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Storia di detective 11/12 anni Lettura 24 min.

Il mistero del quaderno delle donazioni scomparso

In una biblioteca sparisce il quaderno delle donazioni e il paziente signor Elio indaga tra indizi curiosi, sospetti e piccoli segreti dei personaggi. La ricerca svela tensioni e movimenti misteriosi senza rivelare ancora il colpevole.

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Un investigatore di circa 60 anni, volto dolce e rugoso, capelli grigi corti, giacca blu con tasche piene, osserva attentamente un piccolo taccuino nero su un tavolo; espressione concentrata e serena, sopracciglia corrugate, mani guantate che tengono delicatamente il taccuino. Una bibliotecaria di circa 50 anni, capelli castano chiaro raccolti in uno chignon, occhiali sulla testa, vestito semplice a pois, è in piedi dietro il bancone a sinistra, viso preoccupato ma sollevato, mani vicino alla bocca. Un ragazzo di circa 16 anni con felpa grigia con cappuccio e zaino, capelli castani, osserva la scena vicino alla porta sul fondo, postura frettolosa ma attenta, una mano nella tasca come se stesse per andarsene. La scena si svolge in una biblioteca antica con scaffali in legno scuro pieni di libri dai dorsi colorati, tappeto a motivi stellati sotto un tavolo rotondo, finestre alte con luce soffusa e piccoli oggetti d'archivio sugli scaffali. Situazione principale: l'investigatore ha trovato il taccuino nero in un piccolo mucchio di carte vicino a un cassonetto nel patio; atmosfera di sollievo e curiosità, piccole tracce di terra e un pezzo di plastica trasparente accanto al taccuino, atmosfera calma e calda, palette acquerello con tocchi di marrone, blu e verde muschio. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — Il quaderno scomparso

Il signor Elio Rinaldi non aveva la faccia da detective dei film: niente cappotto svolazzante, niente sigaro. Aveva una giacca blu con le tasche sempre piene, un taccuino piccolo e una pazienza che sembrava infinita. La sua specialità era semplice: notava le cose che gli altri calpestavano con lo sguardo.

Quella mattina, la Biblioteca Civica di Via del Platano profumava di carta e di pioggia asciugata. Tra gli scaffali, il silenzio era un mare calmo, interrotto solo dal fruscio delle pagine e dal “tic” della vecchia pendola.

La bibliotecaria, la signora De Luca, lo aspettava dietro il banco prestiti. Aveva gli occhiali appoggiati sulla testa come un nido.

— Grazie per essere venuto, signor Rinaldi. È sparito il Quaderno delle Donazioni.

Elio alzò un sopracciglio. — Sparito… o spostato?

— Sparito. È un registro dove segniamo i doni: libri rari, mappe, fotografie. Ieri sera era nel cassetto. Stamattina, niente. E tra due giorni c'è la mostra “Memorie della città”. Senza quel quaderno… non sappiamo cosa esporre, e soprattutto a chi appartiene cosa.

Un furto, quindi. Ma un furto strano: chi ruba un quaderno pieno di firme e appunti?

Elio fece un giro lento intorno al banco. Il pavimento di marmo era pulito, ma non troppo: vicino al termosifone c'era una piccola scia di granelli scuri, come sabbia. Si chinò, ne prese un pizzico e lo strofinò tra le dita. Aveva odore di terra umida.

— Ieri sera, chi ha chiuso? — chiese.

— Io. E con me c'erano due volontari: Marta, che sistema i libri, e Gabriele, che cura l'archivio fotografico. Inoltre è passato il signor Bassi, il collezionista. Diceva di voler donare una cartolina antica. È… come dire… molto geloso delle sue cose.

Elio annuì. — La serratura è stata forzata?

— No.

— Quindi qualcuno con una chiave… o qualcuno che ha trovato il modo di aprire senza lasciare segni. Mi faccia vedere il cassetto.

La signora De Luca aprì il cassetto vuoto. Lì dentro c'era odore di legno e inchiostro. Elio notò subito una cosa: sul fondo, una riga più chiara, come se un oggetto rettangolare fosse stato spostato di recente. E vicino alla maniglia, un'impronta leggera, appiccicosa.

— Caramella? — mormorò.

— Come scusi?

Elio indicò la macchiolina lucida. — Zucchero. Qui qualcuno ha toccato con dita appiccicose.

