Capitolo 1
Lara aveva undici anni e una passione precisa: mettere ordine nelle cose confuse. Non perché volesse comandare, ma perché le piaceva capire. La sua scrivania era un piccolo laboratorio: quaderno a quadretti, matita ben temperata, una lente d'ingrandimento con il manico rosso e una scatola di graffette “per emergenze”.
Quel pomeriggio, in biblioteca scolastica, stava aiutando la signora Mirella a sistemare i libri restituiti. L'aria sapeva di carta e colla, e fuori pioveva piano, come se il cielo stesse sfogliando le nuvole.
—Lara, puoi riportare questo atlante nello scaffale “Natura”?— chiese la bibliotecaria.
—Sì, signora.— Lara prese l'atlante, ma lo trovò stranamente leggero. Lo aprì: tra le pagine non c'era la solita scheda prestito. C'era un segnalibro di cartoncino, con un disegno a penna: tre foglie e un cerchio, come una mappa. Sotto, una scritta: “RISERVA — sentiero breve”.
Lara alzò gli occhi. Non era un segnalibro della scuola. Aveva un'idea chiara: qualcuno lo aveva messo lì di nascosto.
In quel momento entrò Tommaso, compagno di classe, cappuccio bagnato e faccia da “ho corso”.
—Hai visto il cartellone per la visita in riserva?— disse. —Domani andiamo alla Riserva del Fosso Verde!
Lara strinse il segnalibro tra le dita, senza farsi notare.
—Sì. Ci sono i volontari e la guida.— fece lei. —E dobbiamo rispettare i sentieri.
Tommaso fece una smorfia. —Certo… ma alcuni dicono che c'è un sentiero più corto. Ti fa arrivare prima all'osservatorio.
Lara non rispose subito. Il cartoncino con “sentiero breve” le sembrò improvvisamente più pesante di un atlante intero.
—Dicono? Chi?— chiese, calma.
—Non so. L'ho sentito in corridoio. Forse è una cosa segreta.
Lara infilò il segnalibro nel quaderno, con un gesto lento e controllato.
—Le cose segrete, di solito, si capiscono meglio alla luce.— disse. —E domani, in riserva, la luce non manca.
Capitolo 2
Il giorno dopo la Riserva del Fosso Verde li accolse con l'odore di terra bagnata e foglie lucide. C'erano pannelli con disegni di uccelli, corde che delimitavano i percorsi e un silenzio pieno di fruscii.
La guida, un ragazzo alto con un fischietto al collo, si chiamava Marco.
—Regola numero uno: restate insieme.— disse. —Regola numero due: niente scorciatoie. I sentieri sono lì per proteggere voi e la riserva.
Lara ascoltò con attenzione. “Proteggere voi e la riserva.” Le parole le piacevano: semplici e giuste.
Accanto a lei camminava Giada, migliore amica, occhi curiosi e risata pronta.
—Hai una faccia da investigatrice.— sussurrò Giada. —Hai trovato un mistero?
Lara le mostrò il segnalibro, coprendolo con la mano come se fosse una prova delicatissima.
Giada lesse e fischiò piano. —“Sentiero breve”… Ma è proibito, no?
—Appunto.— Lara guardò attorno. —E qualcuno lo sta promuovendo come se fosse un gioco.
Il gruppo avanzò lungo il sentiero principale. A un certo punto, un cartello indicava “Osservatorio — 1,2 km”. Poco più avanti, tra due cespugli, Lara vide qualcosa che stonava: un pezzetto di nastro giallo legato a un ramo, come un segnale improvvisato.
Tommaso lo notò anche lui.
—Visto?— mormorò, eccitato. —È la prova. Qui si entra.
Lara si fermò. Il “sentiero” era in realtà una traccia stretta nel sottobosco. Il terreno lì era più scuro, smosso. E c'era un odore diverso, come di fango profondo.
Lara inspirò, poi parlò con voce bassa ma ferma:
—No.
Tommaso sgranò gli occhi. —Come no? È più corto!
—È più rischioso.— Lara indicò il terreno. —Guarda: le impronte affondano. E vedi quei rami spezzati? Qualcuno è passato di corsa. Se scivoli, ti fai male. E poi…— abbassò ancora la voce —se qualcuno vuole farci entrare qui, forse non è per farci un favore.
Giada annuì. —E Marco ha detto niente scorciatoie.
