Capitolo 1: Il rumore delle quinte
Il tendone del Circo Zefiro sembrava una torta gigante di stoffa: rosso, giallo e con i cordini tesi come spaghetti. Dentro, l'aria profumava di segatura, zucchero filato e… calzini atletici di qualcuno che si era allenato troppo.
Nina, Leo e Sam avevano più o meno dodici anni e una missione chiarissima: non intralciare. Che, al circo, era già un'impresa da campioni.
—State incollati a me— sussurrò Nina, con gli occhi che brillavano come due lucine da giostra. —Se ci separiamo, finiamo a fare i bersagli del lanciatore di coltelli.
—Ma non c'è un lanciatore di coltelli— ribatté Leo.
—Appunto. Sarebbe imbarazzante inventarlo adesso.
Sam, che aveva sempre un taccuino in tasca e un'idea in testa, si fermò ad ascoltare: il circo parlava. Le corde cigolavano, i trapezi tintinnavano, qualcuno provava un tamburo e sbagliava sempre lo stesso colpo, come un picchio distratto.
—Ragazzi— disse Sam piano —ci serve un segnale segreto. Uno che dica “pericolo”, “via libera” oppure “il clown sta arrivando con un secchio d'acqua”.
Nina si mise le mani sui fianchi. —Un segnale segreto? Mi piace. Deve essere discreto ma geniale.
Leo guardò in giro. —Discreto al circo è difficile. Qui perfino i gatti fanno le capriole.
Sam annuì serio. —Allora deve essere un segnale che sembra una cosa normale. Tipo… tossire?
—Troppo comune— disse Nina. —Io tossisco quando mangio le caramelle dure. E succede spesso.
In quel momento passò una domatrice con un cerchio infuocato (spento, per fortuna) e salutò con un cenno. I tre bambini la seguirono con lo sguardo finché sparì dietro un sipario.
—Ecco!— esclamò Sam. —Il segnale sarà un gesto, non un suono. Un gesto che solo noi capiamo.
Leo si grattò il mento. —Tipo alzare il mignolo?
Nina lo imitò. —Sembra che stia bevendo tè con la regina.
Sam fece una faccia concentrata, poi schioccò due volte la lingua e… si fermò.
—Hai detto “gesto”, non “suono”— lo punzecchiò Leo.
—Stavo pensando ad alta voce… con la bocca— borbottò Sam.
Poi Sam notò una cosa: vicino alla pista, un riflettore si accendeva e spegneva perché qualcuno, dietro, tirava un cavo troppo corto. Una luce rapida, un “blink” perfetto.
—Ho trovato!— disse Sam. —Il nostro segnale segreto sarà… toccarci il sopracciglio destro e poi indicare una lampada. Sembra che controlliamo la luce, invece diciamo “attenzione, succede qualcosa”.
Nina provò: dito sul sopracciglio, poi indice verso l'alto. —Così?
—Sì— disse Sam. —E se lo facciamo due volte, vuol dire “raduno immediato”.
Leo lo provò e si storse la faccia. —Sembro un detective che ha perso il cappello.
—Perfetto— decretò Nina. —Al circo nessuno sospetta dei detective senza cappello.
Capitolo 2: Il flagello del drappo… ehm, del drappo
Poco dopo, il direttore del circo, il signor Baffoni (che aveva baffi tanto seri da sembrare due virgole arrabbiate), chiamò i tre bambini vicino al carro delle scenografie.
—Voi siete quelli con gli occhi svegli— disse, puntando un dito. —Abbiamo bisogno di un nuovo drappo: una bandiera del circo. Deve sventolare all'ingresso e far venire voglia di entrare anche ai piccioni più diffidenti.
Nina fece un mezzo inchino. —Ci pensiamo noi.
Leo spalancò gli occhi. —Noi? Ma… sappiamo disegnare solo mostri e panini.
Sam, invece, era già in modalità progetto. —Una bandiera è come un numero: serve ritmo e un'idea chiara.
Baffoni annuì. —Esatto. E ricordate: dovete ascoltare. Ogni artista ha un pezzo di magia da mettere lì sopra. Se non ascoltate, verrà fuori un lenzuolo triste.
Detto questo, il direttore se ne andò con passo solenne, inciampò in una cassa (solenne anche lei) e fece finta di nulla.
I tre si guardarono.
—Va bene— disse Nina. —Facciamo una bandiera che racconti il circo: un trapezio, una stella, un elefante…
—Non abbiamo elefanti— ricordò Leo.
—Allora un… un elefante immaginario— decise Nina. —Ancora meglio!