La bibliotecaria sospirò. — I ragazzi… ieri pomeriggio c'era un laboratorio di fumetto. Una decina di preadolescenti.

Elio tirò fuori il taccuino. — Bene. Cominciamo con ordine. In un caso così, la fretta è un lusso che non possiamo permetterci.

E tu? Se fossi lì, cosa noteresti per primo: la sabbia vicino al termosifone, la macchia di zucchero sulla maniglia, o il fatto che la serratura non è stata forzata?

Capitolo 2 — Dettagli che parlano

Elio si mise a osservare la sala come se fosse una fotografia enorme. Non cercava il colpevole: cercava le contraddizioni.

La signora De Luca lo guidò verso l'angolo lettura. C'erano poltroncine, un tappeto con disegni di stelle e un tavolino basso. Sul tappeto, accanto a una gamba del tavolino, Elio vide una cosa piccola ma brillante: un pezzetto di plastica trasparente, con dentro una striscia argentata.

Lo raccolse. Era il sigillo di una busta per fotografie. Quello che si stacca quando apri una confezione nuova.

— Gabriele usa queste buste? — chiese.

— Sì, per le foto d'archivio.

— Interessante.

Elio continuò. Davanti alla finestra, una pianta in vaso aveva foglie un po' tristi. Sotto, sul davanzale, una traccia di terra era stata spostata come da un gomito appoggiato in fretta. E sul vetro, a metà altezza, c'era l'alone di una mano.

— Qualcuno ha guardato fuori — disse Elio.

— Qui? Ma dà sul cortile interno.

— Proprio per questo. Non si guarda fuori per il panorama. Si guarda perché si aspetta qualcuno… o qualcosa.

La bibliotecaria deglutì. — Crede che ci sia un complice?

— Non credo. Ragiono.

Chiese di vedere il corridoio degli uffici. Lì, il termosifone che aveva visto prima era ancora tiepido. E la sabbia… continuava, più sottile, fino a un armadietto metallico.

Elio appoggiò l'orecchio sull'anta. Niente. Aprì con calma: dentro c'erano guanti di cotone, etichette, scotch per restauro. E un ombrello pieghevole, chiuso male, ancora sporco di fango.

— Di chi è? — domandò.

La signora De Luca si morse il labbro. — Non mio. E… non dovrebbe essere lì.

Elio non toccò l'ombrello. Lo indicò solo, come fosse un animale che dorme. — Chiunque l'abbia lasciato aveva fretta e non voleva portarselo dietro. O voleva far credere di essere uscito sotto la pioggia.

— Ma ieri non pioveva — disse la bibliotecaria, e si bloccò come se si fosse appena accorta di qualcosa.

Elio sorrise appena. — Esatto.

Poi chiese di parlare con i tre nomi che aveva sentito: Marta, Gabriele e il signor Bassi.

— Uno alla volta — disse. — E prima, voglio rileggere gli elementi.

Si sedette su una sedia, aprì il taccuino e scrisse, scandendo ogni parola come un metronomo:

1) Serratura intatta.

2) Dita appiccicose sul cassetto.

3) Terra umida e ombrello infangato, ma niente pioggia.

4) Sigillo di busta fotografica.

5) Mano sul vetro verso il cortile.

— La pazienza — mormorò — è come una lente. Fa vedere quello che la fretta schiaccia.

Se tu fossi Elio, quale di questi indizi collegheresti per primo? Ombrello e terra? Sigillo e archivio? O la mano sul vetro e il cortile?

Capitolo 3 — Sospetti in fila

Marta arrivò per prima. Aveva i capelli raccolti in una treccia disordinata e dita segnate dalla colla dei dorsi dei libri. Sembrava stanca, ma non agitata.

— Mi dispiace tantissimo — disse. — Quel quaderno è importante. Senza, è un caos.

Elio non le chiese subito “dov'eri”. Le chiese: — Ieri pomeriggio, al laboratorio di fumetto, qualcuno ha mangiato caramelle?

Marta strinse le spalle. — Quasi tutti. Ho detto di non sporcare, ma… sa com'è. Però la signora De Luca è severa: di solito controlla.

— Hai visto qualcuno vicino al banco prestiti?

Marta ci pensò. — Gabriele è passato più volte. Cercava una foto “fondamentale” per la mostra. Era nervoso.

— Nervoso perché?

