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Storia di piccoli investigatori 11/12 anni Lettura 17 min.

Il mistero del quaderno blu alla fermata dell’autobus

Milo, una giovane lontra detective "in prova", aiuta la compagna Lilla a ritrovare il suo quaderno di scienze scomparso, seguendo indizi e interrogando i compagni alla fermata per ricostruire cosa è successo.

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Milo, una lontra di 12 anni dal volto rotondo e baffi sottili, pelo marrone chiaro, sguardo concentrato e benevolo, tiene una lente e si inginocchia davanti a Nino, un giovane riccio con impermeabile giallo troppo grande, punte morbide, volto imbarazzato e occhi lucidi che stringe un quaderno blu con adesivo a forma di foglia; accanto Lilla, una lepretta timida dalle orecchie lunghe e pelo chiaro con sfumature rosa, accovacciata e che tiene la custodia blu del quaderno; Bruno, un tasso robusto con zaino scuro, sta dietro pronto ad aiutare. Ambientazione: parco umido dopo la pioggia con un grande castagno, pozzanghera riflettente, panchina sbiadita e chiosco dei gelati chiuso, cielo grigio chiaro. Situazione: scoperta e confronto gentile, atmosfera rassicurante, luci morbide e palette pastello con tocchi di blu e giallo. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il quaderno scomparso

La fermata dell'autobus di Via del Tiglio aveva una panchina verde, un cestino sempre troppo pieno e un cartello un po' storto che cigolava quando tirava vento. Era un posto normalissimo. Proprio per questo, a Milo piaceva: i misteri migliori, secondo lui, si nascondevano nelle cose di tutti i giorni.

Milo era una lontra di dodici anni, con baffetti curiosi e una borsa a tracolla piena di matite temperate. Non era un detective vero. Era un detective “in prova”, come diceva lui, con educazione e tanta pazienza.

Quel pomeriggio pioveva a spruzzi. Sotto la pensilina c'erano già alcuni animali: la signora Gilda, una capra elegante con un ombrello enorme; Bruno, un tasso con lo zaino pesante; e Lilla, una lepre della classe di Milo, che tamburellava le dita sul ginocchio.

Lilla aveva una faccia strana. Non la faccia “ho dimenticato i compiti”. Era peggio.

— Milo… ho perso il mio quaderno di scienze — sussurrò, come se il quaderno potesse sentire e scappare più lontano.

— Il quaderno con la copertina blu e l'adesivo a forma di foglia? — chiese Milo.

Lilla annuì. — Dentro c'è il progetto per la fiera. Se non lo consegno, la prof mi… mi fa fare la relazione doppia!

Milo guardò la panchina, il pavimento bagnato, le pozzanghere. — Quando l'hai visto l'ultima volta?

— Sull'autobus. O forse… qui. Io… non lo so più.

Il cartello della fermata cigolò, come se fosse un colpevole che fingeva innocenza.

Milo si sistemò la tracolla. — Va bene. Niente panico. Facciamo una cosa semplice: ricostruiamo. Chi era qui? Cosa è successo? E soprattutto… dove può finire un quaderno blu quando ha voglia di sparire?

Lilla fece un mezzo sorriso. — Tu parli come nei libri gialli.

— E tu respira come nei libri di yoga — ribatté Milo. — Iniziamo.

Capitolo 2: Tre indizi sotto la pensilina

Milo si inginocchiò vicino alla panchina. Non voleva sporcarsi, ma una lontra è abituata alle pozzanghere: sono cugine lontane dei fiumi.

Sotto la panchina trovò tre cose:

1) un biglietto dell'autobus piegato a triangolo,

2) una briciola di biscotto al miele,

3) una piccola macchia di inchiostro blu, come una goccia caduta di fretta.

— Guarda — disse a Lilla, indicando la macchia. — Questo è nuovo?

Lilla spalancò gli occhi. — Il mio quaderno aveva una penna che perdeva! Sempre!

Milo raccolse il biglietto triangolare con due dita, come se fosse una prova in tribunale. — Questo biglietto… è stato piegato con cura. Non dal vento.

— Io non piego i biglietti — disse Lilla.

Milo annusò la briciola. — Biscotto al miele. Qualcuno qui ne mangia?

La signora Gilda tossicchiò in modo molto “educato”. — Io porto sempre biscotti. La pioggia mette fame.

Bruno il tasso alzò le spalle. — Io mangio solo panini. I biscotti mi si incollano ai denti.

Milo osservò anche le scarpe: zampette bagnate lasciavano impronte scure sull'asfalto. C'erano impronte piccole e rapide (di lepre), impronte pesanti e larghe (di tasso), e impronte sottili con tacco (della capra).

— Lilla, prima di salire sull'autobus, dov'eri? — chiese Milo.

