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Storia di supereroi 11/12 anni Lettura 13 min.

La città dei ponti e la risata di luce

Novalume, un eroe della Città dei Ponti, deve affrontare il Mietitore di Ombre che sta rubando la luce della città, e si unisce a una squadra di amici eccentrici, tra cui un mago maldestro, per ripristinare l'energia e la speranza. Insieme, dovranno utilizzare la creatività e il lavoro di squadra per superare le ombre che minacciano il loro mondo luminoso.

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Un uomo, Edoardo Bruni, soprannominato Novalume, si trova sulla sommità di un'alta torre a forma di campana, con le braccia aperte e un sorriso determinato sul volto. Indossa un'armatura scintillante di fibre solari che riflette i raggi del sole, e i suoi occhi brillano di coraggio. Accanto a lui, un ragazzo di quattordici anni, Iko, con occhiali rotondi e capelli arruffati, regola un drone sopra la sua testa, gli occhi pieni di eccitazione. Più lontano, una donna muscolosa, Mara, in uniforme di soccorso rossa, osserva attentamente, pronta ad intervenire, con un'espressione concentrata. Il contesto è una città futuristica, la Città dei Ponti, con grattacieli di vetro scintillante e ponti sospesi, immersa in una luce dorata del mattino. La scena principale mostra Novalume e il suo team mentre preparano un piano per salvare la città, mentre un'ombra minacciosa si profila dietro di loro, pronta a inghiottire la luce. segnalare un problema con questa immagine

Alba sulla Città dei Ponti

Edoardo Bruni, detto Novalume, si ergeva sul parapetto della Torre Solare e guardava la Città dei Ponti svegliarsi. I grattacieli erano intrecciati da ponti sospesi come vene d'acciaio; i muri coltivati brillavano di verde; i tram levitavano silenziosi sopra i canali che riflettevano il cielo. Il suo costume non era stoffa: era un'armatura di fibre solari che catturava ogni raggio, una corazza sottile che scintillava come acqua al Sole. Il casco gli lasciava scoperto il viso: quarant'anni, occhi ancora vivi e una cicatrice sottile vicino all'orecchio che raccontava notti difficili. Lo chiamavano Novalume perché la sua forza veniva dalla luce, ma Edoardo era prima di tutto un uomo con responsabilità pesanti: proteggere, coordinare, scegliere.

Quella mattina qualcosa non andava. Le luci dei quartieri meridionali sputarono, come se un soffio freddo le avesse spente una dopo l'altra. Le ombre si allungarono in modo diverso, più dense, come se avessero dimenticato le regole. Dai ponti arrivavano urla: una barca-drone era ferma, i segnali delle stazioni tremavano. Novalume sentì nel petto il ronzio dell'allarme cittadino: una zona era stata inghiottita in un'oscurità che non apparteneva al crepuscolo.

—Qualcosa sta succhiando la luce — mormorò, tastando il bracciale che comunicava con la Prefettura dei Quartieri. —Mi muovo.

Sfrecciò giù, cavalcando un soffio di luce che piegava l'aria. La città lo accolse con un coro di sirene e messaggi sullo schermo: "Richiesta aiuto zona Sud — Perdita di energia". Sapeva che non poteva correre solo: una città così grande si difende insieme.

Il mago distratto

Mentre ispezionava la piazza di Porta Piovra, tra bancarelle che vendevano lampade a bio-luce e ragazzi che riparavano piccoli droni, Novalume inciampò in un uomo con un cappello a punta troppo grande. Il mantello aveva stelle dipinte con ritagli di specchio; dalla tasca spuntava una bacchetta che pareva fatta di vecchi cablaggi luminosi.

—Oh! —disse l'uomo, perdendo un coniglio di stoffa che, con un piccolo scatto, si trasformò in una palla di lucine che saltellò via. —Perdono, perdono, perdono! Non guardavo dove metto i piedi!

Novalume si bloccò. Il mago era magro, baffetti arricciati, occhi azzurri pieni di meraviglia. Si presentò senza spiegarsi troppo:

—Mi chiamo Baruffo. Sono un praticante di incantesimi... ehm, pratico maldestramente. Ma so qualcosa di luce.

Baruffo aveva l'aria di chi si scusa spesso per i propri errori. Quando spiegò, il tono era incerto ma vero: stava studiando modi antichi e nuovi per manipolare la luce, usando incantesimi che suonavano come formule elettriche. Il suo problema era che i suoi esperimenti finivano spesso... in un guazzabuglio.

—Una volta ho cercato di far comparire un lampione e ho creato una famiglia di lampadine danzanti — disse Baruffo con orgoglio. —Hanno fatto festa per tre giorni sui tetti.

Novalume sentì dentro una risata e una preoccupazione allo stesso tempo. Baruffo poteva essere utile — o diventare un problema — ma in quel momento non c'era tempo per esitazioni. La città aveva bisogno di mani, idee e qualcuno che capisse le pieghe più strane della luce.