— Perché il signor Bassi gli faceva pressione. È venuto anche ieri, sì. Continuava a dire: “Le mie cartoline devono stare in vetrina, non in un cassetto”. E Gabriele cercava di restare gentile.

Elio segnò: “tensione tra Bassi e Gabriele”.

Toccò poi a Gabriele. Era alto, magro, con occhiaie e una camicia che sembrava stirata di corsa. Guardava spesso l'orologio, come se il tempo fosse un cane che gli mordeva i talloni.

— Non ho rubato niente — disse subito, senza essere stato accusato.

Elio inclinò la testa. — Non ho ancora detto “rubato”.

Gabriele arrossì. — È… sparito. Ma io no. Cioè, io ero qui. Sistemavo le foto. Ho anche portato delle buste nuove, quelle trasparenti. Forse una si è aperta.

Elio mostrò il sigillo trovato. — Come questo?

— Sì, esatto.

— Ieri non pioveva, vero?

— No.

— E allora perché c'è un ombrello infangato nell'armadietto del corridoio?

Gabriele sgranò gli occhi. — Io non ho messo nessun ombrello lì. Magari è di Marta?

— Non è mio — intervenne Marta dalla porta, che era rimasta socchiusa.

Elio non commentò. — Il quaderno dov'è di solito?

— Nel cassetto. Ma… — Gabriele esitò — ieri sera la signora De Luca mi ha chiesto di cercare una firma in quel quaderno. L'ho aperto. Ho sfogliato. Poi… l'ho rimesso.

— L'hai rimesso tu?

— Sì.

— Hai chiuso il cassetto?

— Certo.

Elio fece un'altra domanda, secca: — Hai guardato fuori dalla finestra del corridoio, verso il cortile?

Gabriele si irrigidì. — Forse. Aspettavo un corriere. Doveva portare una cornice.

— Ti è arrivata?

— No.

Il signor Bassi fu l'ultimo. Entrò come se la biblioteca fosse casa sua: cappotto elegante, profumo forte, bastone da passeggio più scenografico che necessario. Aveva un sorriso sottile.

— Che imbarazzo — disse. — Un quaderno scomparso… in una biblioteca.

— Lei ieri è venuto con una cartolina da donare — disse Elio.

— Esatto. Una rarità. Ma non mi fido a lasciarla incustodita. Ho solo mostrato la cartolina. Poi l'ho ripresa.

Elio lo guardò negli occhi. — Ha visto il quaderno delle donazioni?

— Non mi interessano i quaderni. Mi interessano gli oggetti.

Mentre parlavano, nel corridoio passò qualcuno di corsa. Un ragazzo con uno zaino enorme, cappuccio tirato su, passo veloce. Urto leggero contro lo stipite, un “scusa” sussurrato senza fermarsi. Era una persona pressata, come spinta da un pensiero urgente.

Elio si voltò di scatto. Vide solo la schiena che spariva.

— Chi è? — chiese.

La signora De Luca si affacciò. — Ah, quello… è Nico. Un ragazzo che viene qui spesso a usare il computer. Dice sempre di essere in ritardo.

Elio si segnò anche quello. La fretta, in un'indagine, è spesso una traccia.

E tu? Chi ti sembra più sospetto finora: Gabriele che era nervoso, Bassi che vuole controllare tutto, o Nico che corre via senza guardare?

Capitolo 4 — L'immagine floue

Elio chiese di vedere le telecamere interne. La biblioteca ne aveva poche: una all'ingresso, una nel corridoio, una nella sala computer. Non erano moderne. Più che video, sembravano ricordi.

La signora De Luca portò Elio nella stanzetta dove c'era il monitor. Le immagini scorrevano a scatti. Persone che entravano, uscivano, si fermavano a leggere gli avvisi.

Elio indicò un punto: l'ora di chiusura, la sera prima. Nel corridoio, Gabriele passava con una cartellina. Poi si fermava un attimo vicino alla finestra del cortile. Sembrava guardare fuori.

Poi, una figura con cappuccio attraversava l'inquadratura. Nico? Difficile dirlo. L'immagine era… floue, sfocata, come se il mondo avesse sbattuto le palpebre. Si vedeva solo un movimento rapido e una macchia chiara, forse una busta, forse un foglio.

— Ecco — sussurrò la bibliotecaria. — Quello! Quello prende qualcosa?

Elio mise in pausa. Guardò meglio, più vicino allo schermo. Sfocato, sì, ma non completamente. In quell'attimo, la macchia chiara aveva un bordo scuro. Come un quaderno con copertina nera e un'etichetta bianca.

