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Storia di circo 11/12 anni Lettura 16 min.

Il cappello fortunato e il mistero delle bolle rubanastri

Marta, con un cappello «fortunato», entra nel Circo Stellallegra e, aiutando l’acrobata Lila e il domatore di bolle Arturo, scopre la magia e i piccoli segreti che si nascondono dietro le quinte.

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Marta, 12 anni, volto rotondo, due trecce disordinate, sguardo determinato e meravigliato, indossa un grande grembiule con la scritta "Assistente Fantastica" e tiene una bacchetta a forma di cuore; porge la mano verso una enorme bolla iridescente che contiene un nastro blu mentre usa un nastro rosso come esca. Arturo, circa 45 anni, domatore di bolle, capelli sale e pepe, frac viola e guanti bianchi, sorridente e concentrato, tiene un grande cerchio di sapone dietro Marta per guidare la bolla, leggermente a destra e inginocchiato sul pavimento di segatura. Lila, circa 15 anni, in tutù blu con un nastro spezzato al polso, osserva la scena sullo sfondo vicino a una cassa, ansiosa ma speranzosa. Sfondo: dietro le quinte di un tendone da circo con assi di legno, casse impilate, corde e lampadine calde sospese; il pavimento di segatura è macchiato di sapone che brilla alla luce. Atmosfera magica e tattile, riflessi colorati e piccole bolle scintillanti intorno alla grande bolla. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il cappello fortunato e la pista che profuma di popcorn

Marta aveva undici anni, due trecce disordinate e un cappello a bombetta color ciliegia che le stava un po' grande. Diceva che era “fortunato” perché, quando lo indossava, trovava sempre qualcosa: una moneta sotto il divano, un calzino sparito, perfino il telecomando che tutti davano per morto.

Quella sera il Circo Stellallegra aveva piantato il tendone vicino al parco. Le luci facevano l'occhiolino come lucciole con il mal di mare, e l'aria sapeva di zucchero filato e segatura.

Marta entrò con la nonna e si incollò alla rete che separava il pubblico dalla pista. Dietro, tra corde e casse, c'era un mondo segreto: gente che correva, costumi che scintillavano, un clown che litigava con un secchio.

—Attenta a non finire nel cannone!— scherzò la nonna.

Marta rispose con un saluto militare. Poi notò una ragazza poco più grande, con un tutù blu, seduta su una cassa. Aveva gli occhi lucidi e un nastro del costume spezzato che le penzolava come una coda triste.

—Ehi… tutto bene?— chiese Marta, avvicinandosi.

—Sono Lila. Devo entrare tra cinque minuti, ma… mi manca la fibbia. Senza, il nastro scivola e… addio salto mortale, ciao caduta mortale— disse Lila, tentando un sorriso che sembrava un palloncino sgonfio.

Marta guardò il proprio cappello. Lo teneva stretto come un tesoro, ma sentì qualcosa pizzicarle la coscienza, come una piuma nel naso.

—Prendi il mio cappello— disse, all'improvviso.

—Il tuo… cappello?— Lila sbatté le palpebre.

—Sì. È fortunato. E se lo metti… magari la fibbia si vergogna e torna da sola.

Lila rise, una risata vera, che fece “cling” come un triangolo.

—Sei matta.

—Un po'. Ma è una buona matta— confermò Marta, e le piazzò la bombetta in testa. A Lila stava ancora peggio, come una torta su uno stuzzicadenti, ma almeno sembrava più sicura.

Proprio in quel momento un signore altissimo con un frac viola passò di corsa, inciampò in una corda e recuperò l'equilibrio abbracciando una scala.

—Scusate! Il circo è un posto dove si vola anche senza trapezio!— gridò, e sparì dietro il sipario.

Lila si alzò. —Va bene. Entro. Se mi salvo, ti devo una montagna di popcorn.

Marta annuì, anche se dentro pensava: “Cappello, non tradirmi. Sii gentile. E magari, già che ci sei, evita che qualcuno finisca nel cannone.”

Capitolo 2: Il domatore di bolle e il mistero del nastro fuggitivo

Marta rimase dietro le quinte, perché una guardia del circo, un omone con i baffi a manubrio, le aveva scambiato la bombetta per un pass speciale.

—Con quel cappello puoi andare ovunque, piccoletta— disse. —Ma non entrare nel frigorifero dei gelati. È un posto pericoloso.

—Promesso— rispose Marta, mentre già sognava gelati.

Seguì il suono della musica e arrivò in un angolo pieno di bacinelle, bacchette e flaconi di sapone. Lì c'era il signore del frac viola, che ora indossava guanti bianchi e un sorriso da prestigiatore.

Davanti a lui, una bolla gigante tremava nell'aria, grande come una palla da spiaggia. Dentro, come per magia, galleggiava un nastrino blu.