Tommaso sbuffò, ma rimase sul sentiero. —Ok, ok. Però è strano.
Lara si appuntò mentalmente tre dettagli. Li ripetì nella testa come una formula:
1) Segnalibro nascosto in biblioteca.
2) Nastro giallo come invito.
3) Traccia fangosa e rami rotti: passaggi recenti.
Se anche tu stai leggendo, prova a fare una domanda: perché qualcuno vuole che dei ragazzi usino una scorciatoia proibita?
Capitolo 3
Arrivarono a una radura con un piccolo capanno di legno: il punto dei volontari. Sul tavolo c'erano binocoli, mappe e una scatola per le donazioni.
Una signora con una giacca verde, Elisabetta, sorrideva come chi conosce tutti i segreti degli alberi.
—Benvenuti. Oggi osserviamo le tracce degli animali. E ricordate: qui siamo ospiti.— disse.
Lara guardò la mappa sul tavolo. C'era segnato il sentiero principale, e, con una linea tratteggiata, una zona “chiusa al pubblico” vicino al fosso.
—Scusi…— Lara indicò la linea tratteggiata. —Perché è chiusa?
Elisabetta abbassò la voce, ma non per spaventare. Per rispetto.
—Perché lì nidificano alcuni uccelli e perché il terreno è fragile. Basta poco per rovinare le tane e le radici.
Giada si sporse. —E la gente entra lo stesso?
Elisabetta sospirò. —Qualcuno sì. E non è mai una buona idea.
In quel momento Marco arrivò al capanno. Sembrava più teso del solito.
—Elisabetta, manca un binocolo.— disse. —Quello con la striscia blu.
La signora aggrottò la fronte. —Impossibile. Li contiamo sempre.
Lara sentì un piccolo “click” nella testa, come quando una graffetta si chiude bene.
—Quando l'avete visto l'ultima volta?— chiese lei, gentile.
Marco la guardò, un po' sorpreso. —Ieri. Durante il controllo. Era qui.
—E oggi chi è arrivato per primo?— continuò Lara.
Elisabetta si mise una ciocca di capelli dietro l'orecchio. —Io. Ma ho avuto un problema al cancello e ho perso dieci minuti. Quando sono entrata, la scatola delle mappe era già aperta.
Tommaso, che ascoltava da dietro, fece un fischio. —Quindi qualcuno ha preso il binocolo?
Lara non disse “furto”. Non voleva accusare senza prove. Ma si accorse di una cosa: accanto al tavolo, sul terreno umido, c'erano impronte sottili. Non scarponi da adulto. Suole piccole.
Lara si inginocchiò, senza toccare. Le scanalature formavano un disegno a zig-zag.
—Che marca sono le tue scarpe?— chiese a Tommaso, come se parlasse del tempo.
—Eh? Le… ZedRun.— rispose lui, confuso.
Lara guardò le sue suole: zig-zag. Poi guardò quelle di Giada: puntini.
Le impronte accanto al tavolo erano zig-zag.
Lara sollevò lo sguardo. Tommaso diventò rosso come una mela.
—Io non ho preso niente!— sussurrò in fretta.
—Non lo sto dicendo.— rispose Lara, calma. —Sto dicendo che qualcuno con una suola simile è stato qui. E le scarpe uguali esistono.
Giada le diede un colpetto leggero sul braccio. —Stai facendo sul serio.
Lara annuì. —Qualcuno vuole muoversi in riserva senza farsi notare. Un binocolo è utile. E una scorciatoia proibita… è perfetta.
Se vuoi aiutare Lara: quali due indizi collegano il binocolo scomparso al “sentiero breve”?
Capitolo 4
Durante la camminata verso l'osservatorio, Lara osservò le persone più che gli alberi. Non perché gli alberi non fossero belli—lo erano, e molto—ma perché un mistero cammina spesso su due gambe.
C'erano due volontari giovani che parlavano tra loro, un papà con una macchina fotografica enorme e un ragazzo di un'altra classe, Riccardo, che stava sempre un passo dietro, come se volesse essere invisibile.
Lara notò anche un dettaglio buffo: Riccardo aveva uno zaino troppo pieno, che faceva “clac clac” quando camminava, come se dentro ci fossero oggetti duri che si toccavano.
Giada lo fissò. —Sembra un barattolo di biscotti.
—O qualcosa di più utile dei biscotti.— mormorò Lara.
