ancora!", urlò felice.
La macchina però era un po' birichina. Non seguiva sempre le istruzioni. A volte faceva cose buffe. Quando Beppe voleva un sorriso calmo, la macchina faceva il solletico. Una volta, Beppe provò a far sorridere un albero. La macchina, invece, fece piovere piccoli zuccherini colorati. L'albero non capì subito. Ma poi gli uccellini iniziarono a mangiare gli zuccherini e cantarono una canzone allegra. Tutti applaudirono con le mani.
I bambini cominciarono a venire da tutto il paese. Venivano con scarpe lucide, con pupazzi e con ciotole di minestra. C'era sempre qualcosa di nuovo. La macchina faceva ridere la fontana che faceva splash più contenta. Faceva ridere i sassi che rotolavano e cantavano "bum bum". Faceva ridere le biciclette che suonavano i campanelli come coriandoli. Era un gran divertimento.
Un giorno arrivò un bambino che non rideva mai. Si chiamava Tommi. Tommi aveva gli occhi curiosi ma le labbra dritte. Beppe lo guardò e sentì un grande desiderio nel cuore. "Farò il sorriso più caldo", disse. Mise la polvere di sole nella macchina. Girò le manopole piano piano. La macchina sospirò come un coniglio. Poi fece puf e uscì una nuvoletta profumata di pane fresco.
La nuvoletta svolazzò verso Tommi. Lo accarezzò sul naso. Tommi chiuse gli occhi un attimo. Un piccolo suono uscì dalla sua gola. Era un sorso di allegria. Poi aprì le labbra e un filo di sorriso spuntò. "È dolce", disse piano. Tutti fecero un piccolo applauso. Il cuore di Beppe fu caldo come una tazza di cioccolata.
Certo, non tutto andò sempre liscio. Una mattina la macchina cominciò a cantare in una lingua buffa. I calzini si misero a ballare il valzer. Le tazze scambiarono i piatti per cappelli. Ma nessuno si spaventò. Tutti ridacchiarono e sistemarono insieme. Beppe aggiustò un bullone, cambiò una corda e disse "Scusa amica macchina, oggi sei allegra in modo strano." La macchina fece un piccolo ringhio come se stesse ridendo di scuse.
Il tempo passò. La Macchina dei Sorrisi divenne un posto dove tornare quando i giorni erano grigi. I bambini venivano per un sorriso, per un canto o per un biscotto volante. Anche gli adulti venivano per ricordare quanto è bello ridere. Beppe ascoltava e annotava. Scriveva idee nuove sul suo quaderno. "Forse domani metterò una coda di luci", disse sorridendo.
Una sera, quando il sole si mise a dormire, Beppe spense la luce della macchina. Si sedette sulla poltrona con la piuma blu in mano. Guardò il cielo. Sentì la musica lontana degli uccellini addormentati. Tutto era calmo. Tutto era sereno. Sapeva che la macchina avrebbe ancora fatto cose buffe. Sapeva che qualche volta avrebbe fatto piovere zuccherini o far cantare i sassi. Ma sapeva anche che ogni risata era una luce nel cuore dei bambini.
Beppe chiuse il quaderno. Sospirò felice. "Domani inventeremo ancora", disse piano. E così andò a letto con un sorriso. Fu una notte dolce, piena di stelle che parevano piccole lanterne sorridenti. Tutti dormirono tranquilli, con il cuore un po' più leggero e con la promessa di nuove avventure buffe il mattino dopo.