—Vieni con me — disse Novalume. —Sto radunando una squadra. La tua... creatività potrebbe salvarci.

Baruffo fece una riverenza che gli fece scappare qualche scintilla dal cappello. —Oh! Che onore! Prometto di non trasformare il sindaco in un lampadario. Forse.

Radunare la squadra

Novalume lavorava come un direttore d'orchestra sotto il cielo che tentava di spegnersi. La prima a rispondere fu Mara, ex vigile del fuoco diventata responsabile dei droni-soccorso: capelli corti, muscoli pronti, mani di ferro che avevano salvato bambini da palazzi in fiamme. Poi ci fu Iko, un ragazzo programmatore quattordicenne con occhiali lucidi e uno zaino pieno di piccoli rettili robot; parlava veloce e rideva spesso. Infine arrivò Pari, un'apicoltrice urbana che usava alveari robotici per raccogliere luce e impollinare pannelli solari; la sua voce era calma come miele.

—Cosa serve? —chiese Mara, fissando il punto dove l'ombra era più densa.

—Un relè solare — disse Novalume. —Qualcosa che raccolga i pochi raggi rimasti e li rilanci in maniera concentrata verso la rete. Ho trovato un vecchio nucleo rifrattivo, un globo chiaro che può fungere da lente. Ma serve un punto alto, e serve sincronizzazione.

Baruffo, che aveva ascoltato con gli occhi spalancati, tirò fuori un oggetto dal mantello: non era perfettamente rotondo, aveva venature dorate e sembrava risucchiare la luce intorno come un lento polipo solare.

—Questo è l'Aureo — spiegò Baruffo, quasi sussurrando come se fosse un segreto antico. —Non è mia proprietà, l'ho trovato dentro un cassonetto di reliquie tecnologiche. Diceva "non appoggiare su pavimenti freddi". Be', non l'ho fatto. Posso provare a farlo brillare.

Iko sbirciò il dispositivo e sorrise. —È un buon rifrattore. Se lo montiamo su una torre esposta e lo sincronizziamo con i nostri droni, possiamo creare un ponte di luce. Pensare reti e specchi come una catena: ogni anello rimbalza il bagliore al successivo.

La squadra si mosse come un meccanismo ben lubrificato: Mara organizzò le squadre di terra, Iko calcolò traiettorie di droni e droni-soccorso, Pari predispose gli alveari per raccogliere e stabilizzare la luce. Baruffo mormorava formule che suonavano come codici, e quando sbagliava qualcosa, una fila di piccoli fuochi d'artificio di luce esplodeva alle sue spalle, facendoli ridere anche in mezzo alla tensione.

Il relè solare

Il punto più alto disponibile era l'antenna della vecchia Biblioteca del Tempo, una struttura a forma di clessidra con terrazze affacciate sulla città. Lì, su quella cresta, installarono l'Aureo. I droni di Iko crearono un anello di specchi volanti che guidavano i raggi in modo circolare, e Pari piazzò piastrine riflettenti nate dalle ali delle sue api-robot. Baruffo danzò intorno al dispositivo con la sua bacchetta, recitando formule che sembravano note musicali.

—Non fare come l'ultima volta — sussurrò Novalume a Baruffo. —Ricorda: precisione, non piroette.

—Sì, signore della luce! —rispose Baruffo con voce solenne, e per poco non fece cadere un drago di carta che usava come mappa.

Con la squadra coordinata, l'Aureo iniziò a risplendere: prima un debole bagliore, poi un sussulto, come un cuore che ritrova il ritmo. I pannelli della città cominciarono a ricevere impulsi, e alcune strade si illuminarono come se qualcuno avesse soffiato via una coperta. La gente guardava in alto, sorpresa, e per un attimo tornarono gli odori delle vivande cucinate all'alba, il canto dei venditori.

Ma la luce non era ancora libera. Dalle ombre, dietro un arco di pietra, si mosse una figura alta e sottile: il Mietitore di Ombre, una creatura che sembrava fatta di tessuto scuro e armi di silenzio, con occhi come carboni ardenti. Aveva il potere di assorbire la luce e trasformarla in un manto freddo che paralizzava i cuori.

—Lo senti? —sussurrò Mara. —Non è solo un ladro di energia. Vuole che la città rimanga spenta.

Novalume allargò le braccia. Il suo corpo raccolse luce, la concentrò nei palmi e la lasciò espandere come onde. Era un'energia gentile, precisa. Aveva la responsabilità di non distruggere, di non oltrepassare il confine tra potere e prepotenza.

Scontro e coordinazione

Il Mietitore attaccò con un'ombra lunga come una lancia. I droni di Iko si immolarono per mantenere il raggio verso la città, ingaggiando un balletto improvvisato con la creatura. Baruffo tentò un incantesimo di distrazione: una pioggia di lucciole fatue uscì dalla sua bacchetta e cominciò a ballare attorno agli occhi del Mietitore. Per un secondo la creatura mordicchiò l'aria, confusa.

—Ora! —gridò Novalume.

