Parte 1: L'idea che fa “plin!”
Nel cortile di una casetta color crema viveva Ada, una donna inventrice curiosa. Aveva capelli raccolti con una matita, occhiali un po' storti e tasche piene di cose strane: bottoni, tappi, una molla che diceva sempre “boing”.
Ada aveva un piccolo tavolo da lavoro vicino alla finestra. Sopra c'erano una teiera, un cacciavite e una scatola con scritto: “Cose importantissime (forse)”.
Quella mattina Ada guardò una banana sul piatto e sospirò.
“Uffa. È una banana perfetta… ma è un po' troppo banana.”
Poi guardò una fetta di pane e sospirò ancora.
“E questo pane è troppo pane.”
All'improvviso le si accese una lampadina in testa. Non una vera lampadina, eh. Ma proprio un'idea. Una grande idea.
“Farò un'invenzione rivoluzionaria e… completamente inutile!” disse felice.
Prese il suo quaderno a quadretti e scrisse con cura:
“Progetto n. 38: LA MACCHINA CHE METTE I CALZINI ALLA FRUTTA.”
Ada rise piano, come quando una risata vuole fare il solletico.
“Immagina una pera con i calzini! Una mela con i calzini! Che eleganza!”
La sua vicina, la signora Lidia, stava annaffiando i gerani e sentì Ada parlare da sola.
“Ada, tutto bene?”
“Tutto benissimo! Sto per cambiare il mondo… ma senza bisogno!”
“Ah,” disse la signora Lidia. “Allora è proprio una tua invenzione.”
Ada fece un inchino.
“Grazie!”
Cominciò a cercare materiali. Aprì la scatola “Cose importantissime (forse)”. Dentro c'erano:
– due guanti spaiati,
– tre cucchiai,
– una ruota di giocattolo,
– un elastico enorme,
– e una campanellina che faceva “din-din”.
“Perfetto,” disse Ada. “Questa campanella sarà la voce della macchina.”
Poi aprì un cassetto e tirò fuori una montagna di calzini: a pois, a righe, con gattini, con dinosauri.
“Calzini per tutti,” cantò. “Calzini per la frutta, calzini per la verdura, calzini per… una sedia? No, Ada. Siamo serie. O quasi.”
Sul tavolo mise anche una cassa di frutta: mele rosse, pere verdi, una banana, e un'arancia molto tonda.
L'arancia sembrava già pronta per una festa.
Ada prese un cartone grande e ci disegnò sopra una porta con una freccia: ENTRA FRUTTA QUI.
Poi disegnò un'altra freccia: ESCE FRUTTA ELEGANTE QUI.
“Serve anche un pulsante,” disse. E incollò un tappo di barattolo.
Sopra scrisse: “PREMI CON FIDUCIA”.
La campanellina la guardava, o almeno così sembrava.
Ada la appese e le disse: “Tu dirai ‘din-din' quando tutto funziona. E se non funziona… dirai ‘din-din' lo stesso, così non ci spaventiamo.”
Parte 2: Il grande collaudo (con risate)
Nel pomeriggio arrivò Leo, il bimbo del piano di sopra, con una faccia curiosa come un punto interrogativo.
“Ada, posso vedere?”
“Certo! Ma attenzione: questa è scienza… molto buffa.”
Ada mise la prima mela davanti alla porta di cartone.
“Signorina Mela, è pronta per i calzini?”
Leo fece una vocina: “Sì, grazie.”
Ada annuì seria-seria. “Bene. Allora… avvio!”
Premette il tappo: “PREMI CON FIDUCIA”.
La campanellina fece: “din-din!”
Dentro il cartone Ada aveva messo un elastico che tirava un calzino e una rotellina che spingeva la frutta. O almeno, quella era l'idea.
La mela entrò.
Si sentì un “scrunch”, poi un “boing”, poi un “puf”.
Leo spalancò gli occhi.
Dalla porta di uscita… uscì una mela con un calzino in testa, come un cappello!
Ada batté le mani. “Quasi perfetto!”
Leo rise. “Sembra una mela che va a dormire!”
“Esatto,” disse Ada. “Eleganza da nanna.”
“Proviamo con la pera!” disse Leo.
Ada infilò una pera.
Premette: “PREMI CON FIDUCIA”.
“Din-din!”
Dentro fece: “boing… boing… BOING!”
