Capitolo 1: Il coniglio e le sedie che scappano
Nel Circo Zampalesta, quando le luci si spegnevano e il profumo di popcorn diventava solo un ricordo appiccicoso, restava sempre qualcuno a sistemare il caos. Quella sera, quel qualcuno era Lillo, un coniglio bianco con un gilet rosso un po' troppo serio per le sue orecchie buffe.
Lillo aveva un compito preciso: piegare e impilare le sedie della platea. Sedie pieghevoli, sì, ma con una personalità… discutibile.
— Una alla volta. Con rispetto. E senza drammi — borbottò Lillo, afferrandone una.
La sedia fece “CLANG!” come se volesse protestare.
— Hai ragione, scusa — disse Lillo, serio. — Non volevo stringerti il bracciolo.
Accanto a lui, un omino magro come una matita scorreva tra le file con un sacco di tela sulle spalle. Ogni tanto lo apriva e ne usciva un “BRAVIII!” come se dentro avesse un pubblico in miniatura.
— Ehi, coniglio! — lo chiamò l'omino. — Io sono Arturo, raccoglitore di applausi. Li metto via per domani, così non vanno sprecati.
— Esiste davvero un lavoro così? — chiese Lillo, sbattendo le palpebre.
— Certo. Se lasci gli applausi in giro, attirano i piccioni. E i piccioni non rispettano la pista — rispose Arturo con aria grave.
Lillo annuì. Nel circo, quasi tutto era possibile. Anche sedie permalose.
Mentre impilava, una sedia gli scivolò e gli “abbracciò” la zampa con un colpo secco.
— Ahia! — Lillo saltellò. — Mi hai preso in contropiede!
Arturo infilò la mano nel sacco e tirò fuori un applauso piccolo, tipo “clap clap” timido.
— Tieni, per il tuo salto. È stato elegante.
Lillo rise, massaggiandosi la zampa.
— Grazie… ma mi servirebbe un'altra cosa.
— Una sedia che non morda?
— Un saluto. Un saluto speciale. In duo.
Arturo lo guardò come se avesse appena chiesto di domare una zucchina.
— Un saluto in duo? Interessante. Con chi?
Lillo indicò, con un'orecchia, il tendone. Là dentro, sul bordo della pista, si muoveva un'ombra lunga e lucida: Nerina, la foca equilibrista, stava ancora provando a far girare un ombrello sul naso senza farlo volare tra i clown.
— Con lei — disse Lillo. — Domani voglio ringraziare il pubblico come si deve. Ma… io sono solo quello che sistema sedie.
Arturo fece un “oh” così grande che quasi cadde nel sacco degli applausi.
— Proprio per questo, coniglio. Il rispetto comincia dalle sedie.
Capitolo 2: Dietro le quinte, tra piume e risatine
Dietro le quinte era un mondo a parte: corde che sembravano spaghetti giganti, costumi appesi come fantasmi colorati, e un odore misto di segatura, trucco e coraggio.
Lillo passò tra due clown che litigavano con un secchio.
— È mio! — disse il primo.
— No, è di scena! — ribatté l'altro.
Lillo tossicchiò.
— Scusate… potete litigare un metro più in là? Sto cercando… rispetto.
I clown si guardarono, poi si spostarono davvero, come se “rispetto” fosse una parola magica che faceva ordine.
— Oh! Funziona — sussurrò Lillo, impressionato.
Nerina, la foca, lo vide arrivare e fece un inchino, che per una foca equivaleva a un elegante “flop” sul tappeto.
— Lillo! Il coniglio delle sedie! — disse allegra. — Sei venuto a dirmi che ho rubato una sedia per farne un trampolino?
— No, anche se… non ci avevo pensato — rispose Lillo, ridendo. — Sono venuto a chiederti una cosa un po' strana.
— Nel circo “strano” è un complimento — disse Nerina, facendogli l'occhiolino.
Lillo inspirò.
— Voglio preparare un saluto in duo per domani. Un saluto bello, rispettoso, che faccia ridere senza prendere in giro nessuno. Mi aiuti?
Nerina batté le pinne, entusiasta.
— Certo! Però attenzione: i saluti sono più pericolosi dei salti mortali. Se sbagli tempo, finisci per salutare il pavimento.
Arturo spuntò dietro una tenda come un segnalibro umano.
— Confermo — disse. — Una volta ho raccolto un applauso caduto per terra. Era pieno di segatura.
Nerina guardò Lillo dalla testa alle zampe.
— Tu sei agile. Io sono… scivolosa. Insieme potremmo creare un saluto “a sorpresa”. Ma serve una prova.
Lillo si grattò il mento.
— Io posso fare un inchino. Tu puoi fare un… inchino umido.