— Possibile — disse Elio. — Ma non basta.

Fece scorrere avanti. La figura col cappuccio usciva dal corridoio. Subito dopo, passava il signor Bassi, lento, bastone che batteva sul pavimento. Si fermava un secondo al banco prestiti, poi se ne andava.

Elio tornò indietro, al fotogramma sfocato. Notò un dettaglio: vicino ai piedi della figura, sul pavimento, una macchiolina scura. Non era ombra: sembrava terra. La stessa della scia vicino al termosifone.

— Terra umida… in un corridoio asciutto — mormorò. — Non viene da fuori. O viene da un posto interno… come il cortile.

— Ma il cortile è chiuso — disse la signora De Luca. — C'è solo una porta di servizio, con chiave. E la chiave ce l'ho io.

Elio la guardò senza accusare. — E dov'è la chiave, di solito?

— In un gancio, dietro il banco. Nessuno la prende mai.

Elio fece una pausa. Poi disse piano: — “Nessuno” è una parola comoda. Ma spesso non è vera.

Chiese di vedere la porta di servizio. Era una porta grigia, con un vetro piccolo in alto. Il vetro era leggermente appannato, come se qualcuno ci avesse soffiato vicino.

Elio si abbassò e vide, alla base della porta, un granellino di plastica trasparente incastrato nella guarnizione. Lo estrasse: sembrava un pezzetto di sigillo, identico a quello delle buste per fotografie.

— Quindi le buste dell'archivio sono passate di qui — concluse.

Gabriele sbiancò. — Io… io non ho portato nulla nel cortile.

— Non hai bisogno di mentire — disse Elio. — Hai bisogno di ricordare.

Elio aprì il taccuino e, ancora una volta, rilesse gli elementi ad alta voce. Stavolta aggiunse:

6) Video sfocato: figura con cappuccio e bordo scuro (possibile quaderno).

7) Tracce verso la porta di servizio.

8) Sigillo anche sulla guarnizione.

Poi guardò i presenti. — Ora vi faccio una domanda diversa: chi sapeva che il Quaderno delle Donazioni era necessario per la mostra? Chi aveva un motivo urgente, oggi, di averlo… o di impedirne l'uso?

Silenzio. Un silenzio teso come una corda.

Se tu dovessi scegliere, cosa pensi che sia successo: qualcuno ha rubato il quaderno per nascondere una donazione? O l'ha preso per ricattare la biblioteca? O per proteggere qualcosa che non doveva essere esposto?

Capitolo 5 — Rileggere, collegare, aspettare

Elio uscì un momento nel cortile interno. Era un rettangolo di pietra con una fontanella, qualche panchina e un'aiuola bassa. L'aria sapeva di muschio e di ferro bagnato, anche se non pioveva. La terra dell'aiuola era scura e morbida: la stessa che aveva trovato in biblioteca.

Accanto alla fontanella c'era un bidone per la carta. Elio non lo aprì subito. Prima si guardò intorno. Notò impronte leggere, come quelle di scarpe da ginnastica, che andavano e venivano dalla porta di servizio. E, sul bordo del bidone, un alone appiccicoso.

— Zucchero anche qui — disse tra sé.

Tornò dentro e chiese alla signora De Luca di chiamare Nico. Ci mise poco: Nico era nella sala computer, con le cuffie al collo e lo zaino ai piedi. Quando arrivò, teneva le mani in tasca e lo sguardo basso.

— Nico — disse Elio con voce calma — ieri sera eri qui fino a tardi?

— Io… sì. Dovevo finire una ricerca.

— E stamattina sei passato di corsa.

— Ho scuola. E poi… non mi piace essere interrogato.

Elio annuì. — Nemmeno a me piace interrogare. Preferisco capire. Dimmi: mangi caramelle mentre usi il computer?

Nico fece una smorfia. — A volte. Mi aiuta a pensare.

— E ieri? Caramelle alla menta, magari?

Nico lo guardò, sorpreso. — Sì. Come fa a…

— Le dita appiccicose parlano. E anche il bidone nel cortile.

Nico spalancò gli occhi. — Il bidone?