Sam aprì il taccuino. —Prima ascoltiamo tutti. Poi disegniamo. Altrimenti finiamo con una bandiera piena di cose a caso, tipo una forchetta gigante e un calzino triste.
Leo alzò un sopracciglio. —Il calzino triste mi rappresenta.
Partirono per le quinte, dove la magia era più rumorosa: corde, nodi, risate, e quell'odore di trucco da clown che sembrava gomma da masticare alla fragola.
Capitolo 3: Il furgone dei costumi e il signor Zip
Dietro il tendone, un furgone bianco frenò con un “squeeek” drammatico, come se anche le ruote volessero un applauso. Sul portellone c'era scritto: “ZIP! CONSEGNE VELOCI (QUASI)”.
Scese un uomo magro e scattante, con una matita dietro l'orecchio e una giacca piena di tasche. Trascinava una montagna di sacchi colorati.
—Costumi freschi!— annunciò. —E quando dico freschi, intendo che uno ha ancora dentro un biglietto del treno del 2009. Vintage!
—Lei è il signor Zip?— chiese Nina.
—In persona e in cerniera— rispose lui, facendo l'occhiolino. —A chi devo consegnare questo magnifico… sacco che suona come un tamburo?
Il sacco, infatti, fece “BUM” quando lo appoggiò. Sam sobbalzò.
Leo allungò una mano e poi la ritirò. —È normale che un costume faccia bum?
—Solo quando dentro c'è un costume da percussionista— disse Zip. —O un clown che dorme. Ma oggi no, promesso.
Sam si ricordò dell'ordine del direttore: ascoltare. Così si avvicinò a Zip e chiese:
—Qual è il costume più speciale che ha consegnato a questo circo?
Zip si illuminò. —Oh! Quello della Funambola Nerea: una tuta blu notte con cucite sopra piccole stelle. Quando lei cammina sul filo, sembra che il cielo faccia una passeggiata. Ma sapete qual è il segreto?
—Quale?— chiesero in coro.
—Lei mi ha detto: “Zip, le stelle devono essere morbide, perché il pubblico deve sentirsi al sicuro.” Capite? Anche la stoffa ascolta.
Nina annuì lentamente. —È una bella idea per la bandiera: stelle morbide.
Leo si mise a toccare un sacco. —E magari una cerniera. Così la bandiera si apre e… sorpresa!
Sam lo guardò. —Una bandiera con la cerniera?
—Perché no?— disse Leo. —Il circo è pieno di cose che non dovrebbero funzionare e invece funzionano.
Zip rise. —Ragazzino, tu mi piaci. Però attenti: le idee devono ascoltarsi tra loro, altrimenti litigano e finisce che la bandiera diventa un pigiama.
Sam segnò tutto sul taccuino. Poi fece il segnale segreto (sopracciglio, lampada). Nina lo vide e rispose con due gesti: raduno.
—Che succede?— sussurrò Leo.
—Non lo so ancora— disse Sam. —Ma ho sentito un “crack” dietro il carro delle luci. E al circo, quando qualcosa fa crack, di solito non è una nocciolina.
Capitolo 4: La prova generale del caos controllato
Dietro il carro delle luci, un assistente stava cercando di sistemare una carrucola che cigolava come una porta in un film dell'orrore. Solo che qui, invece dell'orrore, c'era un clown che passava con un secchio di coriandoli e starnutiva ogni tre passi.
—Aaaah— fece il clown —…CIÙ!
E una nuvola di coriandoli partì in aria come neve impazzita.
—Ecco il pericolo— mormorò Nina, schivando un coriandolo che voleva atterrarle nel naso.
L'assistente, un ragazzo più grande di nome Mirko, guardò la carrucola con disperazione. —Se si blocca durante lo spettacolo, la rete del trapezio non scende. E io finisco a fare il tappeto umano. Non è nel mio contratto.
Sam fece un passo avanti. —Spiegaci. Piano. Così capiamo.
Mirko lo fissò. —Tu ascolti sul serio?
—Sì— disse Sam. —E poi prendo appunti. È il mio superpotere.
Mirko respirò e raccontò: la corda era troppo tesa, il nodo era vecchio, e la carrucola aveva preso una botta. Serviva una soluzione rapida, ma senza improvvisare a caso.
Leo guardò la corda come se fosse un serpente. —Io posso… tenerla?
—No— disse Mirko. —Se la tieni, ti trascina fino alla luna. E non abbiamo biglietti di ritorno.
Nina osservò la carrucola. —Se allentiamo un po' la tensione e rifacciamo il nodo, forse scorre meglio.