All'osservatorio, una piattaforma di legno con vista sul canneto, Marco distribuì i binocoli rimasti.
—Ne manca uno.— disse, serio. —Se qualcuno sa qualcosa, lo dica. Non è una punizione. È per sicurezza.
Il gruppo si guardò attorno, imbarazzato. Il vento muoveva le canne come onde.
Riccardo si schiarì la gola. —Magari è caduto ieri nel capanno.
Elisabetta scosse la testa. —No. Era appeso.
Lara si avvicinò piano a Giada.
—Ho un'idea.— sussurrò. —Ma non voglio fare la detective cattiva. Voglio capire.
Giada sorrise. —Allora facciamolo in modo gentile.
Lara aspettò il momento giusto. Quando Marco si voltò verso un pannello con la foto di un airone, Lara fece due passi verso Riccardo.
—Ciao.— disse. —Lo zaino fa un rumore strano. Hai portato qualcosa per disegnare?
Riccardo sobbalzò. —Io… sì. Matite. E… e una borraccia.
“Clac clac.” Il rumore arrivò di nuovo, secco.
—Posso vedere le tue matite?— chiese Lara, sorridendo come se chiedesse un favore normale.
Riccardo strinse le spalline. —No, cioè… sono mie.
Lara annuì. —Certo. Sono tue. Come il sentiero breve… che però non è di nessuno, è della riserva. E la riserva va rispettata.
Riccardo impallidì leggermente.
Giada intervenne, leggera: —E poi, se hai trovato un binocolo, è meglio dirlo. Così non si preoccupa nessuno.
Riccardo guardò il canneto, poi la piattaforma. Sembrava sul punto di scappare. Ma Lara vide un'altra cosa: vicino al suo polsino c'era una macchiolina gialla, come vernice o nastro appiccicoso.
Il nastro giallo sul ramo.
Lara non lo afferrò, non lo indicò come un'accusa. Lo notò e basta. Le prove, per lei, erano come uova: da maneggiare con cura.
—Riccardo,— disse piano —hai messo tu i nastri gialli?
Riccardo tremò. —Io… volevo solo… arrivare prima. Fare un video “segreto” sulla riserva. Sarebbe stato super.
—E per farlo hai bisogno di un binocolo.— completò Lara, senza rabbia.
Riccardo abbassò lo sguardo. —Non l'ho rubato. L'ho… preso in prestito. Solo per oggi.
Lara inspirò. Poi fece la cosa che per lei era più importante di avere ragione: cercò una soluzione.
—Allora risolviamo insieme.— disse. —Tu lo restituisci. E chiediamo scusa. E niente scorciatoie.
Riccardo annuì lentamente. —Sì.
Ma proprio in quel momento, Marco gridò:
—Ragazzi, manca anche la radio di emergenza dal capanno!
Riccardo sgranò gli occhi. —La radio? Io no! Io ho solo—
Il mistero si allargò come una pozzanghera sotto la pioggia.
Capitolo 5
Tornarono verso il capanno in fila, più silenziosi. Marco parlava con Elisabetta, preoccupati. La radio serviva per chiamare aiuto in caso di incidenti. Non era un gioco.
Riccardo camminava vicino a Lara e Giada, con lo zaino aperto quel tanto che bastava per far vedere un bordo di plastica blu: il binocolo.
—Lo consegno appena arriviamo.— sussurrò.
—Bene.— disse Lara. —E grazie per non scappare.
Riccardo fece un mezzo sorriso triste. —Ho pensato che scappare mi farebbe solo sembrare colpevole… e poi mi vergognavo.
Lara capì. A volte le persone fanno sciocchezze non perché sono cattive, ma perché vogliono sentirsi importanti.
Arrivati al capanno, Marco controllò la serratura. Non era forzata.
Elisabetta frugò con lo sguardo tra gli scaffali. —La radio era qui, in alto.
Lara si avvicinò al tavolo e vide un piccolo dettaglio che prima non c'era, o che nessuno aveva notato: sul bordo del tavolo, una strisciata di fango secco, come se qualcosa fosse stato appoggiato di corsa.
Si chinò e guardò sotto. C'era un pezzetto di carta strappata, con una stampa: “CONSEG…”
—Sembra parte di un'etichetta.— disse Lara.
Tommaso, che stava in ascolto, si accorse di un'altra cosa. Indicò la porta del capanno.
—Guardate lì. Ci sono… graffi.