Elio si appoggiò allo stipite. — Non ti accuso, Nico. Ma qualcuno è passato dal cortile con qualcosa di importante. Un quaderno nero, forse. Un oggetto che non doveva lasciare tracce. Eppure ha lasciato terra e zucchero. Tu sei l'unico che corre sempre e mangia caramelle. Però… nel video l'immagine è sfocata. Potrebbe essere chiunque con un cappuccio.

Nico deglutì. — Io… ho visto una cosa. Ieri sera, quando stavo per uscire, ho visto Gabriele vicino alla porta di servizio. Parlava con qualcuno nel cortile. Non ho visto bene. C'era il vetro appannato.

Gabriele scattò: — Non è vero!

Elio alzò una mano. — Piano. La pazienza, ricordate?

Si rivolse a Gabriele. — Hai detto che aspettavi un corriere per una cornice. Forse non era un corriere. Forse era qualcuno che doveva prendere qualcosa.

Gabriele tremò appena. — Io… stavo solo cercando una soluzione. La mostra… il signor Bassi voleva la sua cartolina esposta, ma non voleva firmare la donazione definitiva. Senza la firma nel quaderno, non potevamo esporla. Lui ha detto che avrebbe firmato “in privato”. Mi ha chiesto di portare il quaderno nel cortile, per non farsi vedere.

Bassi si irrigidì. — Assurdo.

Elio lo fissò. — Assurdo è che un collezionista pretenda una firma segreta in una biblioteca pubblica. Eppure spiegherebbe la mano sul vetro e la terra.

— Io non ho rubato il quaderno! — insistette Gabriele. — L'ho portato fuori per far firmare. Poi… mi sono distratto un secondo. Bassi parlava, io guardavo la penna… e qualcuno è passato di corsa. Una figura con cappuccio. Ha urtato me, ha preso il quaderno e… è scappato.

Elio chiuse gli occhi un attimo, come per rimettere in fila i pezzi. Poi riaprì il taccuino e rilesse tutto. L'ordine era la sua arma.

— Quindi — disse — abbiamo:

• Il quaderno è uscito dal cassetto senza forzature: perché qualcuno autorizzato l'ha preso.

• È finito vicino alla porta di servizio: perché doveva essere firmato “in privato”.

• Una persona pressata è passata di corsa: qualcuno ha approfittato della confusione.

• Zucchero e terra: il ladro ha toccato e ha corso tra cortile e corridoio.

Elio guardò Nico. — Tu hai visto Gabriele e un'altra persona, ma non chi ha preso il quaderno.

Nico scosse la testa, quasi dispiaciuto. — Era tutto… confuso. Sfocato, come nel video.

Elio si voltò verso Bassi. — Lei ieri aveva un bastone. Cammina piano. Non è lei che corre. Ma lei può aver creato l'occasione.

Bassi strinse il bastone. — Io volevo discrezione, non un furto.

Elio respirò. — Allora troviamo il quaderno. E lo facciamo con calma.

Chiese alla signora De Luca un paio di guanti e andò nel cortile. Aprì il bidone della carta. Sopra c'erano volantini e fogli stampati. Sotto, una cartellina. Sotto ancora… un quaderno nero con un'etichetta bianca.

— Eccolo — disse.

La bibliotecaria portò una mano alla bocca. — Ma… perché qui?

Elio guardò Nico. Nico scosse la testa, quasi offeso. — Non sono stato io!

Elio non lo contraddisse. Osservò il quaderno: era pulito, ma sul bordo c'era una macchia appiccicosa. E tra le pagine, un sigillo di plastica trasparente.

— Il ladro ha voluto nasconderlo in fretta — disse Elio. — E poi tornare a prenderlo quando non c'era nessuno. La fretta fa brutti nascondigli.

Ora la domanda per te: chi avrebbe potuto tornare più tardi senza attirare attenzione? Un volontario? Un visitatore abituale? O qualcuno che si sente “di casa” in biblioteca?

Capitolo 6 — La soluzione e la merenda

Elio non aprì subito il quaderno. Prima lo posò sul tavolo dell'ufficio, come se fosse una prova fragile. Poi guardò tutti.

— Chiunque l'abbia nascosto nel bidone pensava di recuperarlo dopo. Ma per recuperarlo, doveva sapere che l'avremmo cercato… e dove.

Si voltò verso la signora De Luca. — Chi ha svuotato quel bidone, di solito?

— Marta — rispose lei. — E a volte Nico, se vuole guadagnarsi qualche ora extra al computer aiutando.

Marta si irrigidì. — Io ieri non l'ho svuotato.