—Ecco il colpevole!— disse l'uomo, indicando il nastro. —È scappato, si è rifugiato nel Regno Saponoso. Classico comportamento da nastro ansioso.

Marta lo guardò, incantata. —Lei… fa le bolle?

—Io non “faccio” bolle— rispose solenne. —Io le addestro. Sono Arturo Brillabolla, domatore di bolle. Le mie bolle non scoppiano… a meno che non sentano una barzelletta troppo buffa.

—E quel nastro? È di Lila!— Marta si avvicinò.

Arturo annuì. —Ho visto una cosa luccicare e… puff! La bolla se l'è portata via. Le bolle amano collezionare cose leggere: piume, riflessi, promesse. I nastri sono irresistibili.

Marta si grattò la testa. —E come lo tiriamo fuori?

—Con un laboratorio— dichiarò Arturo, come se fosse la parola più normale del mondo. —Atelier “bolle e rubani”. Anzi: “bulles e rubans”! Fa più internazionale.

—Ma… siamo in Italia— obiettò Marta.

—Appunto! Siamo così internazionali che sbagliamo apposta— disse Arturo, serio come un giudice. Poi le strizzò l'occhio. —Vuoi partecipare?

Marta si sentì pizzicare la curiosità. —Sì! Però devo recuperare il nastro prima che Lila faccia un salto e le scivoli via il costume.

—Allora servono due cose— disse Arturo, contando sulle dita. —Un soffio delicato e un'idea un po' pazza.

—Le idee pazze ce le ho— disse Marta. —Mi manca solo il soffio.

—Te lo presto io— rispose Arturo. —Ma tu mi presti qualcosa in cambio.

Marta si immobilizzò. —Non ho più il cappello. L'ho prestato.

Arturo fece una faccia felice. —Ottimo! Il circo funziona così: si presta ciò che conta. È la colla segreta della pista.

Capitolo 3: L'atelier “bolle e rubani” e la bolla testarda

L'atelier iniziò in un tendino laterale, dove una lampada faceva brillare l'aria come se fosse piena di stelline. Arturo preparò una vasca di sapone con gesti teatrali.

—Regola numero uno: niente spade contro le bolle— disse.

—Io ho solo le dita— rispose Marta.

—Perfetto. Regola numero due: i rubani… cioè i nastri, vanno trattati come gatti. Se li insegui, scappano. Se fai finta di niente, ti vengono in braccio.

Marta si mise un grembiule troppo grande con scritto “Assistente Fantastica” e prese una bacchetta a forma di cuore. Arturo le porse un ventaglio di carta.

—Con quello fai il vento educato— spiegò.

Marta soffiò piano. Una bolla nacque, piccola, poi un'altra, poi una terza. Sembravano caramelle trasparenti che galleggiavano senza decidere dove andare.

—Brava!— disse Arturo. —Ora chiama la bolla gigante. Devi parlare con gentilezza. Le bolle si offendono facilmente. Una volta una bolla mi ha fatto il broncio per due settimane.

Marta si schiarì la gola. —Ehm… signora Bolla Gigante? Per favore… può restituire il nastro? Lila ne ha bisogno per non diventare una trottola triste.

La bolla gigante oscillò, come se stesse pensando. Il nastro blu dentro fece un giro su se stesso, lento e beffardo.

—Sta ridendo di noi— sussurrò Marta.

—No, sta danzando— corresse Arturo. —Le bolle non ridono: luccicano con intenzione.

Marta fece vento col ventaglio, molto delicatamente. La bolla gigante scivolò verso di lei e… si fermò a un dito dal suo naso.

Marta trattenne il respiro. Vide il suo riflesso mille volte, deformato: occhi grandi, trecce che sembravano due punti esclamativi, e dietro… un clown che cercava di infilarsi in una macchina minuscola, come un panino in una bottiglia.

—Ora— sussurrò Arturo. —Apri la “porta” della bolla. Non con forza. Con astuzia.

—Come si apre una porta di sapone?— bisbigliò Marta.

Arturo alzò un dito. —Con un altro nastro.

Tirò fuori un rotolo di nastro rosso e lo fece scorrere nell'aria. Il nastro rosso ondeggiò, elegante, come se stesse salutando un pubblico invisibile.

La bolla gigante lo seguì, incuriosita. Marta capì: la bolla era una gazza ladra, ma per cose leggere e colorate.

—Ti piace il rosso, eh?— disse Marta. —Allora facciamo uno scambio: rosso per blu. Affare?

La bolla tremò. Il nastro blu sembrò spingere contro la parete interna, come se volesse uscire.

Marta avvicinò il nastro rosso alla bolla e fece un soffio minuscolo, il soffio più gentile della storia dei soffi. La superficie della bolla si aprì un attimo, come una bocca che dice “oh!”

Marta infilò due dita e afferrò il nastro blu.