— Sono arrivata di corsa. Ho urtato lo zaino di Bruno. Ho detto “scusa” e poi… è arrivato l'autobus.

Bruno grugnì, non cattivo: solo tasso. — Vero. Mi hai fatto quasi cadere la borraccia.

Milo fece un cenno. — Bene. Ricordate: non stiamo accusando nessuno. Stiamo solo facendo domande, come quando si cerca una chiave in casa. La chiave non è “colpevole”. È solo… nascosta.

Lilla rise piano. — Preferisco un quaderno nascosto a una prof arrabbiata.

Milo guardò il cestino. Era vicino alla panchina, con il coperchio mezzo aperto. Una folata di vento lo fece sbattere: CLAC.

— A volte — disse Milo — le cose cadono dove non dovrebbero. Ma un quaderno… è grande. Non entra in un cestino senza un po' di volontà.

Lilla deglutì. — Vuoi dire che qualcuno l'ha buttato?

— Non lo so. Ma vediamo chi ha avuto l'occasione.

Capitolo 3: Interrogatorio gentile

Milo iniziò con il metodo che chiamava “interrogatorio gentile”, che era più o meno: sorridere, ascoltare, non far sentire nessuno in trappola.

— Signora Gilda — disse — lei ha visto il quaderno di Lilla?

La capra sistemò il cappello. — Ho visto una cosa blu, sì. Ma ho pensato fosse una cartellina. Era vicino alla panchina. Poi ho sentito il bus arrivare e ho alzato l'ombrello. Con la pioggia non si vede bene.

— Ha mangiato biscotti qui? — chiese Milo, indicando la briciola.

— Certo. Ne vuole uno? — propose Gilda, già pronta a tirare fuori un sacchetto.

— Dopo, grazie. Bruno — Milo si voltò — tu hai visto qualcosa?

Bruno sbuffò. — Ho visto Lilla frugare nello zaino come una talpa nervosa. Poi è salita sul bus e ha occupato il posto vicino al finestrino. Io ero dietro.

— E sul bus? — insistette Milo.

Bruno si grattò il mento. — A un certo punto, quando siamo passati davanti alla panetteria, qualcuno ha riso forte. Un ridacchiare… tipo “ih ih”. Era davanti. Non ho visto chi.

Lilla arrossì. — Io non ridacchio “ih ih”. Io… starnutisco.

— E tu, Lilla, quando hai capito che mancava il quaderno? — chiese Milo.

— Quando sono scesa alla fermata della biblioteca. Ho tirato fuori il quaderno per studiare e… niente. Ho solo trovato una gomma spezzata.

Milo fece un passo verso il cartello storto. Il metallo aveva un graffio fresco. Sotto, nell'erba bagnata, c'era una strisciata come se qualcosa fosse stata trascinata.

— Lilla — disse Milo, abbassando la voce — quando sei arrivata, eri di corsa. Potresti averlo fatto cadere qui. E qualcuno… potrebbe averlo raccolto per sbaglio.

— Per sbaglio? — ripeté Lilla, aggrappandosi a quella parola come a un salvagente.

Milo annuì. — Prima però voglio un'altra informazione. Chi prende il bus a quest'ora? Di solito ci sono anche i gemelli scoiattolo, vero?

— Sì — disse Lilla — Pino e Pina. Sempre con le tasche piene di… cose.

Come se fossero stati chiamati, due scoiattoli comparvero sotto la pensilina, scuotendo l'acqua dalla coda.

— Parlate di noi? — chiese Pina, con un sorriso troppo innocente per essere vero.

— Solo del fatto che siete puntuali — rispose Milo. — Avete visto un quaderno blu?

Pino e Pina si guardarono. Poi Pino disse: — Quaderno? Noi abbiamo visto solo un… oggetto blu che spuntava da un cestino. Ma poi è arrivato il bus e…

Pina aggiunse, velocissima: — …e noi siamo saliti.

Milo fissò il cestino. Il coperchio era ancora mezzo aperto.

— Bene — disse. — Allora il prossimo passo è chiaro. Controlliamo.

Capitolo 4: Il cestino che “non c'entra niente”

Il problema era che il cestino puzzava. Non di mistero. Di bucce di banana.

Milo si rimboccò idealmente le maniche (non aveva maniche, ma l'idea aiutava). — Ok. Regola numero uno: si cerca senza fare disastri. Regola numero due: si chiede aiuto.

Bruno fece un passo avanti. — Io posso reggere il coperchio. Sono forte.

La signora Gilda si allontanò di mezzo passo. — Io posso… dare indicazioni morali da qui.

Lilla si tappò il naso con una zampa. — Io posso… essere coraggiosa a distanza.

I gemelli scoiattolo si avvicinarono, curiosi come mollette. — Noi possiamo… guardare dall'alto della panchina — disse Pina, già pronta a saltare su.

