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Storia di circo 11/12 anni Lettura 16 min.

Il circo dell’attesa: Nora e il segreto del terzo colpo di tamburo

Quattro amiche partecipano alle prove del Circo Sorrisone, dove tra gag, prove in duo e un misterioso “numero segreto” scoprono il valore dell’attesa e del gioco con i tempi della scena.

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Ci sono sei personaggi: Nora, 12 anni, capelli castani corti con treccia laterale, in body rosso con stelle dorate, in primo piano a sinistra con un cartoncino colorato; Mira, 12 anni, capelli castani legati in coda, occhiali sottili, costume blu scuro, a destra di Nora che la imita come in uno specchio; Giada, 12 anni, capelli biondi ricci, vestito a pois rosa, sullo sfondo a destra in posa comica; Livia, 12 anni, capelli neri a caschetto, abito verde elegante, dietro Mira pronta a sincronizzare un salto; Pepito, clown trentenne, trucco bianco e naso rosso, giacca colorata e scarpe grandi, al centro con un secchio metallico verso cui agisce teatrale; Tullio, coreografo di circa 45 anni, capelli sale e pepe, giacca nera col colletto dorato, con fischietto e lavagnetta osserva sorridendo. Ambientazione: un grande tendone da circo a strisce rosse e bianche, pavimento in legno lucido, luci e corde sospese, pubblico sfocato sui banchi e tendaggio di velluto porpora aperto sul fondo. Situazione: scena comica e luminosa con Pepito che esegue una “danza del timing” col secchio al centro, le quattro ragazze osservano e imitano fuori scena, Tullio scandisce il ritmo col fischietto; atmosfera gioiosa, colori caldi e contrasti netti, pennellate acriliche visibili. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — Il tendone che profuma di zucchero filato

Quando il Circo Sorrisone arrivò in città, sembrò che qualcuno avesse rovesciato un barattolo di stelle sul parcheggio del palazzetto: luci ovunque, musica che faceva “pam-pam!” e un elefante disegnato sul camion che pareva salutare.

Quattro amiche di dodici anni si presentarono al cancello con un'energia che poteva accendere le lampadine a pedali: Nora, la più impaziente della compagnia; Mira, precisa come un righello; Giada, che rideva anche quando non capiva la battuta; e Livia, calma ma con occhi che scovavano dettagli come un detective.

—Oggi proviamo tutto!— dichiarò Nora, già mezza dentro il tendone.

—Prima si guarda la scaletta— disse Mira, sventolando un foglio che aveva trovato appeso. —C'è scritto: “Prove, una alla volta. Attendere il proprio turno.” Guarda, è in grassetto.

Nora fece una faccia come se “grassetto” fosse una parolaccia. —Ma io ho già il turno nel cuore!

Giada indicò un signore con una giacca luccicante e un fischietto al collo che dava istruzioni con passi e battiti di mano. —Quello dev'essere il coreografo della troupe!

Il coreografo si avvicinò con un sorriso che sembrava una parentesi. —Ragazze, benvenute. Io sono Tullio, il coreografo. Qui la magia funziona solo se ognuno entra al momento giusto. Altrimenti…— fece una pausa teatrale —…ci ritroviamo con un giocoliere che lancia popcorn invece di palline.

—Popcorn?— s'illuminò Giada.

—No, no, era un esempio.— Tullio abbassò la voce. —Oggi potete fare una prova di numeri in duo. Ma c'è una regola: si aspetta. Si gioca con i tempi, come nella musica.

Nora annuì troppo forte, come se volesse convincere anche il suo gomito. —Aspetto! Aspetto tantissimo!

Livia le diede un colpetto. —Aspettiamo davvero, però. Non “aspetto ma mi muovo lo stesso”.

Nora si mise in fila dietro un clown che stava provando a infilarsi una scarpa gigante… nel secchio dell'acqua. Il clown salutò. —Ciao, sono Pepito. Non giudicate: è una scarpa timida.

Nora sospirò. Aspettare sembrava già una prova, e non era nemmeno divertente. O forse sì, perché Pepito continuava a litigare con il secchio come se fosse un avversario di videogame.

Capitolo 2 — La lista d'attesa più lunga del mondo (secondo Nora)

Dietro le quinte era un labirinto allegro: corde, costumi, cappelli che scappavano dai ganci, e l'odore di segatura mescolato a caramello.

Mira guardò la lista dei turni appesa a una corda. —Ok. Prima provano gli acrobati, poi i giocolieri, poi i numeri “nuovi”. Noi siamo…— strinse gli occhi —…molto dopo.