—Presa!— sibilò.

La bolla fece “plin” e… non scoppiò. Si richiuse e si portò via il nastro rosso, soddisfatta, come una cliente al mercato.

Arturo applaudì. —Scambio riuscito! Le bolle adorano il commercio equo.

—E anche i circhi— rispose Marta, arrotolando il nastro blu come un serpentino.

Capitolo 4: Il numero di Lila… e il cappello che fa il giro del mondo

Marta corse verso la pista. La musica rimbalzava sulle pareti del tendone e il pubblico batteva le mani. Lila era dietro il sipario, con la bombetta ciliegia ancora in testa.

—Marta!— disse, ansimando. —Il cappello mi scivola sugli occhi, ma mi fa coraggio.

—Ho il tuo nastro!— Marta le porse il blu come se fosse un tesoro.

Lila quasi lo baciò. —Sei un genio!

—No, sono un'assistente fantastica con grembiule gigante— rispose Marta.

Mentre Lila sistemava il nastro, un clown passò correndo con un secchio.

—Permesso! Emergenza! Il leone… cioè, il mio spazzolone… ha deciso di scioperare!— urlò, e sparì.

Lila rise, poi si fermò seria. —Il tuo cappello… lo tieni ancora?

Marta lo guardò: era sulla testa di Lila. —Me lo ridai dopo il numero?

—Certo— disse Lila. —Lo tengo solo finché la fortuna fa il suo lavoro.

Lila entrò in pista. Saltò, volteggiò, fece un giro su un tessuto aereo che sembrava una lingua di cielo. La bombetta restò sorprendentemente al suo posto per tre secondi… poi volò via.

Il pubblico trattenne il fiato. Il cappello ciliegia fece un arco perfetto e atterrò… sulla testa del direttore del circo, proprio mentre annunciava:

—Signore e signori, il grande finale!

Il direttore si bloccò, sentì il cappello, e senza perdere un colpo disse:

—Oh! Ecco a voi… il “Cappello del Destino”! Non era previsto, ma nel circo le cose più belle arrivano senza biglietto!

Risate e applausi. Il direttore fece un inchino. Poi il cappello scivolò ancora e finì… sulla testa di Arturo Brillabolla, che stava entrando con una fila di bolle luminose.

Arturo si aggiustò la bombetta, fiero. —Visto? È un cappello che viaggia. Ha l'anima da trolley.

Marta si portò le mani ai fianchi. —Il mio cappello sta facendo il tour del tendone!

—È la solidarietà in forma di moda— disse la nonna, comparsa alle sue spalle con un sacchetto di popcorn. —Lo presti a una, e fa amicizia con tutti.

Marta guardò Lila che terminava il numero con un sorriso enorme. Sentì una soddisfazione calda, come una lampadina accesa nello stomaco.

Capitolo 5: La piccola crisi delle bolle e la grande catena di aiuti

Durante l'intervallo, Marta cercò di recuperare il cappello, ma sembrava avere un'agenda piena.

Prima lo indossò un acrobata per salutare un bambino spaventato.

—Tieni, così ti senti coraggioso— gli disse l'acrobata, e il bambino smise di nascondersi nel maglione.

Poi il cappello finì su una capra addestrata (sì, una capra), che lo masticò appena, giusto per assaggiarlo.

—Ehi! Quello è cappello, non insalata!— protestò Marta.

La capra la guardò come a dire: “Scusa, avevo fame di eleganza.”

Intanto Arturo arrivò trafelato.

—Marta! Disastro frizzante!— annunciò. —La soluzione per le bolle si è rovesciata e ora le mie bolle escono… quadrate.

—Quadrate?— Marta sgranò gli occhi.

—Sì! Sembrano cubetti di ghiaccio con l'autostima— sospirò Arturo. —Se continuo così, domani mi chiameranno “domatore di dadi”.

Marta si chinò sul pavimento appiccicoso. Tutto luccicava di sapone. —Serve nuova soluzione. Dove la troviamo?

Da dietro una tenda spuntò il clown col secchio. —Io ho acqua! Però sa un po' di… sardina.

—Perché?— chiese Marta, terrorizzata.

—Non chiedere. È una lunga storia e c'entrano due panini— disse il clown con dignità.

Lila arrivò anche lei, ancora col fiato del numero. —Ho glicerina nel mio baule. La uso per non seccare i nastri.

Il direttore comparve con un taccuino. —Io ho zucchero. Ma solo se promettete di non dare caramelle alla capra, che poi fa breakdance.

La nonna alzò il sacchetto. —Io ho una cannuccia. Non so a cosa serva, ma nel dubbio la offro.

Marta guardò quel gruppo strano: clown, acrobati, direttore, nonna e una capra col gusto per l'alta moda. Tutti pronti ad aiutare Arturo.