Elio annuì. — E oggi?

— Non ancora.

Elio prese il sigillo trovato tra le pagine. — Questo viene dalle buste di Gabriele. Quindi il quaderno, o chi lo portava, è stato vicino alle foto.

Gabriele sbatté le palpebre. — Ma io… io ho solo portato buste nuove.

— Esatto — disse Elio. — Buste nuove. Con sigilli nuovi. E uno si è staccato. Il ladro lo ha perso.

Elio tornò all'ombrello infangato. — E l'ombrello? Un oggetto lasciato apposta, forse, per farci credere a una fuga sotto la pioggia. Ma ieri non pioveva. Quindi l'ombrello è un depistaggio.

Bassi rise piano. — Un depistaggio? Qui?

Elio lo fissò. — Lei è l'unico che usa un bastone. Sa cosa fa un bastone su un pavimento? Fa rumore. Copre altri rumori. Come un cassetto che si apre, o un quaderno che si sposta.

Bassi strinse la mascella. — Sta insinuando…

— Sto concludendo — disse Elio, calmo. — Lei ha chiesto a Gabriele un incontro “privato” per la firma, creando una situazione fuori procedura. Nel corridoio, mentre il suo bastone batteva, qualcuno ha preso il quaderno dal cassetto: non forzando, perché Gabriele lo aveva già in mano o lo stava per consegnare. Poi lei ha lasciato l'ombrello infangato per confondere le tracce, e ha nascosto il quaderno nel bidone del cortile, contando di riprenderlo più tardi. Ma non ha previsto la mia lente: la pazienza.

Bassi scosse il capo, ma il suo sguardo vacillò. — Io non volevo rubarlo. Volevo solo… tempo. Quella cartolina non è mia. È di mio fratello. Io… volevo esporla come se fosse mia donazione. Nel quaderno, la firma avrebbe mostrato la verità. Dovevo… sistemare le cose.

La signora De Luca lo guardò, delusa. — E ha scelto di creare un problema enorme.

Elio intervenne, senza durezza. — A volte le persone sbagliano perché hanno paura. Ma la paura, come la fretta, fa pasticci.

Bassi abbassò il bastone. — Restituirò tutto. E parlerò con mio fratello.

Elio annuì. — Bene. E ora sistemiamo la biblioteca.

La bibliotecaria ripose il quaderno nel cassetto, questa volta con una piccola chiave legata a un laccetto, ben visibile. Marta riportò ordine tra i tavoli. Gabriele sospirò come se gli avessero tolto un peso dallo zaino.

Nico, che era rimasto in disparte, si avvicinò a Elio. — Quindi… non era la mia fretta.

Elio sorrise. — La tua fretta è un'abitudine. Non un crimine. Ma ricorda: correre ti fa vedere il mondo sfocato. Se cammini, i dettagli si mettono a fuoco.

Nico annuì, serio. — Ci proverò.

La signora De Luca batté le mani, come per scacciare l'aria pesante. — E adesso, visto che abbiamo rischiato un disastro… merenda per tutti. Ho dei biscotti al cacao e succo di pesca. E, Nico, niente briciole sulla tastiera.

Nico fece un mezzo sorriso. — Promesso.

Si sedettero in una piccola sala con un tavolo rotondo. Fuori, la pendola continuava il suo “tic” tranquillo, come se approvasse. Elio addentò un biscotto e guardò il quaderno, ormai al sicuro.

— Un caso risolto — disse Marta.

— Con pazienza — aggiunse Gabriele.

Elio alzò il bicchiere di succo, senza cerimonie. — Con pazienza e con occhi aperti.

E mentre le risate tornavano leggere tra gli scaffali, la biblioteca riprese a essere quello che doveva: un posto dove i misteri stanno nei libri… e non nei cassetti.

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Appiccicosa
Che resta attaccata al tocco, come se fosse coperta di zucchero o colla.
Sigillo
Parte di plastica o carta che chiude una busta o una scatola nuova.
Trasparente
Che si può vedere attraverso, come il vetro o certe plastiche.
Scotch per restauro
Nastro adesivo usato per riparare libri o documenti fragili.
Ombrello pieghevole
Ombrello piccolo che si chiude in più parti per portarlo facilmente.
Depistaggio
Azione che serve a confondere chi cerca la verità o la pista giusta.
Sfocato
Immagine o oggetto non chiaro, con i contorni confusi.
Guarnizione
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