Sul legno, all'altezza del ginocchio, c'erano segni sottili, paralleli. Come se qualcosa di duro avesse strisciato.
Lara ragionò ad alta voce, perché voleva che anche gli altri partecipassero:
—Se la serratura non è forzata, chi è entrato aveva una chiave… oppure la porta era rimasta aperta per quei dieci minuti.— guardò Elisabetta, che annuì con dispiacere.
Giada indicò la strisciata di fango. —E qualcuno ha appoggiato qualcosa qui. Qualcosa che sporca.
—La radio ha un cinturino di gomma.— disse Marco. —E un'antenna.
Lara osservò i graffi. —Se qualcuno l'ha infilata nello zaino di corsa, l'antenna può aver graffiato la porta.
Riccardo alzò la mano, esitante, come in classe.
—Io ho preso il binocolo ieri. La radio era ancora lì. L'ho vista.
Marco lo guardò. —Perché sei entrato ieri?
Riccardo deglutì. —Volevo… provare il binocolo per il video. Ho visto la scatola delle mappe aperta e… ho preso solo quello.
Elisabetta strinse le labbra. —Quindi qualcuno è entrato dopo di lui.
Lara pensò al segnalibro in biblioteca. Era più vecchio di ieri? Non lo sapeva. Ma era un invito chiaro.
—Chi avrebbe interesse a farci usare una scorciatoia?— chiese Lara a tutti.
Tommaso si grattò la testa. —Uno che vuole stare nella zona chiusa senza adulti in giro.
Giada aggiunse: —O uno che vuole che noi facciamo rumore altrove, mentre lui prende qualcosa.
Marco si irrigidì. —Nel deposito ci sono anche i tablet per le foto-trappole… Ma sono in un armadio chiuso.
Elisabetta sussurrò: —Per fortuna.
Lara guardò verso il bosco, dove il “sentiero breve” entrava tra i cespugli. Il nastro giallo era ancora lì, come un dito che indicava “di qua”.
—Se qualcuno ha preso la radio,— disse Lara —vuol dire che vuole muoversi senza farsi trovare. E senza poter essere chiamato.
Poi si rivolse a te, lettore, come se fossi lì con loro:
Se dovessi scegliere, dove cercheresti la radio: nel sentiero principale, nel capanno… o vicino alla scorciatoia?
Capitolo 6
Lara non voleva fare l'eroina. Voleva fare la prudente. Quindi non propose di infilarsi nella scorciatoia. Fece invece una cosa più intelligente: parlò con Marco.
—Marco, possiamo controllare il punto in cui avete visto i nastri? Ma restando sul sentiero ufficiale. Da lì forse si vede l'ingresso.— spiegò.
Marco annuì. —Ottima idea. E nessuno si stacca dal gruppo.
Si mossero. Quando arrivarono vicino al bivio, Lara si mise di lato, restando sul sentiero. Da quella posizione, tra le foglie, si intravedeva l'inizio della traccia proibita. E lì, a terra, c'era qualcosa che non c'era in natura: un pezzo di stoffa nera, impigliato in un rovo.
—Fermatevi qui.— disse Lara.
Marco si avvicinò. —Brava. Non toccarlo.
Elisabetta tirò fuori dei guanti sottili dal suo zaino (sembravano da giardiniere). Con delicatezza liberò la stoffa. Era un copri-radio, con una clip rotta.
—Quindi la radio è passata di qui.— disse Marco, serio.
Tommaso inghiottì. —Non è stato Riccardo, allora.
Riccardo scosse la testa con energia. —Io no, giuro.
Lara lo guardò. —Ti credo. E lo so perché: tu hai messo i nastri per fare un video e arrivare prima. Chi ha preso la radio, invece, sta cercando di non essere rintracciato. Sono due intenzioni diverse.
Giada annuì. —Quindi… c'è un altro.
Marco prese il fischietto tra le dita. —Adesso chiamiamo il responsabile della riserva. Nessuno entra nella zona chiusa. Punto.
Proprio mentre Marco parlava al telefono, Lara vide qualcosa muoversi tra i cespugli. Non un animale: troppo regolare. Una figura bassa, con un cappellino, che si fermò quando sentì la voce di Marco.
Lara non urlò. Non corse. Fece un passo indietro e sussurrò a Giada:
—Vedi quella figura?
—Sì…— rispose Giada, occhi spalancati.