Mara con le sue corde idrauliche legò due specchi sul parapetto; Iko calibrò la sequenza dei droni per creare un effetto domino di riflessi; Pari inviò le sue api a creare un muro di microriflettori. Novalume si gettò in avanti, un proiettile di luce che non voleva colpire, voleva avvolgere.

Il Mietitore non si lasciò prendere facilmente. Con un gesto, fece sprofondare metà della piazza in un silenzio denso. Anche Baruffo inciampò: la sua bacchetta sputò bolle di sapone luminose che rimbalzarono contro l'ombra e si spensero. In quel momento, la paura avrebbe potuto far cedere anche i più coraggiosi. Ma Edoardo non poteva arrendersi: sentiva il peso degli occhi della città su di sé, e la sua idea di eroe non era solo combattere — era coordinare gli altri, farli sentire utili.

—State insieme! —urlò. —Non cedere alla paura! Riflettete la luce, non rischiare da solo!

La squadra si muoveva come un unico organismo. L'Aureo, grazie a un piccolo gesto improvviso di Baruffo — che invece di recitare una formula, improvvisò una filastrocca che fece vibrare il globo in una frequenza nuova — cambió il suo indice di rifrazione. Un arco di luce, fin lì spezzato, si ricompose. Il Mietitore urlò come se gli avessero graffiato l'anima: parti della sua ombra si staccarono, trasformandosi in polvere che il vento portò via verso il canale.

Novalume non cercò gloria. Quando la creatura fu confinata in una piccola sacca di oscurità, la squadra la circondò. Non la uccisero; la sigillarono e la mandarono in una cella di luce neutra, dove gli studiosi avrebbero imparato come restituire equilibrio.

Risata che scioglie

La città si riaccese a poco a poco. Le finestre tornarono a brillare, i tram ripresero a fischiare e i mercati ricominciarono a gemere di vendite. In mezzo a quella rinascita, Baruffo si avvicinò alla folla con una mano macchiata di polvere solare e gli occhi più grandi del solito.

—Forse ho combinato qualche pasticcio — disse, un leggero tremito nella voce.

Un bambino dal cappuccio teso lo guardò, poi scoppiò a ridere. Era una risata libera, che passò come un vento caldo tra gli edifici. Altri risero. La tensione che aveva compresso i cuori si sciolse come neve al sole. Baruffo lasciò cadere il cappello e dal suo interno spuntò un piccolo uccellino di luce, che fece tre giri sul capo del bambino e poi si posò sul braccio di Novalume.

Novalume sorrise. Era il riso che non avevano potuto pianificare, una risorsa che nessun reattore poteva misurare. La gente applaudì la squadra, ma più di tutto, applaudì la cooperazione: tecnologia e magia maldestra, anime normali che avevano scelto di muoversi insieme.

Mentre la piazza cantava, Novalume scese dalla Torre Solare per tornare al suo posto di guardia. Si fermò un attimo, guardò Baruffo che sistemava le sue bacchette e vide il mago inciampare su una buccia di banana virtuale che nessuno aveva messo lì. Tutti trattennero il respiro, temendo un altro disastro. Baruffo rotolò, ma al centro della caduta tirò fuori un piccolo congegno che sparò coriandoli di luce: fuochi d'artificio gentili che decoravano il cielo come petali.

La risata esplose di nuovo, più piena. Novalume lasciò che quella risata gli scendesse dentro come una medicina. Per un attimo poté essere solo un uomo tra tanti, e non il simbolo che tutti avevano bisogno.

—Grazie, gente — disse, rivolto alla città che lo osservava. —Ricordate: proteggere è un lavoro di tutti. Ognuno può dare la sua luce.

Baruffo, al suo fianco, si tolse il cappello come un mago che aveva imparato a non prendersi troppo sul serio.

—E se faccio qualche pasticcio, prometto che sarò il primo a ridere — disse, e tutti scoppiarono in una nuova risata che sembrava pulire l'aria.

La Città dei Ponti tornò a scintillare, con un nuovo relè solare in cima alla Biblioteca del Tempo e con una squadra che aveva imparato a fidarsi l'uno dell'altro. Edoardo—Novalume—sapeva che le notti avrebbero continuato a portare sfide, ma anche che il coraggio e la responsabilità avevano una forma concreta: non era solo potere, era collaborazione. E quando la paura bussava, bastava una risata per ricordare quanto erano umani, quanto potevano essere grandi assieme.

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Grattacieli
Edifici molto alti, spesso utilizzati per uffici o abitazioni.
Venature
Linee o disegni naturali che si vedono su materiali come legno o pietra.
Rifrattore
Oggetto o dispositivo che cambia la direzione della luce quando la attraversa.
Sussurrando
Parlare a bassa voce, quasi in un mormorio.
Microriflettori
Piccoli oggetti che riflettono la luce in modo preciso.
Mietitore
Figura che raccoglie o 'miete' il raccolto, in questo contesto rappresenta una creatura che assorbe la luce.

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