— Io posso fare un giro su me stessa! — disse Nerina. — E tu puoi… non farti schiacciare.
— Ottimo obiettivo — commentò Arturo, prendendo nota su un taccuino immaginario.
Si misero al lavoro. Prima prova: Lillo inchino, Nerina giro, poi “ta-dà” finale.
Lillo fece un inchino perfetto. Nerina iniziò il giro… e l'ombrello che aveva sul naso decise di partecipare con entusiasmo: volò via, centrando un cappello da clown che si animò come una padella.
— Ops! — disse Nerina.
Il clown, con il cappello ammaccato, si mise a ridere.
— Tranquilli! Era già brutto prima!
Lillo rise anche lui, ma poi si fece serio.
— Nerina, io voglio che il saluto rispetti tutti. Anche i cappelli brutti.
— Giusto — disse Nerina. — Allora niente cappelli volanti. Facciamo qualcosa che metta in luce gli altri, non solo noi.
Arturo annuì soddisfatto, come se avesse appena insaccato un applauso perfetto.
Capitolo 3: Il raccoglitore di applausi entra in scena
Il giorno dopo, Arturo convocò Lillo e Nerina vicino al carretto dei popcorn, che ormai era chiuso e sembrava un elefante addormentato.
— Ho un'idea — disse Arturo, sollevando il sacco degli applausi. — Un saluto in duo può diventare un saluto… in trio. Io non mi faccio vedere troppo, eh. Ma posso “dosare” l'applauso.
— Dosare? — chiese Lillo.
Arturo aprì il sacco e ne uscì un suono: “WOOOO!” come una piccola onda.
— Questo è un applauso energetico. Se lo usi al momento giusto, il pubblico ride e si sente importante. Se lo usi male, qualcuno pensa che stai ridendo di lui. E quello non va bene.
Nerina si avvicinò, curiosa.
— Quindi tu sei tipo… un cuoco degli applausi.
— Esatto — disse Arturo. — E oggi cucino con voi.
Provarono in pista, quando non c'era nessuno. Lillo portò in scena una sedia pieghevole, la appoggiò con delicatezza, come se fosse un'anziana signora.
— Signora Sedia, grazie per il suo servizio — disse con voce solenne.
Nerina entrò rotolando come una polpetta elegante e posò una pinna sullo schienale.
— Anche io ringrazio la signora Sedia — disse. — Senza di lei, il pubblico dovrebbe stare in equilibrio come me. E non tutti hanno i baffi pronti.
Lillo fece una risatina.
— Adesso… inchino in duo?
— Aspetta — disse Arturo. — Prima: rispetto per chi lavora dietro. Per le corde, i tecnici, i clown, persino per il secchio litigioso.
Allora Lillo guardò le quinte e gridò:
— Grazie a chi tira le corde senza tirare i nervi!
Nerina aggiunse:
— Grazie a chi pulisce la pista, anche quando io la rendo… più lucida del previsto!
Dalle quinte si sentì un “ehm” di un inserviente con la scopa, che alzò il pollice.
Arturo fece uscire dal sacco un applauso morbido, tipo “clap clap clap” caloroso. Sembrava una coperta.
— Perfetto. Questo è l'applauso “ti vedo e ti rispetto”.
Lillo sentì una specie di calore nello stomaco. Non era fame, per una volta.
— Ora il nostro saluto — disse.
Si misero in posizione: Lillo a sinistra con la sedia, Nerina a destra con un ombrello… chiuso, per sicurezza.
— Uno, due, tre — sussurrò Arturo.
Lillo fece un inchino. Nerina fece un mezzo giro e si fermò con grazia. Poi, insieme, sollevarono la sedia di pochi centimetri, come se fosse una coppa.
— Per voi! — dissero in coro.
Arturo liberò dal sacco un applauso brillante, pieno di scintille sonore: “BRAVIIII!” con un finale “OOOH!” che faceva venire voglia di sorridere.
— Funziona — disse Nerina, emozionata. — Non è solo “guardate noi”. È “siamo qui con voi”.
Lillo annuì.
— E con la signora Sedia.
La sedia, per qualche motivo, non fece “CLANG”. Sembrava quasi… commossa.
Capitolo 4: La sera dello spettacolo e la sedia ribelle
La sera dello spettacolo, il tendone era una pancia enorme piena di risate. Le luci facevano brillare la segatura come neve dorata. Il pubblico chiacchierava, frusciava, si sistemava… sulle sedie, ovviamente.
Lillo, dietro le quinte, sbirciò tra i lembi del sipario.
— Sono tantissimi — sussurrò. — E tutti seduti sulle mie… creature.
Arturo gli diede una pacca leggera sulla spalla.