—Molto dopo quanto?— chiese Nora.

—Dopo il numero della capra ballerina.

—Esiste una capra ballerina?!— urlò Giada, felice come se avesse appena trovato una moneta rara.

—Shhh!— Livia indicò la tenda. —È in concentrazione.

Nora tamburellò con le dita. Ogni secondo era una gomma da masticare: più lo tiravi, più diventava lungo.

Tullio passò e li osservò. —Come va la fila?

—Benissimo!— disse Nora, con un sorriso che sembrava disegnato a matita. —Io adoro… stare ferma.

—Ottimo. Allora puoi fare l'esercizio del “Silenzio Frizzante”.— Tullio schioccò le dita. —Quando senti la voglia di partire, invece fai una cosa buffa in silenzio. Una mimica. Ma senza disturbare. È un allenamento per i tempi di scena.

Giada si mise a imitare un pesce rosso che scopre di avere le scarpe: faccia sorpresa, piedi che si muovevano come pinne. Mira fece una versione rigorosa: un robot che aspetta il semaforo verde. Livia scelse un cactus elegante che saluta con una spina.

Nora provò… e le uscì una mimica di “tornado trattenuto in una bottiglia”. Le guance gonfie, le braccia che tremavano.

Pepito passò con il secchio in testa. —Bellissima. Sembri un frullatore educato.

Nora quasi rise, poi si sentì meglio. Forse aspettare poteva essere un gioco, se lo trasformavi in qualcosa.

E proprio mentre Nora stava per convincersi di essere una campionessa dell'attesa, un rumore di trombetta annunciò: —Numero della capra ballerina!

Una capra con un tutù minuscolo entrò in scena facendo passetti precisi. Nora la guardò, ipnotizzata. —Se lei riesce ad aspettare la musica… posso farlo anche io.

Mira le sussurrò: —Finalmente una frase saggia.

Giada aggiunse: —È la magia del tutù.

Capitolo 3 — Il test dei numeri in duo (e un fiocco ribelle)

Finalmente Tullio li chiamò. —Ragazze, è il vostro turno per la prova in duo. Scegliete le coppie.

Nora alzò la mano prima ancora che la domanda finisse. —Io con Mira!

Mira sbatté le palpebre. —Perché proprio io?

—Perché tu hai la calma e io ho…— Nora cercò una parola gentile —…la velocità. Insieme siamo una lavatrice perfetta.

Livia e Giada si misero insieme senza discutere. —Noi facciamo qualcosa di buffo!— disse Giada. —Tipo… una coreografia da polpi.

—Polpi senza acqua— precisò Livia. —Sennò scivoliamo e Tullio ci trasforma in tappeti.

Tullio batté le mani. —Bene. Nora e Mira: provate un numero di “specchio”: una fa i movimenti e l'altra li riflette, ma con un dettaglio comico. Livia e Giada: fate una piccola entrata, una gag, e poi un finale sincronizzato. Ricordate: tempi. Pausa. Sguardo. Via.

Nora si posizionò davanti a Mira. —Io inizio!

—Aspetta il segnale— disse Mira, indicando Tullio.

Nora si immobilizzò come una statua che sta per starnutire.

Tullio fischiò. —Ora.

Nora partì con movimenti eleganti: un inchino, un giro, una mano sul cuore. Mira la copiò, ma ogni tanto aggiungeva un micro-dettaglio comico: quando Nora fece l'inchino, Mira si inchinò un secondo dopo, come se la sua testa avesse ricevuto l'ordine con ritardo.

Il pubblico immaginario —cioè Pepito e un domatore che stava mangiando una banana— rise piano.

Poi arrivò il momento critico: Nora doveva fare un salto minuscolo, un saltello, niente di che. Però Nora lo fece troppo presto, prima che Mira fosse pronta. Mira, sorpresa, imitò comunque… e il fiocco del suo costume si staccò e volò come una farfalla impazzita.

Il fiocco atterrò dritto sul naso di Pepito.

Pepito incrociò gli occhi. —Ah. Finalmente ho un senso della moda.

Tullio non sgridò nessuno. Alzò solo un sopracciglio, come fanno i coreografi quando stanno per trasformare un errore in un'idea. —Fermatevi. Nora, hai visto cosa è successo?

Nora inghiottì. —Ho… anticipato.

—Esatto. Nel circo, anche la fretta fa cadere i fiocchi.— Tullio fece un gesto ampio. —Riproviamo. Ma questa volta tu aspetti il respiro di Mira. Non il tuo.