Bruno sollevò il coperchio. Milo, con attenzione, spostò un sacchetto, poi un foglio di giornale bagnato, poi una scatolina di succo.

Niente quaderno.

— Non c'è — sussurrò Lilla, con la voce che le si spezzava.

Milo non si arrese. Guardò meglio. Sul bordo interno del cestino, appiccicata, c'era una striscia di nastro adesivo trasparente. E attaccata al nastro… una fibra blu, come di cartoncino.

— Qualcuno ha infilato qualcosa e poi l'ha tirato fuori — disse Milo. — Il nastro lo ha “strappato” un po'.

Pino aggrottò la fronte. — Ma perché mettere un quaderno nel cestino e poi toglierlo?

Milo alzò lo sguardo verso la strada. C'era una pozzanghera grande vicino al marciapiede. Dentro galleggiava una fogliolina… e qualcosa di più scuro.

Milo si avvicinò. Con un rametto, pescò delicatamente l'oggetto. Era una custodia di plastica trasparente, di quelle per proteggere i quaderni. Dentro, un angolo di cartone blu.

Lilla fece un salto. — È la mia custodia! L'avevo messa solo oggi!

Bruno si chinò. — Quindi il quaderno è passato di qui. Ma ora dov'è?

Milo guardò le impronte. Vicino alla pozzanghera ce n'erano altre: piccole, con le dita ben separate. Impronte da scoiattolo. Andavano verso il parco, non verso la strada.

Pina si irrigidì. — Ehi, ma… ci sono un sacco di scoiattoli in città.

— Certo — disse Milo calmo. — E non sto dicendo nulla. Sto solo seguendo le tracce. Le tracce non offendono nessuno.

Pino deglutì. — Possiamo… aiutarti a seguirle?

— Sarebbe perfetto — rispose Milo. — Un'indagine funziona meglio quando nessuno gioca a nascondino.

Lilla strinse la tracolla di Milo. — Io vengo.

— E io — disse Bruno. — Così, se troviamo il quaderno, lo porto io. Un quaderno è leggero… ma la tua faccia mi sembra pesante di preoccupazione.

Lilla fece una smorfia che assomigliava a una risata.

Capitolo 5: Il parco e la risata “ih ih”

Le impronte portarono al parco dietro la fermata, dove gli alberi gocciolavano come rubinetti mal chiusi. Sotto un castagno c'era il chiosco dei gelati chiuso, e accanto una panchina asciutta grazie alle fronde.

Lì, con la schiena appoggiata al tronco, c'era Nino, un giovane riccio con un impermeabile giallo troppo grande. Aveva in mano un quaderno blu.

Lilla trattenne il fiato. Bruno fece un passo, poi si fermò. Milo alzò una zampa, come a dire: piano.

Nino stava provando a staccare un adesivo a forma di foglia dalla copertina.

— Ciao, Nino — disse Milo, con voce normale. — Bel quaderno.

Nino sobbalzò. Il quaderno quasi gli cadde. — Io… non…

Pina sussurrò a Pino: — Ecco la risata “ih ih”. Lui fa sempre così quando è nervoso.

Milo si avvicinò, senza invadere. — Nino, non siamo qui per urlare. Vogliamo solo capire. Di chi è quel quaderno?

Nino strinse le spine, come se potesse diventare una palla e rotolare via. — L'ho trovato. Alla fermata. C'era pioggia. Era per terra. Io… non volevo che si rovinasse.

Lilla fece un passo avanti. — E allora perché lo stai… scollando?

Nino guardò i suoi piedi. — Perché… volevo portarlo alla biblioteca, ma poi ho visto che dentro c'era un disegno del progetto. Bello. E… io non sono bravo in scienze. Ho pensato… se lo copiavo, magari…

Si interruppe. La pioggia faceva “tic tic” sulle foglie, come un metronomo.

Milo respirò piano. — Quindi l'hai preso per non farlo bagnare. Poi ti è venuta un'idea sbagliata.

Nino annuì, gli occhi lucidi. — E poi, quando ho sentito arrivare il bus, mi sono spaventato. Ho infilato il quaderno nel cestino per un secondo, per non farmi vedere. Poi l'ho ripreso e sono corso qui. Io… lo so. È una sciocchezza.

Lilla serrò le labbra. Aveva la faccia di chi è arrabbiata e sollevata nello stesso momento, come quando trovi il gatto di casa dopo ore e vorresti abbracciarlo e sgridarlo.

— Perché non me l'hai chiesto? — disse.

Nino si strinse nel cappuccio. — Perché pensavo che mi avresti detto di no. E perché mi vergognavo.

Bruno grugnì piano. — La vergogna non è un ombrello. Non ripara dalla pioggia dei guai.

Pino fece un mezzo sorriso. — Questa è… sorprendentemente saggia, per un tasso.