Lara fece la cosa più semplice: alzò la mano e parlò ad alta voce, ma con tono gentile, come se chiamasse qualcuno che si è perso.
—Ehi! Se ti sei allontanato, torna qui. Non siamo arrabbiati. Vogliamo solo essere sicuri che stai bene.
Ci fu un silenzio. Poi la figura uscì lentamente dal folto: era Nico, un bambino di nove anni, fratello minore di Tommaso, che avrebbe dovuto restare con un altro gruppo di famiglie.
Aveva gli occhi lucidi e le guance sporche.
—Io… l'ho presa.— disse, tenendo qualcosa dietro la schiena.
Tommaso sbiancò. —Nico?!
Nico tirò fuori la radio. —Volevo giocare al “guardiano della foresta”. Ho visto Riccardo ieri che usciva dal capanno… e ho pensato che fosse una sfida. Ho seguito i nastri. Poi la radio mi è caduta e si è rotta la clip… e ho avuto paura.
Marco si accovacciò per essere alla sua altezza. —Grazie per averla riportata. Hai fatto una scelta coraggiosa, dirlo.
Elisabetta aggiunse, con dolcezza: —Qui gli oggetti non sono per giocare. Ma possiamo trovare un gioco che rispetti la riserva.
Lara sentì il nodo del mistero sciogliersi. Il segnalibro, i nastri, il binocolo, la radio: tutto era collegato, ma non nel modo “cattivo” che molti temono. Era una catena di decisioni sbagliate, e ora potevano ripararla.
Capitolo 7
Al capanno, Riccardo consegnò il binocolo. Nico consegnò la radio, e Marco la controllò: funzionava ancora, anche se la clip era rotta.
—La ripariamo.— disse Marco. —L'importante è che sia qui.
Riccardo parlò, voce bassa: —Mi dispiace. Ho iniziato io con i nastri… Non pensavo che qualcuno mi imitasse.
Elisabetta lo guardò senza giudizio. —A volte un'idea corre più veloce di noi. Per questo le regole esistono: non per rovinare il divertimento, ma per tenerlo al sicuro.
Lara aggiunse: —E per rispettare la riserva. Gli animali non possono protestare se li disturbiamo. Quindi dobbiamo pensarci noi.
Tommaso mise un braccio intorno alle spalle del fratellino. —E tu, “guardiano della foresta”, la prossima volta fai il guardiano sul sentiero giusto.
Nico sniffò e sorrise appena. —Posso… aiutare davvero?
Marco annuì. —Certo. Puoi aiutarmi a raccogliere i nastri gialli. Così il bosco torna com'era.
Lara e Giada si unirono. Camminarono lungo il sentiero ufficiale e, da lì, allungavano il braccio per prendere i nastri più vicini senza entrare nella zona chiusa. Nico li staccava con attenzione, come se ogni nastro fosse una piccola scusa da cancellare.
—Sai cosa mi piace?— disse Giada a Lara, mentre arrotolava un nastro in una pallina. —Che hai risolto tutto senza fare la scena.
Lara sorrise. —Le scene fanno rumore. Le soluzioni, invece, fanno spazio.
Quando finirono, Elisabetta offrì loro un'attività: osservare le tracce nel fango vicino al fosso, ma da una passerella di legno. Lara indicò a Nico le impronte di un uccello e spiegò come riconoscerle.
Nico ascoltava serio, come se stesse ricevendo un incarico importante. E in un certo senso lo era.
Prima di andare via, Marco ringraziò il gruppo.
—Oggi avete imparato una cosa fondamentale: la curiosità è bellissima, ma ha bisogno di rispetto. E se vi viene voglia di una scorciatoia… chiedetevi dove porta davvero.
Sul pullman del ritorno, Lara guardò fuori dal finestrino. La riserva si allontanava, verde e tranquilla. Nel suo quaderno, il segnalibro misterioso era ancora lì. Lara lo tirò fuori, lo osservò, poi lo strappò in due e lo buttò nel cestino del pullman.
Giada la guardò. —Addio, “sentiero breve”?
—Addio.— disse Lara. Poi, più piano: —E ciao alle strade lunghe ma sicure.
Il cielo si apriva in una striscia di azzurro. Lara si appoggiò al sedile, serena. Il mistero era finito, e il mondo era tornato al suo posto, con un piccolo extra: più attenzione, più rispetto, e un sorriso in più.