E la pera uscì con due calzini: uno su una punta e uno sull'altra punta. Sembrava avere stivaletti.
La signora Lidia, attirata dalle risate, venne a guardare.
“Oh! Una pera con stivali!” disse.
Ada fece un gesto da artista. “Moda autunnale.”
Poi toccò alla banana.
Ada la guardò. “Banana, tu sei lunga. Ci vuole un calzino lungo.”
Scelse un calzino a righe.
Premette: “PREMI CON FIDUCIA”.
“Din-din!”
Dentro si sentì: “sciiii… plop!”
La banana uscì con il calzino messo benissimo… ma il calzino aveva anche il tallone al posto del naso.
Leo rideva così tanto che si sedette per terra.
Ada rideva così tanto che quasi le cadevano gli occhiali.
La signora Lidia disse: “È una banana molto seria. Ha un naso da adulto.”
Ada prese nota sul quaderno:
“Problema: il tallone fa il naso. Soluzione: accettare il naso. È buffo.”
Ora l'arancia.
“L'arancia è rotonda,” disse Ada. “Un calzino potrebbe… rotolare.”
Leo disse: “O potrebbe diventare una palla con i calzini!”
Ada alzò un dito. “Idea eccellente, assistente Leo.”
Premette il pulsante.
“Din-din!”
Dentro fece: “rrrr… rrrr… pof!”
L'arancia uscì con un calzino arrotolato tutto intorno, come una sciarpa.
E poi… rotolò piano piano sul tavolo, come se facesse una passeggiata.
“Toc toc toc,” fece l'arancia, picchiettando leggermente.
Leo le parlò: “Dove vai, arancia?”
Ada fece la voce dell'arancia: “Vado a fare una passeggiata elegante.”
La signora Lidia aggiunse: “E io vengo con i gerani!”
Risero tutti e tre. Non c'era niente di pericoloso. Solo frutta vestita male e benissimo allo stesso tempo.
Dopo tante prove, la macchina iniziò a fare sempre la stessa cosa: non metteva i calzini al posto giusto… ma li metteva con grande entusiasmo.
Ada disse: “È ufficiale. La macchina funziona alla sua maniera.”
Leo applaudì. “È rivoluzionaria!”
La signora Lidia annuì. “E inutile.”
Ada sospirò felice. “Proprio come volevo.”
Parte 3: La sfilata della frutta elegante
Ada ebbe un'altra idea. “Facciamo una sfilata!”
Mise una tovaglia sul tavolo come fosse una passerella.
“Allora: la frutta entra da qui, fa due passi, e tutti dicono ‘oh!'”
Leo prese la mela col “cappello-calzino” e la fece camminare: “tap tap”.
“Oh!” disse Ada.
“Oh!” disse la signora Lidia.
Poi la pera con gli stivaletti: “tip tip”.
“Oh!” dissero tutti, ancora più forte.
Poi la banana col “naso-tallone”:
“plin plin,” fece Leo con la voce.
Ada disse: “Oh!”
La signora Lidia disse: “Oh, che banana distinta.”
Infine l'arancia con la sciarpa.
Rotolò piano, piano, e si fermò proprio davanti alla campanellina.
La campanellina fece: “din-din,” come se applaudisse anche lei.
Ada guardò la sua invenzione e si sentì calda nel cuore.
“Non serve a niente,” disse. “Ma fa ridere. E fa compagnia.”
Leo annuì. “E la frutta non si annoia più.”
La signora Lidia sorrise. “E io ho visto una pera con gli stivali. Posso andare a dormire felice.”
Ada sistemò la frutta in una grande ciotola, tutti insieme: calzini storti, cappelli buffi, sciarpe arrotolate.
Sembravano una famiglia pronta per una festa tranquilla.
Prima di cena Ada scrisse l'ultima riga sul quaderno:
“Risultato: la Macchina che mette i calzini alla frutta è un successo comico. Consiglio: premere sempre con fiducia.”
Poi spense la luce del laboratorio. La campanellina, anche al buio, sembrava sorridere.
“Din-din,” fece piano piano, come una buona notte.
E nel cortile, con l'aria calma e dolce, Ada pensò già alla prossima invenzione.
Forse una cucchiaiata che fa il solletico alla minestra.
Ma quella… domani. O dopodomani.
Per ora, andava bene così: una casa piena di risate, una frutta elegante, e una sera serena che profumava di pane e di calzini puliti.