Stasera il circo Brillabello era tutto luci e colori. La piccola Emma, quattro anni e due codini, teneva in mano un biglietto grande quasi quanto il suo naso. Rideva già, perché un clown le aveva fatto l'occhiolino.
Dentro, la pista era rotonda come una pizza. C'erano stelle di carta appese in alto e un tappeto rosso che sembrava una coperta gigante.
Emma entrò con la sua mamma e vide un cartello: “Dietro le quinte: solo passi piccolissimi!”. Emma fece passi piccolissimi. Uno. Due. Tre. Sembrava una formichina in gita.
Dietro le quinte era ancora più buffo. Un elefante si asciugava la proboscide con un asciugamano a pois. Un cane con un cappellino portava in bocca una corda, serio come un maestro. E un giocoliere contava: “Uno, due, tre… ops!” e una pallina finiva dentro un secchio. “È un numero nuovo!” disse ridendo.
Poi arrivò il mago. Si chiamava Signor Stellone. Aveva un mantello blu con paillettes che facevano “tic tic” quando camminava. Si inchinò e disse: “Buonasera, signorine e signorini invisibili dietro le quinte!”
Emma spalancò gli occhi. “Io non sono invisibile.”
Il mago si avvicinò piano. “Ah no? Allora sei una assistente super speciale. Vuoi imparare il mio saluto da mago?”
Emma annuì forte, così forte che i codini ballarono. “Sì!”
Il Signor Stellone mostrò il saluto: una mano sul cuore, una mano in alto, un piccolo giro su se stessi e un “Ta-daa!” molto dolce. “Facile facile. Ma attenzione: serve un pizzico di gentilezza.”
Emma provò. Mano sul cuore. Mano in alto. Giro… e finì seduta su una scatola di cappelli. “Pof!” La scatola fece “boing” e le saltò in testa un cappello enorme con una piuma verde.
Un clown passò e disse: “Oh! Un fungo elegante!” e fece finta di annaffiarla con un annaffiatoio vuoto. Emma rise così tanto che quasi dimenticò il giro.
“Riproviamo,” disse il mago. “Piano piano.”
Emma riprovò. Questa volta il giro fu più piccolo. Però il suo “Ta-daa!” uscì come un “Ta… gnà!” perché aveva in bocca una caramella alla fragola.
Il mago fece finta di prendere nota su un quaderno invisibile. “Interessante! Il saluto alla fragola!”
Emma tolse la caramella e la guardò. Era l'ultima. Vide lì vicino un acrobata che cercava nelle tasche. “Ho dimenticato le mie caramelle,” sospirò.
Emma pensò un secondo. Poi disse: “Vuoi la mia?” e gliela porse.
L'acrobata sorrise grande grande. “Grazie, piccola maghetta. Ora salto più felice.” E fece un mini salto, giusto per farla ridere.
Il mago batté le mani piano. “Ecco il pizzico di gentilezza! Ora il saluto riuscirà.”
Arrivò il momento dello spettacolo. Emma sbirciò dalla tenda. La pista brillava. La banda faceva “pam pam”. Il pubblico applaudiva.
Il Signor Stellone disse: “Emma, vieni con me. Solo un saluto. Niente paura. Io sono qui.”
Emma entrò in pista tenendo la mano del mago. Il tappeto rosso era morbido. Le luci erano calde come il sole del pomeriggio.
Emma fece il saluto. Mano sul cuore. Mano in alto. Un giro piccolo piccolo. E poi: “Ta-daa!” chiaro come una campanella.
Dal mantello del mago volò fuori una pioggia di coriandoli a forma di stelline. Non erano troppo, non erano pochi. Erano giusti giusti per far ridere tutti.
Un clown scivolò apposta su due stelline e disse: “Aiuto! Mi sono trasformato in biscotto!” Il pubblico rise. Emma rise. Anche l'elefante, dietro la tenda, fece “Prrr!” come un applauso con la proboscide.
Alla fine, il mago si inchinò con Emma. “Bravissima,” sussurrò. “Il tuo saluto funziona perché è generoso.”
Emma guardò le stelline per terra. Ne raccolse una e la mise in mano a un bimbo vicino alla pista. “Per te,” disse.
Poi tornò dietro le quinte. La mamma la abbracciò. Emma era stanca, ma felice. Nella testa le girava ancora un piccolo “Ta-daa!”, leggero leggero, come una piuma verde.