—Ok— disse Marta. —Facciamo squadra. Atelier “bolle e rubani” versione salvataggio.

In pochi minuti mescolarono acqua (senza sardina, grazie), glicerina e un pizzico di zucchero. Arturo provò: una bolla uscì rotonda, lucida, perfetta.

—È tornata!— gridò lui, commosso. —Una bolla con i confini morbidi! Che meraviglia!

La capra belò, come se applaudisse.

Marta si asciugò le mani sul grembiule. —Vedi? Quando uno ha un problema, basta… chiedere e condividere.

Arturo si chinò verso di lei. —E anche prestare. Come il tuo cappello.

Marta fece una smorfia. —Sì, a proposito… dov'è finito adesso?

Tutti si girarono.

Il cappello era sulla testa del bambino di prima, che ora rideva e correva senza paura.

—Te lo ridò subito!— disse il bambino, togliendoselo con attenzione.

Marta lo prese, lo spolverò e lo posò sul proprio capo. Si sentì di nuovo “a casa”, come se la bombetta fosse una piccola tenda personale.

—Bentornato, viaggiatore— sussurrò al cappello.

Capitolo 6: La foto immaginaria che resta appesa nell'aria

Arrivò il finale. Tutti gli artisti si disposero in pista: Lila con i nastri perfetti, Arturo con le bolle addestrate, il clown col secchio ormai promosso a “assistente idrico”, la capra elegante, il direttore impettito.

Marta era lì, un po' in disparte, con la nonna. Non doveva essere in pista, tecnicamente. Ma il direttore fece finta di non vedere.

—Il circo— annunciò al microfono —non è solo numeri. È anche dietro le quinte: mani che passano oggetti, idee che si scambiano, risate che riparano gli strappi.

Marta arrossì fino alle orecchie.

Arturo si avvicinò e le porse una bacchetta da bolle. —Ultimo gesto, assistente fantastica: una bolla per tutti.

Marta soffiò. Una bolla enorme nacque e salì piano, proprio sopra il gruppo. Dentro, come un trucco gentile, si formarono riflessi: facce sorridenti, luci, il cappello ciliegia, i nastri blu e rossi che sembravano comete.

—Sembra una foto— mormorò Lila.

—Una foto che non serve stampare— disse la nonna. —La ricordi e basta.

Il direttore alzò le braccia. —Fermi tutti! Immaginate: uno, due, tre… click!

Tutti rimasero immobili per un secondo: il clown con il secchio in posa eroica, Arturo con il frac, Lila che teneva un nastro come una bandiera, la capra che faceva finta di essere una regina, e Marta al centro con il cappello fortunato e gli occhi pieni di risate.

La bolla tremò, brillò… e poi, delicatissima, scoppiò senza bagnare nessuno, lasciando solo un “puff” che sapeva di zucchero filato.

—Perfetto— disse Marta. —È la foto più bella che abbia mai… immaginato.

E mentre il pubblico applaudiva, Marta capì che la fortuna non stava nel cappello. Stava nel gesto di prestarlo. E nel fatto che, al circo come nella vita, quando uno cade, qualcuno gli porge la mano… o almeno un nastro, una cannuccia, o un po' di sapone per tornare a brillare.

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Tendone
Grande tenda dove si svolge lo spettacolo del circo.
Segatura
Trucioli di legno che si usano a terra sotto al tendone per assorbire sporco.
Zucchero filato
Dolce morbido e soffice fatto di zucchero, spesso venduto al circo.
Bombetta
Cappello rigido e rotondo, piccolo e con tesa corta.
Frac
Abito elegante e formale, con giacca lunga e codini dietro.
Tutù
Gonnellino leggero e a sbuffo che portano spesso le acrobate o le ballerine.
Fibbia
Chiusura di metallo che tiene insieme una striscia o un cinturino.
Salto mortale
Acrobazia in aria dove si ruota completamente prima di atterrare.
Domatore
Persona che allena e controlla animali o, in questo racconto, bolle.
Addestro
Insegnare a un animale o a qualcosa a fare un comportamento preciso.
Atelier
Laboratorio creativo dove si preparano oggetti o spettacoli.
Tendino
Piccola tenda o parte del tendone usata dietro le scene.
Grembiule
Indumento che si mette sopra i vestiti per non sporcarli.
Ventaglio
Oggetto che si apre e si chiude per muovere aria e rinfrescare.
Trapezio
Attrezzo sospeso usato per acrobazie in aria al circo.
Sipario
Grande telo che separa il palcoscenico dal pubblico e si apre per lo spettacolo.
Dietro le quinte
Area nascosta al pubblico, dove si preparano attori e artisti.
Pista
Spazio circolare o centrale dove si svolgono i numeri del circo.
Saponoso
Che ha la consistenza o il materiale come il sapone, scivoloso e lucido.

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