Nora guardò Mira. Mira annuì, senza cattiveria. —Respiriamo insieme. Uno… due…

Nora sentì una cosa strana: non era perdere tempo. Era condividere il tempo.

Nel frattempo Livia e Giada provarono la loro entrata da “polpi senza acqua”: braccia che si muovevano come tentacoli e facce serissime, come se stessero facendo una missione segreta. Alla fine dovevano fare un salto sincronizzato.

—Uno, due, tre…— sussurrò Livia.

Giada saltò al “due”.

Atterrò, fece un inchino e disse: —Ops. Il mio tre si è perso nel traffico.

Persino Tullio scoppiò a ridere. —Ok. Abbiamo molto materiale comico. Ma ricordate: il gioco funziona meglio quando le regole sono chiare.

Capitolo 4 — Il trucco dell'attesa e la prova generale che scotta

Dopo le prove, Tullio consegnò a ciascuna un piccolo cartoncino colorato con scritto: “Aspetta e poi sorprendi”.

—Non è una punizione— spiegò. —È una chiave. Sul palco, la sorpresa arriva dopo una pausa. Senza pausa, è solo confusione.

Nora teneva il cartoncino come fosse una tessera segreta. —Ok. Io ce la faccio.

Mira la guardò. —Se ti viene voglia di correre, stringi il cartoncino e respira.

—E se mi viene voglia di urlare?— chiese Giada.

—Mastica l'aria— suggerì Livia. —Funziona sempre.

Arrivò la prova generale con luci e musica. Il tendone sembrava un enorme acquario di luce: riflessi gialli e rossi, corde che brillavano, ombre che danzavano.

Le ragazze aspettavano dietro la tenda. Davanti a loro c'era il numero dei giocolieri. Le palline volavano come pianeti. Nora le seguiva con gli occhi, e la sua impazienza cercava di saltare fuori dal petto.

—Nora— sussurrò Mira —respira con me.

Nora strinse il cartoncino. Uno… due…

La musica cambiò. Era il loro momento, ma Tullio fece un gesto: non ancora. Dovevano entrare dopo un colpo di tamburo preciso.

Nora sentì il tamburo dentro di sé, e per un attimo fu sicura che fosse già arrivato. Le ginocchia volevano partire.

—Non è ancora— disse Livia, con voce calma.

Il tamburo fece “BUM!” sul serio.

—Ora— sussurrò Mira.

E Nora entrò esattamente al momento giusto. Una sensazione nuova le riempì la pancia: non la fretta, ma una specie di scintilla ordinata.

Il loro numero di specchio funzionò: Nora elegante, Mira riflesso comico con ritardi finti, e poi il saltello fatto insieme, perfetto. Questa volta nessun fiocco volò via. Pepito, dal bordo, applaudì con il secchio in mano, come se fosse un tamburo.

Poi toccò a Livia e Giada: polpi senza acqua, facce serie, entrata buffa. Arrivarono al salto sincronizzato.

—Uno… due… tre…— sussurrò Livia.

Giada aspettò davvero il “tre”. Saltarono insieme.

Atterrarono, e Giada sussurrò: —Ho ritrovato il mio tre. Era sotto il tappeto.

Il pubblico immaginario rise di nuovo. Tullio annuì soddisfatto. —Brave. Avete giocato con il tempo, non contro il tempo.

Nora si sentì altissima, come se avesse fatto un numero sul trapezio… restando con i piedi a terra.

Capitolo 5 — La sera dello spettacolo e il mistero del “numero segreto”

La sera dello spettacolo il tendone era pieno di gente: bambini con occhi enormi, adulti che cercavano di sembrare seri ma avevano già il sorriso pronto. L'aria tremava di attesa e zucchero filato.

Dietro le quinte, Nora saltellava. Non per impazienza, ma perché era carica. Tullio passò con una lavagnetta. —Ricordatevi: entrate quando sentite il terzo colpo. Non il primo. Non il secondo. Il terzo.

—Terzo colpo— ripeté Nora, come una formula magica.

Pepito si avvicinò, misterioso. —Ragazze, stasera c'è un numero segreto.

Giada spalancò la bocca. —Un numero segreto?! Con cosa? Con un drago?

—Peggio— sussurrò Pepito. —Con… una cosa che nessuno sospetta.

Livia strinse gli occhi. —Che intendi?

Pepito indicò il secchio, poi si allontanò facendo finta di inciampare in un'ombra. —Non posso dire altro. È segreto.