Sam ripeté lentamente, per essere sicuro di aver capito: —Allentare. Rifare nodo. Controllare scorrimento.
Mirko annuì. —Esatto. E serve qualcuno con mani piccole per infilare la corda nel passaggio stretto.
Leo alzò le mani. —Le mie sono piccole! Sono perfette per… rubare biscotti dai barattoli.
—Oggi rubi la sicurezza— disse Nina, e lo spinse delicatamente verso la carrucola.
Con attenzione, Leo infilò la corda, Nina tenne fermo il supporto, Sam contò i movimenti e ripeté le istruzioni come un regista calmo.
Il clown passò di nuovo. —CIÙ!
Un coriandolo finì appiccicato sulla fronte di Sam, proprio sopra il sopracciglio destro, come un distintivo del segnale segreto.
—Adesso sei ufficialmente un semaforo— disse Leo.
Sam si staccò il coriandolo e sorrise. —Via libera?
Mirko provò a tirare la corda. La carrucola scivolò meglio, con un suono soddisfatto, come una sedia che finalmente smette di scricchiolare.
—Bravi— disse Mirko. —Avete ascoltato e non avete fatto gli eroi. Che è la cosa più eroica di tutte, qui.
Nina si gonfiò un po' d'orgoglio, ma lo tenne in tasca. —Ora, bandiera. Dobbiamo ascoltare anche gli altri artisti.
Capitolo 5: Interviste strampalate e una bandiera che prende forma
I tre bambini iniziarono una “tour” dietro le quinte, come giornalisti in miniatura.
La Funambola Nerea li accolse seduta su una cassa, mentre si allacciava le scarpe sottili.
—Cosa vuoi sulla bandiera?— chiese Nina.
Nerea ci pensò. —Un filo. Sottile, ma deciso. E una stella che non punge.
Sam scrisse: “Filo + stella morbida”.
Leo aggiunse: —E magari un cartello: “Non guardare sotto”.
Nerea rise. —Quello lo lasciamo al mistero.
Il giocoliere Arturo, invece, stava lanciando tre arance e ne mangiava una al volo.
—Che mettiamo sulla bandiera?— chiese Sam.
Arturo rispose senza smettere di lanciare: —Tre cerchi. Perché al circo si sbaglia, si riprova, e poi si ride.
—E le arance?— chiese Leo.
—No— disse Arturo. —Le arance sulla bandiera attirano le zanzare. Esperienza.
Passarono dalla tenda dei clown. Il capo-clown, Poldo, aveva la faccia a metà truccata: da un lato era serio, dall'altro lato sorrideva. Sembrava indeciso su che umore scegliere.
—Poldo— disse Nina —cosa vuoi sulla bandiera?
Poldo guardò i tre bambini e parlò piano, con una voce sorprendentemente gentile: —Un orecchio grande.
Leo sbatté le palpebre. —Un… orecchio?
—Sì— disse Poldo. —Perché qui si ascolta. Il pubblico, la musica, i passi. Anche un “ops” va ascoltato, così diventa una risata e non un guaio.
Sam scrisse in stampatello: “ORECCHIO GRANDE (SIMBOLO DI ASCOLTO)”.
Nina rimase un secondo in silenzio, come se stesse sentendo il circo respirare. —È perfetto.
Infine tornarono dal signor Zip, che stava consegnando un mantello pieno di paillettes a qualcuno che sembrava un mago.
—Zip— chiese Sam —se dovessi mettere un dettaglio sulla bandiera, quale sarebbe?
Zip batté una mano su una delle sue tasche. —Un bottone. Perché un bottone tiene insieme le cose quando nessuno ci pensa. E se cade… te ne accorgi solo quando è troppo tardi. Quindi: ascoltare i piccoli segnali.
Leo si illuminò. —Come il nostro segnale segreto!
Nina fece il gesto (sopracciglio, lampada). —Esatto.
Raccolti tutti gli “ingredienti”, i tre si sedettero su una pedana dietro la pista, con un grande pezzo di stoffa color crema. Sembrava una pagina bianca che aspettava una barzelletta.
Sam prese un pennarello nero e tracciò un grande orecchio stilizzato al centro. Nina aggiunse un filo che attraversava la bandiera come una linea elegante. Leo disegnò tre cerchi che rimbalzavano lungo il filo e, con una serietà comica, un bottone enorme in un angolo.
—È… strano— disse Leo, inclinando la testa.
—È circo— rispose Nina, e iniziò a colorare le stelle morbide: gialle ma con bordi arrotondati, come biscotti.
Sam lavorò sui dettagli: una piccola lampada in alto, proprio sopra l'orecchio, come un omaggio al loro segnale segreto.