Milo guardò Lilla. — Vuoi riprendere il quaderno?

Lilla allungò una zampa. Poi si fermò. — Prima… voglio una cosa.

Nino alzò lo sguardo, tremante. — Dimmi.

— Voglio che tu venga con noi alla fermata. E che tu dica la verità. — Lilla si asciugò il naso. — E poi… se ti serve aiuto in scienze, potevi chiedere. Io non mordo. Solo quando ho fame.

Milo tossicchiò per non ridere. — Ottimo. Torniamo.

Capitolo 6: La soluzione e le scuse

Alla fermata, la pioggia aveva smesso. Il cartello storto sembrava meno sospetto. Come se anche lui volesse che le cose finissero bene.

La signora Gilda era ancora lì, come una sentinella profumata di biscotti. — Allora? Avete trovato il tesoro?

Nino teneva il quaderno con due zampe, come se fosse fragile quanto un uovo. Si mise davanti a Lilla, a Milo e agli altri.

— Lilla… mi dispiace — disse, e la voce gli uscì tutta di colpo. — Ho preso il tuo quaderno. L'ho trovato per terra e volevo proteggerlo, ma poi ho provato a… a copiare il tuo progetto. Ho avuto paura e ho fatto finta di niente. È stato scorretto.

Fece un respiro lungo. — Chiedo scusa anche a voi. A Milo, perché avete perso tempo per colpa mia. E… a tutti, perché ho mentito.

Ci fu un attimo di silenzio. Poi la signora Gilda annuì lentamente. — Le scuse sincere sono rare come una giornata senza traffico.

Bruno incrociò le braccia. — E come un panino che non si sbriciola.

Lilla prese il quaderno. Guardò la copertina: l'adesivo era un po' sollevato, ma ancora lì. Lo lisciò con cura.

— Accetto le scuse — disse. — Però c'è una condizione.

Nino si irrigidì. — Quale?

— Vieni alla fiera con noi. Nel gruppo. — Lilla indicò Milo e Bruno. — Così impari davvero. E se ti senti in difficoltà, lo dici. Niente cestini. Niente “ih ih” di nascosto.

Pina e Pino batterono le zampe sulla panchina, come un applauso trattenuto.

Nino annuì, più sollevato che spaventato. — Sì. Lo farò. Grazie.

Milo sorrise. — Caso chiuso.

— Ma tu non sei un detective vero — lo punzecchiò Bruno.

— Appunto. Per questo non arresto nessuno. Io organizzo conversazioni difficili sotto le pensiline. — Milo guardò la fermata, poi gli amici. — E, a quanto pare, funziona.

Lilla infilò il quaderno nella custodia recuperata, asciutta grazie alla pazienza di tutti. — Funziona perché non mi avete lasciata sola.

Nino fece un passo indietro, poi uno avanti, e disse: — Posso… offrire biscotti al miele la prossima volta? Per farmi perdonare ancora un po'?

La signora Gilda sollevò il sacchetto. — Io ne ho già. Ma accetto volentieri una concorrenza onesta.

Arrivò l'autobus con un soffio. Le porte si aprirono. Questa volta salirono insieme, in fila, senza spintoni. Milo si sedette vicino al finestrino. Lilla accanto a lui, col quaderno stretto sul grembo. Nino di fronte, più tranquillo.

Fuori, la fermata diventò piccola. Ma dentro, il gruppo era diventato grande: fatto di fiducia, collaborazione e una promessa semplice.

La prossima volta che qualcosa sarebbe scomparso, avrebbero cercato insieme. E magari, prima di tutto, avrebbero chiesto.

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Il quiz: hai capito bene la storia?

Pensilina
Piccola tettoia alla fermata dell'autobus che ripara dalla pioggia.
Cartello
Segnale fisso che dà informazioni sulla fermata o sulla strada.
Cigolava
Suono acuto e fastidioso che fa qualcosa quando si muove.
Tracolla
Cinghia lunga che serve a portare una borsa sulla spalla.
Matite temperate
Matite già affilate e pronte per scrivere o disegnare.
Pozzanghere
Acqua raccolta sul pavimento dopo la pioggia.
Ricostruiamo
Verbo che significa rifare i fatti per capire cosa è successo.
Indizi
Piccole prove o segnali che aiutano a risolvere un mistero.
"interrogatorio gentile"
Modo di fare domande con gentilezza, senza accusare.
Macchia di inchiostro
Segno lasciato dall'inchiostro, spesso rotondo o irregolare.
Nastro adesivo
Striscia appiccicosa usata per attaccare o riparare cose.
Custodia di plastica trasparente
Copertura chiara che protegge libri o quaderni dalla pioggia.
Impronte
Segni lasciati dalle scarpe o dalle zampe sul terreno.
Fronde
Insieme di rami e foglie che coprono la cima di un albero.

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