Mira sbuffò. —Sei un clown. Il tuo lavoro è dire “segreto” e poi far cadere le cose.

Nora però sentì una curiosità pizzicarle la testa. Un numero segreto… E se fosse proprio prima del loro? E se il loro turno cambiasse? E se sbagliassero il momento?

—Nora— disse Mira —non farti mangiare dai “e se”.

Nora annuì. Strinse il cartoncino “Aspetta e poi sorprendi”. —Ok. Aspetto. Poi sorprendo.

La musica partì. Un numero dopo l'altro: trapezi, cavalli finti che facevano “iiii” con una trombetta, la capra ballerina che meritava un applauso solo per il coraggio del tutù.

Le ragazze erano pronte. Il cuore di Nora correva, ma lei lo teneva al guinzaglio con il respiro.

Primo colpo di tamburo.

Secondo colpo.

Nora sentì la fretta fare “ciao”.

Terzo colpo: BUM!

Entrarono.

Il numero andò benissimo. Nora e Mira specchio, Livia e Giada polpi senza acqua. Il pubblico rideva, e la risata era una corda morbida che le sosteneva.

Uscirono dietro la tenda, sudate e felici.

—Avete visto?— disse Tullio. —Quando si aspetta, il momento diventa più grande.

Nora stava per rispondere, quando le luci dietro le quinte cambiarono. Una voce annunciò: —E adesso… il numero segreto!

Nora si immobilizzò. —Eccolo!

Capitolo 6 — La rivelazione più assurda (e il gioco che vince)

Tutti sbirciarono dalla fessura della tenda. In pista non c'era nessun drago. Nessun trapezio speciale. Solo Pepito al centro, molto serio, con il suo secchio.

Il direttore del circo, con cilindro e sorriso da prestigiatore, parlò: —Signore e signori! Vi presento… il più temibile avversario del nostro clown: il Secchio Inarrestabile!

Il pubblico rise già dal nome.

Pepito indicò il secchio come se fosse un leone. —Questo secchio ha un talento: appare sempre dove non deve. È il campione mondiale di “inciampo improvviso”. Nessuno riesce a prevederlo!

Il secchio, ovviamente, non fece niente. Era un secchio. Ma Pepito gli girava intorno come se stesse studiando una belva.

Poi Tullio entrò in pista, elegante, con un fischietto e un'espressione solenne. —E ora, il mio contributo da coreografo: una danza in duo… tra Pepito e il Secchio.

Nora sgranò gli occhi. —Aspetta… un duo?

—Un duo tra un clown e un secchio— sussurrò Giada, quasi commossa. —È poesia.

Partì una musica drammatica, tipo “finale epico”, ma suonata con un kazoo. Pepito e il secchio “ballarono”: Pepito faceva un passo, il secchio era “in ritardo” di un passo… perché Pepito lo spostava con il piede all'ultimo secondo. Il pubblico rideva a ondate.

La parte migliore arrivò quando Pepito, per “anticipare” il secchio, provò a muoversi prima della musica. Tullio fischiò e gridò: —No! Aspetta il terzo colpo!

Pepito si fermò di colpo, mise una mano sul cuore e sussurrò al secchio: —Hai sentito? Anche tu devi imparare ad aspettare.

Poi: primo colpo di tamburo, secondo, terzo… BUM!

Pepito fece un salto perfetto. Il secchio… rotolò da solo, come se avesse deciso di partecipare. Rotolò fino al centro e si fermò esattamente al momento giusto.

Silenzio. Un secondo.

Poi il pubblico esplose in risate e applausi.

Dietro la tenda, Nora si piegò in due dal ridere. —Il numero segreto era… un secchio che ha imparato il timing!

Mira si asciugò una lacrima di riso. —E noi pensavamo a draghi e misteri.

Livia concluse: —La rivelazione è che anche una cosa normalissima può diventare magica… se ci giochi bene.

Giada annuì convinta. —E se la fai aspettare il terzo colpo.

Tullio tornò dietro le quinte e si inchinò verso le ragazze. —Avete visto? Il senso del gioco è questo: trasformare un'attesa in una sorpresa. Non solo sul palco. Anche nella vita.

Nora guardò il suo cartoncino, poi le amiche. —Ok. Da oggi, quando devo aspettare… mi invento un numero. Magari senza secchi. O forse con. Dipende dal coraggio.

Pepito passò e sussurrò: —Il secchio vuole farvi da manager.

Nora rise ancora, e per la prima volta l'attesa non le sembrò un corridoio lungo. Le sembrò una pista illuminata, pronta per il prossimo gioco.

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