—Solo noi capiremo— disse.
—E la bandiera ascolterà— aggiunse Nina.
Quando finirono, la stoffa sembrava vibrare di allegria: l'orecchio al centro dava l'idea di “ti sento”, il filo prometteva equilibrio, i cerchi parlavano di gioco, il bottone di cura, e la lampada… di complicità.
Capitolo 6: La sfilata, il segnale e il falò immaginario
La sera dello spettacolo, il tendone era pieno. Il pubblico chiacchierava come un alveare felice. Il direttore Baffoni salì in pista e annunciò:
—Signore e signori! Benvenuti! E prima dei numeri… guardate la nostra nuova bandiera!
All'ingresso, la bandiera si alzò e sventolò. Le stelle morbide sembravano ridere con il vento. Qualcuno tra il pubblico indicò l'orecchio e commentò: “Che carino!”, come se avesse appena scoperto un segreto gentile.
Dietro le quinte, però, il circo non smetteva mai di essere il circo.
Un sacco di costumi scivolò dal furgone di Zip e rotolò come una palla da bowling verso la pista. Dentro, qualcosa fece “BUM BUM BUM”.
—Oh no— sussurrò Leo. —Il costume percussionista!
Zip inseguì il sacco con passi rapidissimi. —Fermati, sacco ribelle!
Il sacco continuò, testardo.
Sam fece il segnale segreto: sopracciglio, lampada. Nina lo vide subito e capì: azione.
—Leo, a destra!— disse Nina. —Io lo intercetto!
—Io? Perché sempre io?— protestò Leo, ma già correva.
Sam non urlò a caso. Ascoltò il rumore del sacco: capì la direzione, il ritmo dei rimbalzi, il momento in cui avrebbe cambiato traiettoria.
—Adesso!— disse.
Nina si lanciò e afferrò il sacco per una corda. Leo lo bloccò dall'altro lato, facendo una faccia da eroe… che stava per starnutire. Zip arrivò e lo tirò indietro.
Il sacco si fermò a un passo dalla pista.
—Ecco— disse Zip, ansimando —questo è un esempio di ascolto: avete ascoltato il rumore, non il panico.
Leo si passò una mano tra i capelli. —Io ho ascoltato soprattutto il mio cuore che faceva “TUM TUM”, ma ok.
Nina rise. —È comunque un suono utile.
Lo spettacolo filò liscio. La rete del trapezio scese perfettamente. Nerea camminò sul filo come se stesse scrivendo una frase nel cielo. Arturo fece volare i suoi cerchi. Poldo il clown entrò in pista, vide la bandiera da lontano e, per un secondo, si toccò l'orecchio come a dire “grazie”.
Quando tutto finì, gli artisti e i tre bambini si ritrovarono dietro il tendone. Il pubblico se ne andava ancora ridendo.
Il direttore Baffoni arrivò con una coperta sulle spalle. —Ottima bandiera— disse. —E ottimo… controllo dei sacchi da bowling.
Zip fece un inchino. —Il mio furgone ha un carattere vivace.
—Come te— rispose Nina.
Qualcuno propose un falò, ma pioveva appena, una pioggerellina sottile che sembrava spruzzata con un nebulizzatore.
—Allora facciamolo immaginario— disse Sam.
Si sedettero in cerchio, sotto una tettoia, e Sam iniziò: —Chiudete gli occhi. Il falò è al centro. Scoppietta, ma non brucia. Profuma di legna e zucchero filato, perché è un falò di circo.
—Io vedo le fiamme a forma di stelle morbide— disse Nina.
—Io vedo un bottone che arrostisce e diventa… un bottone croccante— aggiunse Leo.
Zip intervenne: —Io vedo una cerniera che fa “zzzip” e apre un marshmallow. Non chiedetemi come.
Risero tutti. Poi ci fu un momento più quieto, come quando il tamburo smette di provare e finalmente fa il colpo giusto.
Sam parlò piano: —Oggi il segnale segreto ci ha aiutati. Ma ha funzionato perché ci siamo ascoltati. Mirko, Zip, Nerea, Poldo… tutti.
Nina annuì. —Ascoltare è come tenere il filo: se lo senti bene sotto i piedi, non cadi.
Leo sospirò, soddisfatto. —E se cadi, almeno c'è la rete. Ma è meglio non testarla troppo spesso.
Il falò immaginario scoppiettò ancora un po' nelle loro teste, caldo e allegro. Sopra, la bandiera nuova sventolava nel vento della sera, come se anche lei stesse ascoltando tutte le risate del circo e le tenesse strette, per il giorno dopo.