— Non sono tue. Sono sedie che tu rispetti. È diverso.
Nerina arrivò con un fiocco nuovo al collo.
— Sono pronta! Ho persino asciugato i baffi in anticipo.
Lo spettacolo iniziò: clown, giocolieri, trapezisti. Ogni numero era una piccola magia. Arturo correva qua e là, “raccogliendo” gli applausi più forti e rimettendoli a posto come un bibliotecario del rumore.
Poi arrivò il momento del saluto finale. Lillo sentì le zampe leggere e pesanti insieme.
— Ok — disse. — Ricorda: niente ombrelli volanti.
— E niente sedie che mordono — rispose Nerina.
Entrarono in pista. Il pubblico applaudì già solo vedendo un coniglio con un gilet rosso trascinare una sedia con tanta cura, come se stesse portando una torta fragile.
Lillo si fermò al centro, posò la sedia e le diede una piccola sistemata, dritta dritta.
Nerina arrivò scivolando con eleganza. Si affiancò a Lillo. Tutto perfetto.
Finché la sedia… fece un rumorino. Un “clic” sospetto.
— Eh no — mormorò Lillo. — Non adesso.
La sedia, probabilmente gelosa di tutta quella attenzione, decise di richiudersi da sola. Proprio mentre Lillo e Nerina stavano per sollevarla.
Risultato: Lillo sollevò solo metà sedia, Nerina l'altra metà, e la sedia fece una specie di “crack” comico, come un panino che si piega male.
Il pubblico trattenne il fiato.
Lillo, con una velocità da coniglio in missione, sussurrò:
— Nerina, improvvisa con rispetto!
Nerina annuì e, con un sorriso enorme, parlò al pubblico:
— Signore e signori… questa è la rara Sedia Pieghevole Timida! Quando la guardi, si chiude per la vergogna!
Qualche risatina scoppiò, gentile.
Lillo aggiunse, accarezzando lo schienale:
— Ha lavorato tantissimo stasera. Merita un applauso anche lei. Ma piano, se no si emoziona e si piega in due.
Arturo, dietro le quinte, scelse l'applauso perfetto: non fragoroso, non preso in giro. Un applauso affettuoso, come una carezza collettiva.
“Clap clap clap…”
La sedia, come se capisse, rimase ferma. Lillo riuscì ad aprirla di nuovo con delicatezza.
— Grazie — sussurrò alla sedia. — Scusa se ti ho messo pressione.
Poi Lillo e Nerina fecero il saluto: inchino, mezzo giro, sollevarono la sedia di pochi centimetri, e insieme dissero:
— Per voi! E per chi lavora dietro le quinte!
Il pubblico esplose in un applauso caldo. Arturo quasi si commosse e dovette infilare in fretta un “WOOO!” nel sacco prima che gli scappasse via.
Capitolo 5: Il dopo, tra segatura e gratitudine
Quando le luci si spensero e il pubblico uscì, restarono le impronte, la segatura e l'eco delle risate, che rimbalzava ancora come una pallina.
Lillo tornò al suo compito: piegare e impilare sedie. Ma quella sera le sedie sembravano più leggere. O forse era lui ad avere il cuore più allenato.
Arturo arrivò con il sacco degli applausi, che ora sembrava pieno fino all'orlo.
— Oggi ne abbiamo raccolti un sacco — disse. — Ma la cosa migliore è che nessuno si è sentito piccolo.
Nerina aiutò Lillo a portare le sedie, trascinandole con la pinna come se fossero valigie.
— Sai, Lillo — disse — mi è piaciuto quando hai ringraziato anche la sedia. È buffo… ma è giusto.
Lillo fece scattare la chiusura di una sedia con un “clac” soddisfatto.
— Nel circo tutti vogliono brillare. Io pure. Però… se calpesti gli altri per brillare, fai solo polvere.
Arturo annuì.
— E la polvere fa starnutire il pubblico. Pessima idea.
Risero tutti e tre. Poi Lillo si fermò, guardò Nerina e Arturo, e per un attimo non disse nulla. Sembrava ascoltare il silenzio, come se fosse un ultimo applauso.
— Grazie — disse infine. — Per avermi aiutato a trovare un saluto che non fosse solo… un saluto.
Nerina gli si avvicinò e lo abbracciò con delicatezza, attenta a non schiacciargli il gilet.
Arturo, un po' impacciato, si avvicinò anche lui e li avvolse con un braccio e con l'altro… il sacco degli applausi, che fece “clap” piano, come se partecipasse all'abbraccio.
Rimasero così un momento: un coniglio, una foca e un raccoglitore di applausi, in mezzo alle sedie finalmente tranquille. Un abbraccio caldo, semplice e pieno di rispetto.